L’UOMO AL CENTRO

L’UOMO AL CENTRO

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale del MovES

Rimettere qualsiasi essere umano, indipendentemente da nazionalità, etnia, religione, istruzione, condizione e nascita al centro dell’interesse, i suoi bisogni primari soprattutto, scalzando l’accumulazione, col profitto, con la sete di dominio.
Se si riesce a traguardare ciò, a mettere questo scopo nel mirino, allora ogni definizione, elucubrazione, sofismo diventano vuoti.

Se sopra a tutto, come cappello ad ogni pensiero ed al conseguente agire si pone questo assioma, diverrà automatico e conseguenziale applicare nel concreto delle sacrosante ideologie, da considerarsi tutt’altro che morte, ma utili solo se seguite da fatti.

Agire mantenendo il contatto continuo con le persone e le loro esigenze fin a stimolare, attraverso loro, le possibili concrete soluzioni ai loro problemi.
Questa è la strada che ci ha raccontato di aver seguito France Insoumise, questa la principale chiave del suo successo.

E se inizialmente per fare massa critica e guadagnare visibilità, determinante è stato porre in campo uno sponsor come Mélanchon, poi la macchina, forte anche di un passaparola extramedia ufficiali, ben lungi da diffondere un messaggio ostile ai loro padroni, è partita sicura costruendo un consenso di quasi il 20%!

In buona sostanza: linguaggi e strumenti nuovi per diffondere e perseguire semplici, sacrosanti e sempre validi concetti: lavoro, scuola, ambiente, redistribuzione della ricchezza al fine di garantire a tutti delle condizioni di vita degna.
L’uomo al centro, appunto.

Non è difficile da capire, è la scoperta dell’acqua calda, dirà qualcuno, ma ribadirlo ancora una volta è essenziale.

E se tra mille difficoltà si riuscirà a coinvolgere fasce di persone unite dal bisogno oramai impellente che si faranno promotori di messaggi semplici, chiari, concreti, allora, al di là dei discorsi forbiti, del leaderismo che dovrà essere legato, nel caso, a delle semplici ragioni propedeutiche iniziali, si potranno nutrire le migliori speranze di cambiamenti sistemici.

Allora e solo allora, quando sarà questa sinistra ad agire e in questa direzione, si potrà parlare di Sinistra anticapitalista e antiliberista, una Sinistra che al centro delle sue politiche tiene sempre e soltanto l’Uomo.

 

ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

di Ivana FABRIS

Una donna, una disoccupata, a Torino si è data fuoco presso gli uffici dell’INPS.
Un tentato suicidio di Stato.

Sempre a Torino un uomo di 70 anni vive in strada perchè con 449 euro di pensione non era più in grado di provvedere a pagare le spese condominiali e gli è stata pignorata la casa. Il giornale online che riporta la notizia chiede ai suoi lettori di mettersi una mano sulla coscienza (!!!) e di provare ad aiutarlo.

A Genova due anziani fratelli, a quanto risulta con turbe psichiche, morti di fame e solitudine in un appartamento in cui erano stati collocati dalla Caritas dopo che li avevano trovati a vivere in uno scantinato.

Ancora nel torinese, un netturbino di 60 anni viene licenziato in tronco a due anni dalla pensione in quanto inidoneo al lavoro, dopo un’intera vita a spaccarsi la schiena, perchè malato di Parkinson. I titolari dell’azienda affermano che pur conoscendo bene e capendo le sue condizioni di salute e di vita, loro non sono un istituto di carità.

In una località della Sardegna, un’anziana donna di 91 anni che ha accolto in casa il figlio e la nuora disoccupati, si è vista staccare l’allacciamento all’energia elettrica per morosità. Vivono con la sua pensione di 629 euro al mese e il Comune risponde che ci sono troppi poveri e i soldi di cui dispone sono pochi per provvedere a tutti.

Questi sono solo alcuni delle migliaia di casi di tremenda miseria che si è generata in questo paese che si avvia rapidamente sulla china della realtà sociale esistente in Grecia.

Vite invisibili a tutti. I media non raccontano nulla di queste vite sospese.

Nessun giornale a tiratura nazionale racconta questi drammi.
La povertà dilaga ma non si deve sapere.

Nessuno deve accorgersi che ci sta franando la terra sotto ai piedi.

Meglio dare addosso ai migranti in quanto venduti dal sistema di informazione come predatori del poco che ci rimane piuttosto di dire che l’Italia, un paese che dal dopoguerra fino a pochi anni fa è stato ricco, a causa dell’aggressione del colonialismo neoliberalista, viene macellato da questo criminale sistema.

Sì, proprio così, l’Italia è stato sempre un paese ricco a dispetto di quanto ci è sempre stato fatto credere.

Infinite eccellenze nelle capacità produttive industriali e manifatturiere – di cui alcune di altissimo livello qualitativo – e risparmio privato unico al mondo, solo per citare due dei fattori che hanno generato ricchezza nel nostro paese.

Poi il buio totale.

Smantellamento dell’industria, svendita di marchi d’eccellenza a multinazionali straniere, delocalizzazione selvaggia per onorare il dettato neoliberista ma soprattutto ordoliberista.

I comuni strangolati dal criminale patto di stabilità, hanno demolito i servizi sociali ai cittadini ai quali, però, non si astengono dal chiedere sempre più tasse senza restituire nulla SOLO per poter versare larga parte di quei denari nelle casse del Meccanismo Europeo di Stabilità, il famigerato MES che serve ESCLUSIVAMENTE a salvare BANCHE e a proteggere la speculazione finanziaria che, così, si arricchisce due volte.

Non è la crisi che stiamo pagando, non è il debito pubblico, cioè l’erogazione di servizi sanitari e sociali che ci sta impoverendo, ma il debito PRIVATO a titolo speculativo quello che sta mandando al macello milioni di italiani consegnandoli ad una lenta agonia cui il neoliberismo impone l’obbligo di essere silenziosa a causa del sistema di informazione totalmente prono al sistema di potere.

Intanto da più parti di una certa fascia della popolazione italiana, indottrinata dalla propaganda del centrosinistra, si leva il coro generale del cambiare da dentro (!) i trattati europei che condannano a morte per inedia sempre più italiani.

Vorremmo domandare a questi signori e a queste signore, in quanti ANNI pensano di riuscire nell’impresa?
Perchè di ANNI si parla e nemmeno pochi, forse un decennio o forse più, per riuscire in una visione che attinge unicamente al pensiero magico, ossia ad uno scollamento TOTALE tra la realtà obiettiva e la propria ideazione, qualcosa che manca di un nesso di causa tra soggetto e oggetto.

Questa ideazione, non tiene conto che nel frattempo qualche milione di italiani morirà di fame.
Qualche altro milione già indigente si avvierà rapidamente alla miseria assoluta e successivamente scomparirà nel vuoto pneumatico della società dell’apparire, nel vociare delle spiagge estive e nei silenzi ovattati degli inverni ancora riscaldati di tanti.

Nel frattempo anche coloro i quali oggi, seppur a fatica riescono a sbarcare il lunario, dal ceto medio scivoleranno repentinamente nella povertà fino ad andare ad ingrossare le file dei macellati di uno dei più spietati e crudeli sistemi di sfruttamento e di profitto che il mondo moderno abbia mai visto.

La povertà che aumenta ci riguarda quindi TUTTI.
Siamo TUTTI in grave pericolo perchè NESSUNO sarà risparmiato, perchè siamo solo TUTTI pedoni sulla scacchiera di un sistema che non si fa scrupolo di eliminare anche fisicamente migliaia di esseri umani, se questi impediscono la sua corsa al massimo dell’arricchimento possibile.

Chi oggi propugna l’idea che si possano aspettare tanti anni per fermare questo massacro, forse non ha compreso che nessuno di noi è e sarà mai più al sicuro.
Forse non ha per nulla compreso che NESSUNO sarà risparmiato perchè la vita umana non ha più valore, perchè siamo TUTTI solo vuoti a perdere secondo ciò che vuole e agisce il NEOLIBERALISMO.

 

(immagine dal web della crescente povertà in Grecia)

PERCHE’ VOGLIONO ABBATTERE IL WELFARE STATE

PERCHE’ VOGLIONO ABBATTERE IL WELFARE STATE

Se oggi il welfare state si vede tagliare i fondi, cade a pezzi o viene deliberatamente smantellato è perché le fonti di profitto del capitalismo si sono (o sono state) spostate dallo sfruttamento della manodopera operaia allo sfruttamento dei consumatori.

Zygmunt Bauman

CAPITALISTI FINANZIARI, CRIMINALI IN DOPPIOPETTO

CAPITALISTI FINANZIARI, CRIMINALI IN DOPPIOPETTO

 

La crisi è il capitalismo

di Jean DE MILLE

Il meccanismo è perfetto.

Un meccanismo perverso e criminale, che permette al capitale finanziario di perseguire i propri interessi, di realizzare enormi profitti, di piegare alle proprie esigenze l’intera economia nazionale e con essa l’esistenza di milioni di persone.

Le banche speculano, privatizzano i guadagni, li rendono invisibili, e continuano in questo modo la loro attività, sistematicamente, finchè le dinamiche stesse della speculazione finanziaria e dell’occultamento di capitale producono una perdita, con conseguente erosione dei risparmi degli azionisti e dei correntisti.

Il fallimento di una banca non è un incidente di percorso, è parte integrante di una strategia a costo zero: quando una banca fallisce lo Stato è costretto a intervenire, a trasferire risorse pubbliche in favore degli istituti privati per evitare il tracollo complessivo dell’economia, legata in maniera ormai indissolubile al destino della finanza.

E il gioco si ripete, immutabile, e tornerà a ripetersi in una spirale devastante.

Ieri il governo Gentilioni ha regalato la parte sana delle banche venete a Intesa San Paolo: la quale è stata “risarcita” del dono ricevuto con 5 miliardi di euro, prima tranche di quei 20 miliardi messi a disposizione per il salvataggio.

Sono cifre significative, anche per il bilancio di una nazione.

Sono risorse sottratte alla sanità, all’istruzione, alla previdenza sociale.

Sono letti in meno negli ospedali, sono cure negate, sono farmaci non rimborsabili: sono morti in più, una trascurabile variazione statistica di cui non si occuperanno gli economisti, e che non turberà il sonno degli squali della finanza e dei loro valletti seduti al governo e in parlamento.

Sono incentivi per l’occupazione che spariscono, sussidi per i poveri che vanno a farsi fottere, magari insieme agli stessi poveri, materiale di scarto delle nostre società fondate sulla disuguaglianza.

Ciò che è avvenuto nell’ultimo decennio a partire dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008, considerato da molti analisti come la causa principale della successiva recessione mondiale, mostra con chiarezza e con abbondanza di riscontri fattuali che il sistema non è riformabile.

Un sistema fondato sul dominio del capitale finanziario non potrà imporre vincoli a quello stesso capitale, sottoporlo a controlli ed a regolamentazioni: non ne ha la convenienza, né i mezzi, né l’opportunità.

I provvedimenti di sulle banche venete, se ancora ci fosse bisogno di dimostrazioni, indicano la totale inutilità dei piccoli aggiustamenti di rotta, delle riforme di facciata che monopolizzano con la loro vacuità il dibattito quotidiano.

Ciò che occorre è una trasformazione radicale della struttura economica e della sua rappresentanza politica: tutto il resto, gli accordi elettorali, le alchimie di governo, non è che chiacchiera da bar ed elemento ingombrante di distrazione.

LE DOMANDE FONDAMENTALI PER CHI SI DICE SINISTRA

LE DOMANDE FONDAMENTALI PER CHI SI DICE SINISTRA

infrastrutture

di Giovanni NUSCIS

Prima domanda: è meglio che le infrastrutture (ad esempio, gli 8454 km di strade che ci sono in Sardegna) e i servizi (ad esempio quello sanitario) siano assicurati a costo mille da imprese private, attraverso lavoratori precari e sfruttati, oppure da enti pubblici a costo 100, attraverso lavoratori con contratto a tempo indeterminato?

Seconda domanda: è meglio che tra la deliberazione e il completamento di un’opera pubblica (ad esempio, la creazione di un centro intermodale) passino anni – facendo schiantare di lavoro (oltre che di pressioni esterne per l’aggiudicazione dei lavori) gli uffici amministrativi di regioni e comuni, appresso a lunghe e complesse procedure – oppure che passi appena il tempo necessario ad elaborare il progetto e ad eseguire l’opera?

Terza domanda: le tasse e le imposte pagate dai cittadini devono servire a garantire la tutela dei diritti della generalità dei cittadini o ad arricchire pochi privilegiati?

Il sistema degli appalti e la privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi pubblici (ad es. l’assistenza informatica negli uffici pubblici) segnano la differenza tra l’orientamento politico di sinistra e quello della destra o del centrosinistra prodiano, d’alemiano e renziano.

Possiamo perdonare tutto, ma non la melma liberista che tali governi hanno prodotto e in cui sta ora affondando il Paese, e dove rischieranno di impantanarsi i futuri governi (si spera di sinistra), impedendogli o condizionandone fortemente ogni azione di cambiamento. Come un campo minato, bisognerà perciò provvedere d’urgenza ad una bonifica ordinamentale, se non si vorrà cadere prima ancora di cominciare.

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