LE POSIZIONI DEL MovES SUL PC DI MARCO RIZZO

LE POSIZIONI DEL MovES SUL PC DI MARCO RIZZO

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COMUNICATO POLITICO del COORDINAMENTO NAZIONALE del MOVIMENTO ESSERE SINISTRA – MovES

 

Allo stato attuale, il PC, Partito Comunista, di Marco Rizzo sembra essere il solo partito ad avere posizioni francamente no euro e no UE.

Nel loro programma (non tanto quello elettorale quanto quello del congresso del 2017) si legge:

“I comunisti devono lottare senza tregua contro unioni e alleanze imperialiste. […] Il Partito Comunista lotta per l’uscita dell’Italia dalla Nato, dalla UE e da qualsiasi altra forma di alleanza interstatale dominata dal potere dei monopoli. In particolare ribadiamo in questo documento la nostra completa avversione di fronte all’Unione Europea”

Quello che lascia perplessi, di questo partito, è in primis il fatto che ha ha avuto comportamenti non cristallini su appoggi a chi ci ha trascinato in questo disastro e che non è chiaro se la loro visione per il cambiamento sostenga che per attuarlo si debba arrivare ad una rivoluzione proletaria rifiutando un certo gradualismo che porti all’uscita dai trattati.

Ultimo ma non meno importante, residua una concezione dello stalinismo a nostro modo di vedere fuori dalla storia unitamente ad un’intransigenza che sconfina nel settarismo.

Detto questo, le domande che ci poniamo sono:

– non varrebbe comunque la pena che, in quanto partito di sinistra che vuole l’uscita dai trattati ed ha franche posizioni No Euro e No UE e quindi anche la sovranità popolare, fosse presente in Parlamento?

– pur con tutte le contraddizioni che questo partito presenta, nel caso di un ingresso in Parlamento di deputati e senatori del PC di Rizzo, è lecito pensare che potrebbe essere una reale possibilità per la sinistra di cominciare a dire qualche verità al popolo italiano, in materia UE ed euro, cominciando a scalfire anche l’egemonia del falso riformismo e dell’europeismo che permea quelle che alla fine sono diventate, nel paradosso che il solo pensarci rappresenta, sinistre di sistema?

– la posizione poco chiara del PC sulla non gradualità di un’uscita dell’Italia dalla UE, in favore quindi di quella ottenibile mediante una rivoluzione socialista, rischia di rinchiuderli in un recinto esclusivo di testimonianza o è una strada comunque che vale la pena di provare a percorrere a prescindere?

A fronte di tutto, per noi resta comunque il dato oggettivo che nel non voler scivolare nell’astensionismo o nel non voler votare turandosi seriamente il naso, pena l’asfissia, forse pensare di dare un voto a sostegno di un partito come quello guidato da Rizzo la cui posizione è francamente anticapitalista, antiliberista e antimperialista, possa valere la pena.

Rappresenta comunque un segnale netto a tutto il sistema di potere e, al tempo stesso, un erodere posizioni di quella sinistra che, al di là dei proclami, è solo interessata ad amministrare l’esistente.

PERCHÈ NON VOTEREMO POTERE AL POPOLO

PERCHÈ NON VOTEREMO POTERE AL POPOLO

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COMUNICATO POLITICO del COORDINAMENTO NAZIONALE del MOVIMENTO ESSERE SINISTRA MovES

 

Come abbiamo ampiamente detto, al percorso di costituzione della lista Potere al Popolo eravamo presenti e, oltre a non condividere alcune posizioni politiche essenziali, anche per quanto abbiamo visto accadere abbiamo deciso di non aderire.

In buona sostanza e sintetizzando molto, considerato che abbiamo spiegato dettagliatamente a dicembre, qui di seguito i punti di rilievo che ci hanno portato a decidere di rinunciare a tutto il lavoro fatto nell’arco di quattro mesi:

– l’idea di un coordinamento politico è stata da noi proposta al PCI (con cui avevamo avuto un incontro ai primi di agosto dietro loro richiesta) ed accettata con vivo interesse; ad aderire al suddetto coordinamento si era dichiarato interessato anche Risorgimento Socialista; entrambi i partiti hanno sempre concordato ampiamente con noi, su visione, obiettivi e metodo per dare vita ad un’entità che avesse come punto di ripartenza la POLITICA e NON le elezioni; si è continuato comunque a lavorare tutti per ampliare il fronte dei partiti e degli organismi che potevano essere interessati ad aderire;

– verso novembre anche Eurostop aveva deciso di partecipare ma a quel punto è entrato in campo anche PRC lasciato fuori dal Brancaccio; alla prima riunione collettiva cui Rifondazione ha partecipato (FINE NOVEMBRE 2017) Acerbo si è presentato con l’ex OPG che nel frattempo aveva dichiarato di volersi mettere in gioco; Acerbo ha parlato SUBITO di Potere al Popolo e presentato NOME, SIMBOLO e PROGRAMMA come se da mesi avesse coordinato proprio PRC la gestazione della coalizione di cui parliamo;

– a quella riunione ne sono seguite altre e TUTTE le forze che oggi sono entrate in Potere al Popolo, in quel passaggio avevano dichiarato di non essere in sintonia con metodi, visione, linea politica, riproposizione di una vecchia concezione della politica stessa da parte di PRC; in capo a due settimane, invece, si è arrivati alla riunione decisiva dove PUR di partecipare alla lista, dopo aver dichiarato di continuo che l’obiettivo per tutti non fosse il voto, Eurostop ha rinunciato a 2 sui suoi 3 NO, il PCI ha rinunciato persino al simbolo che, a detta del segretario Alboresi era una richiesta imprescindibile per mandato della base, e Risorgimento Socialista ha rinunciato ai temi no UE cui era particolarmente interessato; il programma proposto da PRC e OPG, infine, di fatto è risultato essere NON modificabile nei suoi punti essenziali e OPG non ha fatto alcun passo indietro rispetto alla volontà di avere nome e simbolo come definiti; NON c’è stata quindi volontà di mediazione;

A fronte di tale costruzione e di tali inversioni di rotta da parte di forze che per mesi non hanno fatto altro che dire e ribadire la loro assoluta determinazione a fare un percorso di reale cambiamento e di superamento delle logiche partitiche ed elettoralistiche, a fronte di una visione politica TOTALMENTE antitetica a quanto ci siamo dati noi del MovES, il Collettivo Nazionale del MovES, riunito dal Coordinamento Nazionale, ha deciso di non aderire.

E arriviamo all’oggi.
Nel corso di questi mesi abbiamo potuto rilevare che la scelta di non entrare in Potere al Popolo sia stata la scelta giusta proprio alla luce di quanto emerso ripetutamente dai punti programmatici di Potere al Popolo. Tali punti non ci sono mai sembrati capaci di rappresentare un reale cambiamento in quanto solo sommatoria che appare come la volontà di accontentare tutte le parti politiche aderenti alla lista, ma di fatto punti slegati tra loro (l’abolizione del 41bis lo dichiara espressamente); per la riconferma che le posizioni di Potere al Popolo sono le stesse di quella sinistra che fiancheggia la UE da oltre vent’anni, che pratica il cosmopolitismo così caro al sistema neoliberista e perchè è sempre più evidente che si mira alla ricostruzione di un’entità politica modello “Altra Europa per Tsipras”.

Soprattutto NESSUNO di Potere al Popolo in questi mesi HA DETTO, HA SCRITTO la sola cosa che si dovrebbe dichiarare in un programma: COME REPERIRE LE RISORSE per attuare il programma che presentano.

Si sono riconfermate quindi: la visione europeista, il cosmopolitismo, il non interesse alla sovranità, l’assenza di un programma economico di rilievo capace di andare al di là degli enunciati e le posizioni che rivolgono la propria attenzione soprattutto ai diritti umani (si vedano le dichiarazioni su GPA e prostituzione di alcuni candidati che COMUNQUE rappresentano tutto Potere al Popolo) senza poter invece incidere in quelli sociali.

Ultimo, ma non meno importante, ci ha sempre fatto MOLTO pensare come possa stare insieme una coalizione che al suo interno ha due posizioni politiche FRANCAMENTE DIFFERENTI: quella EUROPEISTA e quella NO UE e NO Euro.
Tali visioni sono tutt’altro che dettagli perchè il discrimine tra cosa consentirà a questo paese di cambiare davvero, è TUTTA contenuta in questa visione, anche se ai più apparirà marginale non avendo individuato il vero nemico dell’occuopazione e della giustizia sociale in questo paese.

Dentro la gabbia dell’euro, MAI ci sarà la possibilità di nazionalizzare le banche, di nazionalizzare i comparti strategici, di provvedere alle misure d’emergenza occupazionale a livello nazionale e soprattutto locale, di superare il pareggio di bilancio, di FAR ATTUARE la Costituzione e soprattutto di riportarla alla sua dignità che l’aver aderito a Maastricht e al resto dei trattati le ha tolto, di risanare i danni profondi che sono stati inflitti alla classe lavoratrice, alla scuola, al sistema pensionistico, alla sanità, alle donne, all’ambiente e ai giovani.

SENZA SOVRANITÀ L’ITALIA RIMANE NÈ PIÙ NÈ MENO UNA COLONIA QUALE È OGGI.

Ultimo ma non meno importante, il 18 febbraio è stato presentato PARTE COSTITUENTE nel cui Manifesto è dichiarato espressamente che Potere al Popolo convergerà in questo organismo e che gli obiettivi sono quelli di creare un contenitore che guardi ad una parte di Sinistra Italiana, a fuoriusciti dal PD, che guardi alla UE e che ha come riferimento il GUE.

Il Manifesto e il programma del MovES, frutto di una discussione, di un confronto e di una elaborazione COLLETTIVA tra iscritti e simpatizzanti durata mesi, guardano in tutt’altra direzione.
Quella dei bisogni e delle risposte CONCRETE e REALIZZABILI da dare alle classi subalterne che maggiormente sono colpite dall’aggressione del sistema e a tutti.

A nostro modo di vedere, NON è con una elezione che si POSSA CAMBIARE un paese.
L’elettoralismo e il leaderismo si instaurano e prendono piede QUANDO VIENE A MANCARE UNA PROPOSTA PROGRAMMATICA seguita dall’AZIONE.

Noi siamo invece convinti che solo partendo dal principio che vada restituita dignità alla politica tramite l’attuarla con le persone, che il solo modo in cui la sinistra torni ad essere se stessa, è ancora la strada, è a fianco delle persone, che solo così potrà esserci la possibilità di generare la risposta necessaria a ricreare coscienza e sapere politici nella massa, FONDAMENTALI per attuare il cambiamento di cui il Paese ha estremo bisogno.

Forse dovremmo ripeterlo come un mantra, tutti quanti: il voto può essere SOLO LA FINE di un percorso, NON l’inizio acchè il cambiamento avvenga al fine di dare davvero potere al popolo.
Proviamo almeno a ricordarcene.

PERCHÈ NON VOTEREMO LIBERI E UGUALI

PERCHÈ NON VOTEREMO LIBERI E UGUALI

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COMUNICATO POLITICO del Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

Come tutti sappiamo, Liberi e Uguali nasce dall’unione di partiti come MDP, Sinistra Italiana e Possibile.

MDP-Art.1 si è staccato dal PD con l’intento dichiarato di voler ricostruire il centrosinistra ma da quanto appare presumibile, a nostro modo di vedere MDP è nato per recuperare i voti persi a sinistra dal PD da far pesare al momento opportuno.

Infatti si forma nel 2017 a ridosso delle elezioni e pare piuttosto anomalo che Bersani lasci la “ditta” dopo aver accettato l’impossibile pur di tenerla insieme. Ci pare lecito pensare che solo per uno scopo ben preciso uno come lui poteva muoversi in tal senso e lo scopo potrebbe essere solo quello di guardare in qualche modo ancora al PD.

Renzi è servito a questi dirigenti politici per non far affondare il PD in un passaggio francamente difficile per il PD stesso e nel contempo anche per affondare la segreteria Bersani che comunque restava l’ultimo ostacolo alla realizzazione di un partito francamente e dichiaramente al servizio delle élite neoliberiste.

Più che ovvio e lecito immaginare, pertanto, che mirino a scalzare Renzi e a riprendersi il PD, magari sotto una nuova formula o veste, ma comunque questo obiettivo resta uno fra i papabili così come è altrettanto possibile che mirino alla formazione di un polo di centrosinistra.

Ma anche su questo punto sarebbe necessaria un’osservazione: si parla di CENTROSINISTRA e parlare di sinistra a fronte di tutte le dichiarazioni di D’Alema in tal senso, è quanto mai mistificatorio e confondente di cosa sia il centrosinistra e cosa la sinistra.

Oltre ad MDP, dentro LeU c’è Sinistra Italiana.
Questo è un partito che nasce per raccogliere i transfughi di diverse formazioni politiche ma risulta più che evidente sin da subito, che sia una formazione di vendoliana memoria molto ben rappresentata dal suo leader, Fratoianni, a favore della UE e, il congresso di Rimini dove si sono costituiti, è la prova tangibile del fatto che di uscire dai trattati non ci fosse nessuna volontà oggettiva.

Da quel congresso, a prescindere dai proclami pseudorivoluzionari, i delegati escono SENZA che si sia affrontato il problema UE ed euro e senza che venga elaborata una posizione netta.
Si lascia credere alla base che non ci sia ancora un programma per poterlo elaborare con essa ma questo, poi, non è mai avvenuto.
Intanto, però, le iscrizioni si sono comunque chieste a priori e si sono anche avute.
Quindi ancora una volta si fa appello al fideismo e soprattutto al bisogno della base di avere un partito che sappia rappresentare la sinistra, per scopi alquanto difformi da quella necessità.

La base, perciò, ancora una volta viene usata solo per scopi utilitaristici e il fatto che la dirigenza si sia riunita a Rimini già divisa in TRE CORRENTI aveva dichiarato tutto su questa formazione.

Al suo interno, alla fine, in base a quanto si vede oggi, ha prevalso la linea Scotto benchè fosse uscito da SI già prima del congresso di Rimini.
Come avevamo preventivato, si sono poi trovati a dialogare con una forza come MDP al momento della riunione del Brancaccio, operazione anche questa fortemente utilitaristica e l’adesione di Anna Falcone a LeU malgrado le sue continue smentite, conferma che le vere intenzioni di quell’incontro fossero altre.

Sempre e solo elettoralistiche e sempre menzognere nei confronti della base.

Possibile, invece, naviga nel mare del sistema Obama e si ispira DA SEMPRE alle sue politiche.
Sono europeisti CONVINTI e nessuno li sposterà mai da quelle posizioni.
Si definiscono di centrosinistra o di sinistra a seconda della convenienza ma il loro terreno è soprattutto quello dei diritti civili.
Dovremmo ormai tutti sapere che cosa rappresenti questa linea, per il sistema.
Inoltre, pur avendo ripetutamente dichiarato che D’Alema fosse loro nemico giurato, oggi ci si ritrovano in coalizione con lui.

In fase di spartizione dei seggi, comunque anche Possibile ha dovuto fare i conti con il potere di una classe politica che di spartizioni ha grande esperienza: i vertici di MDP non hanno concesso a Possibile ulteriori seggi oltre a quelli già esistenti: 3 seggi sulla totalità delle liste. A riprova di questo le dichiarazioni di Civati sono state chiare ma da MDP non ci si  poteva aspettare nulla di diverso.

Si può pensarla come si vuole ma i fatti (parliamo di fatti, non di supposizioni) sono stati e sono questi.

Non esiste NESSUNA idealità e NESSUNA volontà di cambiamento in questa lista se non il riconfermarsi all’interno del sistema parlamentare e garantire le rendite di posizione dei singoli partiti oltre ovviamente a rappresentare comunque le élite globaliste finanziarie che soprattutto le dirigenze di MDP hanno provveduto a rafforzare e strutturare in ogni modo.

Oltre a tutto ciò, per noi è persino impossibile pure immaginare COME SI POSSA ESPRIMERE un voto in favore di un soggetto politico al cui interno ci sono GLI STESSI dirigenti che hanno permesso l’approvazione di leggi come il Jobs Act, la Fornero, la Buona Scuola e tutto quanto di peggio abbiamo dovuto subire.

Se cper chi li vota, questa è sinistra, allora è evidente che si sia perso il senso di cosa significhi questa parola.

Per quanto ci riguarda, Liberi e Uguali finirà con l’essere funzionale al PD e non crediamo di sbagliare previsione.
Inoltre va sempre tenuto in debito conto che pochi senatori sono l’ago della bilancia di qualunque governo, quindi il peso politico-affaristico di LeU sarà notevole ma MAI in favore delle istanze dei lavoratori e del popolo italiano.

Pertanto qualora si pensi di votare Liberi e Uguali per dare il voto ad una formazione che possa avere un certo peso numerico, bisognerebbe tenere comunque presente che più che altro il peso sarà politico e sarà in favore del sistema che ci sta opprimendo e non ci sarà NESSUNA lista in grado di fermare la sopravanzata delle destre giacchè quelle destre sono in OGNI organismo politico che sostenga la UE e l’euro.

FINCANTIERI-STX: IL FALSO MITO E LA REALTÀ DI UNA GUERRA NON DICHIARATA

FINCANTIERI-STX: IL FALSO MITO E LA REALTÀ DI UNA GUERRA NON DICHIARATA

Macron e Gentiloni

Documento politico CN – sovranità democratica, costituzionale, economica dell’Italia – 03_2017 del 28/07/2017

di Ivana FABRIS

In questi giorni ha preso a dilagare la difesa dell’identità nazionale e una sorta di sentimento di appartenenza, a fronte l’offesa della Francia contro l’Italia nella vicenda Fincantieri-STX.

Non ci si stupisce della reazione degli italiani in questa contesa che attinge probabilmente ad un’antica ruggine riguardante la rivalità tra Francia e Italia.

È normale che si esplichi così, per chi non ha compreso le VERE ragioni.

Proprio per questo ci corre sempre l’obbligo di rimandare ai PERCHÈ e a COSA sta avvenendo.

La NARRAZIONE del mito europeista prevedeva, nell’immaginario collettivo, che l’Unione Europea fosse quell’organismo atto a proteggere gli Stati membri da aggressioni di varia natura da parte degli stessi paesi del continente. Ovviamente aggressioni soprattutto economiche che mirassero ad un’egemonia di uno o più paesi su altri, di supremazie che generassero quegli squilibri che nel passato hanno portato a guerre spaventose.
Ebbene no, non era questa la ragione.

La ragione VERA era quella di generare profitto PER UN NUOVO CAPITALISMO, ancora più pericoloso, aggressivo e spregiudicato di quello che conoscevamo.

La ragione della nascita della UE, era quella di comprimere i salari e massimizzare i profitti da parte del capitalismo finanziario, del neoliberalismo, naturalmente utilizzando ogni mezzo possibile soprattutto distruggendo il sindacalismo insieme a tutti i suoi rappresentanti e, subito dopo, la politica.

Meno partecipazione attiva possibile alle scelte del paese, maggiore possibilità per il neoliberalismo di compiere indisturbato ogni nefandezza.

Quello che si afferma qui, NON è una visione personale ma qualcosa che ormai dovrebbe essere ampiamente COMPROVATO DAI FATTI.

Tutto ciò oggi dovrebbe essere evidente a tutti, quindi, ma amaramente sappiamo in partenza che così fortemente manipolati da economisti (seppur di formazione keynesiana) intellettualmente rivenduti al sistema di potere, da politici in parte asserviti e in parte totalmente incapaci, dai media ripiegati completamente al ruolo di lacchè del sistema, gli italiani TEMONO come la peste una uscita dalla UE e dalla UEM, arrivando addirittura ad invocare più Europa o ad alimentare il pensiero magico che la UE si possa cambiare da dentro.

La domanda che ci poniamo è: cari connazionali, ma com’è possibile anelare a più UE per evitare una guerra, quando la guerra, di fatto, È GIÀ IN ATTO?

Vero, non vedete i carri armati, non c’è coprifuoco, non ci sono i morti per le strade, ma LA GUERRA ESISTE ECCOME se alcuni paesi mettono in ginocchio il futuro di altri paesi.

La guerra che viviamo è quella che si combatte in favore del dominio e della sopraffazione di un’intera umanità ed è una guerra GLOBALE (quanto avviene in Europa sta accadendo anche in America Latina solo con altri mezzi) attraverso l’uso di un sistema economico PERVERSO che continua a mietere milioni di vittime silenziose in un ancor più silenzioso combatterle.

La questione della STX (che peraltro dimostra che NAZIONALIZZARE l’industria SI PUÒ) come del resto di TIM che passa nelle mani francesi, infatti, dichiara al mondo intero che NON ESISTE NESSUNA UNIONE nella UE.

Anzi, esattamente l’OPPOSTO.

Francia e Germania pensano ai fatti loro e a creare e consolidare un protezionismo che non solo garantirà esclusivamente loro stessi ma in più consegnerà alla povertà e all’impossibilità di ripresa i paesi più economicamente deboli OGGI nella UE.

E questa non è GIÀ una guerra?

Non è forse grazie a questi GRAVISSIMI SQUILIBRI che sono sempre originate le guerre?

Il fatto che sia una guerra che non combattiamo con le armi è davvero abbastanza per tutti voi che invocate più Europa, a farvi dire che non lo sia?

Che non la si combatta con armi e col sangue, in Europa, è solo perchè si usano mezzi più subdoli proprio per evitare una REAZIONE da parte delle masse.

Se guardiamo i FATTI, pertanto, non si può non constatare che per noi italiani è iniziato il punto di non ritorno.

I comparti produttivi di maggior rilievo sono perduti e tanto ancora di peggio deve accadere, perchè solo per ciò che attiene al sistema bancario, le sofferenze, i prodotti tossici in possesso a molti gruppi bancari, rappresentano cifre a dir poco impressionanti che, quando esploderanno, obbligheranno lo Stato ad intervenire e perciò ad aumentare l’indebitamento e ad aumentare la nostra schiavitù.

Una spirale senza fine…

Intanto, però, con quest’ultima vicenda tra Francia e Italia, per la quale gli stessi che oggi nel governo si stracciano le vesti e proclamano il diritto dell’Italia a difendere se stessa e con la NOTIZIA PASSATA SOTTO SILENZIO della dichiarazione di Padoan di voler PRIVATIZZARE la Cassa Depositi e Prestiti entro fine anno, si sancisce che la nostra condanna alla miseria più nera, è iniziata in maniera ufficiale, è conclamata.

È semplicemente vergognoso quanto è ipocrita e insultante per ogni italiano, che dopo aver consegnato l’Italia a mani alzate allo strapotere della UE – con ciò che essa ha sempre rappresentato per alcuni paesi membri più economicamente forti – oggi un personaggio come il Ministro allo Sviluppo Economico (!) Calenda parli di nazione, parli di sovranità.

La sovranità che ci viene chiesto di cedere ulteriormente quando comoda, oggi è sbandierata come salvezza nazionale.

Quanto sta avvenendo con la questione STX-Financantieri altro non è che il NORMALISSIMO epilogo di una scellerata rinuncia a difendere gli interessi dell’Italia proprio da chi oggi piagnucola vergognosamente a reti unificate.

Quello cui assistiamo ogni giorno è solo una guerra che è iniziata da anni e che adesso va inesorabilmente incontro alle battaglie finali, quindi anche le più cruente, cioè quelle che mieteranno milioni di vittime nel silenzio generale.

Un popolo, il nostro dunque, che diventerà invisibile con un battito di ciglia così com’è stato per quello greco col “più grande successo dell’euro” come dichiarò Monti qualche anno fa parlando della Grecia.

Il dramma vero è che quando ce ne accorgeremo in massa, sarà tardi e che anche allora, la massa affamata che reagirà, comunque non avrà capito cosa sia REALMENTE successo e chi è il vero nemico da abbattere.

Nel frattempo, però, sempre a reti unificate e da ogni parte dell’arco parlamentare quindi anche da una certa sinistra sedicente radicale, oltre che dai media, in previsione delle politiche del 2018, tutti si affannano a cercare di sottrarre voti alla destra al grido di: “INVASIONE!”

Già. Perchè la vera guerra che abbiamo da combattere è quella contro i migranti, vero?

il Manifesto del Movimento Essere Sinistra

il Manifesto del Movimento Essere Sinistra

Una Sinistra di ideali e di trasformazione
Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi a leggerli sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo. Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.
Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione politica e amministrativa, quindi, ma di ideali e di trasformazione sociale, comunitaria e culturale del nostro Paese.

Il MovES è Sinistra popolare e democratica
Il MovES, Movimento Essere Sinistra, è un movimento politico autonomo della sinistra popolare e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista, hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

L’attuale crisi di rappresentanza politica, e il germe della deriva antidemocratica e autoritaria che porta in seno, è solo parte di più ampia e grave crisi economica, finanziaria e sociale.

Stiamo assistendo a una vera e propria mutazione antropologica dell’essere umano in mero strumento di profitto. L’obiettivo finale del totalitarismo neoliberista.

Noi lotteremo in ogni modo per impedire questa mutazione in atto, e per restituire all’essere umano la sua emancipazione da ogni potere che miri al suo asservimento e all’annullamento della sua dignità. 

Il diritto al lavoro come centro della dignità umana
IL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA È AL CENTRO DELL’ESSERE UMANO E PER QUESTO PERSEGUE IL DIRITTO AL LAVORO

La dignità dell’essere umano è al centro del pensiero e dell’azione del MovES.
La certezza di poter soddisfare attraverso il lavoro i naturali bisogni umani è il presupposto essenziale affinché la dignità delle donne e degli uomini si affermi al centro del vivere sociale.

Il diritto al lavoro e ad un salario degnamente retribuito non può essere subordinato alle esigenze dei mercati e agli interessi del profitto ma deve essere garantito dalla collettività attraverso lo Stato che diventa datore di lavoro di ultima istanza per compensare gli squilibri del sistema di produzione capitalista che ha reso la disoccupazione involontaria un fattore permanente e strutturale.

L’acquisizione storica di questo diritto universale impone un’inversione di rotta delle politiche neoliberiste con il ripristino e l’ampliamento dello Statuto dei Lavoratori e l’abrogazione di tutte le leggi che minacciano salari, diritti di rappresentanza sindacale e pensioni, compresa l’ultima legge promulgata dall’attuale governo e definita Jobs Act.

Una riforma di sinistra del mondo del lavoro deve tener conto di aspetti specifici della storia attuale come la necessità, a fronte dell’automazione dei processi produttivi, di contribuire alla piena occupazione anche con una riduzione dell’orario settimanale di lavoro oltre che rendere compatibili i processi produttivi con la sostenibilità ambientale.

Il DIRITTO UNIVERSALE AL LAVORO come BENE DELLA VITA non può essere garantito senza l’istituzione di un SALARIO SOCIALE per coloro che esclusi dal mondo del lavoro vedono negarsi la propria dignità umana.

É questo un principio di civiltà socialista che deve trovare compimento e perfezionamento in una modifica del dettato costituzionale affinché un mero principio possa evolvere in diritto reale e universale.

Il conflitto tra capitale e lavoro, nella nuova forma dominata dal capitale liquido della finanza si allarga, coinvolgendo pienamente categorie sociali storicamente moderate ma oggi in grado di constatare quanto le politiche di austerity connaturate al capitalismo neoliberista non risparmiano nessuno, ad esclusione delle grandi industrie multinazionali e delle oligarchie finanziarie cui sono strettamente legate.

In questa crisi che definiamo strutturale in tutta l’Eurozona e in maniera specifica in Italia, una rinnovata coscienza di classe vede dalla stessa parte della barricata tutti i redditi da lavoro contro le rendite finanziarie e i profitti crescenti a scapito dei salari.
Una sinistra di cambiamento che non sia chiusa in stereotipi ideologici vede dalla stessa parte in una convergenza di interessi comuni le seguenti categorie sociali:

  • lavoratori salariati del settore privato e pubblico
  • precari
  • pensionati
  • disoccupati
  • artigiani
  • liberi professionisti
  • lavoratori autonomi con partita IVA
  • commercianti
  • studenti universitari
  • imprenditori della piccola e media impresa consapevoli che profitti ragionevoli sono compatibili solo con politiche economiche espansive per la tutela dei redditi e della piena occupazione.
Il MovES è un Movimento politico autonomo
Il MovES è un MOVIMENTO perché organizzato in maniera flessibile e non gerarchica.

Il requisito minimo d’appartenenza è la condivisione del Manifesto, del Programma e delle Regole interne.

Con la forma partito condivide l’obiettivo di lottare per conquistare spazi politici dentro le istituzioni democratiche e contendere il potere all’attuale classe politica. Il movimento si considera una voce collettiva che esprime la volontà democraticamente stabilita di tutti i suoi membri.

Il nostro impegno è quello di contribuire alla costruzione di una più larga rete di soggetti politici attivi sui temi cruciali per la sinistra, a partire dal diritto per tutti ad un lavoro giustamente retribuito.

Questa prospettiva avrà senso se noi, insieme ad altri, saremo una MAGLIA di questa RETE.

La nostra soggettività sarà aperta a condividere percorsi politici di cambiamento alternativi a quelli dell’attuale sinistra istituzionale e storica, sbilanciata verso il centro e connivente con le destre e consideriamo l’Unità della Sinistra una Coalizione cementata su obiettivi chiari e analisi condivise.

Il MovES è un Movimento POPOLARE perchè organizzato e gestito direttamente da quelle persone che ogni giorno, con rinunce e sacrifici, contribuiscono alla sopravvivenza della società intera, ricambiati con l’arroganza e l’ingiustizia di un sistema di potere che intendono superare attraverso un nuovo modo del vivere civile fondato sulla solidarietà e la cooperazione.

Il Movimento Essere Sinistra è AUTONOMO in quanto non nasce da operazioni di dissenso interne ai partiti istituzionali del centrosinistra come il Partito Democratico, né da formazioni politiche affini apparentemente nuove a sinistra ma che, in realtà, ricalcano la logica del potere imposto dall’alto per occupare abusivamente spazi istituzionali lasciati vuoti dalla sinistra e che attendono in Parlamento la rappresentanza di una sinistra autenticamente popolare.

Rigettiamo i ravvedimenti tardivi e la prassi della cooptazione di politici di professione compromessi con l’attuale regime e bisognosi di riciclarsi.

Diffidiamo di tutte quelle operazioni politiche con obiettivi poco chiari e contenuti inesistenti dove si millanta una appartenenza all’area di sinistra e che promuovono nuovi partiti grazie alla visibilità mediatica dei loro leader nell’ottica esclusiva del consenso elettorale.

Queste realtà politiche verso cui diffidiamo parlano di una politica che si rivolge dall’alto verso il basso cercando un consenso che nelle loro mire è solo funzionale a profitti elettorali.

Quel “basso” siamo noi e non intendiamo lasciarci incantare dai soliti ritornelli senza sostanza cantati goffamente da chi non ha mai conosciuto la società reale di chi lotta ogni giorno per sopravvivere e difendere il proprio lavoro e la dignità umana.

La società reale che soffre, lontana dai privilegi e dalle comodità di un sistema politico capace di addomesticare anche i più intransigenti avversari, è quella che rivendica con forza il diritto di riportare la democrazia dentro le istituzioni democratiche. La nostra è quindi un’operazione inversa a quella tanto cara al marketing politico che tratta le istanze sociali come una qualsiasi merce su cui lucrare profitti e privilegi.

La volontà del nostro Movimento è quella di riportare nelle amministrazioni locali e al livello alto delle istituzioni i bisogni non soddisfatti e le istanze di tutte le categorie sociali il cui lavoro è alla base stessa della nostra civiltà.
La nostra è un’operazione che va dal basso verso l’alto con il contributo libero di tutti coloro che in questo progetto si riconoscono.

Le radici storiche e politiche del MovES
Il Movimento Essere Sinistra è un movimento che si riconosce nei grandi ideali del pensiero socialista, comunista e libertario, nella loro comune volontà di affermare la tendenza fondamentale e naturale verso il principio inalienabile che ogni essere umano ha, dal momento della sua nascita, diritto ad un’esistenza individuale, sociale e comunitaria dove possa esprimere la sua dignità umana, che passa attraverso la propria inclusione razionale e paritaria in uno spazio politico reso sicuro dalle leggi e dalla Costituzione che primariamente tutelino tale diritto, ne promuova le possibilità e lo mantenga libero da ogni dominio arbitrario, e che ha come fine ultimo l’espressione di molteplici programmi di vita, tutti ugualmente degni di riconoscimento e tutela.

L’elemento specifico di un pensiero di sinistra si compie nella sua prassi e azione nella storia e si fonda sulla capacità critica di voler comprendere i processi storici così come vengono determinati, a partire dai rapporti di produzione, nel conflitto tra capitale e lavoro e nella forma specifica che essi assumono oggi nell’ambito del capitalismo neoliberista.

L’essere radicali nelle pratiche politiche non si riferisce solo al metodo di lotta nel rivendicare cambiamenti e diritti, metodo che intende restare pacifico e democratico pur nella certezza di una contrapposizione forte; la radicalità si riferisce alla necessità di intervenire alla radice dei problemi e delle contraddizioni politiche ed economiche per ridurre, fino ad annullare, gli effetti di un ritorno ciclico di squilibri economici e sociali, tipici dell’andamento del modo di produzione capitalistico.

Respingiamo la dittatura del pensiero unico del capitalismo che ha strumentalizzato il fallimento obiettivo dell’esperienza sovietica per decretare la fine delle ideologie e neutralizzare ogni ipotesi di rivendicazione politica alternativa al quadro di potere imposto dal capitalismo.

Tale strumentalizzazione presuppone il dogma di una sola ideologia superstite, quella del capitalismo appunto, che non ammette nessun altro mondo possibile. Infatti il capitalismo nella sua veste neoliberista viene dato come immutabile, come unica realtà possibile, e i rapporti all’interno del sistema economico come naturali.

Noi riteniamo che il capitalismo sia solo una opzione storica, la peggiore, ma che è possibile e doveroso superare per organizzare la vita sociale e produttiva dei popoli alla luce di un nuovo Umanesimo.

Respingiamo chi sostiene che oggi non ha più senso una distinzione tra destra e sinistra.

Questa affermazione ha la sua ragione di essere solo se guardiamo alla composizione del Parlamento italiano, privo di una reale opposizione progressista e artefice delle peggiori politiche neoliberiste promosse da un governo in cui destre e sinistre si fondono nella gestione concorde del potere contro gli interessi delle classi lavoratrici e per la privatizzazione di tutti i servizi pubblici e i beni comuni.

Siamo ANTIFASCISTI E LIBERTARI

Il MovES si riconosce nei valori della Resistenza Partigiana e della lotta antifascista.

Ci consideriamo naturali eredi e continuatori di quello spirito autenticamente democratico e di quella lotta che oggi intendiamo riprendere per portare a compimento, poiché tale lotta non può considerarsi conclusa finché, oltre il fascismo imposto con la repressione e la violenza delle armi, non sarà sconfitto anche il fascismo neoliberista che opprime i popoli con la violenza dei mercati globali esercitata tramite il ricatto finanziario legittimato dalle istituzioni democratiche ad esso asservite.

Allo stesso modo intendiamo portare a compimento gli intenti espressi nella Costituzione del 1948 cui ci ispiriamo per valorizzare il sacrificio e il sangue versato da chi ha lottato per la libertà e la giustizia nel nostro Paese.

La Costituzione della Repubblica Italiana è stata frutto di un inevitabile compromesso tra capitale e lavoro, compromesso che rifletteva i reali rapporti politici di forza in Italia alla fine del conflitto mondiale.

Tali rapporti di forza, in parte legittimavano le pressioni delle nazioni allora vincitrici che ancora oggi esercitano una pesante egemonia e condizionamento sulla storia del nostro Paese. La Costituzione, minacciata nel suo intimo da continue riforme regressive e liberiste, vaga oggi come uno spirito in cerca di incarnazione e al quale intendiamo dare corpo con modifiche e vincoli che la rendano attuativa soprattutto nel dettato in cui si richiama il diritto al lavoro e alle garanzie sociali.
Il MovES è un Movimento Libertario e in quanto tale respinge e combatte con forza ogni sorta di fascismo politico, economico e culturale e ogni forma palese od occulta di autoritarismo e di violenza statuale e comunitaria, contrastando in ogni modo ogni forma di governo o rappresentanza politica e sociale di chiara matrice autoritaria, dispotica, cesarista o totalitaria, o cesarista che voglia imporre differenziazioni di ogni tipologia nella tutela dei diritti tra esseri umani.

Il MovES pone al centro della su azione politica il valore assoluto dell’essere umano e il diritto alla sua libera determinazione contro ogni forma di violenza e limitazione derivanti da pregiudizi razziali, discriminazioni etniche, pretese identitarie di carattere religioso o nazionalistico, omofobia, sessismo.

Il MovES è femminista e si oppone al patriarcato
Il MovES è un Movimento antisessista che respinge ogni pretesa d’egemonia o superiorità di genere secondo il modello capitalista e di conseguenza secondo il modello patriarcale che è strumento del capitalismo e quindi suo alleato, che ne persegue i medesimi scopi tesi a sfruttare la diversità naturale uomo-donna e a trasformarla in disuguaglianza attraverso la quale esercitare un predominio ingiusto e quindi un’oppressione.

È un Movimento che sostiene la lotta femminista perché una società egualitaria non può prescindere dalla lotta al capitalismo in ogni sua forma e di conseguenza non può prescindere dalla lotta contro il patriarcato.

È la lotta che una sinistra che si definisce radicale deve abbracciare per poter modificare la realtà e attuare quel cambiamento culturale nelle coscienze delle persone.

Il Movimento Essere Sinistra lotta per il superamento della discriminazione economica delle donne e del loro lavoro.

Respinge che il lavoro di cura debba essere considerato connaturato alla donna in quanto tale e non ritenuto un lavoro a tutti gli effetti quindi essere retribuito anche per la sua forte valenza sociale. Fintanto che questo assunto non sarà riconosciuto, le donne saranno sempre costrette ad una condizione di subalternità individuale, famigliare e sociale.

Per queste ragioni la lotta per il riconoscimento dei diritti delle donne viene rivendicata nell’ambito dei diritti umani ancor prima che dei diritti civili.

Il MovES è pacifista, antimilitarista e antinazionalista
Il MovES è un Movimento che sostiene l’autodeterminazione di tutti i Popoli, riconosce alle Nazioni il diritto di essere indipendenti e ai popoli che vi risiedono quello di governarsi in piena libertà e autonomia senza ingerenze esterne di alcun tipo.
Sosteniamo inoltre, le lotte di emancipazione di tutti i popoli che ancora oggi vivono prigionieri di occupazioni militari e politiche dentro i naturali territori d’appartenenza, riconoscendo come legittime le loro prerogative d’indipendenza contro tutti i poteri statali che li opprimono.

Il MovES è un Movimento Antinazionalista che nel riconoscere il diritto alla Sovranità di tutti i Popoli respinge altresì che tale diritto diventi il pretesto per trarre vantaggio utilizzando la propria forza economica e militare per instaurare rapporti di egemonia e di dominio su altri popoli liberi.

In politica estera saranno promossi con altri popoli liberi solo trattati e accordi costruiti sulla base di una espressa volontà popolare e nel segno della cooperazione, della reciprocità e del simmetrico vantaggio nell’interesse generale dei cittadini contro le pretese di ogni oligarchia.

Il Movimento Essere Sinistra è un movimento antimilitarista e nel rispetto autentico dell’art. 11 della Costituzione ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, rifiutando di aggregarsi ad altri eserciti per combattere guerre per conto terzi fuori dai propri confini con qualsiasi pretesto esse, in spregio al succitato articolo, sono state finora condotte con diversi pretesti a partire dal terrorismo.

Il MovES si erge a presidio politico contro il neoliberismo e l'ordoliberismo
IL MOVES É UN MOVIMENTO ANTILIBERISTA.

L’orientamento politico del MovES si colloca nell’ambito di una scelta d’azione volta a superare due grandi errori strategici finora commessi sia dalle sinistre storiche europee sia dalle formazioni a diverso titolo definite come radicali: il Falso Riformismo dei partiti d’ispirazione socialdemocratica e il Falso Radicalismo dei partiti massimalisti.

I Falsi Riformisti hanno ridotto l’azione politica della sinistra alla sola rivendicazione dei diritti civili, abdicando al potere del capitalismo per quanto riguarda l’organizzazione politica dell’economia e rinunciando di conseguenza ai diritti sociali. L’accettazione del paradigma neoliberista da parte di questa sinistra snaturata e della supremazia del potere economico e finanziario sulla società civile, rende impossibile qualsiasi politica di equità sociale, legittimando così la sottomissione dell’interesse generale all’interesse privatistico dei mercati, in particolar modo di quello finanziario globale.

D’altra parte i Falsi Radicali, incapaci di comprendere fino in fondo i meccanismi del capitalismo nell’attuale fase neoliberista e ordoliberista europeo, fondata sull’esproprio totale delle istituzioni democratiche soggiogate e dipendenti dai mercati finanziari, limitano la loro azione ad una attesa del crollo di tali istituzioni nell’ottica di un non meglio determinato orizzonte utopico che prevede l’edificazione del socialismo.

Il MovES, pur riconoscendo la grande forza organizzativa del sistema produttivo capitalistico, capace di produrre beni e servizi senza precedenti nella storia, ne individua i limiti e determina gli spazi d’intervento politico per ricondurre tale sistema in una posizione non contraddittoria rispetto agli interessi generali dei lavoratori, della società nel suo insieme e dell’ambiente.

L’obiettivo principale è quello di operare attraverso strumenti istituzionali e democratici, congiuntamente ad una mobilitazione organizzata e pacifica dei cittadini lavoratori e disoccupati, una separazione tra il potere politico e finanziario da un lato che deve diventare prerogativa del mondo del lavoro, dell’ambiente e quindi dell’interesse generale della società nel suo insieme e dall’altro il potere economico e produttivo.

Senza questa necessaria separazione e fin quando il capitalismo concentrerà in se stesso sia il potere economico sia quello politico e finanziario, nessuna politica di equità sociale sarà possibile.

Diventa obiettivo prioritario, quindi, riportare la libertà d’iniziativa, implicita nel sistema di produzione capitalistico, dentro i confini di un’azione compatibile con gli interessi generali.

Questo si potrà realizzare se saremo capaci di intervenire sia sulle contraddizioni di fondo dell’attuale sistema politico e finanziario, sia sulle contraddizioni implicite nei rapporti di produzione in tutti i loro aspetti, a partire da quelli giuridici, e restituire diritti e capacità di rappresentanza a tutti i SINDACATI dei LAVORATORI, autonomi e istituzionali. Per l’importanza dei fini che ci prefiggiamo non sarà possibile quindi limitare la proposta a una semplice alternativa di gestione degli istituti politici e delle regole esistenti che non preveda una profonda riforma delle stesse regole; né consideriamo di limitare l’azione politica alla sostituzione delle persone che rappresentano la classe dirigente.

L’attuale quadro di potere deve essere messo in discussione riconquistando gli spazi democratici nelle istituzioni centrali e locali per riportare in quei luoghi le istanze delle classi lavoratrici sfruttate, precarie e disoccupate, riconoscendo e valorizzando la volontà dei cittadini a partite dai territori.

Questa è la premessa per restituire alla collettività nel suo insieme il potere di gestire gli strumenti politici e finanziari della politica economica e monetaria, ora nelle mani delle banche e quindi in un palese conflitto d’interesse tra redditi e rendite, tra lavoro e capitale, tra collettività e classi privilegiate, tra profitti e necessità ambientali.

Il MovES è ambientalista e ecologista
Il capitalismo, nella sua volontà di dominio, al fine di ottenere profitto da qualunque ambito riguardi la vita degli esseri umani, nel corso dell’ultimo secolo è riuscito a indurre la maggioranza degli abitanti del pianeta, a pensare che bastasse comprare, spendere e piegare alla propria volontà ogni altro organismo vivente. Nell’ideologia del capitalismo tutto ciò che riguarda la Terra Madre è quindi CONSUMABILE.

Il capitalismo ha usato il bisogno naturale di ogni essere umano di migliorare le proprie condizioni di vita. Le masse si sono illuse di esercitare un potere di dominio sulla Natura e di soggiogare gli equilibri ambientali. Il miraggio di ottenere un benessere diffuso è stato riservato a quelle classi che potevano permetterselo, ma sempre e solo con lo scopo di lucrare profitti da ogni risorsa esistente.
Oggi siamo sempre più consapevoli di essere alla resa dei conti sul tema Ambiente e comprendiamo quanto sia drammatico il bilancio di questo illusorio progresso.

Tutto quello che in Natura ci circonda è parte di un sistema estremamente complesso che si è formato attraverso un’evoluzione durata milioni di anni e ciò significa che ogni particella che lo compone ha una sua precisa funzione. In ogni dinamica relativa all’Ambiente, c’è una ragione, c’è un perché, c’è un motivo preciso. Essa è il frutto di un’evoluzione e quindi tutto ciò che accade intorno a noi deve trovare risposta ai bisogni ESSENZIALI che riguardano l’umanità intera.

Da specie animale quale siamo, noi, invece, abbiamo sconsideratamente rimosso la consapevolezza che la Natura è madre e non matrigna e che nell’autoconservarsi protegge anche noi. Quindi, proteggendola proteggiamo noi stessi.

La Natura, in ogni sua espressione, nel suo perfetto equilibrio risponde ad un codice genetico. Ogni singolo elemento le appartenga, a sua volta entra in un codice ben più ampio e partecipa alla sua continuità e alla nostra di esseri umani.
Il capitalismo, invece, nel corso di due secoli, quel codice, generato in milioni di anni, lo ha snaturato per piegarlo alle logiche del profitto.

Ma è dal dopoguerra in poi, nel capitalismo, che lo sfruttamento delle risorse del pianeta ha subito un’accelerazione senza precedenti.

Nessuna forma vivente è più al sicuro.

Una forza politica di sinistra che nasce oggi, quindi, non può non considerare come vitale e primario, avere una visione ecologista e non può non pensare di ripartire proprio da un’economia non solo rispettosa dell’ambiente ma che addirittura entri in quell’equilibrio che è armonico e funzionale alla Natura stessa e quindi al genere umano.

Il MovES parte da questo assunto con la volontà di costruire una nuova società capace di provvedere non solo ai bisogni dei suoi cittadini, ma soprattutto di interferire il meno possibile con il Sistema-Ambiente a livello globale.

Consumare più responsabilmente, rilanciare un’agricoltura che non preveda lo sfruttamento intensivo della Terra Madre e avere di conseguenza un prodotto non manipolato, più sano e vicino alla salute delle persone, è l’obiettivo che ci siamo dati.

L’amore per la tradizione e l’eccellenza dei prodotti agro-alimentari che ci contraddistinguono nel mondo, perdono di significato se non si collocano entro cicli di produzione affini all’Ambiente e all’essere umano, se non si tiene conto della vocazione di ciascun territorio e se non si sottrae allo sfruttamento intensivo dannoso e disumano anche il mondo animale.

Il MovES intende ripensare completamente i sistemi per produrre energia abbandonando al più presto l’utilizzo di combustibili fossili in favore delle fonti rinnovabili sulle quali investire in maniera importante per far sì che il Paese non solo si muova verso un sistema economico che dell’ecologia faccia uno dei suoi principali punti di rilancio, ma soprattutto per ridurre sensibilmente ogni fonte d’inquinamento del suolo, dell’aria e dell’acqua.

È indispensabile diminuire in maniera drastica la cementificazione e il consumo di suolo. Il recupero delle aree urbane degradate e un’urbanistica “a misura d’uomo”, devono essere al centro della nostra politica affinchè gli spazi in cui l’essere umano si esprime diventino conformi ai suoi bisogni sia per quanto attiene alla salute sia per ciò che riguarda la possibilità di vivere e abitare in un contesto quanto più armonico e affine alla sua dimensione.

Il MovES respinge totalmente l’approvazione dei trattati transnazionali quali il TTIP e il CETA, in quanto ulteriori strumenti di dominio e sfruttamento da parte del capitalismo.

Lo spazio di azione per invertire la rotta su una tematica così importante quale è l’Ambiente è un corridoio che ormai si stringe giorno per giorno.

Il Movimento Essere Sinistra pone come urgenti questi temi e li colloca al centro delle sue politiche come impegno per il presente e nei confronti delle generazioni future.

Il MovES vuole l'Italia fuori dall'Euro e dalla UE
Il sogno dell’Europa dei Popoli che avrebbe dovuto diffondere benessere e prosperità si è drammaticamente infranto.
Il progetto d’integrazione europea si è manifestato per quello che realmente è, ovvero un piano premeditato di distruzione degli stati democratici e dei diritti dei lavoratori.

L’euforia dei primi anni, in cui l’adesione al meccanismo della moneta unica ha favorito una circolazione di capitali libera e spregiudicata, ha presto ceduto il passo alla più grave crisi finanziaria ed economica dalla fine della seconda guerra mondiale.
L’ingente massa di denaro messa in circolazione agli inizi del nuovo secolo, apparsa come ricchezza scaturita per incanto dal nulla, altro non era che il frutto dell’istigazione all’indebitamento privato nei confronti di cittadini e imprese dei paesi del Sud d’Europa, e quindi anche dell’Italia.

L’indebitamento privato è quindi presto diventato indebitamento pubblico insostenibile grazie allo scellerato e puntuale salvataggio delle banche con i soldi pubblici e la cessione di uno strumento fondamentale come la politica monetaria alla Banca Centrale Europea.
La BCE, banca di privati blindata dai Trattati europei, non risponde politicamente a nessun elettore e a nessun governo democraticamente eletto, così come la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, che insieme formano la famigerata Troika.

La BCE, con il pretesto della stabilità dei prezzi attua politiche che mirano solo a garantire la qualità del denaro e gli interessi di chi lucra profitti sul fabbisogno degli stati alla periferia d’Europa che non hanno altro modo di finanziare la propria spesa pubblica se non continuando a indebitarsi.

Questo meccanismo dell’inganno europeo è stato messo in piedi anche con la complicità di una sinistra snaturata che ha barattato i propri ideali in cambio della possibilità di governare per continuare a garantire gli affari delle proprie clientele ignorando i bisogni reali delle persone e gettando il nostro amato Paese in una trappola economica le cui conseguenze, a dispetto di ogni ottimistica propaganda governativa, sono sotto gli occhi di tutti: enorme aumento della povertà, disoccupazione strutturale a livelli drammatici, compressione dei salari, pesanti tagli allo stato sociale, alla sanità pubblica e alle pensioni, inasprimento fiscale, la distruzione dell’apparato produttivo industriale e della piccola e media impresa, insieme allo smantellamento e alla svendita delle imprese pubbliche.

L’inconsistenza di un’altra presunta sinistra, derivata da quella snaturata e, se possibile, ancora peggiore, sfrutta opportunisticamente questa situazione per invocare più Europa rivolgendosi a quella parte di elettori che imbevuti di ideologia e di anni di propaganda martellante, pur riconoscendo le conseguenze delle politiche europee non intendono rinunciare al sogno illusorio diventato incubo e ancora una volta non si sottraggono all’inganno, vaneggiando sulla riforma dell’Unione Europea e sull’integrazione da portare a compimento con integrazione politica ed Europa Federale.

Dopo i fatti di Grecia del luglio 2015 è palese che l’Eurozona è irriformabile e che quello che non è stato concesso ai Greci non sarà concesso a nessun altro popolo.

Non si può essere così ingenui da credere che i governi degli stati più ricchi d’Europa, Germania in testa che finora ha lucrato sulle differenze economiche tra gli stati approfittando della moneta unica che è strumento privilegiato del neoliberismo europeo, siano disposti a socializzare le perdite con gli stati più poveri e a distribuire i profitti, né sono previsti strumenti giuridici democratici per raggiungere l’obiettivo dell’Europa Federale essendo i Trattati accordi tra governi.

Le uniche riforme possibili nell’Eurozona sono quelle imposte dalla governance oligarchica europea e prontamente accolte dai governi italiani che si sono succeduti in questi anni: introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione, approvazione del fiscal compact, ovvero un rientro programmato consistente del debito pubblico che non ha nessuna giustificazione economica, svalutazione obbligata dei salari, distruzione dei diritti sindacali e dei lavoratori, incentivazione del precariato, esautoramento della sovranità popolare dello Stato, svuotamento della democrazia, privatizzazione della politica e, in ultima istanza, l’aggressione alla Costituzione italiana con lo svilimento dei principi e dei valori in essa contenuti che non è affatto esagerato considerare un vero e proprio attentato.

Tutto questo noi non lo possiamo permettere!

Se non vogliamo lasciare una questione di fondamentale importanza alle destre populiste e xenofobe che intendono utilizzare la sovranità monetaria nell’interesse parziale di quella borghesia che oggi comincia ad essere esclusa dagli effetti favorevoli di un patto sconsiderato con la governance europea, allora dobbiamo prendere atto che tutti gli obiettivi di una sinistra autenticamente popolare non sono compatibili con il quadro di potere europeo.

Il MovES, a differenza di coloro che cercano nella sovranità monetaria una nuova posizione di forza della borghesia nazionale nei confronti del capitale globalizzato, intende impegnarsi per liberare il nostro Paese dalla tirannia del capitale finanziario globale di cui le istituzioni europee sono strumento efficace e privilegiato e dare così inizio ad un nuovo percorso della storia che veda finalmente vivere la nostra Costituzione allo scopo di realizzare la democrazia e la giustizia sociale.
Tutto ciò sarà possibile solo se consideriamo prioritario individuare una strategia politica e i mezzi necessari per ripristinare una moneta statale emessa da una Banca Pubblica Nazionale alle dipendenze del Parlamento e del ministero dell’economia.
Non sarà un percorso facile, però è l’unico che possiamo e dobbiamo intraprendere con saggezza e determinazione.

L'azione politica del MovES parte dalle comunità territoriali
Come accennato nella prima parte di questo documento, l’azione politica del MovES sul territorio prevede che il nostro soggetto politico non miri a diventare un micro partito autoreferenziale e ininfluente.

É fondamentale mantenere un profilo di cooperazione con altri soggetti politici e movimenti e lavorare per una finalità più ampia che coinvolga tutte le realtà politiche presenti e a venire con cui condividere azioni politiche alternative a questo sistema di potere.

Lo spirito unitario è da ricercare con umiltà ma con determinazione sulla base di obiettivi di programma certi e condivisi, da realizzarsi nell’ambito di una struttura contenitore coerente e democraticamente organizzata e dentro la quale, Essere Sinistra come movimento, trovi una sintesi delle sue istanze presentandosi come soggetto collettivo, in cui le voci di tutte le pluralità che hanno contribuito a costruire il nostro movimento vengano espresse in maniera unitaria e coerente.

La doppia azione che ci riserviamo nel nostro agire politico proprio è da svolgersi sia sul piano democratico istituzionale sia su quello della mobilitazione democratica e pacifica, costruita insieme alle varie componenti sociali nei luoghi dove il conflitto e il disagio sono la realtà misconosciuta dai vertici della politica istituzionale: i quartieri, i luoghi di lavoro, le associazioni di disoccupati e le libere associazioni di cittadini in generale, i sindacati istituzionali che si aprono a prospettive di lotta concreta, i sindacati di base, le scuole e fino giungere ai centri sociali e alla grande ricchezza di intelligenze giovanili presenti nelle Università.

Manifesto del MovES

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