CETA, SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO. MA COS’È IL CETA?

CETA, SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO. MA COS’È IL CETA?

da STOP TTIP PUGLIA

 

Da ieri il CETA prende il via in maniera provvisoria in attesa che i paesi UE approvino questo trattato capestro per i poli europei e che darà il colpo di grazia a quello che definiamo Stato con conseguenze mostruose.

Così è stato deciso da Jean-Claude Juncker e dal premier canadese Justin Trudeau.

MA COS’È IL CETA? Questo video lo spiega in maniera immediata, diretta e comprensibile a tutti.

 

 

Fonte: STOP TTIP PUGLIA

JEAN CLAUDE NON SI SMENTISCE MAI. E LE CAPRE EUROPEISTE SBAVANO

JEAN CLAUDE NON SI SMENTISCE MAI. E LE CAPRE EUROPEISTE SBAVANO

 

di Luca TIBALDI

Juncker, discorso sullo Stato dell’Unione.
Dovrebbe rappresentare la svolta (la quarantasettesima, probabilmente, giusto? Ormai solo gente con problemi seri potrebbe crederci ancora, gente come i piddini o i gggiovani renziani).

Ovvio, tra una settimana salteranno fuori Macron, o la Merkel, o Weidmann, o un primo ministro di un Paese dall’altra parte del continente, e rinnegheranno qualunque cosa, qualunque ipotetica ed irrealizzabile svolta.

Ma torniamo al buon vecchio Gilderoy Allock de noartri.
Qual è l’unica vera proposta?

Per il futuro il fondo Esm deve gradualmente diventare un fondo monetario europeo e serve un super ministro europeo dell’economia e delle finanze per promuovere le riforme strutturali negli Stati membri”.

Quindi,
1) Creare un Fondo con maggiori poteri. Fa prestiti agli Stati (una cosa che dovrebbe far ridere a crepapelle ogni persona sana di mente) e in cambio li commissaria e decide tutte le politiche economiche, monetarie, industriali, fiscali.

2) Confermare questa tendenza con la creazione di un super ministro delle finanze europeo, che nelle parole degli stessi tedeschi della BuBa, che lo proposero mesi fa insieme alla Banque de France, è solo ed esclusivamente un nuovo super Commissario per controllare i bilanci dei Paesi, cioè un uomo con poteri superiori al semplice Commissario per proseguire eternamente con l’austerità e la disciplina di bilancio.
Questa è la grande svolta. Bravo Jean Claude!!! Abbasso i populistih!!!111!!

Ma siete seri!?

Volete la svolta? Quella vera? Una svolta che non renderebbe le cose ottimali ma comunque migliori dell’abisso attuale?

Bene (anche se tutto questo andrebbe comunque contro la Costituzione, quindi è un’analisi per massimi sistemi, ma irrealizzabile a livello giuridico, oltre che politico).

– Banca Centrale Europea sotto controllo pubblico. La BCE deve diventare una Banca Centrale vera, non una parodia, non una Bundesbank a livello europeo. Non sta nè in cielo nè in terra che una Banca Centrale sia indipendente e non possa finanziare gli Stati.

– Creazione di un vero Parlamento, non l’altra parodia che abbiamo adesso, dove in un amen la Commissione può comunque fare tutto quello che vuole.

– Trasferimenti monetari. E qui daje a ride. Se la Germania è
strutturalmente avvantaggiata dall’Euro debole, ci può anche stare bene. Però, cari caproni e pigri tedeschi, ci deve essere qualcosa in cambio.

Questo vorrebbe dire che Paesi come la Germania dovrebbero letteralmente pagare le aree del continente più svantaggiate dall’uso di una moneta troppo forte.

Visto che solo qualche mese fa sui giornali era uscita la notizie che gli abitanti della estremamente solidale (pfff) Baviera sono stufi di dare soldi alle altre aree della Germania, immagino che per voi sia naturale pensare che per “salvare lo spirito europeo” siano disposti a dare i loro soldi ai greci o agli spagnoli, vero?

– Fine del liberismo. Se anche si creasse uno Stato europeo, ma poi la linea continuasse ad essere quella liberista, mi spiegate che cazzarola cambierebbe, furboni???

Siete ridicoli, europeisti.
Siete alla frutta.
Sarete gettati nel cesso della storia, e noi saremo lì ad aspettare.
POSSONO ESSERE GLI STATI UNITI D’EUROPA LA NOSTRA SOLUZIONE?

POSSONO ESSERE GLI STATI UNITI D’EUROPA LA NOSTRA SOLUZIONE?


di Giulio BETTI

Spesso si dice: “Anzichè tornare alle valute nazionali, dobbiamo creare gli Stati Uniti d’Europa, infatti gli USA utilizzano il dollaro tranquillamente, anche se sono un’unione di più Stati!”

Ma è corretta questa affermazione, sovente fatta dai federalisti europei?
La situazione statunitense è adattabile anche gli Stati nazionali europei?

A mio avviso questa affermazione presenta diverse falle.

E’ sì vero che, a livello di dimensioni economiche, l’Eurozona è simile agli Stati Uniti d’America, ma è anche vero che negli USA la spesa pubblica e la tassazione sono decise, in aggregato, dal governo federale, il quale attraverso la Fed determina l’entità dei trasferimenti fiscali ai vari Stati federati.

Una cosa ben diversa dagli Stati dell’Eurozona, i quali possono solo fare pareggio di bilancio, senza possibilità di ottenere altri trasferimenti se le cose dovessero andare male.

Ricordiamo anche che tra gli obiettivi statutari della Fed c’è il raggiungimento della piena occupazione, a differenza della BCE che cerca inanzitutto di raggiungere la stabilità dei prezzi.

Va detto che gli USA sono differenti dall’Europa pure per il fatto che essi sono realmente uno stato unitario: vi è un’identità culturale, nazionale e linguistica che l’Europa non ha. Ci si sente prima statunitensi, e POI californiani, o newkorkesi; da noi ci si sente prima tedeschi, francesi, italiani, e poi (semmai) europei.

Che significa tutto ciò? Che trasferimenti fiscali verso gli Stati deboli europei sono visti con molto scetticismo, se non addirittura rifiutati, dagli Stati europei che si trovano in posizione di forza, politica ed economica. Negli USA, per ragioni di identità culturale, sono più facilmente accettati.

Va precisato che è già molto difficile e divisivo far accettare trasferimenti fiscali all’interno degli Stati nazionali, per sovvenzionare le aree più arretrate (vedi Nord/Sud in Italia, o Ovest/Est in Germania) e tali sovvenzioni creano inoltre svariati problemi.

Perciò gli Stati Uniti D’Europa sono, nei fatti, una strada difficilmente praticabile.

Altro fattore da considerare è che la popolazione USA ha un alto grado di mobilità, per quanto riguarda il lavoro. Un disoccupato del Colorado potrà trasferirsi con più facilità in California per cercare lavoro, rispetto a chi ha lavorato una vita in Italia e deve oggi trasferirsi in Finlandia per cercare un’occupazione.

Ci sono ovvi ostacoli linguistici, culturali ecc., a differenza degli Stati Uniti d’America.

*Da ultimo, gli squilibri in termini di reddito pro-capite in Europa sono molto più intensi in Europa rispetto agli Stati Uniti, infatti paesi come Spagna, Portogallo e Grecia hanno un reddito pro-capite inferiore al 20% rispetto alla media degli altri Stati europei.
Negli Stati Uniti, gli Stati federati in questa condizione sono solo 3, cioè il Mississipi, l’Arkansas e il West Virginia, squilibrio che riguarda 9 milioni di residenti. In Europa riguarda dunque svariate decine di milioni di abitanti in più!
Ciò vuol dire che sarebbero necessari ingenti trasferimenti fiscali, molto più che negli Stati Uniti, e ciò rende gli USE ancora meno accettabili dai paesi europei attualmente egemoni.

Quindi negli USA una valuta unica comporta sì degli svantaggi, ma essi sono più facilmente superabili che in continenti come l’Europa.

Il gioco non vale la candela. Sarebbe, anzi, ancora più dannoso di quanto non lo sia già oggi.

 

.

*Fonte: “La Soluzione per l’Euro” (2014) di Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi.

SIM, SALA, “BIN”: IL PD E L’ENNESIMO INSULTO ALLA COSTITUZIONE

SIM, SALA, “BIN”: IL PD E L’ENNESIMO INSULTO ALLA COSTITUZIONE

di Antonio CAPUANO

Con il forte vento antieuropeista che soffia in Europa e le elezioni nostrane che incombono, dopo mesi di proclami e frasi fatte che hanno portato alla nascita di due schieramenti tra “pro UE” (cosa diversa dagli europeisti) e “no Euro”, è tempo per ambo le parti di cominciare a tirare i remi in barca e mettere le mani avanti, in attesa di disattendere per l’ennesima volta le aspettative dell’elettorato.

Da una parte i “pro Euro” che dal 2002 promettono una UE come traino di una crescita e di una ripresa che invece non sono mai esistite e che quindi pur di non ammettere il fallimento/riuscita del progetto, continuano a postdatare questa promessa.

Dall’altra invece ci sono i demagoghi che partiti incendiari contro la Troika, il sistema e la moneta, si sono invece riscoperti pompieri man mano che si avvicinano le elezioni, raccontandoci così che uscire dall’euro sarebbe incostuzionale e addirittura come l’UE sia passata da primo nemico e “strumento del potere” a “preziosa risorsa“.

Ovviamente per dare un tono di legittimazione alla teoria della politica nazionale impotente perché schiacciata dal diritto comunitario, urgono proclami solenni che almeno apparentemente, siano tecnici, terzi e conseguentemente credibili.

Ecco quindi che un noto costituzionalista italiano, il Professor Roberto Bin, da tempo tiene a farci sapere (e lo ribadisce) che: “La riforma costituzionale del 2001 ha introdotto una norma generale nell’art. 117, comma 1 della Costituzione“, secondo cui «la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali»; pertanto, “i trattati europei hanno ottenuto una «copertura» costituzionale e solo con legge costituzionale la si può rimuovere…”.

La norma a cui Bin fa riferimento è contenuta nella riforma del titolo V della Costituzione introdotta nel 2001 e per quanto essa essa sia una delle più sciagurate della nostra storia, non contiene alcun precetto di obbligatorietà inerente al tema dell’uscita dall’Euro piuttosto che dalla UE, (anche Grazie al NO referendario del 4 Dicembre, dato che la riforma andava invece esattamente in quella direzione) essa si limita a ribadire l’osservanza del principio del “Pacta Sunt Servanda” (letteralmente: I patti devono essere osservati) sancito in maniera fondamentale dal diritto internazionale e con il quale si preserva l’adempimento ai trattati.

Ma proprio rifacendoci ai trattati e alle disposizioni legislative in materia, possiamo facilmente individuare l’errore perché se è vero che gli Art.10 e 11 della nostra Costituzione sanciscono l’immediato assorbimento dei trattati europei all’interno dell’ordinamento nazionale, è altrettanto vero che il TUE (Trattato Unione Europea) e il trattato di Maastricht, contengono al loro interno la possibilità di recesso unilaterale del trattato da parte degli stati membri, al netto dell’adempimento di eventuali impegni pregressi, come sancito dall’articolo 50 del trattato TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).

Ora delle due l’una: l’esimio Professor Bin vanta gravi lacune nella propria materia di studio, oppure c’è uno stretto legame tra la “fede” renziana dello stesso e la sua “forzatura lessicale nonché giuridica” sull’attuazione del principio “Pacta sunt servanda“, a pensar male si farà anche peccato, ma la puzza di propaganda appare quantomai univoca, dato che va ribadito con forza come ad essere incostituzionale sia certamente un eventuale Referendum in materia (Vero Dottor (!) Di Maio?) e non certo l’uscita in sé.

Anzi, volendo propriamente utilizzare e fare nostro il principio internazionale del “Pacta sunt servanda“, rammenterei al Professore e alla nostra classe politica, l’articolo 1 nonché uno dei principi fondamentali della Costituzione vigente su cui posa il nostro ordinamento giuridico nazionale, il quale sancisce testualmente “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nella forma e nei limiti della Costituzione“.

Chiaro? Nelle forme e nei limiti della nostra Costituzione e non del trattato di Maastricht.

Quindi forse, prima di candidarsi e deludere di nuovo il Popolo italiano, sarebbe d’uopo ripassare le basi del mestiere e sfruttare le prossime elezioni per restituire ad esso la dignità, la sovranità e la considerazione che merita.

Possibilmente, prima che sia davvero troppo tardi per decidere autonomamente del nostro destino,

Dato che la crisi Greca, sarà anche mediaticamente scomparsa, ma politicamente è invece drammaticamente più vicina a noi di quanto pensiamo…

DEBITO: OGNI RIFORMA, DI QUALSIASI PARTITO, SARÀ INUTILE SE LO STATO NON POTRÀ PRODURRE MONETA PROPRIA

DEBITO: OGNI RIFORMA, DI QUALSIASI PARTITO, SARÀ INUTILE SE LO STATO NON POTRÀ PRODURRE MONETA PROPRIA

debito Mani incatenate


di Guido MENDOGNI, sociologo Università di Trento

L’unica forma della moneta moderna è il DEBITO. 

Finalmente il nemico è stato identificato, ha un nome e un cognome: BCE, FED, BRI, BANCHE COMMERCIALI, AGENZIE DI RATING: il debito, il potere assoluto del sistema bancario, l’assurdità dell’esistenza di un debito pubblico, l’iniqua e violenta sopraffazione della lobby bancaria e finanziaria rispetto agli Stati sovrani e ai suoi cittadini, l’asservimento della classe politica agli interessi di questa lobby dominante.

IL SISTEMA BANCARIO è il vero proprietario di tutta la moneta in circolazione, moneta che egli presta sotto forma di debito a:
1) STATI SOVRANI;
2) imprese commerciali;
3) privati cittadini.

Ma cosa presta in realtà il banchiere? Tutte le monete di tutto il mondo sono ormai da decenni sganciate da ogni legame con l’oro o altro bene fisico. Siamo infatti in regime di fiat money, cioè moneta convenzionale..

Questa è la moneta che poi viene prestata, diventando DEBITO, ai soggetti specificati sopra: Stati sovrani, cittadini, imprese.

Ma se il valore di questa moneta è dato dalla convenzione legale o dalla consuetudine, questo valore è dato dall’attività del banchiere o dall’esistenza degli esseri umani che si scambiano questa moneta e la riconoscono come portatrice di valore per convenzione?

E’ logico affermare che la risposta esatta sia la seconda, visto che quella moneta senza esseri umani vivi non avrebbe alcun valore.

Quindi: perché questo accordo legale, pacifico e sovrano della comunità dei cittadini vede avvantaggiarsi la lobby bancaria a svantaggio della comunità stessa che all’ accordo dà forma, sostanza e vita?

Perché lo Stato sovrano, rappresentante della collettività e unico artefice della norma legale, cede la proprietà del mezzo monetario alle banche centrali e commerciali e si INDEBITA con esse?

Perché invece non si fa creatore diretto di moneta, SENZA CREARE DEBITO PER SE STESSO e liberandosi dal peso del debito e degli interessi?

La gestione diretta del mezzo monetario è fondamentale per una comunità: è il sangue dell’economia e della vita sociale.
E’ pratica autolesionistica, da parte della collettività, la delega di questo enorme potere al fantasma giuridico bancario.

Questo è stato il percorso storico e normativo che ha portato alla costituzione dell’UE, dove non sono più gli Stati Sovrani a comandare, ma è il debito stesso a dettare le nuove regole (alcune AUTOMATICHE E COSTITUZIONALI), a vantaggio della lobby bancaria.

Qual è il percorso che si sta preparando all’orizzonte?

Le conseguenze della cessione della proprietà del mezzo monetario si manifestano in tutta la loro enormità: la forma si fa sostanza e si traduce in sofferenza per interi popoli, a favore di una piccola classe di privilegiati (lobby bancaria), cui è stato concessa l’assurda e ignobile delega di essere proprietario del mezzo monetario, che invece per natura e per logica è di proprietà della comunità dei cittadini.