SCIENZA NON È OMNISCIENZA: IL VERO PROGRESSO NASCE SEMPRE DAL DUBBIO

SCIENZA NON È OMNISCIENZA: IL VERO PROGRESSO NASCE SEMPRE DAL DUBBIO

Charlie Gard

di Antonio CAPUANO

28 Luglio 2017, Charlie se ne è andato.

Ora, comunque la si pensi, questo bambino è stato tragicamente e paradossalmente vittima del progresso.

Qualche anno fa avremmo avuto solo due strade:sarebbe morto o ce l’avrebbe fatta, punto. E nel frattempo avremmo sperato.

Oggi invece possiamo permetterci il lusso di fare la più ardua delle scelte, chi e come può vivere o morire.

Quindi abbiamo deciso che al mondo non c’era posto per Charlie, un bambino che forse avrebbe preferito lottare per il suo posto, come era capitato a me prima di lui.

Charlie non lo meritava e io si? Questo io non lo crederò mai è mai avrei avuto il coraggio di fare giurisprudenza di tale convinzione.

Perché ci sono momenti come disse Socrate in cui l’uomo deve riconoscere che “sa di non sapere”, fare un passo indietro e preferite il dubbio autentico alla verità artefatta.

Soffriva da vivo?

Possibile, ma certamente non era allegro nemmeno mentre moriva, chi ha deciso non saprà mai se poteva avere torto e questo resterà eternamente l’errore più grande.

Dobbiamo ricordarci che Scienza, non è Omniscienza: altrimenti si inizia con il “blastare” la gente su Facebook etichettando tutti superficialmente e senza distinzioni come “NO VAX” e si finisce a giocare a fare le divinità sulla pelle di un bambino e della sua famiglia.

Non c’è progresso, senza coscienza e nessuna macchina può fare il bene, se a muoverla non è il buon senso dell’uomo e la sua capacità di porsi domande anziché limitarsi a dettare risposte.

Se c’è una cosa che può salvare il mondo, ecco, quella è proprio il DUBBIO con il suo patrimonio costruttivo, umile e illuminate, statene certi.

Scusaci piccolo perché siamo sempre certi di avere ragione, ma nel dubbio che potessimo avere torto, io ti chiedo perdono.

Che la terra ti sia lieve e che i tuoi genitori possano presto tornare a vivere.
Riposa in pace…

IL PANE DEL CORPO E IL PANE DELLO SPIRITO

IL PANE DEL CORPO E IL PANE DELLO SPIRITO

Victor Hugo

Si provvede all’illuminazione delle città, si accendono tutte le sere, ed è cosa giusta, i lampioni agli incroci e nelle piazze pubbliche; quando dunque si capirà che la notte può scendere anche nel mondo morale, e che bisogna accendere delle fiaccole per le menti? […]

Un male morale, un male morale profondo ci affligge e ci tormenta. Questo male morale, strano a dirsi, non è altro che l’eccesso di tendenze materiali. […]

Quando dico: bisogna togliere al corpo e dare allo spirito, non ingannatevi sulla mia opinione. […] che migliorino le condizioni materiali delle classi che soffrono; è questo, secondo me, il grande, l’eccezionale progresso cui dobbiamo rivolgere i nostri auspici come uomini e i nostri sforzi come legislatori.

Ma se io voglio ardentemente, appassionatamente, il pane per l’operaio, il pane per il lavoratore, che è mio fratello, a fianco del pane per la vita, voglio il pane del pensiero, che è anche il pane della vita. Voglio moltiplicare il pane dello spirito come il pane del corpo. […]

Ebbene, il grande errore del nostro tempo, è stato di indirizzare, dico anche di più, di piegare lo spirito degli uomini verso la ricerca del benessere materiale, e di distoglierlo di conseguenza dal benessere religioso e dal benessere intellettuale.

Victor Hugo

SIA CASA O SCIALUPPA, LA SINISTRA DEVE ESSERE AFFIDABILE

SIA CASA O SCIALUPPA, LA SINISTRA DEVE ESSERE AFFIDABILE

Costruire nave

di Gualtiero VIA

Molte persone in queste settimane stanno guardando con grande fiducia al ruolo e alla proposta rappresentate da Anna Falcone nel tentare di unire le forze a sinistra del PD.

Se ne sta discutendo – di questo ma anche di molto altro – anche nel Movimento Essere Sinistra (MovES), alle cui posizioni mi sento particolarmente vicino.

In più di un caso ho visto come le qualità personali e la competenza di Anna Falcone siano avvalorate come garanzia dell’affidabilità del suo tentativo.

Dirò, su questi argomenti, alcune cose di cui mi sono in questi anni convinto.

Lo so che ad avanzare riserve su un progetto di unità della sinistra è facilissimo essere etichettati come “duri e puri a cui non interessa vincere”. Chi mi conosce saprà se sono così etichettabile. Quelli a cui non interessa ragionare possono fermarsi qui.

Tutti/e le/gli altri/e spero vorranno continuare a leggere.

Una premessa: a me della “unità dalla sinistra” in sé e per sé non importa più nulla. NULLA.

Mi può interessare se essa è (o diventa) un mezzo efficace per le battaglie cruciali, urgenti, necessarie che incombono.

Queste battaglie secondo me sono: creazione di posti di lavoro (veri), uscita dal fiscal compact e dall’euro e comunque dall’austerità, giustizia sociale, rilancio del pubblico, ambiente, pace (vera). Mi fermo (tralascio ricerca e istruzione e altre cose), spero che ci capiamo.

Su tutto e tutti, rispondere a quella che chiamo crisi educativa e morale.

Allora, dicevo che non trovo decisivo l’argomento che il proponente di un progetto (idea, appello, ecc.) è molto credibile, stimabile professionalmente, ecc.

Mi darete ragione, spero, se ricordo che la competenza in un campo specifico, da specialista, da sola non garantisce nulla. Lo dice l’esperienza.

Dirò una cosa che forse a qualcuno potrà suonare bestemmia, ma la politica è una tecnica e uno specialismo, molto specifici l’una e l’altro. Aggiungo subito: NON E’ SOLO QUELLO. Però quello è, intanto.

Uno dei pregi assoluti, a mio personale parere, del MovEs, che io ho scoperto da poco, è che mantiene (o rimette in auge) la elementare, normale razionalità politica, come metro di valutazione di cose, situazioni e proposte.

I motivi per cui imprese varie e diverse, degli ultimi decenni, non potevano che naufragare, erano ovvi e banali.

Girotondi, referendum dai quesiti ipertecnici e in realtà, effettivamente, toccanti cose marginali, unità finte volute da piccoli gruppi di leader in realtà esausti, vagheggiate “unità” o volontaristici collegamenti fra lotte territoriali, ciascuna, specifica e particolare, magistrati prestati alla politica con improvvisazione e superficialità assolute… Mi fermo per carità di patria.

Una tenda, un riparo improvvisato, si arrangia come si può e dove si può, e si fa prima a farlo che a parlarne.

E passata la notte lo si disfa, o abbandona.

Non così, però, una casa. Non così una scialuppa, se ci si deve affrontare il mare aperto.

Che sia più casa o scialuppa quello che dobbiamo costruire dobbiamo capirlo insieme, ed è cruciale, ma quale che sia la risposta, dev’essere un qualcosa in cui crediamo davvero, tutti/e, e che potremo non solo sentire nostro, ma in cui potremo sentirci in piena coscienza di invitare tanti, tanti, tanti altri/e, chiunque si renda disponibile.

Per questo le scorciatoie non esistono.

Una casa sta in piedi e offre riparo o no.

Una scialuppa tiene il mare ed è ben governabile o no.

In questo, i materiali e il progetto sono decisivi. E’ così.

La realtà funziona così. La vita funziona così. Quando dico che la politica è “una tecnica” è questo che intendo.

Una cosa può funzionare quando i suoi materiali e il progetto con cui è realizzata danno affidabilità, non quando una persona onesta, ma non strettamente qualificata (come leader politico, dico), per buona volontà e ottimismo ce la consiglia.

Dobbiamo essere molto esigenti, intanto con noi stessi, perché poi verremo richiesti di affidabilità da chi non conosciamo, da chi è diverso da noi, da chi è distante da noi (se ciò non avvenisse vorrebbe dire che non riusciamo ad uscire da recinti limitati, penso io).

L’ho fatta troppo lunga, scusatemi.

Queste cose dobbiamo dirci e chiarirci, credo, con grande onestà.

Amicus Plato, sed magis amica veritas.

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