Lotta internazionalista per la liberazione delle donne dal patriarcato

Donne

La condizione delle donne, in Italia, oggi è semplicemente drammatica.

Dalla perdita dei diritti alla violenza contro ogni donna, fisica e psicologica, la condizione delle donne è arretrata non meno di circa un secolo, a prescindere dalla facciata di finta normalità e di finto cambiamento che il falso riformismo di un certo femminismo neoliberista cerca di far passare come conquista acquisita per sempre e come riconoscimento dei diritti delle donne.

Malgrado le battaglie femministe della fine degli anni ’70 e, in parte anche a causa della mancata visione di una parte di quei movimenti, oggi le donne italiane vivono condizioni ascrivibili a una pesantissima regressione sociale e umana.

Tutto il patrimonio valoriale ottenuto da quelle lotte, così come quello politico, a sinistra, è stato disperso e frammentato dalla volontaria mancata presa d’atto, anche e soprattutto da parte dei partiti della sinistra storica, dell’esistenza dell’esercizio – in ogni ambito relazionale, sociale e professionale – della cultura patriarcale, delegando tutto il problema solo ed esclusivamente alle donne mentre invece è sempre più evidente che riguardi soprattutto la concezione del mondo maschile nei loro confronti e di conseguenza di tutta la società.

Come per i diritti in generale, si è dato per scontato che i diritti delle donne ottenuti da anni di lotte, fossero scontati e riconosciuti per sempre mentre invece la condizione odierna ci conferma che il capitale e il patriarcato li concedono solo quando, da questi, traggono ancora profitto e vantaggi.

In particolar modo, a preoccuparci, è la condizione delle giovani donne e delle donne che hanno superato i 50 anni perchè proprio loro subiscono i maggiori contraccolpi della crisi del sistema capitalistico in epoca neoliberista, con la perdita l’occupazione o l’impossibilità a reperirla.

Questo fa sì che ognuna di esse si ritrovi a vivere in una condizione di totale precarietà, di ritiro sociale e di confinamento entro le mura domestiche accettato e giustificato da parte di tutta la società che continua a propalare il dettato patriarcale che vede la donna come qualcuno che pur non lavorando ha comunque un suo spazio in ambito domestico anche se questo significa perdita di autonomia e indipendenza, andando quindi a realizzare una delle peggiori forme di schiavitù per ciò che la disoccupazione femminile implica rispetto a quella maschile.

Di conseguenza, sostenere e incoraggiare la lotta femminista, per il MovES è essenziale affinchè una società egualitaria possa generarsi proprio grazie alla lotta di liberazione internazionalista di ogni donna.

Siamo fermamente convinti che solo liberando le donne dal patriarcato si liberi la società intera.
Respingiamo ogni modello sociale imposto dalla cultura di un sistema che da sempre è interessato unicamente allo sfruttamento delle donne.

Altresì respingiamo la politica di genere, aberrazione del sistema capitalista, ieri come oggi.

Un Movimento di sinistra non può prescindere dalla lotta al capitalismo in ogni sua forma e di conseguenza dalla lotta contro il patriarcato.

È la lotta che una sinistra che si definisce radicale deve abbracciare per poter modificare la realtà e attuare quel cambiamento culturale nelle coscienze delle persone. Coscienze che ancora oggi e in maniera trasversale, al di là di enunciati e proclami, di fatto considerano la donna solo come subalterna.

La nostra non è una lotta di parole ma di azioni volte al superamento della discriminazione economica delle donne e al mancanto riconoscimento del loro lavoro.

Soprattutto il MovES respinge che il lavoro di cura debba essere considerato connaturato alla donna per ragioni biologiche e non ritenuto un lavoro a tutti gli effetti e, come tale, essere retribuito anche per la sua forte valenza sociale.

Indispensabile che ogni donna abbia riconosciuto il diritto alla maternità non di meno di quanto lo è il diritto al lavoro, altrettanto per quanto attiene al diritto all’essere sovrana delle scelte che riguardano il proprio corpo: pertanto anche per ciò che riguarda il diritto all’aborto e il garantire ad esse l’inviolabilità del loro corpo e contro ogni forma di violenza.

Riteniamo una ignobile e inumana forma dominio quanto attiene alla mercificazione del corpo e della mente della donna, partendo dalla pratica della maternità surrogata per arrivare fino alla piaga di quella schiavitù che è la prostituzione.

Vogliamo promuovere legislazioni e pratiche sociali, culturali, educative che cancellino queste catene patriarcali dalla società italiana.

Fintanto che ognuno di questi assunti non sarà riconosciuto, le donne saranno sempre costrette ad una condizione di subalternità individuale, famigliare e sociale.

Per queste ragioni la lotta per il riconoscimento dei diritti delle donne viene rivendicata nell’ambito dei diritti umani e sociali ancor prima che dei diritti civili.