EMBRACO, LA VERGOGNA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

EMBRACO, LA VERGOGNA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del MovES

 

La vicenda Embraco, quella per cui una multinazionale in sfregio alle norme Costituzionali che regolano la vita civile di un paese che si dice democratico, USA sistematicamente i lavoratori come merce di cui disfarsi all’occorrenza e senza porsi il benchè minimo disturbo sul renderli carne da macello, sul non considerare minimanente la proposta del governo, presenta tutta la dinamica tipica di questo sistema di potere.

Si smantella un’azienda e si delocalizza per fare massimo profitto, si respinge la proposta del governo perchè di fatto i governi non hanno nessun peso contro lo strapotere che il neoliberismo consegna alle multinazionali e ad un padronato reso sempre più feroce da leggi inique e antidemocratiche volute dalle élite europee del capitalismo globalizzato.

Risultato: a NESSUNO importa se quei lavoratori finiranno nell’invisibilità di un sistema che non ha più neanche la possibilità di attivare tutele adeguate al consentire un’esistenza dignitosa a chi perde l’occupazione.
D’altro canto non potrebbe essere che così, visto che l’Italia persegue il diktat neoliberalista europeo pedissequamente.

Ma intanto Calenda va a piagnucolare in Europa sul disastro Embraco, come se agli oligarchi potesse importare qualcosa in merito, visto che questo sistema lo hanno voluto loro.

E i sindacati? Dove sono?
Perchè non organizzano i lavoratori della Embraco affinchè prendano in autogestione la fabbrica?
Ma più ancora, perchè il sindacato non lavora per creare coscienza e lotta di classe?

Dinnanzi ad un simile quadro, non si sa se essere più incazzati o se aspettare che il peggio si tramuti in tragedia, sperando che a quel punto i lavoratori sappiano fare piazza pulita di false sirene millantatrici di un sindacato e di una politica fintamente di sinistra che malgrado i proclami non difendono gli interessi delle classi lavoratrici e non rispondono concretamente ai loro bisogni.
REFERENDUM COSTITUZIONALE UN ANNO DOPO

REFERENDUM COSTITUZIONALE UN ANNO DOPO

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES
 
Tutto il sistema si è impegnato al massimo, un anno fa in occasione del referendum costituzionale, per tratteggiare gli scenari più tragici pur di convincere un elettorato già di suo spaventato e preoccupato di un domani che dichiara la volontà di ritornare al passato, ogni giorno di più.
 
In realtà se il peggioramente c’è stato, è SOLO ed ESCLUSIVAMENTE a causa delle politiche recessive che ci impone la UE.
 
Se la disoccupazione è aumentata, se è peggiorato lo schiavismo è stato ancora SOLO ed ESCLUSIVAMENTE a causa di un governo fantoccio al soldo delle oligarchie europee e globaliste.
 
Se i giovani hanno continuato e continuano a finire nel tritacarne dell’alternanza scuola-lavoro è SOLO ed esclusivamente a causa delle scelte scellerate di un sistema di potere che non solo depreda ma che mira a dominare e a spegnere qualunque forma di ribellione attraverso la svalutazione e la mercificazione delle persone.
 
Se le donne continuano a subire ogni genere di violenza, è SOLO ed ESCLUSIVAMENTE a causa della violenza insita e manifesta in un sistema di potere, quale il neoliberalismo che, mediante la reale schiavitù che impone, utilizza la violenza del sistema patriarcale per togliere ogni diritto, per perpetrare liberamente ogni abuso.
 
In previsione però degli scenari odierni, un anno fa serviva far credere al popolo italiano che tutto ciò che sarebbe successo, sarebbe stata diretta conseguenza della vittoria del No.
 
Serviva per ottenere voti per il Sì, indubbiamente, ma serviva anche per legittimarsi continuità e consenso.
 
Oggi intanto dovremmo aver ben compreso che vincere quel referendum – per quanto una vittoria importantissima – alla fine NON HA PROTETTO LA COSTITUZIONE che rimane lettera morta poichè la nostra sovranità è stata svenduta e resta saldamente nelle mani della UE.
Dovremmo aver compreso, perciò, che questo sistema di potere se ne infischia bellamente della volontà popolare.
 
Non ci sarà futuro, per la nostra Carta Costituzionale e PER TUTTI NOI, non ci saranno MAI PIÙ diritti sociali riconosciuti sino a che resteremo nei trattati.
 
A fronte di ciò, gli schieramenti politici che vanno via via formandosi, dichiarano ormai apertamente che lavorano tutti in funzione del sistema.
 
Non esiste spazio in cui la sinistra autenticamente anticapitalista ed antiliberista venga rappresentata.
 
Fino a che non si formerà un organismo che intraprenda un progetto DIVERSO per proposta politica, obiettivi, azione e partecipazione, da quanto visto sino ad ora nella storia della sinistra di questi ultimi vent’anni, non esisterà democrazia e non esisterà la possibilità di OPPORSI a questo feroce dominio.
 
Dovrà però essere un organismo davvero capace di farsi interprete delle istanze popolari più drammatiche, che scardini modus operandi e visione del sistema partitico che si è andato strutturando nel corso degli ultimi due decenni anche in quella che ancora chiamiamo sinistra malgrado abbia partecipato e partecipi ancora, a favorire e proteggere il PD sia a livello locale sia a livello nazionale.
 
Ma non solo.
Qualunque governo dovesse arrivare al potere, in questo Paese come ovunque, MAI potrà cambiare alcunchè fintanto che rimarremo all’interno del sistema UE e della zona euro.
 
DA QUI bisogna ripartire se davvero vogliamo cominciare a cambiare lo stato di fatto che si annuncia essere ogni giorno più pericoloso per una sempre più vasta massa di italiani.
 
Chiunque neghi questo, alla luce della vittoria referendaria di un anno fa e alla luce di ciò che sappiamo oggi, al di là degli slogan e delle promesse che utilizza per rendersi credibile, di sicuro è un fiancheggiatore del sistema e pertanto NEMICO del popolo.
 
COMUNISMO IL PD???

COMUNISMO IL PD???

 

di Dario MARCHETTI


Credo che il fallimento del sistema scolastico italiano sia sotto gli occhi di tutti.
La testimonianza più evidente è dato da quegli stralunati webeti che mentre si discute delle politiche portate avanti dal governo a trazione renziota ti dicono che in Italia c’è il comunismo.

Ora, vorrei semplicemente ricordare che il comunismo è un sistema che si fonda sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione (e su una serie di altre cosette, a partire dall’intervento pubblico nell’economia).

Mentre i governi (compresi quelli di centrodestra) che si sono succeduti dal 1994 ad oggi hanno esclusivamente pubblicizzato le perdite e privatizzato i profitti, demonizzando ad esempio la nazionalizzazione di banche e altri settori vitali per l’economia, in quanto occorreva spolpare lo Stato, ovvero i cittadini che lo compongono, a beneficio di ben conosciute lobbies.
Quindi, per favore, facciamola finita con la sagra della coglionaggine e diciamo le cose come stanno: in Italia vige una versione sgangherata del turboliberismo, ovvero il contrario del comunismo.
Punto.
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