TAP, STRATEGIA DI PROFITTO E DI DOMINIO

TAP, STRATEGIA DI PROFITTO E DI DOMINIO

gasdotto-tap-dominio

 

di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Movimento Essere Sinistra MovES

 

TAP è l’acronimo che simboleggia ben più di quello che rappresenta per il territorio salentino. TAP è una strategia adottata dal neoliberismo per raggiungere il proprio fine: il profitto ad ogni costo e con ogni mezzo a propria disposizione e il dominio.

Oltraggia e annichilisce tutto ciò che può rappresentare un impedimento al sistema che esso impone. Prova con ogni mezzo ad annientare ogni forma di resistenza ad esso calpestando la dignità, il diritto alla vita e i diritti fondamentali per i quali si lotta affinchè vengano rispettati.

Troppe TAP sono originate dal neoliberismo, un sistema di potere che è strutturato e organizzato, forte degli intrecci che ha creato con i poteri politici, economici e di comunicazione diventando esso stesso un insieme di tali forze.
Travalica tutto.

Senza rendercene pienamente conto viviamo una epoca che ricorda da molto vicino il “Nuovo Medioevo”: da una parte una Monarchia (neoliberismo e le oligarchie bancarie), vassalli (UE e i suoi trattati), valvassori (i governi) e valvassini (i servitori del neoliberismo) e dall’altra i servi della gleba (i popoli), gli schiavi (chiunque può essere sfruttato in ogni modo) e i ribelli.

Risiedo in una zona che vive quotidianamente e continuamente la sua TAP, dove il territorio ha subito in quaranta anni profonde trasformazioni e che ricalca la storia del nostro Paese.

Da una società agricola ad una industriale e immobiliare selvagge senza il rispetto per il proprio territorio.

Eco-X, disastro ENI, discariche abusive e a cielo aperto, inquinamenti industriali fino a non voler farci mancare la costruzione di un gigantesco termovalorizzatore bio gas.

 

  

 

 

 

 

 

 

Il profitto ad ogni costo e lo chiamano progresso.

Ci dicono in tanti che è per migliorare le nostre condizioni di vita, che se ne traiamo le nostre comoditá e agi di vita è grazie a questo sistema.

In pratica ci indorano una pillola che è letale.

Ma come a Melendugno – dove si è creata una coscienza comune ribelle al sistema neoliberista e organizzata nel noTAP e dove ha trovato le sue avanguardie, dove si rischia la propria serenitá per difenderla (solo dei criminali per il sistema) – anche nel mio territorio, come in altri, ci sono focolai di resistenza che devono essere alimentati, dove si prende vita pian piano la coscienza per questa nuova resistenza e ci si organizza in altrettante avanguardie.

Perchè, proprio contro quel dominio, Melendugno e No TAP siamo tutti noi.
TAP: DOPO I COLPI DI MAGLIO, I COLPI DI FIORETTO

TAP: DOPO I COLPI DI MAGLIO, I COLPI DI FIORETTO

 

del COMITATO NO TAP

 

Per imporre questa grande opera inutile, dannosa, anacronistica e che si sta rivelando per quello che realmente è – una grande truffa organizzata ai danni delle popolazioni europee, che prende il nome di corridoio sud del gas – lo Stato sta spalleggiando una multinazionale privata, prima nascondendo o cambiando le carte in gioco (di oggi la notizia che il TAR del Lazio ha accolto la denuncia di un cittadino Salentino che chiedeva l’accesso a ‘serie storiche delle tabelle mensili riepilogative dello stato di ottemperanza alle prescrizioni ante-operam’, accesso che era stato negato dai ministeri), poi mettendo in campo una repressione sproporzionata, che dire eccessiva è dir poco.

Repressione che ha portato alla militarizzazione di un intero territorio e alla sospensione della democrazia, con l’instaurazione di una zona rossa.
Ma non si sono fermati. Immediatamente sono piovuti fogli di via e ammende che puntano a colpire, anche economicamente, l’opposizione alla grande opera.

 

Ma il maglio ferrato di multinazionale, governo e questura, trova il suo apice negli accadimenti del 9 di dicembre, quando, come tutti ricordiamo, 52 amici e compagni si erano avvicinati alla zona rossa, un gesto simbolico che si è trasformato in un pomeriggio in cui il Salento è sembrato una provincia dell’Azerbaijan.

 

In quegli stessi giorni, scopriamo che TAP fa pubblicità sulla rivista del sindacato di polizia e che una carrozzeria, vicina alle forze dell’Ordine, è tra le 16000 aziende, associazioni, etc, che hanno preso dei regali da parte dell’Azerbaijan.

Strano vero? Anche a noi è sembrato molto strano.
Come strano è stato, ieri notte (mercoledì, ndr), che le forze di polizia non facessero entrare nel cantiere, tenendoli al varco per 50 minuti, gli ufficiali della polizia locale e i dirigenti dell’ufficio tecnico.

Ma il maglio, a quanto è dato capire, ha fatto fare una brutta figura a tutti i soggetti che assecondano il mega progetto, una figura brutta nel periodo natalizio, bruttissima a ridosso dell’apertura del periodo pre-elettorale.

Allora, via, sparisce la zona rossa, ma non lo spropositato numero di forze dell’ordine.
Ma chi ha pagato questa zona rossa?
Chi paga il ripristino dei luoghi dopo la devastazione per metterla in piedi?
Chi paga alberghi e diaria per tutto questo esercito chiamato a difendere il “mafiodotto”?

A queste domande non troveremo mai risposta ma non è difficile intuire che, come per il gasdotto (vedete articoli de “L’Espresso”, “Left”, e quanto riporta sulle sue pagine Re:Common e quanto emerso dalla trasmissione “Report”), lo pagherà il contribuente.

Il maglio non va bene, andiamo di fioretto.
È di oggi (giovedì, ndr) la notizia che la questura sta chiamando nostri attivisti per una tiratina di orecchie. Provvedimento orale a fine pedagogico, un provvedimento dal gusto un poco retrò, anni trenta, anni bui per la nostra nazione, anni bui per l’umanità.

I funzionari di polizia invitano i nostri ragazzi, già colpiti da provvedimenti ben più pesanti, a sapersi comportare.

Questi signori sembrano indicare la strada del buon senso quando in tutta questa storia, il buon senso, lo ha dimostrato solo la popolazione, quella popolazione che ha attuato un’opposizione puntuale, di coscienza e conoscenza del problema, una forte opposizione determinata nel voler salvaguardare e tutelare il territorio e i propri diritti come sanciti dalla Costituzione.

Quella Costituzione che in questi mesi abbiamo più volte visto calpestare da chi ci ha giurato sopra, e parliamo di quei politici e funzionari di polizia che difendono il TAP e vessano la popolazione.

TAP: IL RE È NUDO

TAP: IL RE È NUDO

 

del COMITATO NO TAP

 

Che TAP iniziasse a vacillare era visibile a tutti. Questa notte (ieri, ndr) ne abbiamo avuto conferma.
Ormai non può più nascondersi dietro pratiche effimere di pubblicità ingannevoli, dietro la scorta costante di uno stato assuefatto dal potere di una multinazionale straniera.
Il re è nudo perché il TAR inizia a dare ragione ai ricorsi dei cittadini, che chiedono di rendere pubbliche pratiche che Tap cercava di nascondere, relative alla verifica periodica delle ottemperanze prescritte.

Il re è nudo perché 8 sindaci hanno richiesto la riapertura delle indagini relative al gasdotto Tap, viste le tante ombre che si nascondono dietro all’ intero progetto e che crescono di giorno in giorno.

Il re è nudo perché Tap cerca di lavorare nell’ ombra, ma la tenacia, la preparazione e la competenza degli attivisti non glielo permette. E mentre le autorità preposte vanno a controllare i loro lavori notturni, Tap non le fa entrare in cantiere, facendole sostare fuori per 50 minuti. Perché? per poter nascondere qualche illecito?

Il re è nudo perché ormai è stato smascherato l’inganno di un’ opera divisa in più tronconi per evitare normative restringenti, e tutta Italia si sta accorgendo che Tap non è più un problema di Melendugno ma di tutti.

Il re è nudo ed ha paura, perché sa che le sue malefatte emergono.
E cosa fa un re indifeso e privo di quella maschera che nasconde il lercio? Si rivolge al suo fido scudiero: lo Stato.

La polizia aumenta, la repressione si accentua (fogli di via e chiamate in questura per “avvisi orali” sono ormai all’ordine del giorno), la tutela nei confronti di un re vacillante si fa estenuante.
Lo stato diventa garante di un’opera privata, mettendo contro le forze dell’ ordine (a tutelare gli operai che non facevano entrare i vigili, erano presenti diversi poliziotti in assetto anti sommossa).
Uno Stato che copre le nudità del suo re…

Oggi continuano a lavorare, imperterriti, con una velocità e una foga che dimostrano la volontà di portare il prima possibile a termine un qualcosa che altrimenti rischia di esplodere.

Noi siamo lì, saremo sempre lì, ad ogni ora del giorno e della notte. Chiunque può ci raggiunga sul cantiere, aumentiamo sempre di più!!!

 

Il re è nudo, e noi attendiamo con veemenza la sua caduta.

 

 

 

       

 

(immagini di proprietà del COMITATO NO TAP)

TAP: RIPRENDONO I LAVORI DELLA VERGOGNA

TAP: RIPRENDONO I LAVORI DELLA VERGOGNA

Era chiaro che non si sarebbero fermati.
Ma non ci fermeremo nemmeno noi che insieme alle popolazioni salentine la vergogna dell’insulto di questo mostro NON LO VOGLIAMO e lotteremo insieme perchè non venga realizzato!

Coordinamento Nazionale Movimento Essere Sinistra – MovES

 

 

del Comitato NO TAP

 

Dopo due giorni di tregua, riprendono oggi i lavori (della vergogna, ndr) a San Basilio, una devastazione attuata in un clima di terrore sempre più acuto.

Non si trivella oggi, per fortuna. Le ditte che operano al soldo di Tap stanno provando a ripristinare quei muretti a secco distrutti nella costruzione di una zona rossa dal sapore di regime.

 

 

 

Tutto questo avviene sotto l’occhio vigile di centinaia di uomini delle forze dell’ordine, messe a disposizione di una società privata da uno stato succube, uno Stato che concede il bene pubblico ai favori del privato.

Una continua presa in giro per ogni cittadino onesto: un plotone in divisa viene schierato in difesa di un’opera definita “mafiodotto” da diverse inchieste giornalistiche; lo stesso plotone viene utilizzato per smantellare la zona rossa, un qualcosa di illegale dal disgustoso sapore dittatoriale; e, ancora una volta, lo stesso plotone viene utilizzato per difendere il goffo tentativo di ripristinare i luoghi così come erano prima, inconsapevole del fatto che quella cicatrice, agevolata da uno Stato cieco, non verrà mai rimarginata.

Ministri, prefetto, questore: chi paga tutto ciò? Su chi gravano le spese di uno scempio da voi protetto? Di chi è la colpa per un territorio devastato, militarizzato, umiliato?

Non ci aspettiamo un sussulto di onestà da chi ormai ha deciso di mettere da parte il bene di una popolazione, a favore di una società privata straniera… Ma abbiate almeno il coraggio di dirci che ci state ammazzando con i nostri stessi soldi, con i sacrifici di migliaia di persone oneste che avete deciso di reprimere!

 

SAN BASILIO E SAN FOCA SONO ANCORA, PERENNEMENTE, TRISTEMENTE MILITARIZZATI…

 

Dimensione carattere
Colors