LE DOMANDE FONDAMENTALI PER CHI SI DICE SINISTRA

LE DOMANDE FONDAMENTALI PER CHI SI DICE SINISTRA

infrastrutture

di Giovanni NUSCIS

Prima domanda: è meglio che le infrastrutture (ad esempio, gli 8454 km di strade che ci sono in Sardegna) e i servizi (ad esempio quello sanitario) siano assicurati a costo mille da imprese private, attraverso lavoratori precari e sfruttati, oppure da enti pubblici a costo 100, attraverso lavoratori con contratto a tempo indeterminato?

Seconda domanda: è meglio che tra la deliberazione e il completamento di un’opera pubblica (ad esempio, la creazione di un centro intermodale) passino anni – facendo schiantare di lavoro (oltre che di pressioni esterne per l’aggiudicazione dei lavori) gli uffici amministrativi di regioni e comuni, appresso a lunghe e complesse procedure – oppure che passi appena il tempo necessario ad elaborare il progetto e ad eseguire l’opera?

Terza domanda: le tasse e le imposte pagate dai cittadini devono servire a garantire la tutela dei diritti della generalità dei cittadini o ad arricchire pochi privilegiati?

Il sistema degli appalti e la privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi pubblici (ad es. l’assistenza informatica negli uffici pubblici) segnano la differenza tra l’orientamento politico di sinistra e quello della destra o del centrosinistra prodiano, d’alemiano e renziano.

Possiamo perdonare tutto, ma non la melma liberista che tali governi hanno prodotto e in cui sta ora affondando il Paese, e dove rischieranno di impantanarsi i futuri governi (si spera di sinistra), impedendogli o condizionandone fortemente ogni azione di cambiamento. Come un campo minato, bisognerà perciò provvedere d’urgenza ad una bonifica ordinamentale, se non si vorrà cadere prima ancora di cominciare.

ABBASSARE LE TASSE? LA DOMANDA E’ “A CHI?”

ABBASSARE LE TASSE? LA DOMANDA E’ “A CHI?”

Scaglioni irpef 2011

Questa è una fotografia di un articolo da un quotidiano del 2011, in cui Tremonti e Berlusconi proponevano ritocchi agli scaglioni Irpef.

Osserviamo.

Nel 1988 il nonno pensionato pagava il 12% e Silvio Berlusconi avrebbe il 62%.

Nel 2011 il nonno pensionato paga il DOPPIO di tasse, mentre Berlusconi ne paga un terzo in MENO.

Questa situazione resta inalterata, contro il principio costituzionale di progressività, mentre il mantra di tutti è: “bisogna diminuire le tasse”.

Quindi, sia che votiate PD o Forza Italia (tanto sono uniti), e non avete i redditi di Berlusconi, dovreste accorgervi di quale errore avete fatto.

E NON FARLO MAI PIU’.

Massimo Ribaudo

Flat-Tax: tra il paradiso dei ricchi e l’inferno dei poveri

Flat-Tax: tra il paradiso dei ricchi e l’inferno dei poveri

Ricchezza

E senza nemmeno una exit tax…

 

di Antonio CAPUANO

Si chiama Flat Tax, ed è l’ultima geniale trovata del governo Gentiloni, ossia una maxi tassa da 100 mila euro, rivolta agli investitori stranieri e che li solleva da ogni altro tipo di spesa di natura fiscale riscontrabile in terra italica.

Attirare i capitali stranieri“, è questa la motivazione d’ordinanza, a metà tra la politica e la politica economica, ma da qualunque prospettiva la si guardi, a mio modesto parere i conti non tornano.

Come può infatti un Paese con la pressione fiscale tra le più alte in Europa e con uno dei più alti tassi di evasione fiscale al mondo, credere davvero che uno strumento come un flat tax per capitali stranieri porterà benefici economici o consenso politico?

Partiamo dal piano prettamente economico.

Signori, una tassa del genere è praticamente un suicidio in funzione dell’ economia interna perché se l’azienda X mi deve 10 milioni di euro e io con una tassa “forfettaria” mi accontento di riscuotere 100 mila euro, da un lato riduco oggettivamente l’evasione e attiro investitori stranieri, ma dal altro svilisco mortalmente gettito fiscale, mercato interno e concorrenza.

Non serve certamente essere economisti per capire che una politica economica del genere, che poi altro non è che quella dei paradisi fiscali (vecchia come il mondo), può andare bene se sei uno sperduto isolotto del Pacifico ma non certamente nel caso di un Paese enorme e popolato come il nostro, che solo negli anni ’90 (mica secoli fa) rappresentava la quinta potenza economica mondiale e oggi invece potrebbe ulteriormente perdere autonomia e dignità, favorendo la propria costante metamorfosi istituzionale in paradiso per ricchi(neoliberismo puro, roba che a confronto il Capitalista medio è un partigiano…). Senza dimenticare poi che, a livello costituzionale, il nostro sistema fiscale dovrebbe SEMPRE essere ispirato a criteri di progressività. Mentre la flat tax è regressiva.

E non tralasciamo il piano politico.

Fatta salva la pace di Confindustria e della classe italica agiata, Antonio il dipendente pubblico che vede metà del suo stipendio mensile evaporare in tasse, il pensionato che non arriva a fine mese e Giovanni il commerciante che dopo un mese deve chiudere il negozio a causa delle cartelle di Equitalia, chi li tutela e con quali agevolazioni? Ma soprattutto con che faccia gli si può chiedere il voto dopo aver calpestato loro e aiutato chi è già ricco di suo?

Perché un conto è essere di destra, un altro è essere elitari e perdere ogni contatto​ con tutti coloro che sono fuori dal cerchio magico. Capisco che dopo anni senza voto, forse ci abbiate perso un po’ la mano ma in democrazia alle elezioni, che ci crediate o meno, votano tutti indipendentemente dal reddito.

Insomma, questa Italia quindi, invece di cercare di smettere di essere un inferno per i poveri, punta a divenire sempre più un paradiso (fiscale e non solo) per ricchi.

Chiudo con una provocazione che richiamavo fin dal sottotitolo.

Riflettevo sul fatto che siccome da noi l’eutanasia è ancora illegale e quindi anche morire costa caro, non ci garantiscono nemmeno una “Exit-Tax” con cui reagire e liberarci, cosa che con uno scenario del genere mi sembrerebbe quantomeno il minimo sindacale.

Oltre al danno, la beffa.

Ben “Gentiloni”…

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