NO TAP: LA MACCHINA DEL FANGO SI È MESSA IN MOTO

NO TAP: LA MACCHINA DEL FANGO SI È MESSA IN MOTO

 

dalla pagina Facebook del Comitato No Tap

“Brum Brummm, La Macchina Del fango si è messa in Moto”
La macchina del fango si è messa in moto … ma a noi il fango non fa paura, ci siamo abituati, il fango della nostra terra è stato compagno dei nostri migliori giochi. Siamo allenati al fango, anche come popolazione. Il vostro fango ci fa solo ridere.

La vostra macchina, con motore da 500 giardinetta, crea una serie di notizie che vanno dal ridicolo al grottesco, con uno stile da far invidia all’ultimo numero di Novella 2000.

Ci state provando. Provate in ogni modo a screditare un intero movimento la cui spinta propulsiva è data da mamme, nonni e ragazzi, insomma da una popolazione.

Provate forzatamente, con la forza perché di ragione non ne avete, muovendovi con la grazia di un elefante, a cucirci sopra un costume da violenti, ci provate da sempre e ci proverete ancora. Ma i vostri goffi sforzi sono la dimostrazione che vi fa paura l’onestà.

Infiltrati nel corteo studentesco“, avete scritto, ed invece eravamo invitati.
Di un corteo nato per protesta al sistema delle privatizzazioni in atto nelle università, e dunque anche alla presenza di TAP come conquistatore delle coscienze, avete erroneamente riportato che si trattava di un comune corteo di inizio anno scolastico, un corteo di protesta contro lo stato delle scuole.

Una notizia, così fatta, sminuisce anche il lavoro di quegli studenti che si stanno creando una coscienza critica, coscienza che le università non curano più, cedendo la propria dignità al capitale.

Cosa avevate scritto il giorno prima? Ah si, gli attivisti NO TAP hanno creato momenti di tensione presso il rettorato.
Chiediamo scusa se molti, moltissimi, NO TAP sono studenti e, regolarmente accreditati per l’evento, non sono stati fatti passare.

Chiediamo scusa di dover esser pronti, sempre, a presentare documenti e farci riconoscere, chiediamo scusa per voler frequentare le università.

Chiediamo scusa se, per aver chiesto di passare, si son visti volare manganelli.

E che dire di ciò che abbiamo letto oggi, come cambiare gli avvenimenti.
Un nostro amico soccorre un’altra nostra amica che, rea di aver distribuito un volantino, è stata aggredita da un minorenne, e voi riportate che un NO TAP ha aggredito e dato una capocciata a un minorenne?
Che ci siamo persi? Dove si è perso il giornalista? Dove la sua etica?

Ci avete raccontato della devastazione di locali del PD o di TAP.
Pensiamo che i vostri giornalisti vedano bene cosa gli chiedete di vedere e malissimo ciò che è reale, o forse il vostro giornalista è reduce da un viaggio a Kabul dove ha svolto il suo pericolosissimo lavoro di reporter dalle zone di guerra, potrebbe avere dei flash/miraggi di quella esperienza, non deve essere stato facile vivere mesi sotto i bombardamenti e/o i papaveri da oppio, forse per questo ha delle allucinazioni mentre scrive, e così, un vetro imbrattato, diventa la terza guerra mondiale.

Che poi, se questo giornalista ha nostalgia di Kabul, basta che si sposti di qualche Km direzione San Basilio per assistere alla devastazione incontrollata e senza regole perpetrata dalla multinazionale.

E quando ci avete accusato delle molotov?
Una, caduta su un muro, e l’altra, su una fascina che sembrava messa li di proposito? Per farci fare centro facilmente?
Quanto sdegno, quanto sono cattivi i ragazzi NO TAP, e non lo dimenticate noi siamo pericolosissimi, per i vostri interessi.

Nessuno ha creduto a quelle accuse mai dimostratesi veritiere.
Noi abbiamo un’Idea, perché non chiedere lumi ai vostri contractor? Magari hanno visto qualcosa, forse sanno qualcosa. Ah dimenticavamo, uno è scappato, ha passato la sua tuta da Robocop.
Per sconfiggerci avrete bisogno di un’armata di Supereroi.

Ma sentitevi tranquilli ed in buona compagnia, non siete gli unici ad aver voglia di terroristi da affrontare e di violenze da esercitare, non siete gli unici ad aver paura del libero pensiero.

Lo abbiamo sentito ieri: un ragazzo, esasperato della continua presenza delle forze dell’ordine a difesa del malaffare e che rendono la vita difficile a tutti, ha avuto l’ardire di mostrare un dito, uno a caso, quello che gli è venuto più comodo, voleva denunciare l’oltraggio che si sta compiendo alla sua terra, si è beccato un oltraggio a pubblico ufficiale “che terrorista” “che cattivone” “che violento” altro che i pacifici e soffici manganelli usati contro di noi.

Avete visto le foto del cantiere? E quelle delle strade limitrofe?
Non eravamo noi, a vostro dire, che distruggevamo i muretti a secco?
Noi vediamo che sono giù per far passare i mezzi e mettere cancellate.

Ohi giornalista, tranquillo, siamo lucidi, per noi niente oppio.

Ma non sarete mica invidiosi di noi: è vero, tutti quanti, abbiamo giocato in quelle campagne, e ricordiamo che molti avevano tra le mani i puffi, quei piccoli pupazzetti blu che tanto piacevano ai bambini degli anni ’80. invidiosi, ora volete giocarci voi con i pupazzi e il fango?

La differenza è che il vostro gioco è violento e distrugge ogni cosa!

Ci viene da ridere e, lo sappiamo, non sarebbe la situazione adatta perché la violenza che subiamo ogni giorno genera solo rabbia per le ingiustizie che state legittimando con la forza.

Ma il sorriso è una delle nostre armi, e vi fa veramente tanto male.
Pensavo fosse xylella, invece era un gasdotto

Pensavo fosse xylella, invece era un gasdotto

Espianto ulivo

di Massimo RIBAUDO

Come inizia una speculazione

Ricordo bene quando, sul blog Essere Sinistra, scrivemmo, tra i primi, che non ci convincevano affatto le modalità di allarme sull’epidemia di xylella fastidiosa per gli ulivi del Salento. Vi furono alcuni commentatori che ci accusarono di complottismo, di scarsa cura nel dare notizie che solo la scienza poteva confermare. E il sapere scientifico è importantissimo, ma mai come oggi è stato reso strumento della propaganda politica e degli interessi economici.

Il Ministro Federica Guidi, proprio nel maggio 2015, poneva la propria firma sul Decreto di autorizzazione unica del metanodotto di interconnessione per la realizzazione della Trans Adriatic Pipeline (Tap). Parte dal confine tra Grecia e Turchia, dove si collega al Trans Anatolian Pipeline (Tanap). Si snoda quindi in tre paesi, Grecia, Albania e Italia, per oltre 800 chilometri, (di cui un centinaio nell’Adriatico): in Italia, Tap si radica in Salento, nel comune di Melendugno, con un tratto di 8 chilometri sulla terra ferma, mentre la condotta sottomarina nelle acque territoriali italiane misurerà 25 chilometri, secondo quanto si legge nel sito del progetto.

Il decreto fissava l’inizio dei lavori entro il 16 maggio 2016 e l’operatività dell’infrastruttura entro il 31 dicembre 2020.

E nella zona dove deve passare il metanodotto ci sono uliveti secolari di importanza fondamentale per la produzione olearia pugliese.

Ma al modello colonialista europeo cosa importa degli ulivi?
E cosa importa del turismo pugliese?
Il gasdotto transadriatico Tap è solo uno dei progetti energetici che rientrano nel cosiddetto Corridoio meridionale del gas, definito dalla Commissione Ue “un’iniziativa importante per portare le risorse di gas del Mar Caspio e dell’Asia centrale sui mercati europei”.

Mentre il governo italiano per bocca del Ministro Calenda afferma che il governo vede nel completamento del gasdotto un altro mezzo per rafforzare il rapporto “con l’Azerbaijan in settori fondamentali per i due Paesi, prima tra tutti quello energetico”.

Tutti interessi privati, della Snam, della Saipem e di altre multinazionali, che non si curano affatto di quelli della popolazione salentina e dell’impatto ambientale sconvolgente che l’opera potrà avere su una delle più belle coste italiane.

La Tap è un’opera inutile e dannosa

Il gasdotto creerà manufatti e cimiere altamente inquinanti proprio a San Foca, che nel 2016 ha ricevuto la “bandiera blu” il riconoscimento della conferito dalla Foundation for Environmental Education (Fee) per le migliori spiagge italiane.

Agricoltura, turismo, salubrità dell’aria: tutto da mettere in secondo piano rispetto a cosa? Agli interessi di approvvigionamento energetico degli italiani?
Macché.

Al momento abbiamo già una capacità di importazione di gas doppia rispetto ai consumi, scesi ai livelli di 10 anni fa e per i quali non si prevede una ripresa significativa.

Poi c’è la transizione energetica: ha senso pianificare un’infrastruttura dalla vita utile di almeno 30 anni, senza pensare a come cambierà il mondo dell’energia in questo lasso di tempo?

La riposta più razionale è “no”. Anche alla luce della velocità della rivoluzione che stiamo vivendo, centrata su rinnovabili, efficienza energetica, sistemi di accumulo, reti intelligenti e generazione distribuita.

Infine i conti: ai prezzi del gas attuali e prevedibili, c’è qualche dubbio che il mega-investimento sia sostenibile economicamente.

Questo, oltre a porre in forse un possibile impatto positivo sui prezzi del gas in Italia, dovrebbe metterci in guardia sul rischio che i soldi per questa iniziativa privata prima o dopo vengano presi dalle bollette. E quindi rappresentino un costo ulteriore per i cittadini.

Non sarebbe la prima volta che succede, come ci insegna la storia del rigassificatore Olt di Livorno, altra infrastruttura “strategica” per l’approvvigionamento del metano rimasta poi completamente inutilizzata e di cui si è dovuto fare carico il pubblico.

Come sarà il sistema energetico nel 2046 quando il TAP sarà solo a circa la metà della sua vita utile? Questa domanda dovrebbero porsela in molti. Soprattutto coloro che manganellano la popolazione e gli amministratori che giustamente si oppongono a questa nuova speculazione sulla pelle dei pugliesi e della loro terra.

Ecco perché i NO-Tap, come i NOTAV, hanno ragione. Qui non si tratta di frenare lo sviluppo e l’economia, ma di bloccare un’opera inutile e altamente dannosa per l’ambiente.

La violenza dello Stato contro lo Stato

Intanto, come testimonia Leccecronaca.it il livello di repressione della Polizia è altissimo.

Ecco la telefonata con il consigliere regionale Casili. Ferito dalla Polizia.

– Pronto? Consigliere, mi sente? Che cosa è successo?

– Sì, l’ ira di Dio…Che cosa è successo? L’ ira di Dio è successo!

Lei, come sta?

– Male. Ho una contusione sul braccio sinistro e un’ altra sulla schiena, ci han preso a manganellate, e ci han colpito con gli scudi.

Ma come è successo?

– Eravamo davanti in prima linea, cercavamo di tenere calmi gli animi. Chiedevamo al Questore e al responsabile sul posto di sospendere i lavori di espianto proprio in virtù della criticità della situazione E invece hanno usato la forza, lo Stato contro i rappresentanti dello Stato.

Chi c’era con lei?

– C’ erano altri due consiglieri regionali, Antonio Trevisi e Cosimo Borracino, poi i sindaci del territorio…

Chi?

– Io adesso ricordo solo il sindaco di Melendugno, Marco Potì, che è stato sempre al mio fianco… I cittadini, la gente…Almeno tre o quattrocento persone. Hanno cominciato a spingere la gente, forte, ci hanno distrutto. Perché poi? Per difendere gli interessi dei privati, calpestando le istituzioni locali. Oggi è una pagina tristissima per le istituzioni, e per chi non ci rappresenta.

Che fate ora?

– I sindaci stanno valutando di andare dal Prefetto a restituire la fascia tricolore, e stanno decidendo il da farsi nelle prossime ore. Noi comunque saremo con loro”.

Scontri a Melendugno

Cronache di un Paese assediato e colonizzato.
Sapremo liberarci da tutto questo?

Dimensione carattere
Colors