SUCCESSO DI PIAZZA, INIZIAMO DA QUI

SUCCESSO DI PIAZZA, INIZIAMO DA QUI

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

Un successo in parte annunciato, quello della Manifestazione indetta e organizzata da Eurostop e dai sindacati di base come USB, a cui hanno aderito forze di sinistra di classe, anticapitaliste e antiliberiste come il P.C.I., il P.R.C., il MovES e molti altri, sabato 11 novembre a Roma.
Un successo per l’ampia partecipazione di una decina di migliaia di persone che è stato emozionante toccare con mano, vederlo, esserci.

Ora si tratta di dare vita ad iniziative che diano voce a queste esigenze reali, che nulla hanno a che vedere con atteggiamenti aristocratici e salottieri, ma che piuttosto mettano al centro i veri bisogni delle persone in un ottica di concreta soluzione degli impellenti problemi di fasce di indigenza ogni giorno più ampie.

Ci si muova senza altri indugi quindi, facendo seguire nei fatti e nelle modalità di lotta quanto egregiamente enunciato in molti degli interventi sentiti, ed anziché operare tramite logiche che premino più le alleanze volte al fine della creazione di cartelli elettorali aderenti a semplici, ritriti criteri di conquista del potere, si risponda invece alle esigenze concrete, ci si impegni per restituire condizioni di vita degne a tutte le fasce meno abbienti, quelle che lo sono oggi e quelle che presto lo diventeranno.

E questo senza se e senza ma, privilegiando temi veri, reali, autentici, rinunciando ad approcci che vedono il popolo come semplice fruitore di logiche e strategie imposte da rappresentanze avvezze soprattutto ad un indiscriminato compromesso, volto semplicemente a ricavarsi un posto al sole.

Il consenso, mai come ora, verrà tributato a chi sarà riconosciuto come possibile solutore di problemi concreti, a chi riuscirà ad avvicinarsi alla gente, ne comprenderà le istanze e riuscirà a lottare a fianco di essa.

Se questo slancio, questa entusiastica adesione verrà ancora disattesa con modi di porsi che privilegeranno architetture a fini elettorali, allora temo che disaffezione ed astensionismo saranno destinati solo ad aumentare, rendendo sempre più inutile quella politica verticistica, già ampiamente presente, viziata da una vecchia pratica elitaria e funzionale più al mantenimento di uno status quo che alla miglior qualità di vita delle masse.

Si torni quindi ad una politica che metta al centro l’uomo ed i suoi bisogni, che possa creare un consenso tramite azioni più che enunciati, iniziative concrete più che teorizzazioni. I momenti sono maturi, la gente ha capito ed attende di occupare spazi anche attraverso una partecipazione organizzata, senza dubbio, ma certamente più attiva rispetto al passato.

Non sprechiamo partecipazione ed entusiasmo perché quella sensazione di “ultimo treno” dopo il risveglio da un lungo periodo di cinismo dovuto a rassegnata e diffusa disillusione è tangibile, pressante, netta…

 

 

 

PRECARIA. ECCO LA VITA DELLA MAESTRA IRENE

PRECARIA. ECCO LA VITA DELLA MAESTRA IRENE

di Claudia PEPE

Irene ha 32 anni ed è una maestra precaria. Si è abituata che per lei il futuro è solo il domani. Non tutti lo sanno, ma quando la precarietà diventa la tua vita, non puoi permetterti di programmare, sognare, pensare ad un futuro.

Sai che ogni giorno devi organizzarti e ogni mattina non hai tempo per pensare alla vita. Ti appendi al cellulare che squilla tra una chiamata e l’altra.

La vita di Irene, la mattina scorre tra i gruppi di WhatsApp per riuscire a prendere una supplenza o favorire le colleghe a fare lo stesso. Combatte ogni giorno con i pugni chiusi, e sa, che quando l’alba le verrà incontro, comincia per lei la salita.
La sua vita può attendere, i suoi sogni possono attendere.

Lei sa, che se è fortunata, ogni mattina dovrà imparare alla svelta i nomi di quei bambini che vedrà solo per un giorno, che dovrà ogni giorno dare a quei ragazzi il meglio che si spettano.
Ha imparato a riporre i suoi desideri in un cassetto ben nascosto nella sua stanza. Tante volte ha paura ad aprirlo, ha paura di trovarli i suoi disegni sfumati, consumati dal tempo che incessantemente scandiscono i giorni e le notti passati a rincorrere il suo futuro.

Irene è una mia amica, è una perla nel mio cuore, è una parte di me. Lei non lo sa, ma quando la guardo in quei suoi occhi pieni di forza e di rabbia, ritrovo il mio cuore. Ritrovo la mia anima, ritrovo la mia vera essenza, la mia pelle.

Perché quando si nasce precari, lo si è per tutta la vita. Anche quando fai una firma su un contratto, quell’odore del randagio, non ti abbandona più. Irene vorrebbe avere una casa in affitto per stare con il suo amore, vorrebbe una casa per appendere i fantasmi di un passato, vorrebbe una casa sua per cantare a squarciagola la sua libertà. Ma non può.

Lei vive alla giornata, come una pedina in una scacchiera che in ogni caso le fa sempre scacco matto. La sua generazione non può più sognare, ma non solo loro. Tutti gli insegnanti, nonostante gli editti della “Buona Scuola”, sono diventati sempre più temporanei. E lei con i suoi occhi neri, lo sa.

Per questo è diventata una RSU eletta nelle liste dell’Unione Sindacale di Base.
Per questo ha “assediato” il Campidoglio, con tenacia e resistenza, fino a notte fonda. Quella notte di gennaio non era sola: c’erano lavoratrici e lavoratori, cittadini romani, utenti dei servizi pubblici, mamme con bimbi in carrozzina e tantissime insegnanti di scuola ed educatrici dei nidi comunali, tra cui molte altre precarie.

Irene la mia cara Irene, lotta come continuo a farlo io.
Ma con una differenza: a lei spetta un futuro, a lei le si deve consentire di essere donna, a lei il mondo deve riconoscenza.

L’altro giorno siamo uscite per sentirci vicine, per parlare di noi senza paura di aver vergogna di celebrare una vita vissuta boccheggiando un anelito di pace, di serenità, di limpidezza. Mi ha detto che per riuscire a racimolare un salario degno di tal nome e, tra una supplenza e l’altra, si barcamena facendo la promoter, la baby-sitter e qualche altro lavoretto qua e là.

Irene quest’estate ha dovuto “far provviste”. Si, perché a luglio per lei la paga si interrompe, la successiva è prevista per novembre e le “provviste” le servono a superare l’estate.

Non voglio dirle che io ho fatto questa vita da 20 anni con due figli da curare, e prima di entrare in casa per non far vedere la mia tristezza, mi asciugavo gli occhi e cantavo. La mia desolazione e la mia malinconia era solo mia, non doveva appartenere a nessun’altro.

Essere precari non lo si può spiegare, non si possono spiegare le notti che passi aspettando un altro giorno senza sole e senza colori.

No, non glielo dirò mai. Lei non deve sapere, lei deve credere che qualcosa cambierà, lei deve sperare che non sarà più assunta dalle 10 alle 16,30. Irene ha 32 anni è giovane, ma con una tristezza che non può rappresentarla.

Irene sono io, Irene siamo noi, Irene è il mondo. Irene ha 32 anni, ed è una maestra precaria. Ma lei soprattutto è una persona, una donna, un’insegnante e una donna che ha il diritto ai sogni, alle emozioni e alla fantasia. Perché lei è il nostro mondo.

USB: ECCO IL DOCUMENTO CHE VIETA AGLI EX FORESTALI DI INTERVENIRE NEGLI INCENDI BOSCHIVI

USB: ECCO IL DOCUMENTO CHE VIETA AGLI EX FORESTALI DI INTERVENIRE NEGLI INCENDI BOSCHIVI

dal Nazionale di USB, 14/07/2017 

L’Italia brucia, tra le polemiche.

Da ognuna delle zone interessate dai devastanti incendi di questo periodo, si levano alte grida di dolore per l’insufficienza di mezzi e uomini. Sono pochi i Vigili del Fuoco, sono pochi i volontari, sono pochi i Forestali…

Un momento, ma i Forestali non ci sono più, il loro Corpo è stato sciolto, oltre settemila dei quasi ottomila effettivi sono passati armi e bagagli nell’Arma dei Carabinieri, mentre le loro competenze sono state accollate ai Vigili del Fuoco.

Non bastasse, il loro prezioso patrimonio di mezzi sul fronte della lotta agli incendi boschivi, giace praticamente inutilizzato nei capannoni, bloccato dalla burocrazia, cioè dalla mancanza di decreti attuativi della riforma Madia. Classica storia all’italiana.

Le vette dell’assurdo sono però raggiunte da una disposizione di servizio del 7 luglio scorso, emanata dal comando generale dei Carabinieri, in cui si chiarisce una volta per tutte cosa devono fare in caso di incendio boschivo gli ex Forestali entrati nell’Arma: niente.

Come si può leggere nel documento allegato, firmato dal generale Antonio Ricciardi, in caso di incendio bisogna chiamare i Vigili del Fuoco e poi andarsene.

Al limite, ma proprio al limite, si interviene per soffocare “piccoli fuochi”. Trattandosi di comunicazioni burocratiche, si attende una disposizione di servizio che definisca meglio il concetto di “piccoli fuochi”: una fiammella? Una vampa di un paio di metri? Chissà…

Al di là delle battute, è chiarissimo il cambiamento in peggio nella lotta agli incendi boschivi. Se ne occupino i Vigili del Fuoco, che hanno già miliardi di grattacapi.
Gli ex Forestali, tutti oggi dotati di pistola di ordinanza, si dedicheranno alle indagini.

Come ha anche rivendicato il ministro dell’Ambiente Galletti ai microfoni di Rai News: “Noi vogliamo che i carabinieri siano impegnati nell’attività d’indagine”.

Un cambiamento totale di politica: una volta si parlava di prevenzione, ora di repressione. E l’Italia brucia.

FONTE: Unione Sindacale di Base
http://www.usb.it/index.php?id=1132&tx_ttnews%5Btt_news%5D=96462&cHash=ece42a69ca

SCIOPERO SI. E CI PENSO SU

SCIOPERO SI. E CI PENSO SU

Annuncio soppressione treni

di Stefania GATTA

Delrio dichiara che servono nuove regole sullo sciopero nei trasporti.

Lo sciopero è l’arma più importante nella difesa dei diritti dei lavoratori e proprio per questo le affermazioni dei vari esponenti politici vanno considerati esclusivamente come un attacco, l’ennesimo, ai diritti sul lavoro.

Però, però…scioperi nel trasporto pubblico si ripetono da anni con cadenza quasi mensile tanto da sollevare dubbi, critiche, rabbia da parte dei fruitori e forse è proprio questo che si vuole.

L’insistenza sulla rappresentatività, giusta di fondo, fa pensare ad un attacco ben definito ai sindacati che non sono la cosiddetta triplice, ormai assimilabile al “sindacato di stato”.

Così, penso, se da un lato il discorso della rappresentatività è corretto, dall’altro viene usato come grimaldello per attaccare i piccoli sindacati, quelli che non sono omologati.

Forse sarebbe il caso che questi non cadessero nel tranello che gli viene fatto proclamando uno sciopero ogni mese su ragioni che non sono trasparenti o pubblicizzate.

La TPL, a Roma, una delle aziende private cui l’ATAC demanda il trasporto nelle periferie, paga gli stipendi ai suoi dipendenti con molto ritardo.

Però la situazione di questi dipendenti la conoscono in pochi: ennesimi lavoratori precari che stanno sostituendo quelli fissi con un costo lavoro più basso e a diritti quasi zero proprio partendo dallo stipendio.

Forse i lavoratori dovrebbero tornare ad acquisire una coscienza sindacale impegnandosi in prima persona senza demandare ai soliti noti che li usano e in questo caso, poi, ritengo sia lampante, senza proteggerli.

Quindi, purtroppo, penso che ci sia qualcuno, anche in quei sindacati autonomi di base, a fare il gioco dei grandi e questo non me lo toglie dalla testa nessuno.

Riflessioni politiche. Libertà di dissentire o gregge al pascolo sotto scorta?

Riflessioni politiche. Libertà di dissentire o gregge al pascolo sotto scorta?

di Nico Max Weber

Finora, nel corso della storia la libertà dell’uomo è stata limitata da due fattori: l’uso della forza da parte dei governanti (essenzialmente, la loro capacità di sopprimere i dissenzienti) e, più importante ancora, la minaccia dell’inedia che ha pesato su coloro i quali fossero riluttanti ad accettare le condizioni di lavoro e di esistenza sociale loro imposte”.

Erich Fromm, La disobbedienza e altri saggi, 1981

Sabato 25 Marzo, a Roma si sono svolte varie manifestazioni e cortei per protestare contro l’anniversario dei sessant’anni per i trattati che diedero inizio all’Unione Europea.

Se non notate nulla di strano è evidente che per voi la Libertà è una cosa astratta e non ben delineata.

Se invece vi siete accorti che il Potere, tramite i suoi fidati “servi” chiamati dal popolo “Forze dell’Ordine”, non hanno permesso di manifestare sotto ai Palazzi che lo rappresenta, ma li hanno letteralmente accerchiati sul Lungotevere senza possibilità alcuna di muoversi in altre zone, beh, siete dei veri e attenti osservatori.

Perché la Libertà per essere tale, non deve essere gestita da nessuno, ma solo da noi stessi e dalla nostra responsabilità.

corteo no euro

Ore 17.28 – Bocca della Verità (Vincenzo Bisbiglia)
Qui, alla Bocca della Verità, i nostri manifestanti hanno finalmente capito che non avrebbero potuto avvicinarsi a nessun palazzo del Potere, sono stati per così dire “tenuti al pascolo”.
Questa è la Libertà che ci concede il Potere!

fonte: https://poesiacultura.wordpress.com/2017/03/25/riflessioni-politiche-liberta-di-dissentire-o-gregge-al-pascolo-sotto-scorta/

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