Riceviamo dai compagni del Comitato Regionale del PCI della Calabria, questo documento e volentieri pubblichiamo.
Il Coordinamento Nazionale del MovES

 

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DOCUMENTO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ CON 41 VOTI FAVOREVOLI DAL COMITATO REGIONALE DEL PARTITO COMUNISTA DELLA CALABRIA IL 20 APRILE 2018

NON PARTECIPEREMO AL CONGRESSO FARSA DEL PARTITO DI ALBORESI E PALERMI

La speranza che si era accesa nel giugno 2016, con l’Assemblea costituente di San Lazzaro di Savena, e che tanto entusiasmo aveva suscitato nel mondo comunista, è stata distrutta per la grave irresponsabilità di un gruppo ristretto, che nella guida del partito ha dimostrato tutta la sua inconsistenza, inadeguatezza e incapacità.
In soli due anni è stato bruciato un patrimonio di militanza, di esperienza, di passione che rappresentava una ricchezza a disposizione del partito e che è stata colpevolmente sperperata.
A questo esito, così disastroso, si è giunti attraverso una serie di passaggi, di cui qui di seguito si elencano gli aspetti più salienti:

Il sabotaggio organizzato e sistematico, operato dal ristretto gruppo nazionale, della decisione assunta dal Comitato Centrale del 26.11.2017, che aveva deciso di lanciare la raccolta delle firme per la presentazione della lista del partito e di mobilitare il partito in tale direzione;

l’annullamento della seduta del Comitato Centrale del 16 dicembre da parte della Commissione Nazionale di Garanzia, a seguito di una votazione che non aveva dato alcun esito e che, invece, la presidente arbitrariamente aveva considerato valida, mentre Alboresi, addirittura, aveva dato l’adesione a Potere al popolo senza averne alcuna delega;

la violazione dello Statuto, avvenuta nella riunione del Comitato Centrale del 30 dicembre, con un voto ritenuto nullo e illegittimo dalla Commissione Nazionale di Garanzia, perché l’esito della votazione era stato truccato con metodi da rubagalline e con la manipolazione dei votanti, da parte della presidenza;

l’adesione illegittima e antistatutaria alla lista Potere al popolo, senza neanche consultare la base del partito;

la mancata discussione e approvazione delle candidature da parte del Comitato Centrale in aperta violazione dell’art. 13 dello Statuto;

il costante tentativo di impedire il regolare funzionamento della Commissione Nazionale di Garanzia e, quindi, di ostacolare l’operatività dell’organismo di controllo e di garanzia, che aveva il solo torto di voler fare rispettare lo Statuto e di non piegarsi ai voleri del gruppo ristretto nazionale, fino a giungere al suo completo affossamento;

il fallimento elettorale della lista Potere al Popolo che con l’1% ha ottenuto un risultato totalmente negativo, che addirittura rappresenta meno della metà dei voti che nel 2013 furono presi da Rivoluzione Civile, con le immediate conseguenze che quel risultato determinò;

le finte dimissioni del Segretario, della Presidente e della Segreteria nazionale che escono dalla porta e rientrano dalla finestra, garantendosi la gestione dell’ordinaria amministrazione fino al congresso e facendosi nominare in blocco nella Commissione Congressuale nazionale;

la scelta del ristretto gruppo nazionale, fintamente dimissionario, di imporre la convocazione di un congresso nazionale con un documento unico, che è stata approvata da una maggioranza del Comitato Centrale che risulta piegata alle logiche peggiori, senza neanche avere il buon senso di lasciare formalmente libertà alla Commissione Congressuale di presentare una proposta riguardante le fondamentali regole congressuali, come invece sarebbe stato ovvio e scontato: risulta paradossale che si affidi alla Commissione congressuale il compito di proporre il regolamento del congresso, ma, contemporaneamente, le regole fondamentali del congresso sono state già fissate e imposte a maggioranza, con un procedimento tipicamente renziano;

un congresso, che per le modalità già decise e imposte, si presenta come una vera e propria camicia di forza che impedisce la partecipazione democratica e la discussione libera: tutto il contrario di quello che sarebbe stato necessario, dopo il disastro di Potere al popolo e che si poteva realizzare solo consentendo, quantomeno, la possibilità di presentare documenti diversi senza nessuna scelta precostituita in partenza e dando a tutti e a tutte la possibilità di essere protagonisti del 1° Congresso Nazionale;

un congresso nazionale convocato, cosa più unica che rara, senza neanche conoscere ad oggi, fatto assolutamente incredibile, il numero degli iscritti al partito nel 2017 che passano a piacimento da 6.000 a 8.000, con numeri ballerini e assolutamente inverosimili in alcune federazioni, a conferma dell’opacità del tesseramento e della mancanza delle più elementari garanzie di trasparenza e di controllo della platea congressuale che, peraltro, sarà determinata da un delegato ogni 20 iscritti, mentre in questa situazione, di crisi verticale e di profonda divisione, la regola minima di garanzia democratica sarebbe stata quella di eleggere i delegati sulla base dei partecipanti reali ai congressi territoriali e dei voti ottenuti dai singoli documenti.

Per mano di un ristretto gruppo nazionale, guidato da Alboresi e Palermi, abbiamo purtroppo assistito al rovesciamento della linea dell’Assemblea costituente, ad un grave disorientamento e sbandamento politico, all’accentramento della direzione in poche mani con conseguente cancellazione della collegialità (dal 16 dicembre 2017 la segreteria nazionale non è mai stata convocata fino a quando non sono state presentate le liste dei candidati), all’assunzione di scelte in spregio alla legalità statutaria, all’affossamento della Commissione Nazionale Garanzia, a fenomeni gravissimi di degrado etico e morale, all’autoreferenzialità di una ristretta cerchia aggrappata ad un effimero potere, al sovvertimento delle decisioni assunte.

Tutto ciò ha determinato un processo di collasso del partito e di allontanamento e di fuoriuscita di tanti compagni e tante compagne, che è stato ulteriormente favorito e alimentato da un metodo di governo assolutamente sordo a qualsiasi proposta e richiesta e totalmente cieco di fronte alla frana rovinosa che ha investito il partito, a causa delle scelte sbagliate ed arbitrarie assunte dal ristretto gruppo nazionale.

E’ stato sostanzialmente calpestato lo spirito dell’Assemblea costituente, affermato a parole, ma rinnegato nei fatti, sia per quanto riguarda il tema della ricostruzione del Partito Comunista Italiano e sia perciò che concerne il necessario perseguimento dell’obiettivo dell’unità dei comunisti. Neppure l’esito disastroso della lista Potere al Popolo, nella quale era impegnata una parte del partito, ha portato a quella severa e rigorosa analisi critica ed autocritica, che era doverosamente richiesta, per salvare il Partito dal rischio incombente e concreto di una rottura dell’impresa costituente avviata nel 2016.

Anzi, dimostrando una totale chiusura di fronte all’evidenza della realtà, il partito di Alboresi e Palermi continua ad essere parte integrante di Potere al Popolo, anche se qualcuno cerca di imbrogliare le carte di fronte a questa evidenza. A conferma di quanto affermato ricordiamo che nel Comitato Centrale dell’11 marzo, subito dopo il risultato disastroso delle elezioni del 4 marzo, è stato bocciato il documento presentato dal compagno Michelangelo Tripodi che chiedeva l’immediata uscita da Potere al Popolo.

Si persevera, quindi, diabolicamente nell’errore, pur sapendo che è stata sbagliata l’adesione a Potere al Popolo e che il suo fallimento è la chiara espressione della sua confusione teorica e ideale, della contraddittorietà, ambiguità e negatività del programma (in particolare sull’Europa, sulla giustizia, sulla cancellazione dell’art. 41 bis, sulla politica internazionale, ecc.) e di una deriva movimentista e mutualistica, antitetica al progetto di ricostruzione del PCI e di unità dei comunisti.
Risulta quantomeno paradossale che i responsabili massimi della implosione del partito siano gli stessi che si preparano ora alla loro autocelebrazione congressuale.

Hanno distrutto il partito con la scelta di Potere al popolo e adesso sono pronti anche a gestire il dopo Potere al popolo. Sempre loro e sempre gli stessi. Avevano ragione prima e hanno ragione ora.
E noi che eravamo contro la scelta, rivelatasi fallimentare, di Potere al popolo avevamo torto allora e continueremo sicuramente ad avere torto, anche se costoro dovessero decidere di uscire da Potere al popolo.

Tutto ciò denota quanto sia screditato e privo di qualsiasi credibilità e consenso il gruppo ristretto nazionale, a partire da Alboresi e Palermi, tenuto insieme solo dalla voglia di mantenere l’occupazione dei posti di comando in un delirio di autoconservazione, nell’abbarbicamento ossessivo al più effimero dei poteri.

Costoro hanno infangato il nome del Partito Comunista Italiano e hanno strumentalizzato i sentimenti, la passione e l’entusiasmo di tante comuniste e tanti comunisti, provocando solo delusione, amarezza, sfiducia e scoramento.

Pertanto, sulla base delle considerazioni sopraesposte, il Comitato Regionale del Partito Comunista della Calabria decide:

1) di non legittimare, con la partecipazione dei comunisti calabresi, il congresso farsa del partito di Alboresi e Palermi, che rappresenta uno strumento per costruire una soluzione preconfezionata e precostituita, con l’imposizione di regole che impediscono la partecipazione democratica e mortificano la libertà di scelta;

2) di trasformare il comitato regionale in coordinamento regionale dei comunisti calabresi, mantenendo ferma e, ove possibile, rafforzando l’organizzazione politica dei comunisti nella regione Calabria e puntando a tenere compatto e unito il partito calabrese;

3) avviare una consultazione democratica, ampia e partecipata con i compagni e le compagne delle sezioni e delle federazioni della Calabria;

4) di lanciare un appello per la costruzione di una rete di relazioni e un raccordo con le organizzazioni territoriali e con i compagni e le compagne che su tutto il territorio nazionale condividono la scelta compiuta e vogliono continuare con modalità diverse il percorso avviato a giugno 2016, rimettendo al centro il tema ineludibile dell’unità dei comunisti;

5) di promuovere, nelle forme e nei tempi politicamente possibili, un’iniziativa a carattere nazionale con tutti i compagni e le compagne disponibili per discutere insieme sulla linea politica e sulle scelte organizzative che possono essere alla base di un lavoro politico comune per la ricostruzione del partito comunista italiano e per l’unità dei comunisti.

Siamo assolutamente convinti della giustezza del pensiero di Antonio Gramsci, quando diceva: “Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio“.

E anche noi, pur nella consapevolezza di essere nani seduti sulle spalle di giganti, ci accingiamo a fare la stessa cosa. Abbiamo scelto da comunisti di non piegare la testa di fronte ai soprusi, alle sopraffazioni, alle prepotenze e alle ingiustizie da chiunque fossero stati perpetrati.
Così ci hanno insegnato ad agire grandi compagni come Girolamo Tripodi detto Mommo, venuto a mancare da poco tempo. Pochi giorni fa abbiamo ricordato quello che è stato Mommo Tripodi come sindacalista, come dirigente politico, come Sindaco e come parlamentare e rappresentante delle istituzioni.
Tutti hanno potuto vedere chi è stato Mommo e cosa era il PCI.

Per sapere cos’è un comunista e qual è la sua diversità, è sufficiente leggere la storia di Mommo Tripodi, la sua voglia di riscatto e di progresso sociale, la sua capacità di guardare avanti. Sempre in testa, sempre in prima fila in ogni battaglia, dalle lotte delle gelsominaie, agli scioperi delle raccoglitrici di olive e dei braccianti, alla resistenza per fermare la centrale a carbone, all’impegno strenuo contro la ‘ndrangheta. Sempre capace di porre al centro la lotta per il lavoro e per i diritti degli oppressi e degli sfruttati. Sempre capace di innovare la sua stessa esperienza; in particolare quando con la sua opera di Sindaco trasformò il comune di Polistena in una città moderna e progredita, esempio di buon governo per la Calabria e per l’Italia.

Per non disperdere questo patrimonio politico proponiamo di realizzare, insieme alla famiglia, un’iniziativa permanente che, partendo dalla storia di Mommo Tripodi e dalle storie di quelli come lui, diventi strumento di memoria, di cultura e di formazione politica.
I comunisti e le comuniste che in tutta Italia condividono questo documento e che intendono partecipare al percorso politico che qui viene indicato sono invitati/e a comunicare la loro adesione al progetto, inviando una mail al seguente indirizzo:

[email protected], oppure telefonando ai seguenti numeri: 3357646119 – 3491318982 – 3356157890 – 3498014125 – 3283871239.

Inoltre, fin d’ora, invitiamo tutti i sostenitori di questo documento politico a darne la massima diffusione, utilizzando tutti i mezzi di comunicazione possibili, ivi compresi i social personali.
Anche per Mommo Tripodi dalla Calabria lanciamo il grido di battaglia dei comunisti: AL LAVORO E ALLA LOTTA.

 

Lamezia, 20.04.2018

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