UNA SOLA SCELTA POSSIBILE. IN ALTO, A SINISTRA

UNA SOLA SCELTA POSSIBILE. IN ALTO, A SINISTRA

 

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

Sto lasciando un mondo a cui ho formalmente appartenuto per quasi quarant’anni ma che non ho mai sentito davvero come mio.

Mi riferisco a quello delle aziende private, dove lecitamente si persegue il profitto e nulla più. Ogni altra implicazione, etica o meno, assurge a semplice corollario che solo fortuitamente e, relegato al ruolo di mera comparsa, calca tale palcoscenico.

Un sistema che metto totalmente in discussione, nel quale è però ben stabilito il principio di prima finalità ed ogni agire in tale ambito risulta governato da regole, seppur esse stesse plasmate da meri rapporti di forza, ma che in fondo si può interpretare come chiaro, netto e, per certi versi, comprensibile.
Un liberista, nella sua visione, può perfino ritenerlo corretto. Perché ha una sua logica che si può o meno condividere, ma comunque dichiarata.

 

Personalmente non sarei comunista se non vedessi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo come una delle peggiori iatture prodotte dalla storia.

 

Ma c’è di peggio: esistono contesti in cui si fa riferimento a nobili scopi, ingannando un prossimo che nulla di più chiede se non il soddisfacimento di bisogni primari, per poi invece perseguire gli stessi, identici obiettivi di sempre.

Ambiti in cui il consenso ottenuto viene sfruttato non per tentare di migliorare le condizioni del popolo, ma piuttosto per conquistare/conservare il potere.
L’intento è il medesimo ma lo scopo dichiarato è falso.

Quello che da qualche tempo mi chiedo quindi, ed avendo assistito in tempi recentissimi a cambi di rotta che, ben lungi da ritocchi ed aggiustamenti rappresentano una vera e propria inversione di centottanta gradi su programmi apparentemente irrinunciabili:

c’è spazio ancora per una politica pulita, che eticamente si giustifichi, che riavvicini la gente, che riduca astensionismo e disinteresse?

La risposta che mi sono dato è sì!
A patto di optare, certo, per un percorso più lungo e difficile ma…sì, non mi rassegno!

Tutto ciò che non sia compatibile con modalità e scopi che passino un rigoroso vaglio etico c’è già, già esiste ed è abbondantemente praticato da chi in questa disciplina risulta più navigato ed abile di noi tutti.

Credo allora che occorra cambiare ottica proponendosi come solutori di problemi reali, operando tra la gente bisognosa di più fatti e meno teorie, ma soprattutto individuando e combattendo le ragioni prime delle difficoltà sempre più diffuse e dovute a logiche di dominio dei popoli.

 

Questo è lo spazio che ad una sinistra compete, questa la vera, unica opportunità…

SINISTRA, UNA SOLA VIA

SINISTRA, UNA SOLA VIA

socialismo

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi la “sinistra” della “terza via”, quella che guarda sempre al centro, muove dall’assunto che non vi è democrazia senza capitalismo.

Considera i cardini del neoliberismo addirittura capisaldi costitutivi della democrazia stessa.

La sinistra era nata, invece, dalla consapevolezza del rapporto difficile tra capitalismo e democrazia, era nata nella certezza che il conflitto tra diritti e profitto resta ineliminabile.

Da qui la resa al mercato, alle multinazionali, alle privatizzazioni, alle lobby finanziarie, alla rinuncia ad una società più giusta, alla lotta contro le scandalose diseguaglianze.

Per contrastare questa deriva, a mio parere, è necessario a sinistra riscoprire il conflitto, anche aspro, fra alternative politiche chiaramente distinguibili, mettere in campo un’agenda alternativa al neoliberismo e alle politiche di austerità.

A me piacciono i Corbyn, i Sanders, i Mélenchon perché hanno in comune una cosa: non rinunciano alla parola Socialismo, non rinunciano alla difesa del mondo del lavoro, alla difesa dei più deboli e poveri, non rinunciano a proporre investimenti in educazione, sanità e welfare, e sulla possibilità di una ripresa dell’intervento pubblico in settori strategici.

Si possono ottenere buoni risultati elettorali parlando soprattutto della vita delle persone comuni, di lavoro dignitoso, difendendo in modo convinto i servizi pubblici, dalla sanità all’assistenza sociale, dall’istruzione a tanto altro ancora.

Scrive Wendy Brown: “Difendere la democrazia liberale in termini liberali non vuol dire soltanto rinunciare ad una visione di sinistra.
Vuol dire anche, con questo sacrificio, screditare la sinistra riducendola a un’obiezione permanente al regime in vigore, e nulla più: un partito della lamentela piuttosto che un partito dotato di una visione politica, sociale ed economica alternativa.“.

UN ECONOMISTA CONTRO IL MODELLO TEDESCO: FEDERICO CAFFE’

UN ECONOMISTA CONTRO IL MODELLO TEDESCO: FEDERICO CAFFE’

di Federico CAFFE’

 

Se per miracolo qualche risultato si dovesse raggiungere, ma andasse nel senso di un riavvicinamento della nostra posizione, poniamo, a quella della Germania, non è questo il destino che augurerei al mio paese.

Si tratta infatti di una situazione in cui i lavoratori, pur godendo di un certo benessere, sono in una posizione fortemente subalterna.

Non credo, in altri termini, che il risanamento della bilancia dei pagamenti e un riassetto dell’economia, senza l’introduzione di veri elementi di socialismo, sia qualcosa che vale.

…Non vorrei apparire retorico, ma tradiremmo l’ideale di costruire un mondo in cui il progresso sociale e civile non rappresenti il sottoprodotto dello sviluppo economico

CRISTO SI È FERMATO A EBOLI, LO STATO A ROMA

CRISTO SI È FERMATO A EBOLI, LO STATO A ROMA

Cristo si è fermato a Eboli

del Coordinamento Nazionale MovES

In questo video un passaggio straordinario del film tratto dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” in cui lo stesso Levi parla di una concezione dello Stato che ancora oggi non solo è profetica, ma ancora la sola via per cambiare questo Paese.

Non più uno Stato tiranno o paternalista in senso provvidenziale, ma uno Stato dove Stato e cittadino coincidono.

Una visione che PUÒ ESSERE REALTÀ.
Anzi, DEVE.

E’ QUESTO UNO DI QUEI CASI…

E’ QUESTO UNO DI QUEI CASI…

Ernesto Che Guevara

Questo è uno di quei casi in cui il medico, cosciente della propria assoluta impotenza di fronte alla situazione, sente il desiderio di un cambiamento radicale, qualcosa che sopprima l’ingiustizia che ha imposto alla povera vecchia di fare la serva fino al mese prima per guadagnarsi da vivere, affannandosi e soffrendo, ma tenendo fronte alla vita con fierezza. […] è ora che i governanti dedichino meno tempo alla propaganda delle qualità del loro regime e più denaro, moltissimo denaro in più, per la realizzazione di opere di utilità sociale. 

 

(da Latinoamericana, p.49)

Che Guevara

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