AUMENTO DELLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE SCUOLA: È DAVVERO UNA BUFALA

AUMENTO DELLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE SCUOLA: È DAVVERO UNA BUFALA

 

di Laura BASSANETTI – Comitato per la Scuola Pubblica Paderno Dugnano

AUMENTO DELLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE SCUOLA: È UNA BUFALA (QUESTA SI!)
LAVORARE MENO, SCIOPERARE TUTTI!

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto Scuola, commentato recentemente dal Ministro Valeria Fedeli è una delle tante barzellette italiane: se si chiudesse (e anzi, forse questa è l’ipotesi migliore) con 85 euro di incremento economico dopo 8 anni, considerato tutto ciò che i lavoratori hanno perso in termini di prestigio, considerazione e condizioni di lavoro, non ci sarebbe nessun recupero garantito.

Ma non solo: si parla sempre di una cifra lorda, del fatto che le ore di lavoro aumenteranno e dell’incertezza di mantenere in busta paga il bonus di 80 euro ad impiegato.

Queste trattative sono in realtà una farsa e una mera ratifica di piani già stabiliti.
Basta vedere come si svolgono le assemblee sindacali: discorsi senza alcuna prospettiva nè proposte, ripetuti a pappagallo da funzionari, burocrati e RSU depresse.

Bisogna ormai realizzare che alcune organizzazioni non rappresentano più nessuno e solo i lavoratori potranno cambiare le cose prendendo in mano il loro destino e ricominciando da un sindacato combattivo.

È intollerabile che persista il blocco del rinnovo dei contratti pubblici e che non vi sia una politica tesa ad incrementare il reddito da salari, stipendi e pensioni, mentre al contempo si prosegue con le folli politiche sul lavoro mirate solo ad incrementare la precarietà, le privatizzazioni di aziende pubbliche e partecipate.

Per contrastare e invertire tale immiserimento materiale e culturale, Cobas Scuola e Unicobas hanno convocato per il 10 novembre lo sciopero generale della scuola.

“Vogliamo aumenti salariali per recuperare almeno quanto perso da docenti e ATA nell’ultimo decennio con adeguati investimenti nella Legge di Stabilità ed eliminando il «bonus premiale» usandone i soldi per gli aumenti;
diciamo NO all’inserimento nel contratto dei distruttivi contenuti della legge 107;
vogliamo l’eliminazione della «chiamata diretta», una drastica limitazione dei poteri dei presidi, che ponga fine alla gestione padronale, autoritaria e illegale delle scuole e del personale;
diciamo NO all’obbligo esorbitante di 400/200 ore di Alternanza scuola-lavoro, le scuole tornino a decidere se fare l’Alternanza e per quante ore;
NO al taglio di un anno del percorso scolastico, né nel Liceo, né nella Media, né nella Primaria;
NO all’Invalsi come strumento di valutazione delle scuole”

Ma la lotta deve essere generalizzata e non è solo la categoria degli insegnanti a dover scioperare: il 27 ottobre anticipiamo e prepariamo la mobilitazione della scuola con lo sciopero generale!

Blocchiamo il paese e sosteniamo lo sciopero degli insegnanti e degli studenti in alternanza vittime dell’INsicurezza e dello sfruttamento.
LE SCUOLE PARITARIE RELIGIOSE E L’ENNESIMO ASSALTO ALLA DILIGENZA DELLA SCUOLA PUBBLICA

LE SCUOLE PARITARIE RELIGIOSE E L’ENNESIMO ASSALTO ALLA DILIGENZA DELLA SCUOLA PUBBLICA

di Claudia PEPE

Paolo Latella, uno degli uomini e sindacalisti (UNICOBAS) più giusti che io conosca, ha messo carne al fuoco.
In un suo post scrive:
”Suor Anna Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia (Scuole paritarie religiose), ha fatto i conti in tasca alla scuola statale italiana. Secondo i suoi calcoli ogni studente della scuola statale è diventato un costo standard pari a 6.403 euro.
Secondo la religiosa, lo Stato dovrebbe consegnare nelle mani delle scuole confessionali la stessa cifra, in base alla teoria della libertà di scelta.
Peccato che la suora “dimentica” tre elementi fondamentali:
1) i 500 milioni di euro all’anno consegnate alle scuole paritarie confessionali in base alla legge 62/2000;
2) l’art. 33 della Costituzione stabilisce che la scuola non statale non deve essere un onere per lo Stato;
3) le rette salate che pagano già gli studenti delle scuole confessionali e private.”
E io aggiungerei anche la mancanza di insegnanti di sostegno non previsti nel loro organico, contribuendo a non recepire attentamente le difficoltà di alcuni studenti.
Latella prosegue: “Mi auguro che il Governo, il ministro Fedeli e il sottosegretario Gabriele Toccafondi (molto sensibile alle richieste delle scuole confessionali) non propongano un aumento dei contributi alle scuole non statali. Purtroppo…ho qualche dubbio.”
La sua analisi non può che trovare d’accordo altri sindacalisti che si spendono per il bene della scuola come Lucio Ficara della CGIL.
Ma andiamo alla radice del problema.
Chi ha voluto fortemente questa legge e precisamente la legge 62/2000? Non è stato un governo di destra, nemmeno un partito leghista o un partito monarchico, no.
Questa legge vede la benedizione di un governo di centro-sinistra, come quello attuale, il quale ricordiamo non è stato legittimato dal popolo italiano ma si è auto-proclamato a furor di strizzate d’occhio e di spallate nei corridoi delle varie segreterie.
Ma come e perché siamo arrivati a questo punto? Per meglio capire come il flusso di denaro pubblico finisca nelle casse delle scuole private cattoliche, dobbiamo risalire al lontano 1947 e alla stesura degli articoli della Costituzione da parte dei Padri della Costituente. Art 33.: Scuole Private senza oneri per lo Stato. “Enti privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato
Per meglio rimarcare il concetto di quest’articolo e non creare fraintendimenti, l’11 febbraio 1950, 62 anni fa, Piero Calamandrei intervenendo a Roma al III Congresso Nazionale in difesa della Scuola Pubblica disse: ”Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a fare meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà.
Parole e concetti chiari ma che nel corso degli anni hanno subito un arroccamento e un’evoluzione opposta.
Mentre la scuola pubblica subisce ulteriori tagli nell’organizzazione, nel corpo docenti, e in tutte le sue branche, la scuola privata viene foraggiata con i soldi di noi tutti.
Vediamo le sostanziali differenze tra una scuola pubblica e una scuola privata:
– la scuola pubblica è gratis, aperta agli studenti di qualsiasi classe sociale, credo religioso e politico.
– la scuola privata è gioco-forza frequentabile da un ceto medio-alto che la sovvenziona con rette impegnative, d’ispirazione perlopiù cattolica, gestita quasi sempre da organizzazioni clericali.
– il corpo docenti nella scuola pubblica passa attraverso una selezione che prevede: concorsi, graduatorie, tirocini, specializzazioni, aggiornamenti.
– nella scuola privata l’assunzione è quasi sempre arbitraria e clientelare.
Si lascia così anemizzare la scuola pubblica per favorire la scuola privata, con cure di denaro e privilegi.
Si comincia, persino a consigliare ai ragazzi di andare a queste scuole: ”Perché in fondo sono migliori di quelle di Stato”.
Così la scuola pubblica è diventata la solita Cenerentola che deve annaspare tra scope, ramazze e qualche zucca da tramutare nel principe azzurro. E pensare che i finanziamenti pubblici alle scuole private cattoliche, negati dalla vituperata Democrazia Cristiana, sono stati elargiti nel 2000 da Massimo D’Alema e Luigi Berlinguer, addirittura nel 2008 si era parlato di ridurli di una novantina di milioni, a fronte di nove miliardi di tagli alla scuola pubblica e, i vescovi italiani, annunciarono e minacciarono che sarebbero scesi in piazza contro il Governo.
Il Ministro ombra Garavaglia, sapete cosa fece? Non solo reintegrò i milioni decurtati ma presentò un DDL per aumentarli di un centinaio. Il governo di destra guidato da Berlusconi ha solo continuato quest’andazzo.
A conferma che la sinistra (?) quando governa fa schifezze ben più pesanti della peggior destra e che tra loro c’è sempre stata “perfetta sintonia“.
Questa è la sinistra, da allora e sempre. Amen.
Concludo ricordando la dichiarazione di voto che fece allora (21 aprile 1947) uno dei Padri costituenti, non un fervente cattolico e nemmeno un fanatico comunista, ma il repubblicano Della Seta: “Lo Stato educa, anzitutto, con i suoi reggitori, se danno testimonianza di rettitudine e di carattere; educa con le sue leggi, poiché c’è una vera funzione pedagogica della legislazione; ma educa soprattutto con la scuola. Quindi, scuola di Stato: questa è la parola della democrazia. Non come una delle tante scuole che debba gareggiare con le altre: ma come una scuola che sulle altre abbia la debita preminenza. Allo Stato le supreme direttive dell’educazione nazionale. Se abdicasse a questa sua funzione, lo Stato non sarebbe più lo Stato; né noi più potremo coerentemente parlare di democrazia.
Da quella volta lo Stato ha abdicato, e la democrazia è diventata una parola astratta, variabile e suscettibile a seconda di chi la indossa.

 

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