E’ DARWINISMO SOCIALE: OGGI I MIGRANTI, DOMANI I MALATI O I PENSIONATI

E’ DARWINISMO SOCIALE: OGGI I MIGRANTI, DOMANI I MALATI O I PENSIONATI

Migranti da salvare

di Jean DE MILLE

Finalmente! “Finalmente” il senatore della Repubblica Stefano Esposito ha frantumato una barriera, ha sbriciolato quell’argine che impediva di proclamare apertamente che i diritti umani sono merda.

Lo ha fatto pochi giorni fa ad Agorà, nel modo più cinico, dichiarando che “alcune ong ideologicamente pensano solo a salvare vite umane: noi non possiamo permettercelo”.

La gravità dell’affermazione è palese: il senatore pro-Tav, trasmigrato di maggioranza in maggioranza all’interno del Pd, brillante “giovane” in carriera, ha sfondato una breccia, nella quale dietro a lui si precipiteranno tutte le iene che rappresentano l’egoismo e la meschinità di questo paese putrescente.

Il darwinismo più feroce, prodotto di un liberismo che non conosce limiti etici, è “finalmente” sdoganato: oggi assume un carattere etnico, e si rivolge contro quei migranti ai quali si indirizza l’odio scomposto di larga parte della comunità nazionale.

Domani lo stesso darwinismo avrà un contenuto sociale, e con la stessa pragmatica violenza si riverserà sui vecchi, sui malati, sugli indigenti, su tutte quelle categorie improduttive che rappresentano un carico economico per i garantiti e per le classi dominanti.

Il senatore Esposito, per cui provo l’immensa vergogna di essere coetaneo, si qualifica come apripista di un “pragmatismo della morte”, di una società costruita sulla selezione spudorata e aperta dei più forti e sul sacrificio umano dei marginali, immolati sugli altari della razionalità economica, sullo scannatoio del dio-capitale.

Mi piacerebbe ora che l’infame partito di cui il senatore è dirigente non avesse mai più il coraggio di chiederci un solo voto in nome dell’antifascismo. Ma so bene che non accadrà: spero però che in tanti ce ne ricorderemo al momento di deporre la scheda nell’urna, e ancor più nella prassi quotidiana, nella costruzione di coalizioni elettorali e alleanze politiche.

IL NODO DELLA CREDIBILITÀ DI UN NUOVO SOGGETTO DI SINISTRA

IL NODO DELLA CREDIBILITÀ DI UN NUOVO SOGGETTO DI SINISTRA

miseria globale

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi c’è un netto confine tra due linee: la competizione del mercato rispetto alla giustizia sociale.

La destra, il Pd, ritengono legittimamente che una risposta alla crisi vada ricercata dentro al neoliberismo, attraverso politiche di riduzione della spesa pubblica, con la “svalutazione” del lavoro e del welfare, attraverso investimenti in opere faraoniche, con le privatizzazioni e tanto altro ancora.

La sinistra, a mio avviso, alle rigide regole del mercato dovrebbe contrapporre la giustizia sociale, il lavoro dignitoso, non rinunciando a proporre investimenti in educazione, sanità, welfare e soprattutto avviare una politica per una più equa ridistribuzione della ricchezza.

Quindi, un nuovo soggetto politico della sinistra non può nascere alleandosi con chi ha “sposato” culturalmente e politicamente il pensiero neoliberale.

Ma soprattutto a sinistra si deve prendere atto che l’Italia fa parte oggi di un assetto europeo basato sulla competizione del mercato, l’esatto contrario di ciò che invece recita la nostra Costituzione alla quale pensiamo come punto di riferimento.

Se la sinistra non affronta questo nodo politico, come, ad esempio, si debba riconquistare una quota di sovranità in tema di politica economica e sociale, senza fare chiarezza sulla moneta unica che si è trasformata in uno strumento della vittoria del neoliberismo, nessun progetto a sinistra avrà unità e credibilità.

RES PUBLICA

RES PUBLICA

art. 3 Costituzione

 

di Massimo RIBAUDO

Non si può fare politica, cultura, azione sociale soltanto resistendo, come una diga, al flusso degli eventi.

Ha ragione Walter Siti: “Resistere non serve a niente“.

Al meccanismo economico e sociale che privatizza le vite umane, che fa delle informazioni, dei servizi alla persona – anche i più essenziali e necessari – e delle capacità relazionali una merce di scambio, che fa dell’esistenza umana una scommessa da vincere o perdere in base alla situazione famigliare e di nascita è inutile opporsi con ragioni e metodi del passato.

“Vogliamo più cultura e più possibilità. Uguali possibilità“.

Ci rispondono, sorridendo beffardi, che abbiamo Internet.
Poco importa che senza le basi del gusto, dell’estetica, del discorso, del ragionamento, della grammatica, della sintassi, della logica – gli elementi di una coscienza e conoscenza umana che i primi anni scolastici e ottimi docenti ti offrono – questa immensa mediateca non sia fruibile.

Lo sarà per chi si può permettere quei docenti, quei metodi, quelle aule, quei tempi che servono ad apprendere, ad “imparare ad imparare”. E poi, per scalare società e guadagnare sui fallimenti in Borsa, non serve cultura e capacità. Basta un buon algoritmo matematico.

Il futuro migliore è per chi già lo possiede: non per chi ha un contratto che scade fra sei mesi ed è prigioniero dei tempi degli altri. Per chi può seguire o far seguire il percorso scolastico e sociale dei propri figli. E’ per l’upper class. Sempre con meno partecipanti, sempre più upper ed invisibile.

La ricchezza di pochi determinerà il benessere di molti, ci hanno detto.

Come abbiamo fatto a crederci, resta un grande mistero, ma ci hanno creduto in molti.

La Sinistra politica in tutto l’Occidente si è solo limitata a limitare i danni, a cercare accordi al ribasso con il modello neoliberista. I leader populisti, invece, sono oggi la più grande stampella, e potremmo dire “il bastone”, del mercantilismo finanziario globale, che ha dimostrato tutta il suo fallimento, eppure si dimostra ancora egemonico nelle politiche governative.

Resistere, non serve a niente. Si deve agire e reagire.

Come si è fatto nel 1946 anni fa quando l’Italia scelse la Repubblica con un referendum al quale partecipò il 90% degli aventi diritto al voto.

Come si è fatto nei giorni del referendum del 12 e 13 giugno 2011, per l’acqua bene comune, per l’ambiente italiano bene comune, per le strategie energetiche bene comune, per la giustizia bene comune e non vantaggio dei singoli.

Come si è fatto il 4 dicembre 2016: salvando la nostra Costituzione che è un bene comunitario e popolare intangibile.

E dobbiamo continuare a chiedere, a pretendere: come fa Carlo Petrini per il suo progetto “Terra Madre“. Il nostro cibo è bene comune, la terra lo è, il sapore e la qualità degli alimenti che non può essere assoggettato a logiche unificanti imposte dai mercati.

La scienza medica, gli psicanalisti, gli epidemiologi affermano che la salute fisica e mentale dipendono dalle condizioni socio-ambientali che determinano la qualità della vita.

Dovremmo ricordarlo al Ministro Beatrice Lorenzin.

E’ stato un concetto che ha creato il welfare moderno e che è stato abbandonato perchè lo Stato italiano non può più gestirlo come ente sovrano, in quanto il suo bilancio viene deciso da organi non democratici quali la Commissione europea e la BCE.

In ogni caso il welfare, lo stato sociale del benessere collettivo è stato lasciato al mero interesse privato, per la felicità di assicurazioni e imprese farmaceutiche.

L’appropriazione continua del bene collettivo a fini mercantili e speculativi elimina ogni possibilità di sviluppo umano, così come il tentativo, (dietro i Trattati CETA e TTIP) di far sparire la biodiversità.

Così si privatizzano e si consegnano alla logica del profitto interi settori di vita umana.

Più Mercato? NO. Più Stato, più Società.

Dobbiamo lavorare tutti per generare modelli di vita non basati su winners e losers, ma su legami sociali solidali, fiduciari, cooperativi: sottraendo, con leggi e pratiche collettive alla disponibilità del mercato quei beni e servizi che la comunità considera indispensabili e funzionali alla realizzazione dei diritti fondamentali delle persone, al buon vivere di ciascuno e di tutti (res communes omnia).

I beni collettivi, come l’ecosistema, la Salute, la cultura, la giustizia sociale, costituiscono quel tessuto primario che consente la rigenerazione della vita: the life’s support system.

Ma non basta, per tutelarli e renderli fruibili nel tempo per noi e le generazioni future la sola spinta, pur fondamentale, “dal basso”.

Vi devono essere un diritto, una politica, un modello economico riconosciuto e valorizzato da classi dirigenti consapevoli e lealmente dedicate al patrimonio dei beni cche tutelino l’azione sociale creativa ed autonoma dei cittadini.

Avendo sempre come punto di riferimento – come fine e non come mezzo – l’umanità intesa in senso reale, visibile, concreto, storico.

Ciò che è interesse di tutti, e non soltanto del singolo, e che è protetto da un’autorità che realizzi emancipazione e progresso umano – e non oppressiva e vorace – in latino ha un nome bellissimo:

“Res Publica“.

Dimensione carattere
Colors