SIM, SALA, “BIN”: IL PD E L’ENNESIMO INSULTO ALLA COSTITUZIONE

SIM, SALA, “BIN”: IL PD E L’ENNESIMO INSULTO ALLA COSTITUZIONE

di Antonio CAPUANO

Con il forte vento antieuropeista che soffia in Europa e le elezioni nostrane che incombono, dopo mesi di proclami e frasi fatte che hanno portato alla nascita di due schieramenti tra “pro UE” (cosa diversa dagli europeisti) e “no Euro”, è tempo per ambo le parti di cominciare a tirare i remi in barca e mettere le mani avanti, in attesa di disattendere per l’ennesima volta le aspettative dell’elettorato.

Da una parte i “pro Euro” che dal 2002 promettono una UE come traino di una crescita e di una ripresa che invece non sono mai esistite e che quindi pur di non ammettere il fallimento/riuscita del progetto, continuano a postdatare questa promessa.

Dall’altra invece ci sono i demagoghi che partiti incendiari contro la Troika, il sistema e la moneta, si sono invece riscoperti pompieri man mano che si avvicinano le elezioni, raccontandoci così che uscire dall’euro sarebbe incostuzionale e addirittura come l’UE sia passata da primo nemico e “strumento del potere” a “preziosa risorsa“.

Ovviamente per dare un tono di legittimazione alla teoria della politica nazionale impotente perché schiacciata dal diritto comunitario, urgono proclami solenni che almeno apparentemente, siano tecnici, terzi e conseguentemente credibili.

Ecco quindi che un noto costituzionalista italiano, il Professor Roberto Bin, da tempo tiene a farci sapere (e lo ribadisce) che: “La riforma costituzionale del 2001 ha introdotto una norma generale nell’art. 117, comma 1 della Costituzione“, secondo cui «la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali»; pertanto, “i trattati europei hanno ottenuto una «copertura» costituzionale e solo con legge costituzionale la si può rimuovere…”.

La norma a cui Bin fa riferimento è contenuta nella riforma del titolo V della Costituzione introdotta nel 2001 e per quanto essa essa sia una delle più sciagurate della nostra storia, non contiene alcun precetto di obbligatorietà inerente al tema dell’uscita dall’Euro piuttosto che dalla UE, (anche Grazie al NO referendario del 4 Dicembre, dato che la riforma andava invece esattamente in quella direzione) essa si limita a ribadire l’osservanza del principio del “Pacta Sunt Servanda” (letteralmente: I patti devono essere osservati) sancito in maniera fondamentale dal diritto internazionale e con il quale si preserva l’adempimento ai trattati.

Ma proprio rifacendoci ai trattati e alle disposizioni legislative in materia, possiamo facilmente individuare l’errore perché se è vero che gli Art.10 e 11 della nostra Costituzione sanciscono l’immediato assorbimento dei trattati europei all’interno dell’ordinamento nazionale, è altrettanto vero che il TUE (Trattato Unione Europea) e il trattato di Maastricht, contengono al loro interno la possibilità di recesso unilaterale del trattato da parte degli stati membri, al netto dell’adempimento di eventuali impegni pregressi, come sancito dall’articolo 50 del trattato TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).

Ora delle due l’una: l’esimio Professor Bin vanta gravi lacune nella propria materia di studio, oppure c’è uno stretto legame tra la “fede” renziana dello stesso e la sua “forzatura lessicale nonché giuridica” sull’attuazione del principio “Pacta sunt servanda“, a pensar male si farà anche peccato, ma la puzza di propaganda appare quantomai univoca, dato che va ribadito con forza come ad essere incostituzionale sia certamente un eventuale Referendum in materia (Vero Dottor (!) Di Maio?) e non certo l’uscita in sé.

Anzi, volendo propriamente utilizzare e fare nostro il principio internazionale del “Pacta sunt servanda“, rammenterei al Professore e alla nostra classe politica, l’articolo 1 nonché uno dei principi fondamentali della Costituzione vigente su cui posa il nostro ordinamento giuridico nazionale, il quale sancisce testualmente “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nella forma e nei limiti della Costituzione“.

Chiaro? Nelle forme e nei limiti della nostra Costituzione e non del trattato di Maastricht.

Quindi forse, prima di candidarsi e deludere di nuovo il Popolo italiano, sarebbe d’uopo ripassare le basi del mestiere e sfruttare le prossime elezioni per restituire ad esso la dignità, la sovranità e la considerazione che merita.

Possibilmente, prima che sia davvero troppo tardi per decidere autonomamente del nostro destino,

Dato che la crisi Greca, sarà anche mediaticamente scomparsa, ma politicamente è invece drammaticamente più vicina a noi di quanto pensiamo…

L’ACCORDO INFAME SUI MIGRANTI MOSTRA LA FEROCIA DI UNA UE IRRIFORMABILE

L’ACCORDO INFAME SUI MIGRANTI MOSTRA LA FEROCIA DI UNA UE IRRIFORMABILE

di Giorgio CREMASCHI

A me l’accordo sui migranti dei governi della Unione Europea fa ribrezzo.

Prima di tutto per l’infamia di un progetto che, come fu detto dagli autori dello sgombero di Roma, serve a far sparire le persone, non a risolvere i loro e i nostri problemi.

Lo scopo di tutta l’operazione è costituire campi di concentramento di migranti, chiamati ipocritamente hotspot, in piena Africa, impedendo così alle persone di giungere ai confini della Unione Europea.

Naturalmente per fare questo bisognerà costruire basi militari, inviare soldati, corrompere ancor di più governanti già abbondantemente corrotti, pagare lautamente le bande di tagliagole che sul traffico di persone guadagnano.

Alla fine il costo per noi sarà ben superiore ai 35€ al giorno dell’accoglienza a persona.
Però i migranti non li vedremo più, già 18000 sbarchi in meno vanta Minniti, che gongola per gli elogi europei ricevuti. Dove sono? Nel deserto in attesa di sparire.

Quando Salvini e Renzi dicono “aiutiamoli in casa loro” intendono questo: aiutare chi ci toglie di mezzo il problema, cioè le persone.

E poi ecco la tripla ipocrisia dei governi europei, che non solo nascondono le loro vere intenzioni sui migranti nel solito sproloquio sui diritti umani, ma usano gli sbarchi qui per sbarcare in Africa con un rinnovato colonialismo. Macron è il più sfacciato, ma tutti i principali governi UE cercano di metter piede in Africa, per petrolio, affari, prestigio.

Infine c’è la concordia delle due destre, quella di governo e quella cosiddetta di opposizione, Macron e Le Pen, PD e Lega.
Sia chiaro non mi stupisce il fatto che la Unione Europea che fa gli hotspot in Africa piaccia a tutte e due le destre. L’ho sempre saputo che alla fine sarebbero andate d’accordo.

No, ciò che mi colpisce è la capacità che governi e finte opposizioni di destra hanno avuto di monopolizzare l’opinione pubblica, distogliendola dai problemi sociali più gravi e drammatici.

Il lavoro parallelo sulla minaccia migrante, alla fine è riuscito a far credere a tanta gente colpita dalla crisi che la causa dei loro guai fosse in chi sbarcava qui.

Tuttavia questo trionfo sui migranti subirà la stessa sorte di quello delle politiche di austerità. Queste ultime hanno distrutto una montagna di diritti sociali e di solidarietà umana promettendo che alla fine ci sarebbe stato di nuovo lavoro e benessere per tutti. Imbroglio. L’accordo sui migranti finirà allo stesso modo. ‪

La UE, i suoi trattati, da Maastricht a Dublino, le sue politiche verso i propri cittadini e verso i migranti, l’austerità, lo stato di polizia, le guerre, sono il problema non la soluzione.

La UE non è riformabile, può solo diventare sempre più feroce, verso tutti. Si può cambiare solo con politiche del lavoro e della solidarietà opposte a quelle liberiste in atto.
Fuori da questa Unione Europea.
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