unione-governo

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

Le elezioni hanno prodotto la disfatta politica che sappiamo.
Non vince nessuno, perde il Paese perchè il solo vero vincitore è l’Unione Europea.
La lente attraverso la quale guardiamo la formazione del governo, è deformata e ci fa credere che a decidere siamo ancora noi col nostro voto del 4 marzo, ma non è affatto così.

Alla luce di una legge elettorale che pare possibile sia stata fatta da Rosato con la speranza di far risorgere il patto del Nazareno, alla fine sembrerebbe essere risultata gradita alla UE per poter arrivare ad una coalizione trasversale al Parlamento, stile Große Koalition tedesca o, meglio ancora per gli oligarchi, ad un governo tecnico.
La politica italiana, però, è un bel po’ diversa da quella tedesca e le larghe e vastissime intese sono funzionali unicamente al dettato dell’Unione Europea che vuole azzerare le distanze politiche tra destra e sinistra, così come esige il neoliberismo per far sparire la politica italiana una volta per tutte, specialmente quella di sinistra.

Il M5s sta a questo gioco e si profonde in inchini, attraverso la voce di Luigi Di Maio, alla ligia osservanza delle regole europeiste e atlantiste quindi è logico e naturale concludere che, il Movimento 5 stelle che ha conquistato una montagna di voti per essersi proposto come antisistema, alla fine vi appartiene.
È confermato e lo dimostra (un atto politico su tutti) l’aver tentato un’apertura al PD.
Non è perchè (in apparenza) non ci sia più Renzi, che allora il PD può diventare un interlocutore credibile o, come i tanti aderenti al M5s vogliono far credere, che Di Maio abbia agito così per stanare il PD.
Era un atto politico da evitarsi e basta,
Innanzitutto perchè non c’era più nulla da stanare e perchè lo stesso PD è IL PRIMO FAUTORE DELLE POLITICHE DELLA MACELLERIA SOCIALE IN ITALIA.
Come possa un Movimento antisistema, aprire a chi è strenuo e feroce rappresentante e attuatore di quel sistema, non si spiega se non considerando la normalizzazione ormai avvenuta del M5s.

Restiamo comunque in attesa degli sviluppi, ma se non si formerà un governo con la destra salviniana e berlusconiana, allora un governo tecnico è l’ipotesi tanto più probabile quanto più amata dalla UE.

Pierre Moscovici, nel frattempo, continua a ricordarci che siamo prossimi al commissariamento.
Si procede perciò spediti con la perdita di sovranità e quindi di democrazia che tanto aggrada ai tecnocrati e agli oligarchi europei e globalisti.

Ma quello che nessuno (o troppo pochi) stanno rilevando, è come si sta muovendo l’Unione sia sul piano economico (vedere il prossimo bilancio UE) e sul piano MILITARE.

E’ uscito un post dal nostro blog sull’argomento e il panorama fa tremare le vene ai polsi.
Ce lo aspettavamo, visto l’ampliamento del trattato di cooperazione NATO-Unione Europea di oltre un anno fa, passato anch’esso sotto silenzio generale, e visto quello che via via si delinea a livello mediorientale.
Ma una maggiore militarizzazione dell’Europa con la creazione di un’area Schengen dedicata allo scopo militare e l’impegno economico previsto per la messa a norma delle infrastrutture, al fine di poter far transitare mezzi pesanti – a fronte di tagli considerevoli previsti nel bilancio UE su politiche agricole e ai fondi di coesione – restituisce un’immagine per nulla rassicurante.
Ovviamente risulta chiaro che tutto va in una sola direzione: contro la Russia, sul piano geopolitico e strategico ma pure dichiaratamente contro i paesi membri della UE in già grave difficoltà.

Dunque, noi continuiamo a discutere dei giochi di palazzo (tali sono e non cambierà NULLA col prossimo governo se sarà politico e presto in tanti potranno accorgersi fra quache tempo che è vero quanto affermiamo) mentre è lo scenario internazionale che non va perso di vita un solo giorno.

Nel frattempo, se qualcuno sta accarezzando l’idea che si torni al voto, sappia che è diventato ormai un uso normale quello di parlare a nuora perchè suocera intenda, quindi di fare alcune dichiarazioni pubbliche solo per spaventare qualcun altro nel quadro politico italiano, così che se ne possa pilotare la conclusione.

Non si voterà. A giugno meno che mai.
In primis perchè non ci sono i tempi tecnici.
In secundis perchè NESSUNO ha interesse a farci votare.
In terzis perchè la UE non lo vuole.

I confini della nostra politica non sono più quelli di Roma ma quelli di Bruxelles e Francoforte, quindi in un territorio al di fuori dei confini nazionali, in un organismo SOVRANAZIONALE come quello dell’Unione Europea.
Prima lo capiremo, prima libereremo il paese da questa nuova occupazione colonialista.
Dimensione carattere
Colors
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: