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di Ivana FABRIS – COORDINATRICE NAZIONALE RESPONSABILE
Movimento Essere Sinistra – MovES
 
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Che si condivida o meno la posizione indipendentista della Catalogna, appare evidente che ciò che ha spinto il governo spagnolo ad una simile barbarie repressiva nei confronti di chi chiede la secessione, sia di ben altra natura.
 
Valutare quanto avvenuto ieri, estrapolandone la vera ragione, induce perciò al rischio di fare l’analisi sbagliata.
 
La richiesta di indipendenza da parte della Catalogna è qualcosa che attiene alle problematiche che la UE genera in tutta Europa.
Quella che doveva essere (a detta loro) l’Europa dei popoli, oggi è palese stia generando solo GRAVI conflitti interni agli stessi popoli e che rimbalzi ovunque dilagando come un virus che mette a ferro e fuoco le democrazie anche attraverso atti forza e repressione selvaggia laddove ancora si riesca a rappresentare almeno una minima parte di ciò che significhi.
 
Appare dunque chiaro che il sistema UE stia andando progressivamente sempre più all’angolo e tema di venir stretto nella morsa che i popoli ormai stanchi e stremati, gli imporranno anche prendendo esempio dal referendum spagnolo.
 
Inoltre, il dissenso che porta ad una reazione popolare è quanto di più inviso e temuto dal sistema e che, come ovvio, il Moloch UE faccia tutto quanto in suo potere per reprimerlo il più efficacemente (ferocemente) possibile.
 
Rajoy, nelle sue dichiarazioni televisive, ieri sera non aveva argomentazioni se non quelle di circostanza ma la sconfitta del suo governo è palese – non solo per i risultati che parlano di 90% di favorevoli alla secessione – così come quella del sistema UE che scatena conflitti sanguinari e violenti ovunque la situazione gli sfugga di mano.
 
Piegarsi come ha fatto Rajoy al volere del sistema neoliberista UE – che mira alla destabilizzazione delle democrazie pur di arrivare a nuovi giri di vite contro la libertà di manifestare – per impedire un referendum che avrebbe dovuto invece concedere nel suo pacifico svolgimento (tanto più che secondo il governo di Madrid è consultivo) fino al punto di rischiare un’ondata repressiva in Spagna, ma addirittura fino al rischio di una nuova guerra civile, significa generare un odio profondo che continuerà per moltissimi anni tra lo stesso popolo spagnolo.
 
Un fenomeno di cui siamo stati osservatori anche rispetto ai Balcani e che ha portato alla parcellizzazione di quell’area con quanto poi ne è derivato in materia di divisioni e odio in uno stesso popolo e, naturalmente, con il solo scopo di generare enormi profitti per il sistema.
 
La debolezza del governo spagnolo si evidenzia tutta proprio in quegli atti di violenza contro persone inermi (nelle immagini si vedono anziani trascinati via di peso e ragazzini sanguinanti) e conferma che la democrazia spagnola è davvero ancora molto fragile oltre al dover constatare che il franchismo non è mai del tutto morto e che questo referendum ha tutto il sapore di un conto aperto con il franchismo, da saldare.

A prescindere comunque dal merito delle ragioni del referendum, il MovES esprime solidarietà al popolo della Catalogna così vilmente e ferocemente insultato dal governo spagnolo, servo delle élite globaliste al pari di quanto mettono in atto tutti i governi dell’Eurozona.


Non resta comunque che da confermare che il vento della repressione del dissenso e quindi dell’instaurarsi e strutturarsi di totalitarismi, coinvolge sempre più tutta quella parte di Europa dove la protesta assume contorni importanti.
 
Dalla violenza delle forze dell’ordine e il centinaio di arresti al G20 di Amburgo questa estate, agli arresti addirittura per flagranza di reato differita (!) nei confronti di Andrea Bonadonna, leader del Centro Sociale Askatasuna, dopo il G7 di Torino di sabato, alla protesta francese di inizio anno e di questi ultimi giorni e a tutti i cortei in Italia che, seppur pacifici, finiscono con le manganellate e le cariche, bisogna solo denunciare che, come da manuale, il neoliberismo mira unicamente a generare quel caos nei paesi che infetta al fine di ottenere maggiori restrizioni per limitare proprio la possibilità di reazione e di protesta dei diversi popoli.
 
In tutto questo, ci mancava solo Luigi Di Maio (candidato alla Presidenza del Consiglio in caso di vittoria del M5s alle prossime politiche) con le sue dichiarazioni sui sindacati.
 
Ed ecco fatto, adesso che anche una possibile futura forza di governo che si definisce antisistema attesta simili posizioni, non ci resta altro da dire se non che il cerchio del totalitarismo attuale e futuro si è chiuso davvero.