Libertà è giustizia sociale

 

 

“E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Quanto scritto qui, è praticamente la seconda parte dell’art. 3 della nostra Costituzione.
Il motivo vero e autentico, le ragioni per le quali uno Stato dovrebbe esistere, le stesse per cui esiste lo Stato Italiano: renderci emancipati e liberi.
Drammaticamente questo articolo non è stato mai applicato nel pieno delle sue possibilità e, oggi, il neoliberismo lo ha oppresso sotto i suoi stivali d’acciaio del debito e dell’austerità.
Riconoscere OGNI DIRITTO SOCIALE E UMANO, dare asili nido gratuiti, scuole gratuite, lavoro garantito, cure di qualità, abitazioni, benessere, accoglienza, a tutti ma particolarmente a chi non se le può permettere. Per emancipare ogni individuo, economicamente, civilmente, culturalmente. Umanamente.
Tutto questo patrimonio valoriale, invece, oggi è chiamato debito e poi trattato dai servi del neoliberismo come spreco.
Quando questi strumenti di GIUSTIZIA SOCIALE spariranno completamente saremo totalmente schiavi delle banche e delle assicurazioni private, oppure delle opere di assistenza del clero cattolico.
Il nostro oppressore, il tiranno per tutti noi oggi, il nostro più acerrimo NEMICO, in quanto nemico della Costituzione e della Repubblica nell’impedire allo Stato di adempiere il suo più importante e assoluto dovere, è il neoliberismo e noi vogliamo abbatterlo per renderci donne e uomini uguali e liberi.
Ma questo Stato, dobbiamo ricordalo tutti, siamo NOI.
In Italia il welfare ha assunto e continua ad assumere solo caratteri di assistenzialismo clientelare che persino i Sindacati Confederali hanno accettato, vista anche l’ingerenza della Chiesa nella vita del Paese.
Inoltre sappiamo bene cosa significhi vivere in uno Stato che dell’assistenzialismo ha fatto la sua ragione: laddove esista questo stato di cose, si va a creare una forte dipendenza della massa, viene esercitato un forte controllo attraverso un opprimente potere ricattatorio.
Ogni singolo Italiano si percepisce, in questa dinamica, non come parte attiva e partecipativa alla vita del Paese, ma come entità totalmente passiva e totalmente in balia di un sistema predatorio.
Se è nella storia di questo paese che le fasce più deboli e tutti lavoratori dipendenti siano stati considerati sempre come entità da sfruttare da parte delle classi dominanti e di uno Stato servo dei grandi gruppi di potere, oggi siamo al punto più basso del modo in cui gli italiani, al pari delle altre popolazioni del mondo, vengono considerati dalle oligarchie finanziarie solo come merce.
Su queste basi non si genera emancipazione. Si impedisce il pensiero critico e libero proprio perché fintanto che la massa ha dei bisogni da soddisfare, dovrà dipendere sempre da una sorta di concessione, di elargizione, da qualcosa che in qualche maniera, più o meno velatamente, attinge al principio della carità, più che al diritto, come invece dovrebbe. Su queste basi, nessun uomo è libero. Libero di pensare ed agire di conseguenza.
Lo Stato siamo noi. L’articolo 3 lo attuiamo NOI. Noi che ci facciamo portatori, dal basso, di visioni diverse.
Noi che attraverso il riappropriarci della buona politica possiamo generare movimenti.
Noi che vogliamo fortissimamente ricostruire.
Noi che, malgrado il peggio che abbiamo visto, non crediamo che tutto sia perduto.
Noi che possiamo parlare delle nostre idee con altri come noi perché comunque crediamo nell’Uomo. Nella sua Comunità che è rappresentata dallo Stato, dalle sue leggi, dalle sue istituzioni.
E soprattutto dalla sua Costituzione che ci dà il suo e nostro compito supremo: l’uguaglianza e la libertà di essere umani.
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(immagini dal web)