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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra – MovES
 

L’esito delle elezioni in Germania esprime in maniera netta quella che è la deriva presa da decenni dalla sinistra in tutta Europa.

 

Il ripiegamento completo sulle politiche delle destre neoliberiste, l’incapacità di interpretare un disagio sempre più dilagante non solo in alcuni paesi del sud Europa ma anche in Germania, dove la povertà continua ad aumentare (Sahra Wagenknecht di Die Linke dichiarava già 2 anni fa che in Germania oltre 3 milioni di persone non sono in gradi scaldarsi in inverno per la crescente povertà) e l’assoluta mancanza di posizioni nette, capaci di rappresentare realmente e realisticamente un’alternativa al sopravanzare delle destre estreme, ne hanno sancito la disfatta.
Malgrado ciò, non ci stupiremo di ulteriori altri appoggi della SPD al governo di Angela Merkel, in continuità al sistema di potere attuale.
 
Superfluo dire che quello che storicamente è sempre stato il ruolo della sinistra è più che vacante mentre le destre neofasciste e neonaziste sono di certo pronte a fornire soluzioni alternative al sistema.
 
Come sempre accade, lo spazio vuoto che si crea a livello politico viene occupato dalla destra; dovremmo esserne coscienti proprio perchè è la Storia stessa a mostrarci quale sia l’incapacità che viene reiterata, ma un po’ ovunque in Europa le sinistre faticano a comprendere che non è più ora del moderatismo.
 
Questo restituisce anche l’idea di quanto, certi organismi di sinistra, siano lontanissimi dalla dimensione reale del disagio che serpeggia tra le persone.
 
La stessa esperienza di France Insoumise dimostra che proprio mantenendo la barra in modo fermo a sinistra, i risultati arrivano.
Lo stesso vale per Die Linke che per la prima volta riesce ad ottenere un risultato migliore di quello dei Verdi ma che fatica ancora a rappresentare il reale bisogno del popolo tedesco.
 
L’era del falso riformismo in chiave socialdemocratica si è conclusa con una disfatta che ha polverizzato la rappresentanza politica di sinistra ovunque in Europa.
Non le persone hanno perso gli ideali di sinistra, ma i partiti politici hanno svenduto un secolo di storia in difesa delle fasce deboli e dei lavoratori, al neoliberalismo.

È perciò lecito affermare che la maggiore responsabilità dell’avanzata del neoliberalismo e delle destre estreme oggi, sia ancora tutta di una sinistra che ha perduto se stessa.

 

L’incapacità, inoltre, di fornire proposte politiche che sappiano cogliere il disagio verso un sistema totalitario quale è il neoliberismo nelle sue espressioni di governo nei paesi della zona euro, consente ai peggiori nazionalismi di avere la meglio.
Anche in materia euro ed uscita dalla UE, le sinistre che hanno la scena in Italia, rispondono in maniera inefficace e debole, lasciando campo libero alle peggiori destre.
 
Infatti anche in Italia non si contano le realtà in cui i governi locali del PD sono sostenuti da partiti che si definiscono di sinistra antiliberista e antisistema.
 
Fino a che tra le dirigenze di una certa sinistra dilagherà l’alibi che i popoli europei, non ultimo quello italiano, siano incapaci di comprendere il passaggio storico che vivono, esclusivamente al fine di poter operare scelte politiche miranti unicamente a tutelare gli interessi partitici e le rendite di posizione di alcune entità, non possiamo che prepararci ad un momento storico che pensavamo non sarebbe mai più ritornato.
 
La Francia di Mélenchon ogni giorno ci dimostra che la strada da perseguire è un’altra ed è quella del tornare tra le persone, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle piazze, con le politiche francamente di sinistra, senza se e senza ma, senza più andare verso accordi compromissori e mistificanti in nome di un ipotetico pericolo incombente cui, tra il popolo, non crede più nessuno.
 
Politiche quindi in grado di interpretare e rappresentare il disagio grave che ogni cittadino vive nel suo quotidiano, politiche radicali capaci di dare risposte immediate, di reagire prontamente agli insulti continuativi del sistema, radicali nel non accettare più, mai più, compromessi al ribasso da caricare solo sulle spalle di chi è già in ginocchio.
 
Ma si badi bene: questa sinistra che già esiste non è sinistra radicale anche se l’etimo della parola sarebbe corretto.

Questa sinistra, necessaria come mai prima d’ora, è solo Sinistra.

Quella ancora in grado di visione sul domani, capace di essere se stessa nei suoi più importanti capisaldi: pane, lavoro, giustizia sociale.

 
Una Sinistra, quindi, che dice no al nemico giurato delle democrazie, che lotta per l’applicazione della Costituzione, che difende la sovranità del proprio popolo, che si batte contro la violenza verso le donne e il pieno riconoscimento dei loro diritti, che mette l’ambiente al centro delle sue politiche a tutela dell’essere umano, che crede fermamente nella Scuola Pubblica, che combatte strenuamente le privatizzazioni, che tutela la Sanità Pubblica e le pensioni, che dice NO EURO, NO UE e NO alla NATO e ad ogni guerra, che difende i più deboli e si schiera con coraggio contro ogni totalitarismo.
 

Una Sinistra anticapitalista e antiliberista quale deve essere per potersi definire tale e quindi capace di ridisegnare e delineare il cambiamento necessario a questo paese.