ERANO IN TRE E LE HANNO STRAPPATO IL FUTURO E LA SPERANZA

ERANO IN TRE E LE HANNO STRAPPATO IL FUTURO E LA SPERANZA

 

di Claudia PEPE

Erano in tre i maledetti che hanno violentato una ragazza di 25 anni tra sabato e domenica a Catania.
Erano in tre quando uno alla volta l’hanno stuprata, le hanno vomitato addosso il loro sperma, la loro vigliaccheria, la loro incapacità di vivere.

Erano in tre, ed erano tutti italiani questi vermi che dopo averle saccheggiato ogni angolo del suo corpo, dopo averle tappata la bocca, gli occhi e spazzato via per sempre la sua vita, l’hanno gettata in mezzo alla strada. Come un sacco d’immondizia, come il letame, come il sudiciume.

Erano italiani questi tre delinquenti che hanno rubato la vita ad una ragazza.
Erano tre questi uomini di merda che probabilmente sono sposati e fidanzati, che vanno a messa la domenica e sputano sugli immigrati. 36, 34, e 23 anni questa è l’età di questi assassini che pensavano di passare una serata nella bocca di questa ragazza.

Uno dei tre la conosceva, e dopo la discoteca le ha offerto di riaccompagnarla a casa. Lei ha accettato, mai avrebbe pensato che quella notte sarebbe stata l’ultima da ragazza spensierata, da donna libera.
È entrata in macchina ancora con le note della musica che le risuonavano nelle orecchie, era felice, stava tornando a casa.

Ma nella macchina non ha trovato l’amico che le faceva una cortesia, ma tre schifosi che si sono messi d’accordo per vomitarle addosso la loro rabbia e la loro sessualità malata.
Sono proprio quegli “uomini” che baciano la mano alla mamma, che la moglie non deve essere guardata da nessuno, e di fronte ad una ragazza che si diverte e vive la propria vita la fotografano come “puttana”, come una cosa di cui si può abusare, e prendere a calci dopo averla sommersa di escrementi.

Perché sono proprio questo che sono, la feccia del nostro mondo. “Uomini che baciano il santo protettore, si inchinano davanti alla casa del boss, e poi vanno a rovesciare la loro urina su un viso che ne porterà sempre i segni. Io come insegnante non posso fare a meno di informare i miei studenti, di allarmare le famiglie che stiamo attraversando uno dei periodi più difficili per noi donne.

Per i ragazzi, per i sogni e per delle lacrime che non finiranno mai. Io voglio ribellarmi a questo Stato che non difende le donne, acconsente con il silenzio allo sterminio di visi innocenti, che lascia uccidere nei loro respiri, visi riversi per terra.
Abbracciate ad un selciato che diverrà la loro storia.

Questa ragazza buttata su una strada, dopo essere salita sul Golgota e abbracciata la croce, è stata conficcata con chiodi che nessuno mai potrà levarle, incoronata da una corona di spine che continuerà a sanguinare per tutta la sua vita.
Dopo averle fatto bere aceto, e infilzata da lance nel costato, inchiodata da mani sporche di sacrilegio, irrisa e devastata, è stata notata da un vicino di casa, che ha lanciato l’allarme.

Cento donne in Italia, ogni anno, vengono uccise da uomini, e sono quasi sempre quelli che sostengono di amarle. È una vera e propria strage.

Ai femminicidi si aggiungono violenze quotidiane che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime: sono infatti migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso.

Domani potrei essere io, potremo tutte essere uccise, perseguitate, violentate e scalciate su una strada come i rifiuti di una società.

Erano in tre le bestie che hanno rovinato la vita ad una ragazza, sono stati fermati certo, ma quando sconteranno la loro pena? Andranno a chiedere scusa al patrono della citta, diranno che sono stati provocati, che in fondo le donne non vogliono altro che farsi tappare i buchi. Perché per loro è questa la nostra natura.

Ed io insegnante, lotterò fino al mio ultimo respiro, perché nessuno dei miei ragazzi debba scontare la morte mentre sta vivendo. Insegnerò questa poesia di Alda Merini che insegna l’amore, la vita, la tenerezza, il calore e la dolcezza.

 

“E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo, sulla pancia, sulla schiena,
i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni,
inalare profumi, cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano allo stesso ritmo,
e poi sorrisi,
sinceri dopo un po’ che non lo erano più.
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.”


A voi miei grandi ragazzi, capolavori della mia vita.

PERCHÈ SBATTERE LO STUPRO IN PRIMA PAGINA

PERCHÈ SBATTERE LO STUPRO IN PRIMA PAGINA

 

di Massimiliano DE ANGELIS

Sbattere lo stupro in prima pagina, farlo diventare volutamente un tassello delle tante paure che formano un mosaico, meglio se commesso dallo “straniero” per renderlo più utile all’opera.

Un mosaico che una volta completo servirà allo scopo: quello di arrivare insieme a tanti altri di essi ad ingenerare nella popolazione quel senso di precarietà, di incertezze e di timori al fine di barattare le paure con una presunta sicurezza imposta da una entità tramite, in questo caso, la formazione di una opinione pubblica all’uopo.

In questo è necessario l’apporto di un pensiero che sia anche xenofobo e comunque limitato, superficiale, colpevolmente complice, salvo poi nascondere o minimizzare – perché di “sistema” – reati quali la pedofilia quando toccano il Vaticano in alcuni suoi componenti o politici (caso Ruby), prostituzione, prostituzione minorile e turismo sessuale (e noi italiani abbiamo un record tristemente notorio al riguardo) e che sono gli aspetti più estremi.

Oppure registrare e archiviare velocemente, a volte quasi in sordina, fatti di cronaca anch’essi estremi come il femminicidio e le violenze sulle donne che scaturiscono dalle paure di alcuni uomini che le combattono con differenti modi e mezzi perchè temono la loro forza e la loro indipendenza, non rivestendole della dovuta importanza e gravità quando i fatti non concorrono a creare un mostro comodo al sistema.

Partono dall’interno delle nostre mura domestiche (i panni sporchi vanno lavati in casa) trovando poi riscontro e terreno fertile in una società maschilista, aggressiva e arrogante, volta all’annientamento, al non rispetto, alla cultura del nemico, alla mercificazione dei corpi (non solo mediante la pubblicità) togliendo dignità all’essere, e il più delle volte la donna non riesce a sottrarsi essendone vittima più o meno inconsapevole.

Lo stupro sbattuto in prima pagina serve allo scopo, data la sua gravità, e quindi sono più evidenti gli effetti che sortisce nel volerli vedere risolti ai fini della sicurezza senza analizzarne però mai, sia la causa dalla quale scaturisce e sia le concause per le quali viene favorita nel manifestarsi.

Lo stupro è una malattia sociale ma anche mentale sia come forma di dominio sia come forma di depravazione e come tale deve essere considerata e trattata, ma qualcosa non quadra: sbattere lo stupro in prima pagina e mai le concause, il continuo sottrarre risorse da parte del governo e delle istituzioni per effetto domino alla salute dell’individuo negandogli il diritto all’accesso anche in chiave preventiva è volto al perseguimento di questo obiettivo ed è lo stesso modus operandi utilizzato in tutti i settori del sociale che concorrono allo stato di fatto.

Il tutto viene intenzionalmente ignorato, i mass media asserviti lo devono ignorare, l’opinione pubblica non deve rendersi conto che anche lo stupro viene usato, violentando due volte la donna, per alimentare paure e fra sì che si punti ad uno stato repressivo ma che non sa fare prevenzione, anzi, non vuole farme.

Il maschilismo invece è storico ed ha una sua origine storica che coincide con la scoperta della pratica dell’agricoltura facendo essa da spartiacque nel passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale e rafforzato poi dalle posizioni ideologiche delle religioni monoteiste: per questo il maschilismo è sempre attuale ma fa meno paura dello stupro proprio perché strutturato e portato alla normalizzazione all’interno della società.

Di certo non è meno grave, anzi, visto che millenarmente ha mietuto molte più vittime e ne miete ancora.

Bisogna rifondare la società ripartendo dalle famiglie, dalla scuola, dal lavoro, dalla società intera ma vivere una condizione politica che sottrae volutamente le risorse all’educare e dove possibile, rieducare al rispetto e al riconoscimento dei diritti delle donne – che logica vorrebbe invece essere destinate in quanto naturali ad un adeguato sviluppo sociale a 360 gradi – impedisce di prendere la via di questo processo di presa di coscienza.

Il pesce puzza dalla testa e si continuerà a fare i conti invece con donne stuprate, donne ammazzate, donne abusate, si continuerà a sbattere lo stupro in prima pagina utilizzandolo come notizia del giorno per orientare la massa e al tempo stesso per nascondere impunemente i reati del sistema.
PERCHÈ UNA DONNA VIENE STUPRATA? LE DONNE LO SANNO MA…

PERCHÈ UNA DONNA VIENE STUPRATA? LE DONNE LO SANNO MA…

 

di Laura MARRUCCI

 

Allora mi giunge nota che il Messaggero abbia avviato una campagna antistupro, sponsorizzata da Ics, Ipsilon, Zeta.

Mi pare sia rivolta alle donne. Alle turiste in terra nostra, in particolar modo.
A loro, eh, perché invece le straniere che battono sulle nostre strade, stuprate cento volte ogni notte, dopotutto passa bene. Per loro nessun vademecum.

Bah. In tutta franchezza non me la sento di leggermi ‘sto manualetto delle Giovani Marmotte che mi illumina su come non farmi stuprare. Non lo voglio sapere cosa devo fare per evitarlo. Sono un po’ stanchina.

Mica per altro, ma perché lo so fin da quando giocavo a Barbie.
Perché non avrei dovuto accettare caramelle dagli sconosciuti? Per questo.

Perché non andava bene stare in giro la sera, in due da sole (ma se siamo due non siamo sole. O no? Uhm.)? Per questo.
Perché il rossetto, ilmascaralagonna? Per questo.

Cioè, io lo so. Ogni donna nell’orbe terracqueo lo sa. Eppure veniamo stuprate ugualmente.

Viene stuprata la ragazza, come la bambina, come la vecchia.
Viene stuprata quella in minigonna sobria, come quell’altra in pantaloni ubriaca.
Viene stuprata la donna affogata nel burqa, viene stuprata l’ottantenne che va a fare la spesa.
Viene stuprata la bambina che gioca a campana in strada, o guarda la tv in casa.

Seriamente, ma non lo sappiamo che siccome respiriamo corriamo questo rischio?

Il punto è che si respira, e a una certa anche basta di sentirci dire cosa fare per evitare che.
Non per polemica, eh, ci mancherebbe e anzi grazzzie; solo perché non funziona.

Non è che, poco poco, ‘sti bignami di Giustizia&Protezione andrebbero indirizzati verso gli autori degli stupri, cioè gli uomini?

No, eh?

PUTTANA DALLA VITA IN SU

PUTTANA DALLA VITA IN SU

 

di Ivana FABRIS

Puttana dalla vita in su…
Questo è una donna nell’immaginario di tanti, troppi uomini.

Adesso non diteci che non dobbiamo dare visibilità a questo signore, che sia bene lasciarlo sprofondare nel mare magnum della rete.

Non ditecelo perchè le sue parole sono ancora un barbaro e retrivo sentire comune e VA DENUNCIATO, va portato alla luce, va messo sotto ai riflettori.
Bisogna ritornare alla riprovazione sociale, fenomeno che non conosciamo purtroppo più.

Siamo passati da un moralismo integralista ad un conformismo borghese che scambia libertà con liberismo che nel caso dell’abuso dello stato di ebrezza di una donna come a Firenze (qualora fosse confermata l’ipotesi) o di uno stupro, si declina sulla cultura patriarcale del dominio. Quella che da secoli pone la donna in uno stato di sudditanza e di subalternità.

La sola differenza tra lui e moltissimi che invece hanno meno tracotanza e arroganza, è che ha la spudoratezza di dire a voce alta “puttana dalla vita in su” mentre molti altri lo pensano ma evitano di scriverlo sui social o dirlo dinnanzi a più persone.

E si sente così al sicuro da scrivere una simile violenta oscenità su un social frequentatissimo da milioni di persone, perchè sa che la violenza verbale, quella psicologica e fisica contro una donna, non vengono perseguite come meriterebbero.
Perchè con quel suo “puttana dalla vita in su” sa di poter incontrare il favore fra tanti che sono impregnati dalla cultura del machismo dominante, figlia di un patriarcato che non si vuole che scompaia. Proprio così, non si vuole.

Non vuole il sistema per svariate ragioni che passano dalla cultura del controllo e della sottomissione della forza delle donne, agli interessi economici ad esse collegati e attraverso i quali il sistema trae grande profitto proprio sfruttandole in molti ambiti e per tanti aspetti.
Non lo vogliono le famiglie che in partenza educano le figlie ad accettare e tollerare di dover stare un passo indietro nel sistema produttivo subendo abusi e dominanza di ogni genere e nelle dinamiche famigliari o nel votarle alle cure parentali per definizione.

Solo e sempre merce per il profitto, per il guadagno…se il potere patriarcale che vive nella parte produttiva del sistema e nelle famiglie, ottiene quel grande profitto è proprio grazie alla cultura del dominio delle donne, di cui lo stupro e la violenza di ogni forma e genere, sono le armi più efficaci per mantenerne il controllo.

Questo signore, pertanto, che ha scritto “puttana dalla vita in su”, altri non è che l’esempio luminoso di come l’idea del corpo di una donna sia solo carne esposta nel libero mercato e in cui è molto comodo dire che se hai una vita sessuale libera sei una puttana.

Cos’è cambiato in 50 anni, dunque?
Nulla. Le donne che vivono liberamente il proprio corpo e la propria sessualità, sono apostrofate oggi, come ieri con il solito titolo: puttana.

Ma la ragione non è mai stata e non sarà MAI la libertà sessuale, bensì il continuare a volersi sottrarre ad un dominio che ha sempre voluto usare il corpo e la sessualità delle donne come feticcio e come alibi per poter esplicitare le peggiori forme di repressione quali la violenza di ogni genere e lo stupro, per ottenere dominio, controllo e profitto.

È così che nasce una puttana per questa società che avalla e propala la sua cultura sotto forma di terrorismo fisico e verbale, dato come agisce, come colpisce trasversalmente, come semina paura e genera sottomissione.

E usa tutti i mezzi, mezzi cui troppo spesso non badiamo o che sottovalutiamo ritenendoli innocui.
Per comprendere meglio, basterebbe solo pensare che si parla di stupri come se non riguardassero PERSONE con sentimenti e psiche, come se fossero solo corpi in cui qualche depravato scarica le proprie frustrazioni e si svuota della propria malata libidine ma soprattutto come se stupro fosse solo una parola e non un corpo ferito e umiliato insieme ad una mente. Come se non riguardasse il pensiero di quelle persone violate fin nel profondo.

Solo il resoconto dello stupro di Rimini, sbattuto in prima pagina da quotidiani come Libero e il Giornale, sono uno stupro nello stupro.
Abusano TOTALMENTE di quella donna anche i direttori di quei giornali che decidono di far uscire un simile dettagliato resoconto al solo scopo di fomentare l’odio verso gli immigrati, come se una penetrazione abusata da un membro maschile dalla pelle scura, fosse diverso da quello agito da un membro maschile con la pelle bianca.

Questo di Libero e de il Giornale, forse, è persino peggiore di uno stupro fisico perchè è ideologico e per nulla diverso dal sentirsi dire puttana mentre ti violenta un aguzzino perchè sei l’oppositrice di un regime.

E a ben poco vale la difesa ad oltranza uscita successivamente. Anzi, per quanto afferma, peggiora enormemente le cose.

Ma temo che una riflessione dobbiamo farla anche noi tutti.
Noi frequentatori della rete e dei social che forse, in un certo qual modo e purtroppo inconsapevolmente, anche noi ne abusiamo quando prendiamo quella donna barbaramente massacrata a Rimini e ne discutiamo per giorni e giorni come se lei non avesse facoltà di leggere, come se non fosse presente, come se non fosse lei.

Denunciare e discutere sui social è d’obbligo ma farne motivo del contendere per interi giorni o settimane, rimpallando a destra e a manca, generando dispute in ognidove, forse è abuso del mezzo e di conseguenza ancora abuso anche della donna.
Perchè chi è stata vittima di un simile carnefice, di se stessa vorrebbe invece che sulla pubblica piazza non   parlasse più nessuno.

Vorrebbe solo silenzio attorno a sè, vorrebbe solo dimenticare che sia accaduto.
Vorrebbe avere il tempo di superare la vergogna che prova ad esser stata brutalizzata a quel modo ed ecco che si ritrova sbattuta in prima pagina sui quotidiani e dei TG o su tutti i social media.
Tutti i dettagli più sordidi e orrendi di quella violenza sotto agli occhi di chiunque, il suo corpo esposto sulla pubblica piazza in ogni infame passaggio di quei criminali sul suo corpo e nella sua mente.
E il tutto a beneficio di un pubblico ancora troppo voyeuristico che legge e immagina.
Vorrebbe poter tacitare e pacificare la sua vergogna e il suo senso di colpa che dopo uno stupro sono i sentimenti più devastanti che una donna prova.

Ed è perfettamente inutile dire che di quanto è avvenuto, la donna non ha colpa.
Qualunque donna sia stata violentata prova quei sentimenti e il silenzio pubblico generale attorno a sè, aiuta ad avviare il lungo e lento quanto doloroso percorso di riparazione di un danno che per giunta non si riparerà mai del tutto.

Invece no. È costretta a sapere che di quei dettagli più intimi delle azioni che quei farabutti hanno compiuto contro di lei, saprà tutta Italia, che entreranno nelle famiglie, che saranno la chiacchiera nei bar, che saranno appunto oggetto di giorni di discussione.

LEI, il suo corpo e la sua sofferenza, dunque, diventati appannaggio di tutti.
Il dolore condiviso è in se stesso riparazione, ma questo a cui abbiamo assistito per la donna di Rimini e per le ragazze di Firenze, non è condivisione, è oggettificazione del dolore.

Come non comprendere, dunque, il sentimento di vergogna che prova la vittima di un abuso grave che scopre di esser stata USATA nuovamente da giornalisti per i più laidi scopi?
Come non immaginare i suoi sentimenti nel sapere che tutta la nazione è al corrente di ogni istante che ha violato la sua intimità fisica e psichica e se ne occupa per le più disparate ragioni ma che raramente è davvero partecipe del suo dolore?
E se non sono stupri nello stupro questi, difficile dire cosa lo sia.

Inoltre lei sa che i dettagli del suo corpo intimo abusato, per i quali prova dolore e vergogna, andranno a beneficio dei perversi e depravati che si alimentano di resoconti degni di uno dei peggiori video di pornografia di questo genere.

Ma non solo. Proviamo un istante anche ad immaginare cosa possa provare sapendo che, quanto pubblicato, di fatto lavorerà contro altre donne alimentando la cultura dello stupro.

Saprà che il suo stupro potrà generare altre nuove vittime come lei perchè andrà a beneficio di chi, poi, può dire di qualunque donna: …puttana dalla vita in su.

 

 

CONTRO LA CULTURA DELLO STUPRO: ORA È ORA

CONTRO LA CULTURA DELLO STUPRO: ORA È ORA

di Roberta MAGGIALI

Ora. Ora è ora.

Forse mi servivano due bicchieri in più di vinello di festeggiamento di compleanno in ufficio per avere ben chiara la situation e per mollare retaggi e ancoraggi sempre più flebili, fortunatamente, di un’educazione mista ricevuta di chiesa cattolica e chiesa comunista.

Le chiese, le varie chiese di pensiero ci han saccagnate. C’era sempre qualcosa che veniva prima. Prima del dunque, prima di me, di te, di noi. Anche durante l’io sono mia. In un continuo Myself-my fiction che ha impedito di realizzare spazio pubblico proprio.

Trovo davvero delinquente il tam tam quotidiano di informazione che deforma nel pregiudizio e violenta donna già violentata e prosegue di fatto uno stupro che addirittura diviene in questo modo partecipato. Condiviso.

La violenza sulle donne ha radici e tradizioni e ninne nanne storiche. La violenza è sui testi e nelle teste che ogni giorno uccidono spazi di consapevolezza e peculiarità femminista.

Come posso io donna subire quotidianamente il sopruso di un sindaco, un prete, un uomo che mi spiega violenza subita da una donna.

Come posso sopportare il pugno che si aggiunge con parole che definiscono stupro “bambinata”.

Come posso guardare donne che reggono ombrelli a chi decide della nostra vita senza interpellarci e conducendo politiche che nulla hanno a che fare con percorsi di difesa, protezione e partecipazione delle donne stesse.

E soprattutto come posso anche lontanamente immaginare un mondo dove radio Maria si immette con forza sulla mia frequenza d’onda per ricordarmi che Maria Goretti di cui ricorre in questi giorni l’anniversario della  morte per stupro, stupro e non aggressione come voleva spiegarmi Padre Tal dei Tali, sia stata santificata perchè ha perdonato il suo stupratore.

Questo continuo scambio di ruoli e responsabilità che confondono carnefice e vittima.Il carnefice maschio e la vittima donna.

Lo stupro e il femminicidio questo sono e contemplano pene non perdono, condanna e non assoluzione. Come qualsiasi reato di assassinio.

Perchè una cosa deve essere chiara finchè il femminicidio e lo stupro e la prevaricazione maschile non diverranno chiaramente e politicamente e pubblicamente ed emotivamente e socialmente atto orrendo da condannare sempre, senza se e senza ma, noi saremo tutti e tutte complici di ogni stupro e ogni violenza subita da una donna.

Non permetteremo che le parole assolvano o perdonino.

Non lo permetteremo. Non lo permetteremo più.

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