LA NUOVA UNIONE EUROPEA INIZIA NEL SEGNO DEL RIGORE

LA NUOVA UNIONE EUROPEA INIZIA NEL SEGNO DEL RIGORE

 

di Luca FANTUZZI

 

La nuova UE inizia a prendere forma… nel segno del rigore

Lo scoop lo ha fatto, qualche giorno fa, El País. Domani la Commissione discuterà di possibili modifiche strutturali dell’architettura dell’Euro. Su due binari: la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo e l’individuazione di un Ministro delle finanze europeo.

L’ESM, per chi non lo sapesse, è una organizzazione internazionale istituita con un trattato diverso da quelli che fondano la UE, attivo dal 2012, che garantisce assistenza finanziaria a Paesi in difficoltà sotto vincoli di condizionalità (che, ai sensi dell’art. 12 del trattato istitutivo, “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite”). I prestiti, a tasso variabile o fisso, sono spesso concessi in accordo con Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI); pertanto lo Stato assistito firma un Memorandum di intesa con questi tre soggetti – ESM, BCE, FMI – congiuntamente noti alle cronache come Troika. L’ESM è gestito da un Consiglio dei governatori, formato dai ministri finanziari dell’Eurozona, e da un Consiglio di amministrazione nominato dal Consiglio dei governatori: le decisioni sono prese ora a maggioranza semplice, ora a maggioranza qualificata; quest’ultima, di fatto, si traduce in un diritto di veto per gli Stati che hanno versato oltre il 20% delle risorse del Fondo; cioè, ovviamente, Germania e Francia.

Il Ministro delle finanze europeo è, invece, un’araba fenice, nel senso che (come vedremo) sono anni che ne parlano un po’ tutti, e tutti in modo diverso. In Germania, si immagina il sacerdote dell’austerità, che – nel quadro di una “condivisione di sovranità” – monitora il livello di debito dei Paesi membri e pone veti sulle politiche fiscali di questo o quello Stato; in Francia, un gestore di risorse comuni (pro domo Galliae) che – all’interno di una per ora inafferrabile “solidarietà europea” – riduce gli shock asimmetrici con strumenti ad hoc (più o meno ampi a seconda delle diverse posizioni politiche).

Ma da dove viene questa proposta così “rivoluzionaria” come quella che martedì discuterà la Commissione? Facciamo un passo indietro.

Il 22 febbraio 2016 il governo italiano pubblica un position paper che riporta una “Proposta strategica dell’Italia per il futuro dell’Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità”.

Verso la fine del lungo testo, si legge un peana nei confronti dell’Unione bancaria: “per rendere l’Unione monetaria davvero irreversibile, dobbiamo gestire la comune casa europea con l’adozione di una visione sistemica comune. Un’unione monetaria più forte ha bisogno di istituzioni comuni più forti istituzioni… L’istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) è stato un importante passo avanti per la gestione delle crisi dei debiti sovrani, attraverso l’utilizzo delle risorse messe in comune… Un obiettivo ambizioso sarebbe trasformare l’ESM in un Fondo monetario europeo. Nel breve termine, l’ESM dovrebbe diventare una garanzia per il Fondo Unico di Risoluzione [una specie di fondo interbancario di tutela dei depositi su scala europeo, talmente unico che resterà diviso in comparti – uno per ciascun Stato membro – fino al 2023, N.d.R.], onde salvaguardare efficacemente la stabilità finanziaria nell’Unione…”.

E subito dopo: “a lungo termine, l’Unione monetaria deve essere dotata di una capacità fiscale correlata ai compiti di promozione degli investimenti e riduzione degli impatti del ciclo economico… Queste funzioni possono essere gestite da un Ministro delle Finanze dell’Eurozona. Il valore aggiunto di un Ministro dell’Eurozona potrebbe essere quella di eseguire una politica fiscale comune e di assicurare che una politica fiscale coerente ed equilibrata sia perseguito a livello aggregato. A questa fine, si renderebbe necessario un bilancio dell’Eurozona, con risorse adeguate. Naturalmente, un tale ministro dovrebbe essere politicamente attrezzato per svolgere questo ruolo. Anche se questa figura potrebbe essere costituita in seno alla Commissione europea…, sarebbe importante che avesse un forte legame anche con il Parlamento europeo”.

A maggio 2017, anche a seguito del suicidio in diretta di Marine Le Pen, è eletto Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, il quale – già a fine estate – lancia un ampio piano di riforma dell’Unione europea che va nel senso di una sempre maggiore integrazione fra gli Stati membri. Tra i punti qualificanti del piano, proprio l’elezione di un Ministro europeo delle Finanze, che addirittura dovrebbe gestire un bilancio separato per la sola Eurozona. Juncker, nel suo discorso sullo stato dell’Unione europea (calco provincialotto di quello, omonimo, annualmente pronunciato dai Presidenti USA), a settembre riprende le idee di Macron, seppure reintroducendo le competenze di questo Ministro nel quadro del bilancio dell’intera UE, cosa che richiederebbe alcuna modifica dei Trattati.

A ottobre (notare come i tempi si fanno sempre più stringenti: come una valanga, si ingrossa e prende velocità man mano che scende a valle) Wolfgang Schäuble – lasciando la propria carica di ministro delle finanze tedesco e di membro dell’Eurogruppo – fa circolare il c.d. non paper (qui il testo originale, qui una mia traduzione), nel quale detta il proprio testamento ideale: mantenimento dell’ESM su un piano intergovernativo al fine di conservare la posizione di preminenza garantita alla Germania dall’attuale statuto del Fondo; attribuzione al medesimo sia di un potere di intervento per la prevenzione delle crisi finanziarie degli Stati membri (e non solo, come oggi, per la risoluzione di crisi già conclamate), sia della competenza relativa al monitoraggio del rispetto, da parte degli Stati membri, delle regole del Fiscal Compact (oggi tale competenza è attribuita alla Commissione che, nell’ottica di Schäuble, ha un atteggiamento troppo morbido in quanto parzialmente inquinato da logiche politiche); previsione di un sistema di dissesto controllato delle finanze statali simile al bail-in attualmente in vigore per gli Istituti di credito (“i seguenti elementi dovrebbero essere inseriti nel Trattato ESM: a) la posticipazione automatica delle scadenze dei Titoli di Stato nel caso in cui sia stato concesso un programma ESM; b) l’obbligo di effettuare una ristrutturazione completa del debito se ciò è necessario per garantire la sostenibilità del debito; c) al fine di prevenire resistenze…”, l’introduzione di un sistema per cui basta un solo voto per la ristrutturazione dell’intero debito dello Stato, senza necessità di ulteriori votazioni sulle singole serie di obbligazioni).

Ecco che ora la Commissione – forse approfittando di un momento di eccezionale debolezza (relativa) del governo tedesco – cerca di trovare una sintesi che venga incontro alle esigenze dei due principali azionisti di questa Unione di figli e figliastri.

In effetti, secondo El País il testo della Commissione può essere inquadrato come un accordo di compromesso fra la posizione francese (Ministro delle finanze UE, inserimento dell’ESM nei Trattati dell’Unione, ampliamento del budget in funzione anti-ciclica) e la posizione tedesca (ben descritta da Schäuble che anzi, con la sua consueta franchezza, mostra come l’ampliamento dei poteri dell’ESM e l’elezione di un Ministro delle finanze siano due proposte inconciliabili), ma con significative aperture a favore della visione che del futuro dell’Unione ha Macron.

Il Superministro delle finanze sarà non solo vicepresidente della Commissione stessa, ma anche presidente dell’Eurogruppo, rappresentante dell’Unione presso il G-20, nel Fondo Monetario Internazionale e, in generale, in tutte le organizzazioni che trattano temi economici su scala globale; oltre a questo, probabilmente gestirà il Fondo monetario europeo e il futuro bilancio dei fondi di sostegno per le riforme (il bastone per i Paesi dell’Euro) e per la convergenza (la carota per quelli non appartenenti all’UEM). Di contro, l’ESM trasformato in FME dovrebbe rimanere su un piano intergovernativo (all’Italia, per aver avuto il ruolo di ventriloquo che introduce in tempi non sospetti temi cari ai potenti, dovrebbe schiudersi la porta del diritto di veto nel Fondo), ma per il momento non dovrebbe vedersi attribuire competenze che sono proprie della Commissione (che, evidentemente, non vuole perderle).

Ma la battaglia, da questo punto di vista, sarà in sede di discussione innanzi il Consiglio dell’Unione Europea. Per quell’epoca, la Germania avrà un nuovo governo, noi probabilmente saremo nel mezzo di una nuova crisi finanziaria, ci consoleremo che a calare dal nord non sarà più la Troika (il marketing non lo permette) ma il ben più spendibile FME.

 

FONTE: IL FORMAT

UNIONE EUROPEA DEI POVERI, NON DEI POPOLI

UNIONE EUROPEA DEI POVERI, NON DEI POPOLI

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra MovES
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L’ESPERIMENTO IN GRECIA, esperimento in vivo, cioè nella carne vive del popolo greco (precisiamolo che è meglio) da parte dei tecnocrati della famosa Unione Europea dei popoli, è PERFETTAMENTE riuscito.
I neoliberisti della UE lo affermano a piè sospinto, Mario Monti prima di tutti gli altri.
 
Lo affermano e lo applicano come un protocollo di passaggi già testati e perfettamente funzionanti a TUTTI i paesi della zona euro.
Chiaramente con livelli ed effetti diversi ma non così diversi come crediamo.
 
QUINDI CI CONVINCONO che non sia il sistema neoliberista e ordoliberista, il problema, ma CHE SIANO I NOSTRI POPOLI a non fare bene i famigerati compiti a casa, ad essere spendaccioni, a volere un welfare che non si possono permettere perchè hanno abusato delle casse dello Stato.
 
IN GRECIA FECERO LO STESSO.
La propaganda è stata micidiale negli anni della fase preparatoria all’intervento del MES* (vedere nota in fondo) e successivamente della Troika.

BEN SAPENDO quale fosse la condizione greca, l’Unione Europea avallò i bilanci truccati rifinanziando a pioggia le banche greche per salvare le proprie, consapevole pure che presto sarebbe saltato il tappo e che quindi paesi come la Germania avrebbero potuto così, dare via al sacco di quel povero paese (intendiamo il popolo greco).

IN OGNIDOVE, in quel passaggio, i media ci hanno stordito del mantra sui greci, affermando che quello greco fosse un ‘popolo di cicale‘ a differenza delle formichine tedesche, e tutto perchè dovevano preparare il consenso dell’opinione pubblica mondiale rispetto all’aggressione che poi la Troika avrebbe effettuato sul popolo greco e sui beni di quello Stato.
 
ESATTAMENTE COME STANNO FACENDO CON NOI, per convincerci che siamo noi stessi i SOLI RESPONSABILI di quanto presto accadrà.
 
MA LA VERITÀ È UN’ALTRA.
La verità è che se Atene piange, Sparta non ride.
Già Sahra Wagenknecht, di Die Linke, il Partito della Sinistra Tedesca, in un suo intervento qui al Bundestag nella primavera 2015 (dal minuto 4.58) e in quest’altro del luglio 2015, dove evidenziava le gravi difficoltà in cui versano le fasce deboli della popolazione tedesca e se guardate un po’ ATTENTAMENTE questo trafiletto di un’ANSA di pochi mesi fa, potete ben capire quali siano le condizioni di lavoro in Germania.
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PERTANTO, se avete letto, DA ADESSO IN POI, mettiamoci TUTTI IN TESTA che la colpa NON è nostra perchè lavoro, scuola, welfare SONO DIRITTI di ogni popolo e sono quei diritti che il sistema neoliberista toglie A TUTTI, per fare cassa e massimizzare i profitti sulla pelle della gente!
In Italia, poi, a dispetto di quanto presumeva l’Unione Europea che sarebbe accaduto, ovvero che la povertà sarebbe scesa di circa oltre 2 milioni di persone, ci ritroviamo invece a leggere che i dati ISTAT dichiarano che le persone ridotte in povertà sono invece aumentate e, rispetto alla previsioni dell’Unione Europea, sono circa 5 milioni IN PIÙ.
 
NESSUNO SPRECO può condurre ad una simile miseria.
Chi afferma una simile bestialità, sta solo sfruttando il sentimento popolare a proprio vantaggio perchè anche eliminando la corruzzzzione e gli sprechi, non cambierà MAI nulla, giacchè il vero problema risiede nelle politiche economiche di questo sistema rappresentato e agito dall’Unione Europea.
Intanto, però, noi italiani ci stiamo credendo perchè ci martellano da anni con questa vergognosa campagna mediatica.
 
QUESTO è ciò che dunque DOBBIAMO COMBATTERE.
Per farlo, iniziate da qui.
LEGGETE, LEGGETE e fate sapere a TUTTI quale sia la verità!
 
 
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*Meccanismo europeo di stabilità – MES in inglese European Stability Mechanism, ESM – detto anche Fondo salva-Stati (!!!), anche se in realtà salva solo le banche con i NOSTRI soldi, quelli che ciascun governo aderente ai trattati europei vi accantona ogni santissimo anno, soldi che vengono sottratti agli investimenti ESSENZIALI per la vita di una nazione.
MA ANCORA NON AVETE CAPITO CHI RAPPRESENTA MACRON?

MA ANCORA NON AVETE CAPITO CHI RAPPRESENTA MACRON?

Emmanuel Macron

Emmanuel Macron ha un programma politico euro-ortodosso, di pieno rispetto delle regole della UE.

È un uomo allevato nel nido delle élite finanziarie e di alto rango, quindi espressione DIRETTA della Troika in seno ad una democrazia.

Tutto quello che farà sarà né più né meno applicare il solito diktat: tagli su tagli al pubblico e austerità.

La famigerata Commissione Europea ha già dichiarato che anche la Francia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità.

Questa storia oltre a fare senso, fa anche schifo e non si capisce quale diritto abbiano per determinare che un paese viva al di sopra delle sue possibilità.
Rispetto a cosa? Rispetto a chi?
E come mai tutti stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità?

Il mantra è sempre lo stesso.
Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e adesso la Francia.
Uno ad uno vanno giù tutti.

E nessuno, NESSUNO, dice che la Finlandia sta diventando la Grecia del nord.

Ma non vi viene un dubbio?
Quindi, secondo logica, Macron sarà per la Francia quello che Renzi è stato per l’Italia: il liquidatore dello Stato in tutte le sue forme.

Continua, quindi, il saccheggio delle risorse dei paesi dell’eurozona da parte del neoliberismo.
Dove passa lascia solo fame e miseria.

Senza più potersi autodeterminare nelle scelte politiche, economiche e sociali, si decreta il danno strutturale delle economie, ma da far pagare unicamente ai lavoratori.

Si elimina definitivamente chi è già ai margini.

E c’è ancora chi nega che ci sia una guerra in atto solo perché non scorre il sangue per le strade.

Certo Macron non fa dichiarazioni violente, xenofobe e non è omofobo, ma quando poi non sarà garantito il diritto al lavoro, alla casa e all’assistenza sanitaria gratuita, conterà davvero qualcosa potersi sposare se si è gay?

Però Macron è il male minore e il pericolo è SOLO la Le Pen.

Ok, se lo dite voi…

P.S.: com’era la storia che il popolo francese non è il popolo italiano e che non sono pecoroni come noi?
A giudicare da questo voto non sembrano esserci granché differenze.

Ivana Fabris

25 Marzo. Saremo in piazza contro la UE, contro l’Euro e la Nato

25 Marzo. Saremo in piazza contro la UE, contro l’Euro e la Nato

Contro l'EUropa

CONTRO I TRATTATI DELLO SCHIAVISMO GLOBALIZZATO

di Coordinamento Nazionale MovES

Come ha scritto sul nostro blog Luigi Brancato, che partecipa con passione e grande coinvolgimento al Coordinamento Nazionale del MovES, il 25 Marzo non c’è nulla da festeggiare: i Trattati europei rappresentano un pericolo per tutti i popoli d’Europa. Sono il vincolo stringente e asfissiante del totalitarismo economico ordoliberista, della finanza globale sulla politica e quindi sull’ordinamento democratico dei suoi Stati membri.

D’altra parte lo stesso Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco,  lo affermò candidatamente e senza mezzi termini prima del referendum greco: le elezioni nazionali non possono cambiare gli accordi presi con la Commissione Europea e la BCE – “Elections change nothing. There are rules” (Le elezioni non cambiano niente. Ci sono delle regole).

Molte “anime belle” che si dicono “di sinistra” non vogliono ricordare quelle parole e la terrificante colonizzazione finanziaria della Grecia che ne è seguita.

E non vogliono comprendere che mai ci sarà e mai sarà possibile un’altra Europa.

Lo dimostrano nel modo più chiaro sia le provocazioni razziste nei confronti di tutta l’Europa del Sud di Jeroen Dijsselbloem, sia la volontà dello stesso Dijsselbloem e del governo tedesco di trasformare il Meccanismo di Stabilità Europeo MES – un trattato anticostituzionale che sostituisce i poteri nazionali con le decisioni della Troika – in un Fondo monetario europeo che governi in modo assolutamente antidemocratico le politiche di bilancio di tutti gli Stati europei.

CONTRO TUTTO QUESTO DOBBIAMO LOTTARE E MANIFESTARE. TANTISSIMI E UNITI.

Non possiamo permettere, dopo aver evitato con il nostro NO al referendum costituzionale un regime semipresidenziale a tendenza autoritaria, che il nostro Parlamento e la volontà sovrana della popolazione italiana sia sostituita da quei banchieri e da quel modello di austerità che sono all’origine della povertà crescente degli italiani e del nostro debito nazionale.

IL 25 MARZO manifestiamo CONTRO l’Unione Europea e i 60 anni di Trattati neoliberisti e imperialisti. CONTRO l’ euro e la NATO.

Il corteo “Contro la Ue, l’euro e la Nato” convocato dalla Piattaforma Sociale Eurostop, dai Movimenti e Territori per il No Sociale e dagli Studenti in Lotta. partirà alla 14 da Piazzale Ostiense a Roma.

Il MovES-Movimento Essere Sinistra CI SARA’.

Piazzale Ostiense è il luogo storico della Resistenza antifascista italiana. Di lì il corteo muoverà attraverso il quartiere Testaccio per poi concludersi in Piazza Bocca della Verità, nei pressi del Campidoglio. Questo il percorso completo:

Piazzale Ostiense, via Marmorata, via Galvani, via Luca Della Robbia, via Giovanni Branca, via Marmorata, Lungotevere Aventino, Piazza Bocca della verità.

Incontriamoci tutti alle 13.45 alla fermata della Metro “Piramide” – Linea B.

E poi facciamo sentire la nostra voce e la volontà di opporci con tutte le nostre forze contro la fine della democrazia e dei nostri diritti costituzionali al LAVORO, AL WELFARE, ALLA VITA!

 

Fermate Schäuble. E scendiamo subito da questa unione monetaria e bancaria

Fermate Schäuble. E scendiamo subito da questa unione monetaria e bancaria

dal Coordinamento Politico Nazionale del MovES

Il colonialismo della Germania colpisce ancora. Dopo aver impedito alla Grecia di sviluppare il proprio programma politico di salvataggio del paese, e avergli imposto un nuovo rovinoso piano di prestiti che non potranno mai essere restituiti, il modello economico tedesco impone ai Paesi dell’Unione Europea la distruzione del sistema creditizio privato.

Così afferma Vladimiro Giacchè, in un’intervista su AbruzzoWeb.

Giacchè è autore, tra l’altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come “Anschluss – L’Annessione“, e il recente “Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile“.

Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell’ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze tedesco ha imposto ancora una volta la sua visione ordoliberista dell’Unione Monetaria e Bancaria e ha impedito venisse approvata la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. “Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale da non ridurre, ma anzi enfatizzare le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona”.

Il tutto mentre ancora non si placano le polemiche sul crack delle quattro piccole banche – Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti – da anni in grave difficoltà ma “miracolate” grazie al decreto “salva-banche” del governo italiano “aggrappato” alle regole europee.

“L’unione bancaria – spiega Giacchè – si fonda su tre pilastri: il primo è la sorveglianza della Banca centrale europea sulle banche europee, il secondo è il Resolution Mechanism, il sistema accentrato per la gestione delle crisi bancarie nei paesi aderenti all’area euro, e il terzo quello che avrebbe dovuto essere la mutua garanzia tra le banche a livello europee. E che, a quanto sembra, almeno per il momento non ci sarà”.

I tre pilastri sono debolissimi e tutti favorevoli alla Germania.

Il primo è stato negoziato dalla Germania, secondo Giacchè  “per sottrarre alla sorveglianza europea gran parte del suo sistema bancario. Prendiamo le casse di risparmio, le cosiddette Sparkassen, che in Germania sono 417 e fanno crediti per mille miliardi di euro: soltanto una di esse sarà controllata da Bruxelles grazie al fatto che il livello minimo di attivi necessari per essere vigilati da Bruxelles ammonterà a ben 30 miliardi di euro. Visto che il sistema bancario tedesco è meno concentrato rispetto a quelli italiano e francese, ad esempio, aver posto la soglia minima per essere vigilati da Bruxelles a un livello così alto è stato un ingiustificato privilegio per la Germania”.

Il secondo, invece, “prevede che siano sostanzialmente impediti gli aiuti di Stato alle banche in crisi”.
Le banche in difficoltà, infatti, dovranno in primo luogo chiedere i soldi ai loro azionisti, ai loro obbligazionisti e anche ai loro depositanti, il cosiddetto bail-in.

Ma qui, avverte Giacchè, sorge un ‘piccolo’ problema, poiché “dal 2008 in poi gli Stati europei hanno versato un fiume di denaro per salvare le loro banche, una cifra di 1.616 miliardi di euro che, se si includono le garanzie, supera il muro dei 5 mila miliardi”.

Ma, precisa l’economista, “a fronte di quella cifra citata prima, gli aiuti italiani alle banche in crisi ammontano ad appena 15 miliardi di euro, tra l’altro prestiti a titolo oneroso alle banche e non finanziamenti a fondo perduto. Quindi la situazione è questa: tutti i grandi sistemi bancari europei a parte il nostro sono stati salvati con enormi flussi di denaro pubblico, parliamo di cifre superiori a quelle sborsate negli Usa, riportando in vita sistemi bancari che erano in sostanza falliti nel loro insieme e quindi alterando gravemente la concorrenza tra le banche in Europa”.

“Ma l’Italia non ha fatto nulla di tutto ciò: quindi, negoziare una restrizione degli aiuti di Stato generalizzata e valida per tutti allo stesso modo in realtà congela il vantaggio concorrenziale acquisito da alcuni sistemi bancari grazie al denaro dei contribuenti.

Si tratta di una misura solo apparentemente equa, che in realtà è gravemente iniqua a danno dell’unico Paese che non aveva impegnato il bilancio pubblico per i salvataggi. Si sarebbe potuto pensare che alla luce di tutto questo l’Italia avrebbe potuto almeno godere di un occhio di riguardo da parte di Bruxelles in relazione alla recente richiesta di creare una bad bank, ossia un veicolo societario in cui far confluire gli asset ‘tossici’ delle banche, o anche soltanto il via libera all’utilizzo del fondo interbancario di tutela dei depositi per risolvere la crisi delle quattro banche italiane. Ma nulla di tutto questo è accaduto, l’atteggiamento di Bruxelles, in entrambi i casi, è stato di ingiustificata chiusura”.

Dunque, per i primi due pilastri, il “riassunto” di Giacchè è semplice: il primo ha delle regole con effetto asimmetrico sui diversi sistemi bancari, il secondo costituisce un ingiustificato privilegio nei confronti di chi ha speso soldi enormi per salvare banche decotte.

“Due a zero contro l’Italia e il suo sistema bancario”, praticamente.

E il terzo pilastro?

“Non ci sarà – commenta lapidario l’economista – anche se un meccanismo di mutua garanzia tra le banche europee, non più nazionale ma europeo, avrebbe rappresentato la vera alternativa agli aiuti di Stato. Apparentemente, questa è la scusa ufficiale, perché Schäuble teme di dover pagare per altri sistemi bancari in crisi, crede cioè che il famoso risparmio tedesco venga impiegato per salvare altri sistemi bancari. Questo è quello che racconta e che purtroppo anche i nostri giornali ripetono. Qui però vanno fatte notare due cose. Per ora è il risparmio degli altri Paesi che ha salvato le banche tedesche, e non viceversa. In effetti il Meccanismo europeo di stabilità (Esm), ossia il cosiddetto Fondo ‘salvastati’, è servito prima a mettere in sicurezza i cattivi crediti delle banche tedesche e francesi alla Grecia, ossia a trasferire il rischio sui contribuenti europei, poi a salvare le banche spagnole. Dunque, il risparmio degli italiani è già servito più volte in questi anni a risolvere i problemi dei sistemi bancari altrui”.

“Insomma – dice ancora Giacchè – volendo buttarla in battuta si potrebbe tradurre così le parole del ministro delle finanze tedesco: ‘vogliamo evitare che in futuro capiti ai risparmiatori tedeschi ciò che grazie a noi tedeschi è capitato ai risparmiatori italiani’. Ma anche questa traduzione sarebbe troppo benevola. Perché il vero motivo della ferma opposizione di Schäuble è la paura che rientri dalla finestra ciò che lui ha tenuto fuori buttandolo fuori dalla porta: ossia che qualcuno in Europa possa finalmente guardare dentro il sistema bancario tedesco, che è e deve rimanere ‘opaco’. La posizione di Schäuble sarebbe una difesa della poca trasparenza del sistema bancario tedesco”.

“E il perché è molto semplice da spiegare.

Per partecipare a un sistema di mutua garanzia, ovviamente, l’intervento delle singole banche è misurato dalla rischiosità che esprimono: in parole povere vuol dire che se io sono in ottime condizioni pagherò di meno questa sorta di assicurazione europea di quanto dovrà fare chi è messo peggio di me. Ma come si fa a sapere quale banca sta bene e quale meno bene?

Deve essere di fatto sottoposta a forme di vigilanza europea ogni banca, cioè anche quelle che il ministro delle Finanze tedesco ha tenuto fuori.

Schäuble sta continuando a difendere strenuamente gli interessi del sistema bancario tedesco, e soprattutto delle casse di risparmio, storicamente vicine alla Cdu, l’Unione cristiano-democratica, che attualmente ‘esprimono” il 24 per cento dei prestiti alle imprese tedesche”.

Insomma, abbiamo costruito un altro Frankenstein normativo in Europa, ma attenzione, questo mostro non è aggressivo allo stesso modo nei confronti di chiunque, perché è evidente che chi ha rimesso a posto i bilanci delle sue banche con enorme iniezione di denaro pubblico, oggi è una posizione più sicura.

Chi non lo ha fatto e negoziando male si è precluso la possibilità di farlo, oggi può avere problemi seri visibili nella percezione, da parte dei mercati, di una maggiore debolezza del sistema bancario italiano.

Questa debolezza è oggettiva: il sistema bancario italiano è oggi in acque meno buone di 5 anni fa, essenzialmente a causa della crisi, la peggiore crisi economica in tempo di pace vissuta dal nostro paese dai tempi dell’Unità d’Italia, e della conseguente crescita notevolissima delle sofferenza bancarie. E tale percezione dei mercati, in assenza di meccanismi di garanzia non soltanto italiani, ma europei, può oggettivamente creare una ondata di vendita di titoli bancari e, su alcune banche particolarmente esposte, anche fenomeni di fuga dei depositanti. Per il semplice motivo che questi ultimi, grazie alle nuove regole europee come il bail-in, ossia il fatto che nei salvataggi bancari devono essere coinvolti anche i depositanti, possono vedere effettivamente a rischio i risparmi depositati in banca o almeno la quota che eccede i 100 mila euro.

E si faccia molta attenzione, perché questo tipo di fenomeni avviene secondo il meccanismo, ben noto a chi opera sui mercati, delle previsioni che si autoavverano: la mia paura che la mia banca sia insolvente, se spinge me e tutti quelli che la pensano allo stesso modo a ritirare i risparmi depositati in banca può effettivamente creare l’effetto di cui ha paura, cioè l’insolvenza della mia banca. Va da se che questo può facilmente creare reazioni a catena e originare una crisi a carattere sistemico”.

“Al di là di questo rischio – afferma poi – cito un ultimo dettaglio: le norme del bail-in, che coinvolgono i risparmiatori delle banche in crisi, sono anche incostituzionali per noi. Infatti, l’articolo 47 della nostra Costituzione ci dice che è tutelato il risparmio in tutte le sue forme”.

Giacché snon ha invece fatto alcun riferimento agli scandali trattati dai media in questo periodo, come il caso del coinvolgimento del papà e del fratello del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, nel caso della Banca Etruria, una delle quattro salvate dal governo. Ecco il motivo.

“Perché si tratta in buona parte di un falso bersaglio. I fenomeni di cattiva gestione bancaria ci sono in tutto il mondo da quando esiste il sistema bancario. Ritenere che questi fenomeni siano determinanti oggi, significa non capire quello che sta succedendo: l’attacco, l’impossessamento dei risparmi degli italiani da parte di banche straniere, che tra l’altro sin dall’inizio della crisi hanno dimostrato ampiamente di fare un uso della finanza molto più spericolato delle banche italiane, e di essere gestite in modo che eufemisticamente possiamo definire molto opinabile”.

Vladimiro Giacchè è giustamente perentorio: “la conclusione generale da trarre, se si vuole, è indiretta. Io mi continuo a imbattere in politici e in parte della cosiddetta élite che chiede di avere ‘più Europa’. Se l’Europa consiste in queste regole zoppicanti e asimmetriche, punitive nei nostri confronti mentre favoriscono altri, io di Europa ne voglio di meno. E sopratutto pretendo che chi negozia le regole per questo Paese sia all’altezza del suo compito. E che se ha negoziato delle normative che ci danneggiano e che oltretutto vanno contro la nostra carta fondamentale, ne paghi le conseguenze politici. L’irresponsabilità a questi livelli non può essere ulteriormente tollerata”.

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