FINE DEL LIBERISMO, THE DAY AFTER

FINE DEL LIBERISMO, THE DAY AFTER

The day after

di Ivana FABRIS

Sono figlia di un marxista, cresciuta a pane e giustizia sociale e con il grande ideale che quella giustizia si potrebbe realizzare solo nel pubblico, quindi attraverso lo Stato.

Noi, generazione degli anni ’60, siamo proprio cresciuti col mantra della vulgata che il settore pubblico fosse dilapidamento delle sostanze dello Stato, lazzaronismo e assistenzialismo ma MAI, MAI, MAI a nessuno che facesse parte della generazione di militanti attivi a sinistra, è PASSATO PER L’ANTICAMERA DEL CERVELLO di dire: “privatizziamo”.

Semmai la lotta era al miglioramento del pubblico convinti, sempre, che non si dovesse recedere da quel principio sacrosanto e se non lo sapevano i nostri padri che venivano da un passato in cui scuola, sanità, servizi erano solo per pochi eletti, chi lo doveva sapere?

Ma il pericolo, come dimostra la Storia, è sempre in agguato perchè alla prima occasione, quando il capitalismo non ha più interesse a darti qualcosa in cambio di qualcosa, ti toglie tutto.

I diritti acquisiti non sono MAI sanciti definitivamente.

E questo perchè l’essere umano non ha sovranità della sua vita, dipendendo dal capitale, dai rapporti di forza-lavoro.

In compenso lo ha trovato il capitale il modo di non dipendere, perchè fino ad un certo periodo storico anch’esso dipendeva dai lavoratori e quindi sapeva di dover concedere qualche vantaggio in cambio.

Con il tramonto del capitalismo industriale in favore di quello finanziario, per la prima volta nella storia dell’umanità il capitalismo si è trovato in larga parte a fare più soldi senza più dover contrattare con i lavoratori. Per la prima volta però anche i lavoratori, in tutta la storia dell’umanità, hanno perso potere rivendicativo.

Quindi, di fatto, i nostri sfruttatori hanno avuto campo libero ma sapevano che qualcosa gli avrebbe impedito di fare man bassa nel nostro paese.

C’era troppa politica e troppo spazio esistenziale nella vita del ceto medio per farla (se non hai bisogni primari da soddisfare ti resta tempo e voglia di pensare a migliorare la qualità della tua vita) ma ad un certo punto della Storia, va giù il muro di Berlino (la sintetizzo molto, lo so) e la sinistra storica in Italia non ha più voglia di stare all’opposizione quindi comincia qualche passo in una certa direzione.

Da lì in avanti è la catastrofe.

Da lì in avanti è un work in progress, anche e soprattutto grazie alla sinistra che lo permette abdicando al suo ruolo storico, per far sì che si riporti la storia dell’umanità indietro così tanto che addirittura il capitalismo è riuscito a realizzare un sistema di sfruttamento che non lo ha mai lambito negli ultimi due secoli: lo schiavismo.
In giacca e cravatta, ma pur sempre schiavismo.

Così arriviamo al passaggio definitivo, cioè alla trattativa Stato-mafia da cui cambia il mondo per noi italiani.

La sinistra evidentemente si rende definitivamente conto che non sarà mai possibile governare mantenendo fede a se stessa e comincia la discesa verso il centro.

Ma come convincere la base che ha sempre creduto fermamente nello Stato Sociale?

Ed ecco che proprio dall’alto verso il basso, parte un’opera di convincimento propagandistica massiccia che sfrutta il desiderio di tutti di smettere di non poter mai contare nelle scelte riguardanti un territorio o l’intero paese: andare al governo.

Si comincia dalle amministrazioni territoriali e si punta al nazionale.

Man mano ci si addentra nel meccanismo, man mano vengono meno tutti i riferimenti storici, i capisaldi del potersi definire di sinistra e con le segreterie dei partiti con gli stessi pruriti, con la sparizione della classe operaia e l’aumento del terziario, con l’imborghesimento di alcune classi sociali, si arriva a quello che conosciamo tutti: essere sinistra di governo si declina unicamente in subalternità.

Comincia la grande illusione, la bolla in cui siamo stati per decenni in cui davvero abbiamo creduto che fosse cambiato il mondo.

Non sapevamo dove ci avrebbero condotto, i nostri cari dirigenti, e ci siamo affidati.

La grande illusione mistificatoria che fosse giunto il tempo delle socialdemocrazie sul modello scandinavo, è dilagata ovunque tra la base della sinistra ed è così che il sistema ha infiltrato la politica di sinistra di liberismo prima e di neoliberalismo poi e oggi siamo al redde rationem.

Oggi, dopo VENT’ANNI di discorsi martellanti che dovessimo “ammorbidirci”, sappiamo che ci hanno solo preso sonoramente per fessi.

Oggi abbiamo ulteriore certezza che la lotta di classe CONTRO di noi da parte del capitalismo non è mai finita, perciò anche la nostra lotta di classe deve (DEVE) tornare e quindi dev’essere ricostruita.

Oggi sappiamo che il povero Karl così bistrattato proprio a sinistra al grido “Marx è vetero”, aveva non una ma MILLE ragioni ed è attualissimo.

Bene, a questo punto però, si legge che molti hanno una visione altra sul problema, ossia che si debba mirare all’abbattimento totale del sistema capitalistico.

Ma la domanda oggi è, come?

Come lo abbatti un sistema per poi costruirne uno che richiede immani risorse quando tutto il sistema economico-produttivo è andato distrutto?

Uscire dal sistema UEM, così come tornare alla lotta di classe, è indispensabile ma altrettanto lo è sapere DOVE ANDARE il giorno dopo esserne usciti.

È sapere anche che gli esiti del neoliberismo ci saranno e che andranno affrontati avendo subito chiaro e pronto un programma di azioni e di interventi.
Diversamente, nel migliore dei casi sono solo utopie, se non peggio, quindi addirittura solo chiacchiere.

Perchè è vero, lo sappiamo tutti che Keynes NON può essere LA risposta.

Il sistema economico di Keynes sappiamo tutti che è comunque sfruttamento, quindi ovvio che per quelli come noi del MovES non è la risposta definitiva.

Ma OGGI, dato lo stato di fatto, per uscire dal grave stallo dell’economia e della mancanza di occupazione (quindi come risposta nel breve-medio termine), è la sola risposta possibile.

Riteniamo dunque, che quando questo sistema arriverà a fine corsa dovremo ripartire da ciò che ci dà un minimo di respiro quanto basta a riequilibrare le risorse.

Poi il resto sarà tutto da fare e va comunque considerato che il keynesianesimo si possa comunque “contaminare” già nella fase della ripartenza declinandolo sulla giustizia sociale.

Anzi, è proprio quello che nel Manifesto e nel Programma, noi del MovES ci siamo dati come obiettivo.

 

LASCIATELO IN PACE

LASCIATELO IN PACE

Antonio Gramsci

 

di Massimo RIBAUDO

Ieri, 26 Aprile il viceministro dell’Economia Enrico Morando del Partito Democratico, rispondendo ai Senatori che si erano iscritti a parlare per definire la loro posizione sul DEF, il documento di economia finanziaria del Governo, ha praticamente detto che il governo Renzi e l’attuale – la sua fotocopia – ha fatto più della destra per consolidare – quindi tagliare, eliminando servizi, posti di lavoro e investimenti – la spesa pubblica.

Si è VANTATO di aver disatteso l’impegno del suo partito e della sua maggioranza di utilizzare le risorse pubbliche per l’interesse generale del Paese. Le ha utilizzate per obbedire alla regole della BCE e della Commissione Europea.

Ha governato più a destra della destra, nel ridurre fortemente le spese dello Stato (che sarebbero redistribuzione dei redditi e servizi, a definirle come si deve), proprio come l’ordoliberismo tedesco, che è l’ideologia dominante dei Trattati UE, vuole e comanda.

Rispondendo poi a una domanda sull’aumento del debito pubblico, nonostante questo consolidamento (che dovrebbe definirsi impoverimento generale dello Stato e dei suoi cittadini), Morando lo ha imputato direttamente alla spesa pensionistica.

Gli italiani vivono troppo a lungo.

E questo causa una spesa sempre maggiore per lo Stato. La crisi bancaria e del debito privato dei cittadini non è stata minimamente menzionata. La colpa è tutta di chi vive lungamente e osa anche pretendere una pensione.

Questo è il PD.

E, ricordiamo che Enrico Morando è sempre stato un “migliorista”. Quindi, con le dottrine ordoliberiste di Giorgio Napolitano, ci va a braccetto.

Dopo questo esempio di vergognoso trasformismo politico, il Presidente del PD, Matteo Orfini, ha osato oggi, 27 aprile, “rendere un omaggio”, come lui dice, sull’urna cineraria di Antonio Gramsci per gli 80 anni dalla sua morte, al cimitero acattolico di Roma.

Lo avremmo voluto vedere piangere, chiedere scusa, inginocchiarsi per dimettersi da ogni incarico politico e, come si diceva un tempo, “ritirarsi a vita privata”.

In quel caso, sì, con un pentimento, peraltro tardivo, su tutto quello che ha permesso e votato, contro i lavoratori, i giovani, i disoccupati e i pensionati, probabilmente gli avrebbe reso omaggio.

E, invece, tronfio e cinicamente orientato al prendere qualche voto da chi vuole ancora illudersi che il PD sia un partito di sinistra, credeva di poter impunemente giocare con la memoria dei morti.

Gli è andata male.

Un gruppo di giovani comunisti lo ha apostrofato con parole chiare e dirette.

Voglio ringraziarli.

Hanno gridato:
“Lasciate in pace Gramsci, lasciatelo in pace”. Voi del PD avete distrutto i diritti dei lavoratori”.

E gli hanno anche detto che il vero “morto” è proprio Orfini, mentre Gramsci è vivo.

Gli hanno sbattuto in faccia, con rigore e fierezza, la verità. Proprio come Gramsci avrebbe voluto.

Orfini, spalleggiato dalla sua scorta, ha cercato di allontanarli e ha poi blaterato che i morti dovrebbero essere rispettati. Giustissimo.

Infatti è stato lui, con il suo rito di bieco opportunismo politico a offendere la tomba e il ricordo di Antonio Gramsci.

E quegli studenti invece hanno raccolto l’invito del grande pensatore sardo. A non essere indifferenti, verso il PD, verso tutto quello che rappresenta in termini di tradimento degli operai, dei lavoratori, delle donne e dei loro diritti.

Matteo Orfini e il Pd, lo devono lasciare in pace, Gramsci.

Noi invece studiamolo, facciamolo tornare vivo nei programmi e nelle azioni di un autentico partito di sinistra.

E lasciamo affondare il PD nel liquame del suo servire solo gli interessi del capitale finanziario, del potere solo per il potere. Mentre dobbiamo affermare ogni giorno di più la sua responsabilità storica di avere tradito intere generazioni di donne e uomini che credevano e credono ancora nella società che voleva costruire Antonio Gramsci.

p.s.

Se volete vedere il video della giusta contestazione a Matteo Orfini ecco il link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/27/orfini-visita-la-tomba-di-gramsci-studente-lo-contesta-lasciatelo-in-pace-pd-ha-svenduto-il-comunismo-e-i-diritti-dei-lavoratori/3547411/

Per la corsa alla privatizzazione di tutto, i soldi non mancano mai

Per la corsa alla privatizzazione di tutto, i soldi non mancano mai

 
Soldi buttati nelle privatizzazioni
 

di Ivana FABRIS

Il sistema impone che si incrementi incessantemente e progressivamente, ogni forma di privatizzazione.

Qualunque ambito riguardi il pubblico, viene svilito e reso incapace di competere e dare un servizio adeguato alle richieste del bacino di utenza relativa.

Il potere continua a colpire indistintamente quello che appartiene ai cittadini, quello che ogni italiano ha pagato e paga con quanto versa nelle casse dello Stato che, invece di essere reinvestito in servizi, viene subito reindirizzato al mantenimento del profitto di un nucleo ristretto di individui e all’arricchimento del sistema finanziario che ci sta opprimendo e lo fa col consenso della massa.

Tutto ciò che è pubblico viene ulteriormente disorganizzato e reso privo di mezzi economici per effettuare manutenzione e riparazione, per renderlo moderno ed efficiente, così da alimentare il mantra da tempo già presente in questo paese, che SOLO il privato funziona mentre il pubblico va sempre peggio, con un sistema propagandistico che “non fa prigionieri” ed è efficacissimo nel convincere la massa di persone che non conoscono la realtà oggettiva e che si informano solo attraverso i media ufficiali, che privatizzare i servizi sia la soluzione.

La cementificazione selvaggia, poi, la fa da padrona malgrado i territori italiani denuncino il grave stato di depredazione e di impoverimento dell’ambiente, del suo insulto continuativo e le recenti scelte del governo (non ultima l’aver eliminato il Corpo Forestale dello Stato, per giunta militarizzandolo con ciò che significa a livello della sua funzione e della catena di comando a cui rispondere) depongono tutte a SFAVORE dell’ambiente e dell’essere umano che lo abita.

Un caso recente è quello dell’inutile autostrada di 3 chilometri, nel tratto che va da Albano ad Ariccia, nel Lazio.

Costo: 220 milioni di euro.
Costo prelevato dalle tasche dei cittadini e finito in nulla, tra l’altro.

Potenziare invece la linea ferroviaria Roma-Velletri, con un immenso beneficio dell’ambiente e dell’intero quadrante dei Castelli Romani, sarebbe costato tra i 150 e i 180 milioni (dalle cifre stimate dal Comitato per il raddoppio della linea) e i vantaggi sarebbero stati molteplici, tra cui un importante servizio all’utenza oltre che all’ambiente.

Le lobby di costruttori che sono coinvolte, godono naturalmente dell’appoggio incondizionato del partito che siede al governo del Paese e dell’assenza di una risposta POLITICA che da troppo tempo, ormai, si limita ad enunciati e proclami, mancando però di organizzare la cittadinanza che vuole opporsi agli abusi del potere.

L’unica parte politica a farlo, purtroppo, è ancora e solo quella destra becera e xenofoba che non manca mai di essere opportunamente (e opportunisticamente) presente, mentre quella che continua impropriamente a definirsi sinistra, si limita a convegni o a contarsi, salvo poi stracciarsi le vesti per l’aumentato consenso di Lega e altre entità di destra, in molte realtà locali.

Di questo fattore, soprattutto, beneficia chi vuole svuotare di significato e di valore la parola PUBBLICO.

Ai cittadini, quindi, non resta che organizzarsi da sè sulla scorta di Comitati e Liste Civiche, ma al di là delle mere azioni locali mirate all’ottenimento di un dato risultato su un dato problema, poi di fatto nulla cambia e anche gli eventuali risultati raggiunti finiscono col fallire.

Da troppo tempo nascono Comitati e Liste Civiche, con una speranza che diviene subitaneamente illusione, di poter contare e di cambiare la realtà, ma non possiamo più continuare a tacere davanti all’evidenza che dove manca la politica con un programma serio e omnicompensivo di tutti gli ambiti che riguardino il governo di una città o di un territorio, alla fine non cambia mai nulla.

Quindi, di fatto, fa molto comodo al sistema che i cittadini si organizzino ma alla fine non contino.
La ragione è piuttosto semplice: questo modo di agire, restituisce loro la sensazione di essersi impegnati e parecchio e al tempo stesso li frustra e delude nel rendersi conto che il loro impegno non è praticamente servito a nulla, portandoli così ad essere rinunciatari verso qualsivoglia altra azione.

Fino a che tutto continuerà a seguire questo trend, il neoliberismo continuerà a spogliarci di ogni nostro diritto e di quanto, per definizione, ci appartiene.

Per questo noi del MovES non smetteremo MAI di dire e di dimostrare che se oggi non mobiliti e organizzi le persone che potrebbero fare davvero la differenza sull’esito di queste nefandezze, alla fine diventi funzionale al sistema stesso e che, per questa ragione, vogliamo essere e siamo al fianco dei cittadini per far sì che ogni protesta si traduca in un colpo messo a segno contro al sistema.

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