Militarismo europeo

Documento politico CN – Relazioni internazionali di pace e cooperazione tra i popoli – 02_2017 del 23/06/2017

Ieri, 22 maggio, al Consiglio UE, è stata raggiunta l’intesa di cooperazione MILITARE su difesa comune e lotta al terrorismo.

Donald Tusk ha affermato che si è fatto uno storico passo avanti per la difesa europea.
Jean Claude Juncker ha aggiunto che si sono trovati tutti concordi sul fondo per la difesa comune.

Oggi una nota dell’agenzia Reuters riporta che Wolfgang Schäuble ha dichiarato che se gli Stati Uniti lasceranno che Russia e Cina dominino nelle proprie sfere d’influenza, sarà la fine del mondo liberale ed ha aggiunto che toccherà all’Europa farsi carico di difendere il mondo liberale e democratico qualora gli Stati Uniti dovessero dimostrarsi impreparati a far fronte a tale compito.

Nell’estate dello scorso anno (se n’è parlato pochissimo) è stata allargata e definitivamente sancita, la cooperazione militare tra UE e NATO con un ampliamento delle attività anche a livello informatico al punto che “la NATO ha ufficialmente riconosciuto il cyberspazio come il quinto dominio operativo militare, dopo terra, aria, cielo e spazio. Ciò potrebbe implicare una eventuale risposta, anche militare da parte della Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord in caso di un grave attacco informatico contro uno degli stati membri.

Dopo i fatti di Torino di poche sere fa, si assiste al consenso da parte di diversi commentatori sulla rete, del ritenere legittimo un simile intervento della Polizia stanti le regole scritte che oggi vietano l’uso di bottiglie di vetro in piazza.

Della serie: spiace che sia avvenuto ma se ci sono delle regole vanno rispettate.

Quindi parrebbe che ci sia già una propensione al consenso verso la militarizzazione di una città e all’accettare sempre più severe limitazioni alla libertà individuale.

Ora, davanti a tutte queste informazioni, anche senza voler unire i puntini, pare lecito pensare che, in nome della lotta al terrorismo, sarà visto come normale, appunto, che vengano adottate ulteriori restrizioni alla libertà su larga scala dai diversi governi degli stati membri UE.

In un tempo in cui il sistema sa perfettamente di essere seduto su un calderone che potrebbe ribollire fino a tracimare – poichè è ben conscio che sta per sferrare un ulteriore attacco e forse anche quello definitivo ad altri popoli europei – a fronte delle intese raggiunte ieri a Bruxelles, viene da pensare che il quadro generale potrebbe virare verso sistemi sempre più repressivi della libertà di espressione e di manifestazione del dissenso, per giunta col placet dei popoli di quei paesi che si doteranno delle misure che gli oligarchi assumeranno con l’alibi della difesa dal terrorismo.

Avere un quadro complessivo in cui il controllo viene esercitato in maniera totalitaria, alla fine, non è forse quello cui mira il neoliberalismo con la distruzione definitiva delle democrazie europee?

E quale migliore strumento usare per raggiungere uno degli obiettivi fondamentali del neoliberalismo, se non il terrorismo e la presunta lotta contro di esso?

Niente di nuovo sotto al sole, si potrebbe pensare, ma relativamente, poichè se è vero che le mire sono quelle di entrare militarmente in Siria e di tenere Putin sotto attacco, è anche vero che la sensazione di essere ad un passaggio storico estremamente grave è sempre più evidente e in assenza di un’opposizione concreta data l’assenza di una sinistra forte e organizzata nei paesi chiave dell’Unione.
Considerando tutto quanto sta accadendo in queste ultime ore unitamente alle dichiarazioni dei vari personaggi in questione, viene spontaneo quindi pensare che il coinvolgimento della UE in un conflitto bellico sia tutt’altro che remota.

Pertanto, che alla fine i popoli europei dei paesi che saranno oggetto di simili misure, una volta abituati ad un certo clima repressivo saranno più inclini ad accettare un coinvolgimento diretto dei propri paesi in una nuova guerra, non solo può essere lecito immaginarlo ma sarebbe addirittura dovuto, se vogliamo poter attivare in tempo utile le misure per far sì che non accada.

Ed è qui che si apre il più grande vulnus del nostro tempo.

Ogni forza francamente di sinistra deve operare per la pace.

Dovrebbe impegnarsi strenuamente per far entrare l’Italia tra i paesi non allineati proprio in osservanza all’art.11 di quella Costituzione che tutti si sperticano a dire di voler difendere, salvo poi non agire costruttivamente affinchè venga applicata nel solo modo REALMENTE POSSIBILE ossia liberandola dalle catene in cui i trattati l’hanno ridotta.

È ancora questo il vero problema di chi dice di essere di sinistra, ovvero il sottacere che il nodo gordiano che definisce se ci salveremo, è la scelta se uscire o rimanere nella UE.

L’Unione, giorno dopo giorno, conferma la sua volontà di annientamento della democrazia per riuscire a trascinarci tutti in un baratro senza fine da cui usciranno vincitori quei capitalisti finanziari e non che determinano il senso delle nostre esistenze come mai prima d’ora.

Se a sinistra si continuerà a non voler affrontare il problema alla radice, sarà impossibile tornare ad essere sovrani delle decisioni che ci spettano di diritto, anche per quanto attiene ad un possibile coinvolgimento dell’Italia in quello che sembra sempre un più probabile conflitto bellico a cui la UE pare essere molto seriamente interessata a partecipare.

 

Documento redatto da Ivana Fabris, Coordinatrice Nazionale Responsabile

(approvato e sottoscritto da tutto il Coordinamento Nazionale del MovES)