SULLE MIGRAZIONI SERVE LA POLITICA

SULLE MIGRAZIONI SERVE LA POLITICA

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Leggiamo oggi, 12 giugno, un articolo di Fulvio Scaglione apparso su LINKIESTA e sul quale in buona parte concordiamo nella sostanza di ciò che scrive: sulle migrazioni serve la POLITICA.
Il cuore non solo non basta ma potrebbe alimentare un sistema di sfruttamento perverso se non affronta concordemente alla ragione, il nodo del problema e non attua politiche in grado di gestire i flussi migratori.
Ne proponiamo alcune parti, così che possiate approfondire quanto serve sapere relativamente ad un problema così complesso e delicato.

 

Migranti, l’Europa egoista e spaccata farà trionfare Salvini

Amici progressisti, cattolici bene intenzionati, idealisti di ogni sorta, vi rendete conto della vittoria politica che state regalando a Matteo Salvini e al Governo di cui il leader della Lega sembra detenere la golden share? Lui ha chiuso i porti e bloccato in mare la nave “Aquarius”, (…) Il primo ministro spagnolo Sanchez, insediato da qualche giorno, ha detto che invece lui i porti li apre (…) Ma intanto l’Europa esulta, una grana di meno. Anche voi esultate: c’è ancora gente con un cuore, in giro. Il fatto è che esulta anche Salvini, perché ha dimostrato che l’Italia può pestare i pugni sul tavolo e, per una volta almeno, farsi ascoltare dagli altri Paesi. Secondo voi, chi ci guadagna?

Salvini, ovviamente. E non perché ha tenuto alla larga qualche centinaio di migranti, peraltro in gran parte salvati dalla nostra marina militare e poi trasferiti a bordo dell’Aquarius. Ma perché la sua barba truce segnala al popolo che la questione dei flussi migratori non è come l’invasione delle cavallette o la caduta di un meteorite, cioè un flagello imprevedibile che ha come unica possibile risposta l’intervento umanitario di emergenza. Si tratta, invece, di un problema strutturale del mondo contemporaneo che può (e deve) essere affrontato e gestito con la politica. Se voi siete, come siete, per le cavallette e la risposta umanitaria siete anche contro i migranti. Per stare davvero al fianco dei migranti e aiutarli serve invece la politica. (…)

Ma la realtà dice che la politica ha disertato. Ha preferito nutrire, con quattro soldi e tanta retorica e un grande scarico di coscienza, la strategia dell’intervento umanitario. Che è nobile, salva vite (molte meno, comunque, di quelle salvate dai mezzi militari e dalle navi mercantili) ma non cambia la situazione, non porta da nessuna parte. Quindi, alla fin fine, nemmeno aiuta i migranti, che infatti continuano ad arrivare, a naufragare e a finire nei cosiddetti centri di accoglienza.

Non solo. In nome di questa strategia, si è bombardata la politica. (…) Per non parlare della missione militare (250 soldati) in Niger, cioè in uno degli snodi fondamentali dei flussi migratori. Pape satan pape satan aleppe! Mai che ci passi in mente di dare un’occhiata laddove si deve. (…)

Questo è il mondo in cui si muove Salvini. Che ha capito una cosa che a voi, cari amici, ancora sfugge. Nell’Europa che ha ucciso la politica e la ragione per correre dietro al cuore, cioè all’interesse individuale, di innocenti non ce n’è. Tutti hanno peccato, chi più chi meno. Quindi chi volete che si metta a fare la predica al truce Matteo?

 

fonte: LINKIESTA, qui l’articolo integrale

QUALE FASCISMO AL GOVERNO?

QUALE FASCISMO AL GOVERNO?

fascismo-governo

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

 

Si legge e si sente parlare un po’ ovunque di una preoccupazione quasi al limite dell’isteria collettiva che scaturisce dalle certezze di una bella fetta di persone, che siamo dinnanzi ad un governo fascista o che, quantomeno, legittimerà il fascismo.

Spiace dirlo a chi opportunisticamente sta cavalcando queste paure, ma il fascismo può prendere il potere SOLO quando lo sostiene la grande borghesia, il grande capitalismo.

Questa è la sola VERITÀ STORICA esistente e non solo sulla scorta della nostra storia passata ma anche su quella recente.
Basti pensare ai colpi di Stato e alle dittature, più o meno cruente, in America Latina anche di quest’ultimo periodo.

La Lega potrebbe avere derive andando verso un regime totalitario SOLO ed ESCLUSIVAMENTE se la UE e il capitalismo finanziario che rappresenta e difende, avessero INTERESSE acchè ciò avvenisse.

Ma a differenza di noi, gli oligarchi SANNO BENISSIMO che un regime repressivo conclamato o qualcosa di simile, GENERA RIBELLIONE, quindi ripresa e strutturazione, compattamento della sinistra che è la cosa che PIÙ TEMONO, per loro sarebbe PEGGIO della peste bubbonica.

La strategia del sistema neoliberalista, invece, almeno da 20 anni a questa parte, opera affinchè TUTTO marci senza picchi di sorta, senza turbamenti politici, senza scossoni.

Ma scusate, perchè avrebbero operato così alacremente per la creazione del pensiero unico, del partito della nazione, per l’omologazione del pensiero politico, sociale e individuale?
Perchè pensate che gestiscano così vergognosamente l’informazione?

E giusto per ragionare su quanto è accaduto solo pochi giorni fa, perchè credete che le élites abbiano spinto lo spread a livelli critici quando Mattarella ha posto il veto su Savona?

Dal loro punto di vista pensano di poterlo gestire, un governo, mentre il consenso popolare NO e non potranno gestirlo in eterno quindi sono cauti ai massimi livelli tanto da preferire un governo come questo, messo poi in condizioni di non nuocere, al RIVELARE ALLA MASSA COSA SIA REALMENTE LA UE!

Hanno scelto di NON farci tornare al voto perchè quel voto rischiava di tradursi IN UN REFERENDUM CONTRO L’EURO E LA STESSA UE.

Potete avere qualunque resistenza a considerare l’Unione Europea come la causa delle condizioni in cui versa il nostro Paese, ma se avete pensiero critico non potrete che rendervi conto di quanto vi stia dicendo.
Soprattutto mi piacerebbe che rispondeste ad una domanda.

Quando un sistema di potere STRANGOLA paesi democratici e REPRIME in maniera feroce i relativi popoli, quando AGGREDISCE le Costituzioni garantiste dei diritti sociali, umani e civili, al pari di come ha fatto l’Unione Europea, politicamente COME LO SI PUÒ DEFINIRE?

M5S EUROPA E LA DICHIARAZIONE (d’amore) A MACRON

M5S EUROPA E LA DICHIARAZIONE (d’amore) A MACRON

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di Marta CONTINI – MovES
Oh, anche volendo aspettare a pronunciarsi, anche volendo stare buoni buoni che fa già caldo, niente da fare, il M5s proprio non ce lo permette.
L’ultima è l’appassionata dichiarazione a Macron, dopo il suo intervento alla plenaria di Strasburgo, che il partito a 5 stelle gli ha appena fatto.
Mia nonna la definirebbe…‘Na lisciata di pelo che nun ce se crede! ‘Na cosa che si resta ALLIBITI, signora mia!
Ma mica basta. No no! Il 5 stelle europeo addirittura vagheggia la rottura dell’asse franco-tedesco.
E lo dice a Macron? Proprio a quel Macron che in occasione della sua visita in Italia per gli accordi sul Trattato del Quirinale, ci ha bellamente ricordato che è sull’asse franco-tedesco che è nata l’Unione Europea e solo su quell’asse può svilupparsi?
Ohibò, “che confusione, sarà perchè ti amano” caro Macron?
Il M5s come Gentiloni e il suo PD, proprio uguale uguale che insegue la chimera di un asse franco-italiano, non se pò sentì!
Questo sarebbe un partito antisistema? Mah…
Hanno voglia gli amici 5 stelle che li hanno votati, a dire che ‘son solo parole‘, che ‘è presto’, che ‘bisogna lasciarli lavorare‘ (pessima locuzione, ci ricorda tanto quando i piddini lo dicevano di Renzi), che – poveri – ‘son freschi del mestiere e peccano di ingenuità’ ma davanti a dichiarazioni che, lo ricordiamo, sono ATTI POLITICI a tutti gli effetti, non si può non fare una critica nel merito di quanto qui di seguito dichiarato:
Siamo pronti a discutere nel merito le future proposte di riforma dell’Unione europea, punto per punto. Queste proposte però non devono in alcun modo limitarsi a una semplice ripulitura cosmetica di un edificio che necessita, invece, una profonda ristrutturazione.
Una ristrutturazione da incentrare sulla lotta alle diseguaglianze e all’evasione fiscale, sul pilastro sociale europeo, sulle sfide derivanti dalla globalizzazione e della robotizzazione.”
Gigi, scusa, ma sul serio i tuoi parlamentari ci credono a ‘ste fregnacce?
Una ristrutturazione della UE che vada contro le disuguaglianze?
Proprio quella UE che non fa che alzare di continuo il tiro verso l’impoverimento selvaggio dei popoli degli Stati membri?
E con chi la fa questa battaglia il M5s, Gigi, con Macron? QUEL Macron che dice di continuare a credere fermamente nel libero mercato???
La vuol fare con uno dei neoliberisti più integrati nel sistema? Con uno che pensa solo che l’Italia è perfetta giusto per fare lo zerbino della Francia?
Sicuro che i tuoi stiano tutti bene, Gigi?
E, lo sai, vero, che per RIFORMARE la UE, ci vuole L’ACCORDO DI TUTTI GLI STATI MEMBRI?
In quale secolo, caro Gigi e cari parlamentari europei del M5s, potrebbe avvenire tutto questo riformare la UE?
Certo che raccontare frottole ai propri elettori prima ancora di essere al governo, non è proprio bellissimo, eh?

Caro Luigi Di Maio, va bene che sei il candidato Presidente del Consiglio per il M5s nonchè depositario della verità assoluta, ma non è che siamo proprio tutti nati ieri e lo sappiamo che l’anno prossimo il M5s avrà il problema del gruppo in cui entrare al Parlamento Europeo, viste le elezioni europee del 2019….

Però dai, non esagerate che, a fare i Pinocchi, poi si finisce nella pancia della balena e in politica ci vuole giusto un attimo.
Oltre tutto, il nostro, non è nemmeno più il paese dei balocchi.
Non ci credete? Chiedetelo a Mangiafuoco Juncker e vedrete cosa vi risponde…

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L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

L’UE CONTRO IL LAVORO, IL LAVORO CONTRO L’UE

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“Nella zona UE ci sono quasi 30 milioni di disoccupati, nella sola area Euro 19 milioni. Il tasso di disoccupazione oscilla dal 3,8% della Germania al 21,7% della Grecia. La disoccupazione giovanile under 25 colpisce il 16,5% di quella fetta della popolazione europea, il 18,7% nei paesi dell’Euro ed anche qui si vedono le caratteristiche dell’impero coloniale (6,5% in Germania, 35% in Italia, 23% in Francia, il 44% in Grecia). In Gran Bretagna si attesta sul 12%. Studenti e inoccupati non vengono neanche conteggiati.
Le politiche dei singoli governi obbediscono a un unico disegno europeo.
In Italia il Jobs Act cancella ogni diritto del lavoratore, per anni lo rende totalmente ricattabile con il contratto a tutele crescenti e nel momento dell’agognato contratto a tempo indeterminato lo rende impotente in caso di licenziamento, dato che il reintegro sul posto di lavoro è un miraggio. La svalutazione della contrattazione collettiva è stata il passo preliminare alle politiche di Renzi.
In Francia la recente Loi Travail dà priorità all’accordo aziendale a discapito di quello collettivo, permette di variare le ore di lavoro, di aumentare il monte ore di lavoro settimanale a 46 e a 12 giornaliere con un semplice accordo aziendale. Vengono facilitati i licenziamenti economici. Se il licenziamento è giudicato non corretto il lavoratore ha diritto al reintegro o al risarcimento di 6 mesi di salario e non più di 12 mesi. Il potere decisionale dei sindacati è quasi annullato.
In Gran Bretagna l’Employment Right Act 1996, completata dall’European Work Directive, regola il licenziamento senza giusta causa lasciando ampio margine al datore di lavoro, che potrà licenziare se l’impiegato non è bravo nel suo lavoro, non è una persona piacevole con cui lavorare, sta andando in pensione, è in esubero o il datore è obbligato a licenziare qualcuno a causa di una legge. Resta da verificare quali saranno gli effetti della Brexit sulla situazione.
L’obiettivo perseguito a livello europeo è chiaro: asservire il lavoratore europeo alle logiche del padronato. Il convegno che proponiamo serve a far luce su questi tentativi, sul ruolo e sui metodi di lotta che possono sviluppare le organizzazioni di classe per combattere le politiche europee del lavoro e preparare la rottura della gabbia dell’UE.”

(dalla pagina Facebook dell’evento di Fronte Popolare)

 

Questo era il tema dell’incontro organizzato da Fronte Popolare a cui abbiamo partecipato il 17 febbraio scorso.
Qui sotto il video dell’intervento di Ivana Fabris, Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

 

 

MOSCOVICI E LA DITTATURA NEOLIBERISTA EUROPEA

MOSCOVICI E LA DITTATURA NEOLIBERISTA EUROPEA

 

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

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Pierre Moscovici, il commissario europeo all’economia si fa notare sempre quando c’è da imporre le scelte del super governo dittatoriale europeo, o meglio del consiglio di amministrazione della multinazionale UE, a qualche paese che non svolge proprio alla precisione i famosi compiti a casa.
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Così, per svariate ragioni, un discreto numero dei 27 paesi dell’Unione vengono segnalati dall’amministratore delegato della multinazionale UE come aziende in crisi che potrebbero diventare, come già la Grecia, dei rami secchi.
Così, il nostro paese – al pari di Austria e della stessa Germania – vengono richiamati per il pericolo instabilità politica che potrebbe mettere a rischio l’economia.
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Perciò, cari connazionali, siete avvisati, se non volete rischiare subito il commissariamento della Troika ma rimandarlo magari di qualche mese, dovete votare bene, ovvero come dice Moscovici.
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Ma non finisce qui, da buon padrone dei tempi nostri, il buon Moscovici, presentandosi in audizione alla commissione esteri dell’Assemblea Nazionale Francese – segnala in un post su Facebook Jean-Luc Mélenchon leader di France Insoumise – dichiara che se anche un paese europeo dovesse bocciare il CETA l’accordo commerciale tra Europa e Canada, lo stesso continuerebbe ad essere applicato come avviene tuttora nella sua modalità “provvisoria” in vigore dallo scorso settembre.
“Questa affermazione di totale violenza politica dimostra quanto il liberalismo economico sia sempre meno libertà, possibilità di decisione per il popolo e sempre più autoritarismo” prosegue Mélanchon che ribadisce la volontà del suo partito di indire un referendum sul CETA.
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Questa Europa è un vero incubo orwelliano, di cui Moscovici è solo una delle tante parti oscure.
Prepariamoci a resistere e a convincerci, cari italiani, che l’unico modo per continuare a vivere dignitosamente e in libertà è tornare ad autogestire il nostro paese.
Uscire dall’euro e dalla UE, sembra difficile ma è l’unica soluzione!

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