D’ALEMA: ULTIMA CHIAMATA PER UNA POLITICA MORTA

D’ALEMA: ULTIMA CHIAMATA PER UNA POLITICA MORTA

Berlusconi e D'Alema a Porta a Porta

di Ivana FABRIS

Solo lui, solo il leader Maximo poteva avere l’ardire di fare le affermazioni contenute nell’articolo del Manifesto.

L’ultima chiamata per la sinistra? Quale sinistra, Massimo?

La TUA sinistra, quella fatta a tua immagine e somiglianza, quella che fa accordi sottobanco, quella che maneggia a suo piacimento, quella che inganna e sfrutta ancora il sentimento della base per il proprio particolare interesse, quella che distrugge i diritti dei lavoratori perchè la tua razza politica li ha venduti al capitalismo finanziario?

Spiacenti, questa sinistra, Massimo, non ci riguarda perchè NON è sinistra.

Da comunisti a liberisti è un film dell’orrore che se solo qualcuno ce lo avesse spoilerato 30 anni fa non ci avremmo creduto.

E ancora insisti, insisti e spargi mistificazioni di ogni genere com’è contenuto in questa dichiarazione che hai rilasciato.

Estremismo al Brancaccio…se non ci fosse da piangere, visto il dramma che vive il paese, dramma che avete generato tu e i tuoi degni compagni di partito ex comunisti come te, ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere.

Eppure Fassina vi lancia ancora un’ancora di salvataggio mentre la Storia sta per condannarvi definitivamente al rango dei peggiori traditori delle classi lavoratrici che questo paese abbia mai conosciuto.

Quel Fassina che tanto hai denigrato, adesso ti fa comodo perchè apre a te, a Gotor (l’uomo dei voucher) e tutti i pisapiani di renziana genìa, in nome di una presupposta unità.

Sì, l’unità della sinistra con cui vi riempite la bocca e incaprettate ancora migliaia di persone che la inseguono come un miraggio che vi servirà unicamente a garantire voi stessi e il PD alle prossime politiche.

Tu la sinistra, Massimo, neanche te la ricordi.

Ma neanche lei (a parte i tuoi fan e le tue groupie) ricorda te, se non per quella firma da segretario sulle tessere della FGCI del tempo che fu, trampolino di lancio verso il firmamento liberista che oggi ti vede burattinaio indiscusso di un’altra tra le più vergognose operazioni.

Insomma, è l’ultima chiamata per te e NON per la sinistra dato che di sinistra non è rimasta parvenza nella tua visione politica se mai c’è stata, quindi perchè dovresti smentirti?

Sta sereno, Massimo, ti smentiremo noi tutti che non abbiamo MAI dimenticato cosa significhi essere dalla parte della giustizia sociale e contro il capitale, qualunque esso sia.

ESSERE DI SINISTRA

ESSERE DI SINISTRA

Sinistra

di Giuseppe FIRINU

Cosa vuol dire essere di Sinistra?

Di questi tempi sembra difficile dirsi di sinistra, semplicemente perché la Sinistra ha smesso di fare la Sinistra svariati decenni fa, quando al rispetto dei principi fondamentali e tradizionali di Sinistra, al rimanerne fedeli, si preferì intraprendere la strada della scalata al potere, e si credette che per poter vincere le elezioni si dovesse obbligatoriamente inseguire l’elettorato di centro.

Per far ciò fu d’obbligo abbandonare via via i principi da sempre cari alla Sinistra, per ingraziarsi le simpatie degli elettori che non gradivano né parole come comunismo o socialismo, e neppure l’egualitarismo che rappresentava il fulcro delle Sinistre.

Fu Berlinguer il primo a concepire un distacco sempre più deciso dall’Unione Sovietica, e trasformare il suo PCI in un partito che fosse gradito in occidente, e con la scusa di mettere al riparo la democrazia italiana, sia da svolte autoritarie, sia dalla strategia della tensione, pilotata dai servizi segreti occidentali, si inventò il Compromesso Storico, svendendo il sicuro superamento del suo PCI ai danni della DC di Aldo Moro.

Fu così che il PCI del 1976, col 34,4% di voti alla Camera, iniziò il declino che portò nel 1990 il partito del lacrimoso Occhetto alla sua trasformazione in Partito Democratico della Sinistra, una nuova formazione politica riformista che apriva a componenti laiche e cattoliche, con un simbolo che riduceva la falce e martello in un tondino ai piedi di una grande quercia.

Più si rincorreva l’elettorato del centro, e più il Partito perdeva consensi, fino a giungere nel 1994 alla sconfitta elettorale col 20,4% di consensi.

Nel 1998 con la trasformazione in DS la falce e martello si trasformò in una bella rosa.

Nel 2001 i DS ottennero il 16,6% dei voti. Nel 2006 la coalizione denominata Ulivo, guidata da Prodi ottenne il 31,2% dei consensi e nel 2007 nacque il PD che nel 2013 sfiorò il 30%.

Il PD di Renzi ha finito di perdere ogni connotazione che poteva collocare questa forza a sinistra, col Jobs Act, che ha cancellato definitivamente l’Art. 18, la legge di stampo autoritario detta Buona Scuola, i forti tagli alla Sanità, la detassazione delle barche di lusso, i salvataggi delle Banche a lui vicine, la politica economica gradita a Confindustria, il tentativo di smantellamento del Senato, che avrebbe privato del voto il popolo per quel ramo del Parlamento, e gli innesti di interventi populistici, come i vari Bonus ai dipendenti pubblici, agli Insegnanti, ai Militari, ai giovani, a fronte di un rinnovo contrattuale disatteso da ben nove anni.

Renzi gode tuttora di grande fiducia popolare grazie a questa anomalia del suo partito che si colloca a Sinistra ma che attua una politica economico-sociale palesemente di destra perché neoliberista.

Quest’inganno operato nei confronti di un elettorato che si illude di votare a Sinistra votando PD, e che si sente appagato nel ritenersi rappresentato a livello governativo, sta producendo un vulnus gravissimo e difficile da sanare, perché si tramuta in una mancanza di fiducia nella parte dell’elettorato che si sente per contro orfana di un vero partito credibile e forte di Sinistra.

Sotto questo aspetto il Movimento 5Stelle, che sbandiera il suo essere oltre la Destra e la Sinistra, peggiora la situazione, facendo ritenere ad una grande fetta dell’elettorato che Destra e Sinistra siano due concezioni superate e svuotate di ogni significato.

In realtà l’egualitarismo della Sinistra non può conciliarsi con l’individualismo di Destra, né le politiche che intendono salvaguardare lo Stato Sociale possono essere confuse col laissez-faire, cioè uno sregolato libero mercato di Destra.

Come non si può essere equidistanti tra la solidarietà e la xenofobia o il razzismo, o la chiusura delle frontiere.

Il berlusconismo ha introdotto e radicato il convincimento che le ideologie dietro ai partiti non abbiano più ragione d’essere, e che non conti più l’idea di come debba essere disegnata la società italiana, quanto amministrare l’intero Paese come se fosse una sola grande azienda.

Questo ha condotto ad uno scadere dei valori che dovrebbero essere i principi fondamentali in politica, soppiantando etica e ideologia di fondo con affarismo e lotta per il potere finalizzato al conseguimento di interessi personali.

Tra i politici è prevalso il principio della governabilità a discapito della democratica rappresentatività, ma il sistema elettorale maggioritario, con premi di maggioranza e sbarramenti, ha ulteriormente aggravato la situazione politica, e spinto all’abbandono delle urne il 30% dell’elettorato, deluso a destra e a manca.

La confusione ingenerata a Sinistra da un PD con bandiere rosse e politiche di destra, la mancanza di una forza di vera Sinistra non frammentata, e uno sbarramento al 5% che escluderebbe diversi partiti di sinistra, fa sì che esiste un esercito potenzialmente importante di gente che si riconosce ancora nei valori tradizionali della Sinistra, ma che è orfana di una forza politica che possa rappresentarla.

In conclusione c’è molta gente di sinistra che vorrebbe essere rappresentata ma che non vede ancora alcun faro all’orizzonte.

Dimensione carattere
Colors