senzatetto

di Francesco MAZZUCOTELLI

Giorgio era lì che ciondolava alla rotatoria con una mela in bocca. Le poche macchine tirano diritto, pensando che sia un tossico o un ubriacone. Gli zero gradi pungono il viso ed entrano nelle ossa.

Mi fermo a chiedere se ha bisogno di aiuto. Mi chiede un passaggio verso una struttura di prima accoglienza in un paese a sette minuti di macchina.
Giorgio racconta che ha cinquant’anni e che è stato un perito chimico fino a un anno e mezzo fa.

Una vita relativamente normale. Poi i tagli al personale e qualche scelta sbagliata gli hanno fatto perdere tutto quello che aveva, e si è trovato nel giro di pochi mesi in mezzo a una strada.

Giorgio racconta l’umiliazione, il senso di vergogna, le botte nei parcheggi, il disorientamento e la rabbia di non sapere più dove andare a sbattere la testa. Dice di aver pagato trent’anni di contributi e “sempre l’otto per mille alla Chiesa cattolica” e oggi di ricevere un euro e venti centesimi al giorno per mangiare e dover elemosinare un posto al riparo dove dormire la notte.

Chissà se quello che mi racconta è tutto vero, ma in fondo che differenza fa?

Mi domanda di me e decido di raccontargli anche i miei fallimenti e le mie paure.

Ci lasciamo nel parcheggio della struttura di prima accoglienza. Giorgio mi dice di tenere duro perché insegnare è “immensamente importante”. Ci stringiamo la mano e ci auguriamo a vicenda buona fortuna, dicendoci che per stanotte un tetto sulla testa ce l’abbiamo.

Quando già pensavo di avere la bella storiella natalizia da raccontare, intravedo nello specchietto retrovisore che il portone non si apre. Cerco il numero di telefono della struttura e chiamo.

Risponde un giovane impacciato che in burocratese mi comunica che la struttura è piena. Colgo una leggera stizza: con tutte le grane che già abbiamo, ci mancano anche questi samaritani del cazzo del venerdì sera.

Con un’inquietudine montante cerco il numero di telefono di altre strutture di prima accoglienza, immaginando di fare un altro pezzo di strada. Giro la macchina verso il portone, ma Giorgio è scomparso.

Quest’anno per me la notte di Natale è arrivata l’11 dicembre invece del 24, e come allora tutte le locande della città erano piene.

La notte di Natale è arrivata, e non c’è stato nemmeno bisogno di zufolate e statuine di gesso.

 

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(immagine dal web)