ASPIRINE & VACCINI

ASPIRINE & VACCINI

Vaccinazioni

di Massimo RIBAUDO

Sapete che potrei prendere un’aspirina e morire?

C’è scritto sul foglietto illustrativo. E prima di approvare e commercializzare un farmaco l’azienda farmaceutica deve presentare i dati della sperimentazione e di quanti soggetti hanno avuto effetti collaterali gravi in percentuale sugli utilizzatori.

Poi, il medico, per certe mie patologie o sintomi mi CONSIGLIA di prendere l’aspirina.

E io gli do retta, assumendomi il rischio di non sapere che ho un ulcera duodenale…

Bene. Il decreto legge di Beatrice Lorenzin OBBLIGA I BAMBINI a eseguire 12 VACCINI di cui l’AIFA – L’Agenzia Italiana del Farmaco – mantiene segreti i dati statistici sugli effetti collaterali.

Non li ha presentati al Ministero. E’ un decreto “in bianco”. Un fatto GRAVISSIMO.

Però nessun giornale ne parla. E vedo in giro tanti superesperti che non ne parlano.

Che gli importa se dovessero arrecare danni neuronali permanenti a un bambino? Che gli importa se un bambino è già stato immunizzato da tre vaccini e deve poi lasciarsi inoculare lo stesso perché uno degli obbligatori è esavalente?

NON SANNO NULLA, NON CI SPIEGANO NULLA, E CI OBBLIGANO.

E’ fascismo? No, è neoliberalismo conclamato.

Il vero fascismo di oggi.

ATTENTATO DI MANCHESTER: UN’ANALISI

ATTENTATO DI MANCHESTER: UN’ANALISI

Attentato a Manchester

di Massimo INTROVIGNE

A proposito dell’attentato di Manchester: lo sgomento, la pietà, la preghiera sono di tutti.

Lo specialista però ha il dovere di ragionare e dire qualche cosa in più.

Ci sono tre aspetti interessanti, non così evidenti nelle analisi dei giornali.

Il primo: magari si scoprirà che l’attentatore non aveva legami con l’ISIS, ma certamente applica la strategia più recente (il metodo Adnani) dell’ISIS: colpire obiettivi che non rientrano in nessuna lista di obiettivi sensibili.

San Pietro e Westminster sono obiettivi sensibili. La finale di Champions League, evento planetario, anche.

Con tutto il rispetto per Ariana Grande, nessuna agenzia di intelligence o polizia pensa che un suo concerto sia un obiettivo sensibile, da gestire con i sistemi di sorveglianza sofisticati e costosissimi che si mettono in opera per altri obiettivi.

Chi critica le polizie deve farsene una ragione: nessuna polizia può proteggere qualunque luogo e qualunque evento con la stessa tecnologia e costi con cui gli USA proteggono la Casa Bianca.

Lo sappiamo noi ma lo sa anche l’ISIS, che quindi esorta a colpire obiettivi non considerati sensibili.
Secondo: se sono vere le prime ricostruzioni della polizia inglese, l’attentatore era un cittadino britannico nato in Gran Bretagna.

Con tanti saluti a chi pensa che il problema si risolva chiudendo le frontiere o “rimandando a casa” gli immigrati stranieri.

Terzo: i primi due punti mostrano che le scorciatoie sono buone solo per le campagne elettorali.

Mandare l’esercito a proteggere Westminster o il Parlamento inglese non serve perché non colpiranno Westminster o il Parlamento: sceglieranno una partita di terza lega – dove comunque si possono ammazzare migliaia di persone – o un festival della birra in provincia o magari una pizzeria.

E chiudere ai rifugiati (magari cristiani) o cacciare gli immigrati (magari anche loro cristiani, in Inghilterra ce ne sono tanti) non serve, perché le bombe le mettono i cittadini inglesi.

Le soluzioni sono un sistema di polizia che sia presente capillarmente nelle periferie, lavori meno con i computer e più consumando la suola delle scarpe e sappia identificare per tempo i soggetti pericolosi – da questo punto di vista in Italia le cose vanno meglio che altrove – e una politica dell’immigrazione che disinneschi le ragioni di risentimento e spinga molti immigrati musulmani a collaborare e denunciare alle autorità gli amici e i vicini che mostrano segni di radicalizzazione e simpatia per i terroristi.

Strada lunga? Quella breve porta al Bataclan e al concerto di Manchester.

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

Cecilia Strada

di Cecilia STRADA

Dal suo profilo Facebook Cecilia Strada ha scritto:

Non si sa ancora chi, come e perché abbia fatto una strage di bambini a Manchester.

L’unica verità sono le vittime; bambini, ragazzini, mamme, famiglie.

Le vittime sono sempre l’unica verità della guerra e ne ho visti e annusati troppi di feriti così, negli ospedali di guerra negli ultimi trent’anni, per non avere la nausea solo al pensiero di quello che è successo a Manchester.

Però mi dà la nausea anche la speculazione politica, la strumentalizzazione, il complottismo, il “non ne so niente ma devo subito dire la mia”.

Mi dà la nausea quasi tutto, davanti ai bambini morti ammazzati. Davanti all’unica verità della guerra non c’è da chiacchierare o perder tempo, né farlo perdere agli altri.

C’è da ragionare in fretta, con calma, lucidità e in modo serio, sul come uscirne.

È la stessa cosa che abbiamo detto fino a ieri, ogni volta aggiungendo “è sempre più urgente”.

È un discorso che va, cito solo qualcosa in ordine sparso, dalle politiche di guerra agli affari di chi ci guadagna, dall’uso dell’intelligence e della polizia alle comunità in cui gli esseri umani, saggi o balordi, nascono e crescono, dalla terribile quanto efficace comunicazione dei cattivi al vuoto circostante, dall’ignoranza e il populismo all'”islamizzazione della radicalità” ai drop out in generale; tutti vogliamo vivere più sicuri, noi e i nostri figli, ma crediamo veramente che si possa affrontare e risolvere il problema in uno slogan?

O che basti trovare un qualcuno a portata di mano da additare o insultare per trovarsi in un mondo più sicuro?

E che cos’è la sicurezza?

Sei al sicuro lo stesso se nessuno spara, ma sei senza casa o lavoro, senza ospedale o pensione?

Le comunità unite sono la prima difesa della comunità stessa dai balordi e malintenzionati in genere: non è pericoloso spaccare e dividere le comunità, a maggior ragione quando le si divide sotto etichette superficiali e le si aizza una contro l’altra?

Dall’Afghanistan all’Iraq, passando per gli altri Paesi in cui Emergency ha lavorato e i casi che si possono studiare sui libri, questa cosa qui non l’ho mai vista finire bene.

Anzi, è proprio uno degli acceleranti della violenza: lo mostra la storia degli ultimi anni, se solo ci fermiamo un momento a riguardarla.

Davanti a queste vittime, quindi, che farò io?

Con più dolore addosso, ma quello che facevo prima: mi rimetto al lavoro per fare la mia parte, per contribuire ogni giorno ad aiutare decine di vittime di esplosioni, pallottole, mine, nei centri chirurgici per vittime di guerra di Emergency dove uno su tre ha sempre meno di quattordici anni.

E mi rimetterò al lavoro per dire di nuovo, possibilmente meglio, che da questa logica si deve solo uscire.

Mi spiace essere così banale e dire sempre le stesse cose: anch’io non vedo l’ora di poter smettere.

Ecco, quando dei bambini vengono ammazzati, io mi sento così.

Ho la nausea e poi mi rimetto a lavorare per riuscire a poter smettere.

 

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