REFERENDUM COSTITUZIONALE UN ANNO DOPO

REFERENDUM COSTITUZIONALE UN ANNO DOPO

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES
 
Tutto il sistema si è impegnato al massimo, un anno fa in occasione del referendum costituzionale, per tratteggiare gli scenari più tragici pur di convincere un elettorato già di suo spaventato e preoccupato di un domani che dichiara la volontà di ritornare al passato, ogni giorno di più.
 
In realtà se il peggioramente c’è stato, è SOLO ed ESCLUSIVAMENTE a causa delle politiche recessive che ci impone la UE.
 
Se la disoccupazione è aumentata, se è peggiorato lo schiavismo è stato ancora SOLO ed ESCLUSIVAMENTE a causa di un governo fantoccio al soldo delle oligarchie europee e globaliste.
 
Se i giovani hanno continuato e continuano a finire nel tritacarne dell’alternanza scuola-lavoro è SOLO ed esclusivamente a causa delle scelte scellerate di un sistema di potere che non solo depreda ma che mira a dominare e a spegnere qualunque forma di ribellione attraverso la svalutazione e la mercificazione delle persone.
 
Se le donne continuano a subire ogni genere di violenza, è SOLO ed ESCLUSIVAMENTE a causa della violenza insita e manifesta in un sistema di potere, quale il neoliberalismo che, mediante la reale schiavitù che impone, utilizza la violenza del sistema patriarcale per togliere ogni diritto, per perpetrare liberamente ogni abuso.
 
In previsione però degli scenari odierni, un anno fa serviva far credere al popolo italiano che tutto ciò che sarebbe successo, sarebbe stata diretta conseguenza della vittoria del No.
 
Serviva per ottenere voti per il Sì, indubbiamente, ma serviva anche per legittimarsi continuità e consenso.
 
Oggi intanto dovremmo aver ben compreso che vincere quel referendum – per quanto una vittoria importantissima – alla fine NON HA PROTETTO LA COSTITUZIONE che rimane lettera morta poichè la nostra sovranità è stata svenduta e resta saldamente nelle mani della UE.
Dovremmo aver compreso, perciò, che questo sistema di potere se ne infischia bellamente della volontà popolare.
 
Non ci sarà futuro, per la nostra Carta Costituzionale e PER TUTTI NOI, non ci saranno MAI PIÙ diritti sociali riconosciuti sino a che resteremo nei trattati.
 
A fronte di ciò, gli schieramenti politici che vanno via via formandosi, dichiarano ormai apertamente che lavorano tutti in funzione del sistema.
 
Non esiste spazio in cui la sinistra autenticamente anticapitalista ed antiliberista venga rappresentata.
 
Fino a che non si formerà un organismo che intraprenda un progetto DIVERSO per proposta politica, obiettivi, azione e partecipazione, da quanto visto sino ad ora nella storia della sinistra di questi ultimi vent’anni, non esisterà democrazia e non esisterà la possibilità di OPPORSI a questo feroce dominio.
 
Dovrà però essere un organismo davvero capace di farsi interprete delle istanze popolari più drammatiche, che scardini modus operandi e visione del sistema partitico che si è andato strutturando nel corso degli ultimi due decenni anche in quella che ancora chiamiamo sinistra malgrado abbia partecipato e partecipi ancora, a favorire e proteggere il PD sia a livello locale sia a livello nazionale.
 
Ma non solo.
Qualunque governo dovesse arrivare al potere, in questo Paese come ovunque, MAI potrà cambiare alcunchè fintanto che rimarremo all’interno del sistema UE e della zona euro.
 
DA QUI bisogna ripartire se davvero vogliamo cominciare a cambiare lo stato di fatto che si annuncia essere ogni giorno più pericoloso per una sempre più vasta massa di italiani.
 
Chiunque neghi questo, alla luce della vittoria referendaria di un anno fa e alla luce di ciò che sappiamo oggi, al di là degli slogan e delle promesse che utilizza per rendersi credibile, di sicuro è un fiancheggiatore del sistema e pertanto NEMICO del popolo.
 
RATING: RIVOGLIAMO LO ZERO IN CONDOTTA!

RATING: RIVOGLIAMO LO ZERO IN CONDOTTA!

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

Standard & Poor’s ci alza il rating.
Ma quanto ci è costato questo voto?
Anzi, quanto ancora ci costerà?

Fanno festa all’Italia aumentandole il voto ma questo significa che dal governo stanno per sferrare un altro feroce attacco ai NOSTRI diritti sociali peraltro già devastati insieme alle nostre esistenze.

Semplicemente VERGOGNOSO e INFAME che il benessere di un paese venga stabilito e definito da un’agenzia di rating, squali al servizio della finanza globale e non smetto di chiedermi come siamo potuti arrivare a tanto, come sia stato possibile permettere che avvenisse!

È proprio con queste domande che mi ricordo CHI ci ha portato al baratro e i nomi sono TUTTI dentro quella vergogna riconosciuta purtroppo da tanti (fin troppi) che si chiama MDP.

Quei loschi figuri rivestiti da eroi da un certo immaginario collettivo ci hanno consegnati, pressochè inermi, al Jobs Act, alla perdita dello Statuto dei Lavoratori, alla rimozione dell’art. 18, alla totale e assoluta precarietà delle nostre esistenze e a quelle dei nostri figli, alla povertà per favorire e ingrassare il sistema bancario.

Ci hanno consegnati alla macelleria sociale con la spallata definitiva alla sanità, con la riforma Fornero e il recente aumento dell’età pensionabile, con la perdita delle tutele sociali che non esistono per milioni di persone.

Siamo arrivati a vedere la carcassa della struttura del Paese, ormai, e gli avvoltoi stanno per avventarsi sul poco che resta di un corpo che era florido e invidiato al punto di doverlo trascinare nella zona euro pur di distruggerne la salute e condurlo a morte certa.

Il dio denaro innanzitutto nel sistema capitalistico che però fino a qualche decennio fa si accontentava di parassitare gli organismi che colpiva.
Ma il capitalismo finanziario no. Esso deve divorare interamente le prede.
A qualunque prezzo in termini di vite umane.

Ci danno un voto più alto, le agenbzie di rating dunque, e la beffa è che ci vogliono persino felici della nostra morte, considerato che molti considereranno questo addirittura un segno di ripresa.
È tutto davvero molto orwelliano quanto spaventoso nei suoi subdoli effetti.

A questo punto, quindi, non resta altro da dire se non che noi invece vogliamo ottenere uno zero in condotta, ma proprio uno zero assoluto perchè questo significherà che saremo nuovamente liberi dalla tirannide e liberi di tornare ad autodeterminarci.

LOMBARDIA E VENETO: DUE REFERENDUM INUTILI SE NON DANNOSI

LOMBARDIA E VENETO: DUE REFERENDUM INUTILI SE NON DANNOSI

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale del MovES

Lombardia e Veneto: due Referendum inutili se non dannosi.
Due Referendum promossi dalla Lega di Salvini per sostenere una richiesta di maggiore autonomia regionale. Richiesta a Chi? Per ottenere cosa? Per farne cosa?

Anzitutto possiamo notare come tutti i principali partiti nelle due regioni si sono schierati per il sì ai quesiti. Questo dovrebbe essere il primo segnale d’allarme: i partiti di Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio e persino della Meloni sono contendenti a livello nazionale, ma alleati di fatto su un Referendum regionale che non cambia nulla o che – e lo vedremo più avanti – potrebbe persino peggiorare le cose per i cittadini.

L’opposizione ai Referendum è sostenuta solo da alcune forze della sinistra antiliberista, alcuni movimenti sociali e sindacali di base con pochissima possibilità di avere spazi per poter informare sul perchè della scelta.

Come mai questo unanimismo? Forse perchè questi quesiti sono inutili, non cambiano nulla e non disturbano i manovratori?

Si dice da parte dei due Presidenti Regionali che il Referendum viene fatto per sentire la volontà popolare. Ma è vero? Assolutamente no!
Questi quesiti referendari non fanno domande precise: le uniche sulle quali il pronunciamento popolare potrebbe davvero decidere e contare.

Pensate, nell’ordine, al referendum greco sul memorandum della Troika, quello sulla Brexit, quello nostro costituzionale o quello sull’iindipendenza della Catalogna? Ecco, quelle consultazioni con il voto di domani in Lombardia e Veneto non c’entrano nulla. C’erano invece domande chiare che esigevano altrettante risposte chiare e infatti la politica ha faticato a reggere il responso popolare quando non lo ha rinnegato.

Questi referendum in realtà non chiedono nulla e sono perfettamente adatti a quelle forze politiche italiane che sono abituate a rinnegare i programmi subito dopo averli varati. Tutti sono impegnati sul nulla.
I due quesiti sono molto simili, quello veneto chiede solo: “Volete più autonomia?”
Quello lombardo aggiunge qualche accenno al rispetto dell’unità nazionale e della Costituzione e fa esplicita richiesta di più risorse.

Ma QUALI risorse?

L’Italia deve rispettare il Fiscal Compact, quello che Renzi e Salvini dicono di voler cambiare che è stato inserito nella Costituzione.
La modifica dell’articolo 81 della Costituzione, riguardante appunto l’introduzione del Fiscal Compact, è un atto devastante della nostra democrazia, compiuto quasi alla unanimità dal Parlamento precedente.

Ci sono poi il Patto di Stabilità che impedisce l’autonomia di spesa degli enti locali e il controllo diretto della UE sui bilanci pubblici.
Come si può chiedere più autonomia e più risorse per le regioni se tutto il meccanismo di governo imposto dalla Unione Europea impedisce ogni libertà di spesa a tutte le istituzioni pubbliche?

Immaginate cosa accadrebbe se Maroni e Zaia, Presidenti delle due regioni più ricche del paese che assieme hanno un quarto della popolazione, promuovessero una loro iniziativa istituzionale per cancellare il Fiscal Compact e il Patto di Stabilità.
Questa proposta sì, che avrebbe bisogno del consenso popolare proprio perché si tratterebbe di imporre allo Stato una diversa politica economica che ovviamente andrebbe in conflitto con i vincoli europei.

Invece Lega Nord e tutte le principali forze politiche italiane sono oggi appiattite nella difesa di questa Unione Europea.

Meglio quindi chiedere un’autonomia che non è consentita a nessuno e fare domande che non vogliono dire nulla nel sistema economico governato dalla Troika. Meglio un Referendum finto che impegnarsi davvero in un conflitto col potere centrale.

I due Referendum non propongono una reale ristrutturazione delle spese dello Stato e delle Regioni, richiedono solo più risorse alle Regioni del nord a scapito di quelle del sud, ma nemmeno una proposta iniqua di questo tipo può essere consentita dai vincoli di bilancio, vincoli per altro non contestati dai due Presidenti.

L’ipotesi più probabile, invece, è che dietro questi inutili quesiti se ne nasconda uno vero e molto più pericoloso, proprio considerando che i Referendum sono entusiasticamente accolti nel mondo imprenditoriale: visto che non si possono avere più risorse pubbliche perchè ottenere più autonomia privatizzando?

I servizi come trasporti, scuola, servizi sociali e soprattutto sanità nelle due Regioni sono già ampiamente affidate ai privati.

Il sì richiesto ai cittadini serve dunque ad aumentare la connessione sempre più stretta tra pubblico e privato nella gestione dei servizi e dello stato sociale, dove Lombardia e Veneto sono già indiscutibilmente all’avanguardia.

Concluderei con un dettaglio tecnico sull’organizzazione pratica del Referendum in Lombardia, Referendum che costerà alla Regione 43 milioni di Euro circa: si voterà con un sistema elettronico attraverso tablet ma, nonostante le possibilità tecnologiche consentano senza troppe difficoltà la soluzione del problema, le postazioni non saranno adattate all’utilizzo in autonomia di non vedenti e ipovedenti.

 

 

 

CETA, SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO. MA COS’È IL CETA?

CETA, SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO. MA COS’È IL CETA?

da STOP TTIP PUGLIA

 

Da ieri il CETA prende il via in maniera provvisoria in attesa che i paesi UE approvino questo trattato capestro per i poli europei e che darà il colpo di grazia a quello che definiamo Stato con conseguenze mostruose.

Così è stato deciso da Jean-Claude Juncker e dal premier canadese Justin Trudeau.

MA COS’È IL CETA? Questo video lo spiega in maniera immediata, diretta e comprensibile a tutti.

 

 

Fonte: STOP TTIP PUGLIA

JEAN CLAUDE NON SI SMENTISCE MAI. E LE CAPRE EUROPEISTE SBAVANO

JEAN CLAUDE NON SI SMENTISCE MAI. E LE CAPRE EUROPEISTE SBAVANO

 

di Luca TIBALDI

Juncker, discorso sullo Stato dell’Unione.
Dovrebbe rappresentare la svolta (la quarantasettesima, probabilmente, giusto? Ormai solo gente con problemi seri potrebbe crederci ancora, gente come i piddini o i gggiovani renziani).

Ovvio, tra una settimana salteranno fuori Macron, o la Merkel, o Weidmann, o un primo ministro di un Paese dall’altra parte del continente, e rinnegheranno qualunque cosa, qualunque ipotetica ed irrealizzabile svolta.

Ma torniamo al buon vecchio Gilderoy Allock de noartri.
Qual è l’unica vera proposta?

Per il futuro il fondo Esm deve gradualmente diventare un fondo monetario europeo e serve un super ministro europeo dell’economia e delle finanze per promuovere le riforme strutturali negli Stati membri”.

Quindi,
1) Creare un Fondo con maggiori poteri. Fa prestiti agli Stati (una cosa che dovrebbe far ridere a crepapelle ogni persona sana di mente) e in cambio li commissaria e decide tutte le politiche economiche, monetarie, industriali, fiscali.

2) Confermare questa tendenza con la creazione di un super ministro delle finanze europeo, che nelle parole degli stessi tedeschi della BuBa, che lo proposero mesi fa insieme alla Banque de France, è solo ed esclusivamente un nuovo super Commissario per controllare i bilanci dei Paesi, cioè un uomo con poteri superiori al semplice Commissario per proseguire eternamente con l’austerità e la disciplina di bilancio.
Questa è la grande svolta. Bravo Jean Claude!!! Abbasso i populistih!!!111!!

Ma siete seri!?

Volete la svolta? Quella vera? Una svolta che non renderebbe le cose ottimali ma comunque migliori dell’abisso attuale?

Bene (anche se tutto questo andrebbe comunque contro la Costituzione, quindi è un’analisi per massimi sistemi, ma irrealizzabile a livello giuridico, oltre che politico).

– Banca Centrale Europea sotto controllo pubblico. La BCE deve diventare una Banca Centrale vera, non una parodia, non una Bundesbank a livello europeo. Non sta nè in cielo nè in terra che una Banca Centrale sia indipendente e non possa finanziare gli Stati.

– Creazione di un vero Parlamento, non l’altra parodia che abbiamo adesso, dove in un amen la Commissione può comunque fare tutto quello che vuole.

– Trasferimenti monetari. E qui daje a ride. Se la Germania è
strutturalmente avvantaggiata dall’Euro debole, ci può anche stare bene. Però, cari caproni e pigri tedeschi, ci deve essere qualcosa in cambio.

Questo vorrebbe dire che Paesi come la Germania dovrebbero letteralmente pagare le aree del continente più svantaggiate dall’uso di una moneta troppo forte.

Visto che solo qualche mese fa sui giornali era uscita la notizie che gli abitanti della estremamente solidale (pfff) Baviera sono stufi di dare soldi alle altre aree della Germania, immagino che per voi sia naturale pensare che per “salvare lo spirito europeo” siano disposti a dare i loro soldi ai greci o agli spagnoli, vero?

– Fine del liberismo. Se anche si creasse uno Stato europeo, ma poi la linea continuasse ad essere quella liberista, mi spiegate che cazzarola cambierebbe, furboni???

Siete ridicoli, europeisti.
Siete alla frutta.
Sarete gettati nel cesso della storia, e noi saremo lì ad aspettare.