ANZIANI E BADANTI. UN MONDO, DI VITA E DI LAVORO, A PARTE

ANZIANI E BADANTI. UN MONDO, DI VITA E DI LAVORO, A PARTE

Solitudine anziani

di Luigi FOSSATI

Sono ormai più di una decina di anni che ho esperienza di rapporto con badanti assunte per consentire ai miei genitori ultraottantenni e al padre di mia moglie di ricevere assistenza presso la casa che hanno amato e che li ha visti sviluppare la loro vita.

Papà con diagnosi di malattia di Alzheimer, in situazione di completa dipendenza e ingravescente disabilità cognitiva (non riconosce nessuno dei familiari) da almeno cinque anni, mamma mentalmente assai lucida, fisicamente, devo dire, rinunciataria.
Papà di mia moglie, per sei, sette anni in uno stato ingravescente di demenza senile, completamente dipendente dalle cure altrui, con allettamento totale negli ultimi anni della sua vita.
Totale…per una famiglia due badanti per l’intera giornata.

Per l’altra una badante per l’intera giornata, con supporti alla bisogna (igiene, prestazioni infermieristiche) erogati dai servizi pubblici.

Questa la sintesi .

Ora alcune considerazioni sulle quali riflettere, rispetto ai “Pazienti” e rispetto alle “Badanti”

I “Pazienti”:

1) Esiste una obiettiva condizione di BISOGNO da parte di una nutrita serie di persone non autosufficienti, che spazia dall’ausilio negli spostamenti in spazi domestici ed extradomestici, fino a giungere alla completa vicarianza di ogni funzione, corporea e cognitiva.

2) E’ diritto di queste persone, o comunque dei familiari in condizione di decidere, poter scegliere la forma ed il luogo ove sviluppare il “residuale” progetto di vita del loro congiunto e ricevere i necessari ausili.

3) I Servizi pubblici forniscono, tramite Voucher, PRESTAZIONI di natura assistenziale e sanitaria, in misura piuttosto limitata

4) Le “Case di Riposo”, seppure fossero la scelta ritenuta idonea, hanno costi che spesso superano il valore di una pensione medio/bassa figuriamoci la minima!

5) Pur se esistenti, è pressoché impossibile che i congiunti siano in condizione di assistere adeguatamente e per l’intera giornata il proprio genitore/fratello/sorella (sarebbe assai complesso anche con un minore, ma è altra questione, altrettanto seria!)

Le “Badanti”:

Queste le principali questioni.

1) Cosa le spinge, IN GRAN NUMERO a convergere da noi
2) Quale percorso professionalizzante compiono
3) Quale responsabilità/potere assumono progressivamente presso le famiglie in cui abitano e lavorano
4) Quali garanzie contrattuali le tutelano
5) Come funziona l’export di valuta

1) Non esiste, ne’ potrebbe esistere una motivazione umanitaria né un interesse professionale, come potrebbe essere per un qualsiasi Operatore Sanitario o Sociale normalmente abilitato; perciò si tratta di motivazioni di natura puramente economica e da tali vanno osservate. Talvolta vengono descritte situazioni familiari complesse, spalmate sulle tre generazioni coinvolte (la badante, i suoi figli, i suoi genitori), ma non sempre sono situazioni connotate da indigenza. Personalmente, su una decina di situazioni incontrate, solamente in una (badante dell’America Latina) ho raccolto documentate testimonianze a dir poco tragiche, tali da costringere la persona interessata a migrare per la sopravvivenza sue e della propria famiglia (figli e madre, con un padre assassinato).

Le altre, le assimilerei agli operai su piattaforme petrolifere: compiono una scelta.

Ciò non toglie che si sviluppino tra badante e “famiglia datore di lavoro” relazioni interpersonali anche assai intense e umanamente fondate.

Non ho competenze e conoscenze sociologiche che mi mettano in grado di generalizzare l’esperienza personale.

2) incredibile ma, riguardo il percorso professionale, non ne compiono …nessuno!!! Nessun obbligo (ma anche, per la verità, poche opportunità…) a fronte di un lavoro che, svolto da Educatori Professionali in ambiti istituzionali richiede una Laurea in Scienza della Educazione, in Scienza Infermieristica, o, perlomeno, una obbligatoria formazione di Operatore Sanitario Ausiliario. Sono attivi numerosi corsi di lingua, ma sono assai scarsi (personalmente non ne conosco) i corsi che attengono lo specifico lavoro della badante, che è la cura della persona gravemente disabile!

3) Questa è una delicatissima questione. Specialmente se badanti h.24, il lavoro è anche spazio abitativo e di vita quotidiana, in cui si alternano in quantità e qualità variabili spazi personali e spazi di necessaria e sollecita presenza professionale. I tempi sono definibili formalmente in “ore occupate” ed “ore di riposo”, in giorni “liberi” e in giorni di “ferie”, ma sostanzialmente i carichi di lavoro e spesso anche i ritmi del lavoro sono determinati dalla intensità dell’aiuto da fornire alle persone assistite.

Tale caratteristica non è contemplata nelle quasi totalità delle professioni, incluse quelle sanitarie.

Di conseguenza viene a crearsi una relazione molto intima con i “pazienti”, da una posizione altamente asimmetrica delle parti in gioco.

Sulla scorta delle competenze psicologiche che ho maturato professionalmente, osservo e descrivo un fenomeno di assimilazione delle Badanti a Figure parentali ( possono essere “Figli”, ma anche “Genitori”) e sempre meno, escluso su rivendicazioni di natura contrattuale!, di posizionamento sul piano lavorativo.

Di qui al “dolce plagio” il passo è breve.

Anche perché capita che le figure parentali siano in reale difficoltà a presenziare, seppure discretamente, alla corretta relazione Badante-Assistito.

4) Le badanti con permesso di soggiorno (procedura che è a completo carico di chi le assume, manco dovesse poi ricavarci un profitto…) beneficiano di un vero contratto di lavoro, normativamente ed economicamente tutelante. Come è giusto che sia. Peccato che gli adempimenti contrattuali previsti siano sovente insostenibili per le famiglie che ne hanno bisogno, trattandosi , mediamente, di più di 1.000 euro/mese NETTI + ferie (e perciò altra persona in aggiunta da reperire e pagare, la “produzione” non si può fermare…)+maturazione della 13esima+ TFR +vitto e alloggio. Il tutto con avanzamenti contrattuali ogni due anni. Nonostante possano entrare assegni a sostegno della condizione di invalidità, assisto ad un progressivo impoverimento delle famiglie o delle persone che necessitano di tale aiuto.

Se la badante è senza permesso di soggiorno, poiché la domanda supera l’offerta, le spese che si sobbarcano le famiglie non si discostano molto da quelle previste contrattualmente.

Ho l’impressione che l’intero impianto normativo e contrattuale, esplicito o implicito che sia, tenda a mettere le parti deboli (Badanti e Pazienti) le une contro le altre.

Necessariamente si giunge ad un accordo, nel nome della IMPELLENZA DI UN BISOGNO. Del quale le Istituzioni si fanno ben poco carico. Già il considerare la famiglie alla stregua di “datori di lavoro” mi sembra improprio, non essendo tali “datori” nella posizione di ricavare alcun utile dal lavoro che pagano al proprio “dipendente”
5) Mi pongo una semplice domanda: le migliaia di Badanti che inviano ai loro cari la quasi totalità di ciò che guadagnano, a volte portandolo ….fisicamente nel corso delle loro ferie, quale incidenza ha nell’impoverimento generale del contesto sociale in cui realmente vivono e viviamo? Non ho strumenti per analizzare tale questione. La pongo sul tappeto, ritenendola economicamente non marginale.

TESTIMONIANZE:

Ho avuto per mia madre una badante regolare per 4 anni proveniente dalla Georgia, gestita in modo infame prima da un’agenzia e dopo il primo anno ‘riscattata’ direttamente da me con regolare contratto. Brava donna con propensione affettiva di tipo familiare… un disastro per competenze linguistiche e professionali. Ma il SSN e il Comune non mi offriva alternative praticabili, a parità di costi.

Purtroppo l’affettuosissima signora ha ridotto la mamma in condizioni da ricovero perché non metteva in atto alcuna precauzione di dieta e regolarità di esercizio fisico, tanto che l’ho dovuta licenziare e da allora la mamma è presso una struttura per totalmente non autosufficienti.

Dovessi ritornare indietro farei subito la scelta della casa di riposo, anche perché non riesco a sopportare più i rapporti ‘stucchevoli’ di dipendenza che si instaurano tra badante e paziente. E questa era una delle migliori, ne sono convinta!

Mia mamma, vedova da oltre trent’anni, all’età di 90 si è dovuta trasferire in un paese in provincia di Varese da Milano, sua città per tutta la sua vita. Non è stato facile per lei lasciare un luogo che ben conosceva per un luogo sconosciuto, ma non avendo più vicino mia sorella è stato obbligatorio farla trasferire vicino a mio fratello e me. Dopo 2 anni la demenza senile si è manifestata in modo plateale ed abbiamo dovuto ricorrere alle badanti, la prima esperienza è stata pessima perché lei rifiutava in casa sua una persona estranea che voleva comandare, litigi su litigi. La seconda dopo tre settimane mi ha detto che capiva che mia mamma stava meglio senza di lei e se n’è andata, la terza è rimasta 2 anni,sembrava abbastanza tranquilla ed ha assistito mia mamma fino al suo decesso,ma dopo abbiamo scoperto che ha tenuto per se’oro e soldi. L’esperienza non è stata entusiasmante.
Il problema è molto pesante e grave abbiamo in famiglia passato una simile situazioni con badanti sia in regola che in nero aiuti per l’invalidità è un vero calvario.

La situazione è che perfino le badanti adesso come adesso preferiscono lavorare in nero perchè c’è troppa burocrazia

Non c’è preparazione è un settore tutto da rivedere. Ma chi dovrebbe ripensarlo? Lo Stato non se ne occupa.

I costi sono altissimi per una famiglia normale, voglio sempre ricordarlo.

Negli anni ’60 noi famiglia normale numerosa pagavamo un aiuto domestico regolare. Certo anche allora c’era tanto pagamento “in nero”, ma i prezzi erano abbordabili: adesso è tutto assurdo

E ci perdono tutti.

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

Note su un Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle sul Debito Pubblico italiano

 

Grillo, Di Maio, Casaleggio

di Massimo RIBAUDO

Lunedì 3 luglio, a Roma, si è tenuto un interessantissimo Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati in via Campo Marzio.

L’annuncio dell’evento, sul blog di Beppe Grillo, era questo: http://www.beppegrillo.it/2017/06/il_debito_pubblico_italiano_nelleurozona.html

Sarà sicuramente sfuggito a qualche supporter pentastellato, ma il tenore dell’annuncio, il plot, la trama, la narrazione utilizzata dal blog di Beppe Grillo ricalca esattamente quella utilizzata dalla Germania nei confronti della Grecia, e più volte rimarcata dal Governo Monti e dall’allora Ministro Corrado Passera.

Il debito pubblico è un mostro (quindi un qualcosa di cattivo), e bisogna fare di tutto per rientrare nei parametri di Maastricht, attraverso una maggiore produttività (leggi sudore, lacrime e sangue dei lavoratori) italiana.

Poi però il blog di Grillo (entità ultraterrena e salvifica che non è suo, ma è suo) ci avverte che il debito pubblico è come il colesterolo. Esiste quello buono e quello cattivo. Quello cattivo è rappresentato da opere pubbliche che non servono, dai costi della politica e delle istituzioni, quello buono è il welfare, la sanità, la scuola, i progetti innovativi (e chi li elabora, se non la politica e le istituzioni?).

E’ lo Stato a creare il Mercato, e se lo Stato è buono, il debito è buono e il mercato sarà buono. Questo è il “magico mondo di Amelie”. Pardon del blog di Beppe Grillo dove si dimentica che siamo in avanzo primario da anni (come la Germania) e il nostro debito pubblico schizza altissimo per spese di interessi, spese militari e salvataggio di banche private, in quanto non abbiamo più una Banca d’Italia, né banche pubbliche e non abbiamo più sovranità monetaria.

Ma andiamo al Convegno, che merita davvero di essere raccontato. In modo un po’ diverso dal solito, spero mi si permetterà.

Perché è un convegno hegeliano, in fondo. Ha una sua dialettica.

Ed è un convegno completamente in inglese. Come Bocconi (e Mario Monti) vuole. Quindi, io, che sono diversamente europeo, infilo le cuffiette (rigorosamente Bosch e dotate di sistema danese di traduzione) e ascolto la traduzione in italiano molto lenta, e anche approssimativa, devo dire.

Ma tanto ci sono le slide e i curricula dei discussant per meglio intendere.

Quindi, partiamo dalla prima sessione del Convegno.

LA TESI.

(n.b. La traduzione dai testi in inglese è mia e me la gestisco io)

Inizia la prima sessione intitolata “Debito pubblico, crisi bancarie ed economia reale. Come affrontare il triangolo magico”.

Se cominciamo a parlare di triangolo magico è chiaro che siamo in un tempio massonico, direbbero molti esponenti del M5s, ma io a queste cose non ci bado.

Bado invece all’ottimo curriculum del moderatore che introduce i lavori, il Professor Marcello Minenna che ha scritto più di 600 libri, a suo dire, e quindi deve essere uno che sa il fatto suo.

Mi dicono che abbia parlato con Beppe Grillo di Virginia Raggi, ma anche a queste cose io non do la minima rilevanza. E ascolto il professor Minenna: la voce dell’Università Luigi Bocconi di Milano.

Come siamo arrivati a questa crisi?

Ecco che parte la narrazione ripetuta mille volte (se dite una bugia mille volte qualcuno finirà per crederci, e spesso anche chi la dice). Abbiamo importato la crisi dagli esportatori di crisi (e di democrazia) americani con i cattivissimi mutui subprime. Titoli carta straccia che rappresentavano crediti su case vendute e mai pagate dagli americani.

A questa crisi abbiamo risposto male, noi europei. Dovevamo produrre di più, dovevamo essere come la Germania, dovevamo…

Ma Trichet della BCE non ha alzato i tassi d’interesse come risposta alla crisi del 2007-2008, professor Minenna? Ma le banche francesi e svizzere non sono state indagate per ammanchi molto sospetti poi scaricati su improbabili hacker? No, Minenna non ne parla.

Siamo noi che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità.

Va bene Minenna. Queste cose ce le ha dette Mario Monti. Quindi?

Quindi, dobbiamo stare attenti allo spread.

Cos’è lo spread? E’ un differenziale, una misura di relazione tra il valore di un titolo di credito e un altro. Guarda caso, tra un nostro BTP (Buono del Tesoro Poliennale) e un titolo di Stato decennale in Germania. Perché non possiamo calcolare lo spread con un buono del tesoro spagnolo, o greco? Siamo tutti uniti in Europa, no? No.

L’Europa è dominata dal modello ordoliberista tedesco e quindi i differenziali si calcolano con i buoni del Tesoro tedeschi.

Che cosa misura lo spread secondo i mercati finanziari? La fiducia nello STATO emittente i buoni del Tesoro (l’unica cosa che lo Stato può emettere visto che non ha più una moneta pubblica. La moneta è solo privata e la emette la Banca Centrale Europea).

Lo Spread è:

• una misura indiretta dell’affidabilità (rating) dell’emittente/debitore (ad esempio lo Stato) di restituire il credito e quindi del rischio insolvenza: maggiore è lo spread, minore è la valutazione che il mercato dà a tale affidabilità e maggiore quella che attribuisce al rischio insolvenza;
• una misura della fiducia degli investitori nell’acquisto dei titoli: maggiore è lo spread minore è tale fiducia.

Uno stato buono, che ha un debito buono, che crea un mercato buono nel magico mondo di Amelie, cioè del blog di Beppe Grillo, è uno Stato di cui si fidano gli investitori finanziari PRIVATI.

Tenete bene a mente quest’assunto perché ritornerà sempre fino alla fine del Convegno.

Minenna va veloce e ci dice come affrontare il triangolo magico.

Per salvare le banche e l’economia reale, abbassando il debito pubblico CI VUOLE PIU’ EUROPA.

Un’Europa che non calcoli gli investimenti pubblici nel Fiscal compact, ma che li concerti con gli Stati.

Non solo Banca centrale, ma anche controllo centralizzato dei bilanci dello Stato e del Fisco Statale.

Si deve creare un’Eurozona 2.0.

Io in questi giorni ho visto un’Europa in 3 dimensioni scala 1:1. Ma erano modelli di carrarmati austriaci.

carrarmati al Brennero

Come ha chiesto Confindustria, bisogna dare ogni sovranità dello stato all’Unione Europea. Lo stato serve per la polizia, l’esercito e per dare appalti buoni, che creano un mercato buono…vabbè, oramai l’avete capito.

Quindi lo Stato serve a combattere, con le sue leggi i nemici del triangolo magico. La corruzione, la casta e le cricche.

Vorrei fare una domanda. Ma al pubblico non è permesso fare domande.

Lo scandalo Libor è colpa degli Stati, della corruzione, della casta o delle banche? Minenna non ne accenna minimamente. Come non accenna ai paradisi fiscali, agli affari del Lussemburgo nell’agevolare l’evasione fiscale di svariate multinazionali, alle porte girevoli che permettono a Ministri dell’economia di diventare CEO di importanti istituzioni finanziarie e bancarie e poi di tornare a fare Ministri, e poi..

Ci vuole più Europa, è il suo mantra. Ha scritto 600 – o trecento, avranno tradotto male – libri. Quindi, ne saprà qualcosa.

La parola passa allora a Jochen Andritzky, segretario generale del Consiglio di esperti economici della Germania. Perché lo spread è una cosa seria, e soprattutto tedesca.

“Volete più Europa?”, esordisce l’esperto, bene. Ce l’hanno già pronta, secondo Jocken. Basta affidarsi, come consiglia anche il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble, al Meccanismo di Stabilità Europeo. Il MES, che ti dà tutti i soldi che vuoi, se tu fai quello che dice lui. La regola dell’ESM (o MES in italiano) insomma è: “Chi dà i soldi, ha i diritti”. Nel senso, che li possiede proprio i diritti di vita e di morte dei cittadini degli Stati. Basta disfarsi delle Costituzioni, dei Parlamenti, della democrazia, e il Meccanismo assicurerà tutta la stabilità possibile al triangolo magico.

Poi, nel prosieguo delle sue argomentazioni e nelle tavole rotonde, Andritzky si correggerà dicendo che voleva parlare in termini generali, non certo fornire ricette pronte all’Italia.

Però, su. Se volete più Europa basta che il MES diventi come il Fondo Monetario Internazionale per tutti gli Stati europei, praticamente sia una troika in casa che controlli tutto, e il gioco è fatto.

L’euro ha sicuramente dei problemi, ma è perché tutti questi popoli europei chiedono ancora troppa democrazia. E democrazia ed Euro sono ossimori. Mica le elezioni possono cambiare i patti dell’eurozona, come disse Schaueble.

Jochen Andritzky ci dice che andiamo verso una Maastricht 2.0 con l’ istituzionalizzazione del MES.

Molto chiaro e definitivo.

Jochen Andritzky

Quindi si è presentato a parlare il professor Rainer Stefano Masera. Chi era costui?
Rainer Stefano Masera è un banchiere, economista e accademico italiano, già Ministro del bilancio e della programmazione economica del Governo Dini

Ha letto delle slide che dimostrano varie incongruenze dell’euro – che presenta rischi endogeni, esogeni e sistemici molto alti, ma tutto sommato ce le dobbiamo tenere. E poi ha asserito che il governo Dini è stato il miglior governo italiano della Seconda Repubblica. I pensionati italiani ne sono certi, credo.

A questo punto, a riequilibrare un po’ il dibattito, che sembrava il canto ordoliberista del trionfante sogno europeo, è giunto un editorialista economico serio e preparato. Un conservatore, Wonfgang Munchau, che dirige il gruppo di analisi Eurointelligence e scrive per il Financial Times e il Corriere della Sera ha ricordato a tutti che il sogno per molti europei, specie per spagnoli, greci, italiani e anche per i francesi, è un incubo e quindi si potrebbe andare verso la fine dell’Euro e della UE, ove la Germania non inverta le sue politiche mercantilistiche e se, quindi, continuerà a essere il paese che esporta di più, a danno di tutti gli altri partner europei.
Cosa l’aiuta a fare questo? L’euro.

Mi auguro di non esagerare nella sintesi, ma la produzione scientifica e mediatica dei partecipanti è così copiosa e diffusa che chiunque potrà controllare le tendenze e gli orientamenti qui appena accennati.

Dopo questo primo panel, arriva la voce della politica.

Giunge sul palco il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.

E se ve lo ascoltate in inglese, e vi ascoltate le sue interviste potrete controllare se la mia sintesi è vera o falsa.

Luigi Di Maio inizia con una metafora che io ho chiamato: “La parabola del giocatore di slot machine”.

Chi preferite? Un padre di famiglia che tutto il giorno, con tanto sudore e sacrificio, si guadagna il pane per sé e per i propri figli, oppure un padre che si gioca tutto il suo stipendio alle slot machine?

Lo stato è come un padre di famiglia (quindi per Luigi Di Maio è un privato, come scritto nel codice civile, che è un regolamento di rapporti fra soggetti privati) che invece di lavorare è andato a giocare alle slot machine della finanza.

Lo Stato? Ma non sono state le banche? Sei sicuro Luigi Di Maio?

E quindi il problema non è l’euro, e la discussione tra “Euro SI ed Euro NO” è una discussione ideologica. Basta ideologie. Lo stato deve essere ETICO e deve pensare solo al bene dei suoi cittadini. E investire in cose buone, che creino un mercato buono, che creino un cittadino buono…Governato dal buon padre di famiglia.

Vi state cominciando a preoccupare? Non è ancora finito, il convegno. Tranquilli.

Dopo queste tesi, ecco che finalmente, come vuole la dialettica hegeliana, arriva

L’ANTITESI

E si presenta con l’autorevolezza scientifica del Professor Alberto Bagnai docente all’Università di Pescara “Gabriele D’Annunzio”, il quale, avendo in curriculum numerosissimi paper pubblicati su varie riviste internazionali, e il successo di pubblico e di riconoscimenti dei suoi volumi “Il tramonto dell’Euro” e “L’Italia può farcela” esordisce in un inglese praticamente perfetto dicendo: “Perché mi avete invitato a un convegno sul debito pubblico, se la causa della crisi mondiale e europea è il debito privato?”. Io volevo applaudire, ma non s’interrompe un “assolo” per eccessivo entusiasmo.

Alberto Bagnai

Lo sanno tutti (dovrebbero, almeno) che questa non è una crisi dovuta all’alto debito pubblico, ma al fatto che i salari sono diminuiti, che i tagli imposti dalla dottrina dell’austerità espansiva provocano spese che io, cittadino-utente-elettore, non avrei mai dovuto pagare se la scuola funzionasse, se gli ospedali pubblici fossero di più sui territori e con più personale medico e paramedico, se le pensioni non fossero misere.

E questi aspetti del welfare state, mi permetto di sintetizzare, non sono carenti per la corruzione, o la casta, ma perché dobbiamo salvare le banche che giocano alla slot machine finanziaria per colpa delle regole europee.

Siamo costretti a drogarci di mercati finanziari perché le regole europee asfissiano completamente l’economia reale e quella pubblica. Che è fatta di salari e profitti per la vendita della produzione sui mercati interni e su quelli esteri. Ma non SOLTANTO su quelli esteri. Perché il crollo della domanda interna (questa è anche una crisi di domanda) riduce fortemente il Pil, impedisce ogni crescita, distrugge le capacità manifatturiere del paese che è costretto a produrre, per il mercato estero, a prezzi sempre più bassi.

Quindi non c’è nessuna coesione europea, ma feroce competitività tra gli Stati. Una vera e propria guerra commerciale di tutti contro tutti. E questo è sancito dai Trattati dell’Unione Europea.

Ecco la forza dell’antitesi. La verità è questa. La viviamo ogni giorno. Se guadagno 800 euro tutta la vita, e rischio anche a 50 anni di non guadagnarli più, come faccio a comprare beni e servizi? Se non ho un lavoro sicuro, come posso programmare la mia vita e quella della mia famiglia?

Sono queste le domande che si fanno le persone REALI, perché questi sono i TEMI REALI.

Credete che i sostenitori della tesi iniziale si siano andati a nascondere?

No. I Convegni servono a questo. A sorridersi, a stringersi mani e a rappresentare visioni diverse della realtà.

La tesi iniziale è la realtà di chi ha i soldi. Tanti.

L’antitesi è quella di chi non li ha, o ne ha pochi. O teme che diverranno pochi perché il modello sistemico ordoliberista tedesco erode sempre di più i risparmi, gli stipendi e i redditi da lavoro.

Salto a piè pari l’intervento di Ansgar Belke perché non mi è piaciuto, esalto quello di Heiner Flassbeck che ha detto tutta la verità sull’economia mercantilista della Germania e giungo alla bellissima prolusione della Professoressa Brigitte Granville della Queen Mary University di Londra.

Ascoltatela qui, al Convegno Euro, Mercati, Democrazia del 2015.

E’ stata l’unica donna ammessa a parlare, che con il suo inglese elegante e addolcito dall’incantevole accento francese, ha presentato le cifre incontrovertibili di uno studio elaborato con il Professor Alberto Bagnai et al. il quale dimostra che con la nostra moneta, e con una maggiore spesa pubblica per beni e investimenti la nostra crescita, al terzo anno, può essere del TRE PER CENTO. + 3% in un anno.

Con la nostra moneta e la nostra politica di bilancio pubblico. Con un welfare vero, creando lavoro vero.

Non è una favola. E’ scienza economica. Senza spinte inflazionistiche rilevanti.

Io ci credo. Gli italiani sono in grado di realizzarlo.

Grazie Professoressa Granville.

Brigitte Granville

Sono intervenuti altri professori, ma le parole della Granville, come quelle di Alberto Bagnai, per la loro adesione a principi scientifici dell’economia pubblica, confermati dall’evidenza empirica, mi hanno convinto, quindi non presto molta altra attenzione.

E’ questa la vera opzione, su questo bisogna creare il consenso.

Però voglio farvi notare un altro intervento molto interessante. Quello di Jens Nordvick, il quale ha scritto un bestseller, “La caduta dell’euro”, e prevede la creazione di un nuovo tipo di euro. Un euro 2.0

Il suo nome non vi dirà molto, ma questo quarantenne è uno dei maggiori advisor europei della Goldman Sacks e delle assicurazioni Nomura, imperi bancari e assicurativi.

Ha vinto moltissimi premi come miglior investitore. E ci dice che: “L’Italia in questo momento è il più importante paese europeo, perché da lei dipenderà la continuazione, o la possibile trasformazione, dell’esperimento politico ed economico dell’euro, oppure il suo abbandono”. Dall’Italia dipenderà la scelta di andare verso una maggiore convergenza delle economie europee (finora non realizzata) oppure verso la divergenza e la disgregazione. Moltissimi investitori scommettono sulla divergenza. Lui spera in una convergenza. Et pour cause.
Lui spera di essere tra i pochi a vincere la scommessa. E quindi guadagnare moltissimo.

Perché i mercati finanziari scommettono, come si fa nei Casinò e con i bracci delle slot machines. (Ma si preferisce usare il termine PREVEDONO)

Mettiamo che ci sia una partita tra Juventus e Frosinone. Chi scommette sulla Juventus (risultato quasi sicuro) vincerà poco, ma chi scommette sul Frosinone probabilmente perderà, ma se vince, vince moltissimo.

Jens scommette sul mantenimento dell’Euro, come Luigi di Maio.

Certo, la moneta unica ha dei problemi strutturali, come ha affermato Davide Casaleggio che ha ascoltato gran parte del Convegno (io le chiamerei anomalie sistemiche), ma basta più Europa, probabilmente. Quindi, meno democrazia e meno lavoro.

Davide Casaleggio

Il professor Bagnai ha provato a chiedere a Jens Nordvick e a Minenna come riuscire a incrementare i salari.

Alberto Bagnai è l’unico che ha pronunciato il termine SALARI in tutto il Convegno. Ma non ha ottenuto risposta. Per tutto il mondo finanziario liberista e ordoliberista il lavoro è una commodity. Quindi ha un prezzo (come il cemento armato o il legname), non un valore.
E questo prezzo deve essere il minore possibile.

LA SINTESI

Visto che l’euro non è solo una moneta, qualcuno si è chiesto se non dare ragione a entrambe le parti e non considerare l’ipotesi di creare una moneta fiscale (per il lavoro e i tributi) e una moneta commerciale (l’euro, per gli scambi internazionali).

Mhmm. Andatevi a leggere le proposte, molto ben argomentate dal Professor Gennaro Zezza, docente dell’Università di Cassino. E magari ne parliamo in altre sedi.

Poi, la comunità finanziaria ha confabulato sui risultati del Convegno.

La comunità finanziaria?

Si. I proprietari delle slot machine.

Financial Community

 

 

n.b Per l’intero convegno seguire i video pubblicati da Italia News

PER LA SERIE “LE COSE CHE UN LIBERISTA NON CAPIRÀ MAI”

PER LA SERIE “LE COSE CHE UN LIBERISTA NON CAPIRÀ MAI”

centomila lire

Contributo di Gualtiero VIA

Per la serie “le cose che un liberista non capirà mai”, stralciamo dal blog Goofynomics di Alberto Bagnai:

“Una volta chiesi [ a un imprenditore ] come avesse messo su la sua azienda. Risposta: “Coi debiti”.

Prosegue sempre Bagnai: “Erano gli anni ’60, l’economia cresceva, le banche prestavano, chi aveva un’idea la poteva realizzare, e ripagare il capitale che gli era stato prestato.

Insomma: le banche facevano credito, non c’erano le fainanscial fricscion che ci sono adesso.

Parte di questa involuzione [ cioè di come gira adesso, ndr ] è merito dell’egemonia culturale di pochi venduti e infiniti cretini, quelli che non riescono a capire che un debito è un credito, e viceversa un credito è un debito.

Insomma: il messaggio principale di questo blog.

Per capirlo non bisogna essere dei geni. Basta aver fatto qualcosa nella vita.

Mizzìo l’aveva fatta.

Il libbberista medio, a parte parlar male dello stato da università o giornali foraggiati dallo stato, altro non ha fatto né sa fare.

Il problema non è (solo) psichiatrico: è (soprattutto) antropologico”.

CRISTO SI È FERMATO A EBOLI, LO STATO A ROMA

CRISTO SI È FERMATO A EBOLI, LO STATO A ROMA

Cristo si è fermato a Eboli

del Coordinamento Nazionale MovES

In questo video un passaggio straordinario del film tratto dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” in cui lo stesso Levi parla di una concezione dello Stato che ancora oggi non solo è profetica, ma ancora la sola via per cambiare questo Paese.

Non più uno Stato tiranno o paternalista in senso provvidenziale, ma uno Stato dove Stato e cittadino coincidono.

Una visione che PUÒ ESSERE REALTÀ.
Anzi, DEVE.

LA LIBERTA’ DEGLI EGUALI

LA LIBERTA’ DEGLI EGUALI

Il Potere tramite l'autorità del manganello nega la libertà di dissentire.

La libertà degli eguali, scrisse Bakunin…

di Nico Max WEBER

Non tutti siamo uguali, quindi perché creare una moneta unica per farci credere il contrario e qual è la reale verità per cui il Potere l’avrebbe prima voluta e poi realizzata pur sapendo a priori che che non avrebbe funzionato?

E poi, per quale motivo, la massa di cittadini composta da tante individualità ritenne di credere ciecamente che questa moneta potesse essere uno strumento di benessere collettivo?

Iniziamo con un pensiero di filosofia sociale.

“La società non è una semplice somma di individui; al contrario, il sistema formato dalla loro associazione rappresenta una realtà specifica dotata di caratteri propri. Indubbiamente nulla di collettivo può prodursi se non sono date le coscienze particolari: ma questa condizione necessaria non è sufficiente. Occorre pure che queste coscienze siano associate e combinate in una certa maniera; da questa combinazione risulta la vita sociale, e di conseguenza è questa che la spiega. Aggregandosi, penetrandosi, fondendosi, le anime individuali danno vita ad un essere (psichico, se vogliamo) che però costituisce un’individualità psichica di nuovo genere” . (1)

Qualunque sia la sua origine, comunque, LA COSCIENZA COLLETTIVA ISPIRA E DETERMINA LE AZIONI DEL SINGOLO in misura tale che si può affermare che l’individuo è generato dalla società, e non viceversa, in quanto la società e riconducibile alla somma degli elementi cui è composta.

Per nulla scontato dire che l’istinto di sopravvivenza viene usato dagli animali per non soccombere alla fame e agli agenti atmosferici, nell’uomo, quindi nel nostro caso specifico, l’istinto di sopravvivenza serve invece per coltivare il proprio “giardino” e i propri interessi personali, serve quindi per il mantenimento del proprio status sociale, ma si sa, quando qualcuno si arricchisce qualcun altro si impoverisce, ecco il perchè della necessità di lottare contro il conformismo della massa, dove l’uniformità rende ipocritamente tutti uguali, non sapendo che dietro alla paventata uguaglianza i soliti furbi appartenenti alla Politica, alla Finanza e al Capitalismo, fanno invece gli “affari” loro..

E’ cosi che funziona cari amici, non a caso Bakunin si espresse su questo tema scrivendo:

Lo Stato è la più flagrante, la più cinica, la più completa negazione dell’umanità. Esso frantuma la solidarietà universale di tutti gli uomini sulla terra e li spinge all’associazione al solo scopo di distruggere, conquistare e rendere schiavi tutti gli altri. Protegge solo i suoi cittadini e solo entro i suoi confini riconosce diritti, umanità e civiltà. (2)
.

Ma siamo pur sempre animali e l’Istinto è un istinto che non si può eliminare dall’oggi al domani: ci sono milioni di anni di evoluzione solo per arrivare a questi ultimi duemila anni in cui ci pare di essere usciti dalla condizione animale. E’su questo che conta l’aristocrazia finanziaria e dirigenziale di questo mondo, per continuare a perpetuare il finto concetto egualitaristico. Noi ce ne siamo ubriacati nei decenni trascorsi, adesso cercano di farci comprendere che non possiamo essere tutti uguali. Lo si capisce anche ascoltando i discorsi, non solo dei potenti, ma anche dei giovani che, sono tornati ad introiettare quella che un tempo veniva considerata come una iattura: ovvero l’essere raccomandati o ”figli di….”.

Quando si sente parlare i giovani di questo e di come essi stessi siano costretti ad andare verso questa direzione, dopo avere ascoltato tutta la prosopopea della meritocrazia, fa davvero molto male.

Vedere come la meritocrazia sia declinata anzitutto in chiave classista e poi nepotistica, oppure in chiave di cooptazione per raccomandazione.

No, non siamo mai stati uguali.

Ci si è illusi. Adesso stanno cercando di risvegliarci dal nostro illuderci. E siamo rimasti in pochi in questo amaro risveglio, degnissimo di quanto avviene nella ”fattoria”di orwelliana memoria… La paura è una pessima consigliera e il Potere sa bene come gestirla.

La massa è sempre quella che obbedisce al conformismo dettato dall’istinto di sopravvivenza, anche se questo istinto non sarebbe più da essere. Ma, il paradosso dell’uomo, è che, anche nelle situazioni più apparentemente favorevoli per il suo progresso, riesce a trarre dal suo profondo il peggio di sé, infatti…

Nessun individuo può riconoscere la sua propria umanità né per conseguenza realizzarla nella sua vita, se non riconoscendola negli altri e cooperando alla sua realizzazione per gli altri. Nessun uomo può emanciparsi altrimenti, che emancipando con lui tutti gli uomini che lo circondano. La mia libertà è la libertà di tutti, poiché io non sono realmente libero, libero non solo nell’idea ma nel fatto, se non quando la mia libertà e il mio diritto trovano la loro conferma e la loro sanzione nella libertà e nel diritto di tutti gli uomini miei uguali . (3)

 

nella foto: Il Potere tramite l’autorità del manganello nega la libertà di dissentire.

cit.
(1) Emile Durkheim
(2) Michail Bakunin
(3) Michail Bakunin

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