di Mauro TEDESCO

[Relazione presentata all’incontro “Possiamo cambiare le cose, un metodo per costruire un nuovo soggetto politico in Italia. Workshop su Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa” organizzato da Amici di Podemos – Roma. Roma 21 novembre 2015

Documento politico 004/2015/A]

In questo periodo assistiamo alla rinascita di un fermento politico che si diffonde a diversi livelli nella società civile e vede la nascita di numerosi movimenti politici nuovi e di gruppi auto-organizzati.
Questo fermento risponde a un bisogno di partecipazione politica particolarmente sentito, per due ragioni specifiche:

1) La prima è una ragione congiunturale, ovvero la grave crisi economica che attanaglia l’Italia e altri paesi dell’Europa meridionale, come la Spagna, il Portogallo e la Grecia. La Grecia che finora ha pagato e continua a pagare il prezzo più alto di quelle politiche criminali, perché tali devono essere definite, e che sono alla base della governance europea.
In realtà la crisi nasce come crisi finanziaria che progressivamente diventa crisi economica, ovvero crisi della domanda e dei redditi e infine degenera in una crisi sociale sofferta in primo luogo dalle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie e a seguire dal mondo del lavoro autonomo e dalla piccola e media impresa.

2) La seconda ragione che spiega il bisogno diffuso di partecipazione politica è LO SVUOTAMENTO DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE E LA CESSIONE DI SOVRANITA’ degli stati ad una governance sovranazionale costituita dalla Commissione Europea, dalle banche private con in testa la BCE e dal FMI.
In sostanza succede che il voto dei cittadini è diventato una farsa utile solo per una legittimazione formale di un potere che non rappresenta gli interessi della società nel suo insieme.

Chiunque vinca le elezioni non governa ma amministra secondo le direttive imposte dall’autorità europea: questo lo abbiamo visto con drammatica evidenza in Grecia e lo vediamo, naturalmente, in Italia.
Ma non siamo qui per parlare in maniera diretta della crisi e delle sue cause. Rispettiamo il tema di questo incontro: Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa.
Si pone qui il problema del soggetto politico, o della soggettività politica.

Si parlerà del metodo organizzativo e della democrazia interna o partecipativa di un movimento che ha come obiettivo di rappresentare un’alternativa reale alle politiche dell’austerity e al difetto di democrazia connaturato ormai al quadro di potere nazionale ed europeo e che crea un forte divario tra obiettivi politici ed economici e la ragionevole possibilità di metterli in pratica e realizzarli per qualsiasi soggetto politico.

È necessario fare però un discorso coerente e comprensibile su alcune contraddizioni che risaltano in maniera eclatante: come mai a fronte di un dissenso popolare molto ampio contro le politiche dell’austerity non corrisponde a livello democratico una forza politica organizzata per contrastare le politiche neoliberiste e porsi come alternativa valida a una diversa concezione della politica e dell’economia che vada in direzione dei bisogni delle grandi masse?

E soprattutto, perché anche quando non c’è questa frammentazione caotica di partiti e si riesce a compattare una piattaforma politica apparentemente unitaria e alternativa, come avvenuto in Grecia, anche in quel caso il risultato politico si traduce in un fallimento e in una resa sostanziale della democrazia a un altro ordine politico e finanziario, che di democratico non ha davvero niente?

È evidente allora che il problema della SOGGETTIVITA’ POLITICA non può e non deve essere ridotto al solo metodo organizzativo del movimento .
Non possiamo illuderci che uno stile apparentemente nuovo nella comunicazione, ma vecchio per quanto riguarda l’accettazione di fondo del sistema di potere, possa alla lunga mantenere un consenso facilmente ottenuto con arringhe di sapore populistico, ma senza nessuna sostanza di proposte serie che affrontino i problemi nella consapevolezza di poterli risolvere.

IL METODO DI UN NUOVO MOVIMENTO, le regole interne di partecipazione, o lo Statuto come viene di solito definito, è sicuramente un CARDINE IMPORTANTE per la riuscita e il successo della politica promossa dal movimento stesso MA È SOLO UNO DEI TRE CARDINI su cui si regge la ragionevole aspettativa di portare a compimento un progetto politico.

Gli altri due CARDINI sono:
LA VISIONE POLITICA DEL QUADRO DI POTERE, CIOE’ LA COMPRENSIONE DEL MECCANISMO DI SISTEMA E DELLE SUE CONTRADDIZIONI E IL PROGRAMMA, OVVERO GLI OBIETTIVI CHE SI INTENDE RAGGIUNGERE.

Abbiamo quindi 3 CARDINI:
VISIONE POLITICA DEL SISTEMA, PROGRAMMA E METODO ORGANIZZATIVO DEL MOVIMENTO.

Questi tre aspetti devono essere coerenti tra loro e non in contraddizione, perché fanno parte di un progetto che non può contraddire se stesso proprio nel momento in cui si ottiene il consenso e diventa forza di governo. Non deve emergere a quel punto, quando si è giunti finalmente al governo, la contraddizione che dimostra quanto un certo progetto fosse ingenuo o velleitario, o peggio ipocrita. Non si può andare a raccontare a chi ha creduto nel progetto che andava bene finché si era all’opposizione ma una volta diventati forza di governo si prende atto che all’interno di un certo sistema di regole, che non si sono mai messe in discussione fino in fondo, quel progetto non è realizzabile.

E’ paradossale RITRATTARE quanto promesso in nome di un astratto dovere o di un senso di responsabilità e di ossequio verso un sistema che non consente possibilità di riforme.

Visione politica del sistema e delle sue contraddizioni, Programma e metodo organizzativo.

Incominciamo dal programma, perché è più semplice concludere che in linea di massima quasi tutti i movimenti o partiti d’opposizione al neoliberismo hanno molti obiettivi in comune, anche se spesso non dettagliati, e quindi è più facile anche ammettere che ci sono più convergenze che divergenze.

Parliamo di Noi del MovES, del Movimento Essere Sinistra. Abbiamo un programma abbastanza dettagliato che riporta anche le procedure per soddisfare certi punti e non si limita ad enunciarli. Prendiamo alcuni punti tra questi che possono trovare un’ampia convergenza con altri simili di altri movimenti:
Noi proponiamo il Salario sociale o salario di dignità: il primo di un programma in trenta punti.
Non ci siamo limitati a rivendicarlo come diritto ma ci siamo preoccupati in che modo questo obiettivo della piena occupazione, o dell’azzeramento della disoccupazione volontaria possa essere compatibile col sistema produttivo in generale e con quello finanziario in particolare.

Lo rivendichiamo come diritto universale perché una persona, un essere umano che cerca il lavoro sul mercato e non lo trova, oppure lo perde e ad una certa età non lo ritroverà con certezza, non può essere abbandonato a se stesso, alla miseria, alla morte civile ed esistenziale, alla sofferenza e sempre più spesso anche al suicidio.
La risposta della politica è cinica e dice che il problema è della persona, che doveva essere più competitiva e che comunque non ci si può sobbarcare di questo problema, perché non ci sono risorse sufficienti, eccetera, eccetera.

In sostanza il sistema politico che in teoria dovrebbe rappresentare la collettività nel suo insieme, dice: ARRANGIATEVI! SPERATE! VERRANO TEMPI MIGLIORI!
In realtà il sistema politico rappresenta solo una parte della società civile, ovvero il capitalismo produttivo e quello finanziario.

Il sistema politico rappresenta in sostanza la casse dominante ed è evidente che certe scelte politiche sono di parte, e manifestano quello che è un conflitto di classe. Infatti noi del MovES riconosciamo che alla base di tutto c’è un conflitto di classe, rivendichiamo di essere sinistra e rigettiamo le ipotesi interclassiste che nascondono tale conflitto camuffandolo con spiegazioni deboli che riconducono a soluzioni come la saggezza o l’onestà della classe dirigente.
Questo approccio che noi respingiamo considera superata e non spendibile sul piano del marketing l’esistenza di una destra e di una sinistra e in questo c’è un conformarsi al pensiero unico del potere dominante che viene giustificato come necessario, naturale e immutabile.

Facciamo un confronto con alcuni punti del programma di amici di Podemos Italia e leggiamo:

4.6.​ ​Difendere la pace. Uscita dell`Italia dalla NATO. Rifiuto di interventi militari per la risoluzione di conflitti internazionali. Smantellamento delle basi militari straniere in paesi terzi.  Su questo punto c’è convergenza ma osserviamo che l’uscita dalla NATO ha un impatto di rottura che è uguale o probabilmente superiore all’uscita dall’Eurozona e quindi dalla moneta unica euro.

Un altro punto su cui convergiamo è la Garanzia  del  diritto  ad  una  casa  dignitosa e una
Moratoria del debito ipotecario sulla prima casa per le famiglie che sono in difficoltà.

MA I PROBLEMI E I DUBBI sul programma di Podemos sorgono su certi punti centrali come quello ​del Piano di “salvataggio” dei Cittadini focalizzato sulla creazione di un posto di lavoro dignitoso nei paesi dell’Europa  meridionale. Programma di investimenti e politiche per la ripresa economica e creazione di posti di lavoro di qualità.

Stesso limite riscontriamo per un altro punto: DIRITTO  A  UN  REDDITO  DI  CITTADINANZA  PER  TUTTI.
QUESTI ULTIMI DUE PUNTI SONO IRREALZZABILI SE SE SI RESTA NELL’EUROZONA perché è facile rivendicare un diritto MA è ancora più facile tacere sugli strumenti con cui si intende realizzarlo, visto che in Italia ci sono 3,5 milioni di disoccupati e il reddito di cittadinanza se è un diritto di tutti i disoccupati diventa un’operazione di almeno 30 miliardi di euro l’anno.
IN SOSTANZA NON CI SAREBBE LA COPERTURA SE NON SI POSSIEDE UNA MONETA PROPRIA.

MA UN ALTRO PUNTO È PARTICOLARMENTE​ DEBOLE SE SI HA LA PRETESA DI CONSERVARE LA MONETA UNICA EURO: LA CONVERSIONE DELLA BCE IN UN’ISTITUZIONE DEMOCRATICA  CHE CAMBIEREBBE IL SUO RUOLO DA SEVERO GUARDIANO DELL’INFLAZIONE BASSA A BANCA FINANZIATRICE PER LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO IN TUTTA L’UE.

Allora, sarebbe stato più corretto e leale scrivere che si intende riformare l’UE e che il programma è compatibile NON IN QUESTA EUROPA ma con un’altra che ancora non c’è e che probabilmente non ci sarà mai.
Infatti più che un programma quello di Podemos appare come un racconto, neanche come un sogno, perché i sogni a volte si avverano.

E’ un racconto di belle e giuste intenzioni, NON di obiettivi realistici. Sono le intenzioni di un racconto che non ha nessuna attinenza con la situazione reale in cui versa questa Europa, e che la situazione può cambiare solo se si recede dai trattati e si esce dalla moneta unica, dal sistema del debito pubblico nelle mani delle banche private e della BCE, banca che emette una moneta che resta privata e straniera per tutti.
Allora qui il problema si sposta dal programma ad un altro ordine razionale di valutazione, il primo dei tre cardini che dicevamo prima:

LA VISIONE POLITICA DEL SISTEMA.

Un soggetto politico credibile che intenda realizzare i suoi obiettivi deve essere coerente con la visione politica del quadro di potere vigente e non può sperare di unirsi con altri soggetti che hanno una visione divergente, perché i programmi, se non sono giustificati e praticabili in un sistema dato, DIVENTANO PURA PROPAGANDA ELETTORALE.
E quindi facciamo una rapida considerazione sulla CONVERGENZA DI FONDO che devono avere diversi soggetti politici, o semplici individui, per riconoscersi in un programma credibile.
Il quadro di potere oggi è quello dell’Europa della moneta unica e della BCE e ci sono tre posizioni fondamentali a sinistra sul rapporto con quest’ordine di regole e di potere:

1) LA PRIMA È QUELLA PER CUI L’EURO NON È UN PROBLEMA PERCHÉ NON È LA MONETA A DETERMINARE L’ECONOMIA.
Il denaro viene visto solo come strumento di scambio ma in realtà, direbbe Max Weber che Il denaro non è un “semplice voucher per beni d’uso non specificati” esso al contrario è uno strumento politico perché inserito in un sistema monetario fatto di norme e il suo uso, CHE È POLITICO, PRODUCE NECESSARIAMENTE VANTAGGI PER CERTE CLASSI SOCIALI E SVANTAGGI PER ALTRE fino a diventare , nel suo essere strumento privato di ogni presupposto democratico, LA PREMESSA DI SQUILIBRI CHE POSSONO PORTARE IL SISTEMA AD IMPLODERE.

Il teorema che recita “l’euro non è il problema”, pretende di governare l’economia e di reperire risorse finanziarie razionalizzando l’amministrazione della cosa pubblica attraverso due strumenti: la lotta all’evasione e alla corruzione. Questo dovrebbe bastare a trovare le risorse per finanziare un po’ di spesa pubblica in più, UN PO’, SENZA ESAGERARE, e innescare dei meccanismi virtuosi che dovrebbero portare l’economia a essere più produttiva, a rispettare i parametri di competitività grazie ad una migliore efficienza generale, e infine ad aumentare l’offerta di lavoro, diminuire disoccupazione e aumentare i salari. È la posizione del PD, del centro destra, di Monti, di Renzi e della Troika.

In sostanza lo vediamo ogni giorno quanto l’euro non sia il problema: più disoccupazione, meno diritti per i lavoratori, deflazione obbligatoria dei salari che si chiama elegantemente competitività e che è l’unica strada per compensare gli squilibri che il cambio rigido della moneta unica euro non può fare, stagnazione economica o recessione, tagli alla spesa sociale fatti con l’accetta, disoccupazione strutturale come sacrificio umano perpetuo, smantellamento del welfare e della democrazia e anche l’asservimento in politica estera alla NATO e strategie predatorie che ci porteranno presto sull’orlo della prossima guerra e nell’angoscia del terrorismo e dell’odio tra i popoli.

2) La posizione due, e quella della democrazia probabile: l’altra Europa, l’Europa federale e dei popoli. Questa posizione è ancora più irrazionale perché si pone in una dimensione temporale indefinita e al di fuori del quadro normativo che è alla base della UE. Il quadro normativo è quello del diritto internazionale e solo in via subordinata del diritto statuale il quale deve prontamente adeguarsi anche con modifiche istituzionali, come è accaduto anche all’Italia che ha ubbidito inserendo il pareggio di bilancio in Costituzione modificando l’art. 81.
Qui c’è tutta la visione completamente priva di fondamento degli Stati Uniti d’Europa. La riforma dell’Europa dal suo interno è una sciocchezza.
L’idea che possa esistere un ‘Europa con l’euro e senza l’austerità, è sbagliata, come sostiene Alberto Bagnai.
Ma è ancora più sbagliato credere che ci sia un modo per cambiare l’Europa e le sue regole. Infatti qui basta semplicemente dire che qualunque governo eletto, di qualsiasi stato dell’Europa, con una maggioranza ampia e libero apparentemente di attuare il suo progetto senza scendere a compromessi con altre forze politiche, non ha nessuna possibilità di incidere all’interno dell’autorità della UE per promuovere una riforma che trasformi l’Europa neoliberista della Troika nell’Europa dei Popoli.
E la ragione è elementare e risiede proprio nella mancanza di strumenti democratici alla base di questa Unione Europea che è la più grande truffa storica ai danni dei popoli e delle classi lavoratrici, la più grande menzogna fondata sulla promessa falsa che un unione monetaria tra Stati profondamente diversi sia possibile.
Stati con realtà economiche, sociali e culturali differenti, con differenti sistemi giuridici e statuali, E CON DIFFERENTI AREE VALUTARIE BEN LONTANE DALL’ESSERE OTTIMALI, CONDIZIONE FONDAMENTALE PER UNA QUALSIASI UNIONE MONETARIA.

Ma vediamo qual è la ragione elementare della bufala chiamata Stati Uniti d’Europa. (.) Un governo con un programma ambizioso che pretende, o promette di realizzare un determinato programma partendo da una riforma delle regole europee, una volta eletto si presenta alle autorità della UE e chiede di cambiare l’Europa per realizzare il suo programma: programma valido anche per gli altri stati.
Detta così sembra una barzelletta ma in realtà nasconde una sprovvedutezza o peggio un’ipocrisia che assume il tono della farsa che precede la tragedia di chi coltivava un’aspettativa ma apprenderà improvvisamente tutto l’aspetto illusorio della faccenda.

Questo ipotetico governo fa la proposta ai capi di governo degli altri 18 paesi: CHIEDE DI CAMBIARE I TRATTATI E RISCRIVERLI PER CREARE UN’EUROPA FEDERALE DOVE GLI STATI PIÙ RICCHI SOCIALIZZANO LE PERDITE DI QUELLI PIÙ POVERI E DISTRIBUISCONO I PROPRI PROFITTI. Questo potrebbe accadere solo se 19 governi sono concordi tra loro e concordi con le maggioranze dei rispettivi paesi, visto che i Trattati non sono frutto di scelte democratiche e consapevoli dei popoli, ma sono documenti sottoscritti dai governi. Ma se crediamo a questo delirio vuol dire che la tragedia della Grecia non ci ha insegnato niente.

L’unica riforma possibile per l’Europa è il recesso dai trattati e la reintroduzione di monete statali che sono il presupposto per lo sviluppo di politiche economiche interne e per l’apertura a relazioni internazionali fondate sulla cooperazione con altri popoli liberi.
GLI STATI UNITI D’EUROPA sono un diversivo per distogliere l’attenzione da politiche praticabili.
Potremmo fermarci qui nella spiegazione della fandonia chiamata Stati Uniti d’Europa, ma diamo un breve cenno di cosa in teoria vorrebbe significare e perché l’Europa federale è irrealizzabile.

Ci sono diversi limiti in questa ipotesi:
1) Limite giuridico: L’UE non è democratica perché le decisioni non possono essere prese dal Parlamento europeo (che non ha in pratica nessun potere) ma solo dai governi che la compongono, governi eletti ognuno secondo le maggioranze politiche che li legittimano. QUINDI, 19 GOVERNI DOVREBBERO DECIDERE DI CAMBIARE I TRATTATI E DI RISCRIVERLI SECONDO CRITERI DI SOCIALISMO TRA STATI FEDERATI.
Facile immaginare che un ‘intesa unanime di questo tipo non ha nessuna probabilità d’avverarsi per le differenti posizioni politiche dei diversi Stati.
2) Limite fiscale: un governo federale dovrebbe avere un sistema di prelievo fiscale comune per tutti gli stati: eguali prelievi fiscali per ogni stato significa che gli stati con un prelievo fiscale alto come l’Italia si avvantaggerebbero, mentre altri, con un prelievo fiscale più basso si ritroverebbero a pagare più tasse, a meno che non si portino i prelievi fiscali tutti alla soglia dello stato più basso, riducendo il gettito ad una quantità oggettivamente insufficiente.
3) Limite politico ed economico: questo è spiegato, tra gli altri, in studi specifici fatti Jacques Sapir, in cui si dimostra che UN TESORO CENTRALIZZATO CHE DOVRÀ PROVVEDERE AI FABBISOGNI DEI VARI STATI, PORTEREBBE LE ECONOMIE PIÙ RICCHE (LEGGI GERMANIA E PAESI DEL NORD) A FINANZIARE GLI SCOMPENSI DELLA MONETA UNICA A VANTAGGIO DELLE ECONOMIE PIÙ POVERE. Difficile credere che il popolo tedesco sia disposto a pagare più tasse per ricevere minori trasferimenti di denaro affinché vengano costruite più strade in Portogallo, più scuole in Italia o più ospedali in Grecia, per fare degli esempi.
Quindi, gli Stati Uniti d’Europa sono un diversivo inventato in casa PD e accolto superficialmente da una parte della sinistra che non ha valutato o ha finto per opportunismo di non comprendere l’impossibilità di tale prospettiva.

Una prospettiva internazionalista come quella del nostro movimento propone un’uscita dai trattati e dalla moneta privata e straniera per ricostruire, come riportato nel nostro manifesto, rapporti e unioni tra popoli liberi sulla base di cooperazione, simmetria e reciproci vantaggi.
C’è l’urgenza di rispondere alla domanda di milioni di persone che non hanno lavoro o lo hanno sottopagato, e invertire la rotta delle privatizzazioni e del saccheggio dei beni comuni.

3) La posizione NO EURO E NO SISTEMA DEL DEBITO torna ad un’analisi razionale per spiegare sia la crisi economica conseguente a quella finanziaria, sia la crisi politica che vede uno svuotamento della democrazia.
E questa analisi parte proprio dalla moneta unica, cercando di comprendere il meccanismo che sta alla sua base.
Si deve prendere atto che oggi la gestione dell’Euro comporta una scelta univoca:
la privatizzazione di tutti i beni e i servizi pubblici. La loro sottoposizione alle regole ragionieristiche del profitto.
Il nuovo capitalismo che si esprime nell’ideologia neoliberista ha un programma di distruzione di tutte le strutture della collettività capaci di porre un ostacolo alla mera logica assoluta del mercato.

Dopo tutto quello che abbiamo visto accadere in Grecia dal 15 Luglio, dopo aver constatato senza possibilità di dubbio che l’unica volontà dell’Eurogruppo sia stata quella di eliminare il governo di sinistra di Syriza e di impedirgli, con successo, la realizzazione del proprio programma politico espresso a Salonicco, dobbiamo realizzare una piattaforma politica che ponga il tema della moneta unica europea, gestita oggi per privatizzare gli stati nazionali, come elemento discriminante rispetto ai programmi di tutti gli altri partiti.

Se per avere una politica che torni ad avere la giustizia sociale come suo faro, si dovrà abbandonare l’Euro, sarà necessario farlo. Non si deve prendere in giro l’elettore prospettandogli tale eventualità come semplice e indolore, ma come l’unica, anche se complessa, possibilità di operare quelle politiche pubbliche in grado di assicurare la garanzia di una vita dignitosa alla maggioranza dei cittadini e di isolare le oligarchie finanziarie europee.

Questo non significa essere contro una cooperazione pacifica tra gli Stati europei e non riconoscere la bellezza di un’utopia che veda i popoli europei solidali e fraternamente uniti fra loro.
Significa constatare che il mezzo della moneta unica ha soltanto inasprito la concorrenza tra i mercati dei diversi stati, permettendo ad alcune nazioni di egemonizzare la sovranità in Europa e le proprie strategie globali a danno di altre.

Questo, dopo la II Guerra non sarebbe mai dovuto più accadere, e dobbiamo fare di tutto per far fallire tale disegno egemonico di colonizzazione degli Stati del Sud dell’Europa.
Essere contro l’euro è guardare in faccia la realtà delle cose. Ammettere che uno strumento economico che, a detta dei suoi sostenitori, doveva costituire il primo passo per una maggiore integrazione politica europea, si è rivelato una trappola egemonica del capitalismo neoliberista. Le inevitabili differenze dei tassi di crescita delle economie europee, l’inflazione nascosta dall’abbassamento progressivo dei salari, è stata fatta pagare ai lavoratori, ai pensionati, al mondo produttivo delle piccole e medie imprese e del lavoro autonomo, generando una spinta deflattiva che non vede via d’uscita.

Se non è stata data la possibilità di operare un cambiamento, relativamente al rigoroso e fallimentare rispetto delle politiche di austerità alla Grecia, essa non verrà offerta a nessun paese europeo.
É ora di comprenderlo.

Quindi, va posto come elemento prioritario per una formazione politica di sinistra, il ricercare mezzi, procedure, risorse e soluzioni per gestire il ritorno a una moneta che possa essere governata direttamente dallo Stato e non in funzione degli interessi delle banche private.

OGNI SOGGETTO POLITICO O MOVIMENTO DEVE DICHIARARE LA SUA POSIZIONE RISPETTO AL QUADRO DI POTERE E DIRE APERTAMENTE SE L’EURO NON È UN PROBLEMA, se l’euro è un problema ma si risolve con più Europa e quindi unione federale e stati uniti d’Europa oppure che la moneta unica è lo strumento privilegiato per le politiche neoliberiste in Europa e che l’unica strada è quella del recesso dai trattati e del ripristino di monete statali e di banche centrali non indipendenti ma al servizio dello stato e della collettività.

Le tre posizioni sono in contraddizione tra loro e non possono essere presenti all’interno di uno stesso movimento politico per le ragioni già dette.
Ognuno dichiari con coraggio la propria scelta e la giustifichi.

Solo dopo questa prima e fondamentale convergenza ha senso procedere verso la discussione del metodo di democrazia interna e delle regole di un’eventuale organizzazione politica unitaria.

Metodo che nel MovEs già pratichiamo e che dimostra quanto sia possibile individuare e sostenere una linea politica che sia condivisa e partecipata.