SCUOLA: CHI DI CERTIFICATO COLPISCE, DI CERTIFICATO PERISCE

SCUOLA: CHI DI CERTIFICATO COLPISCE, DI CERTIFICATO PERISCE

di Annachiara PIFFARI

CARI GENITORI, la scuola vi chiede il certificato vaccinale dei vostri figli?
E voi chiedete, a protocollo, il CERTIFICATO ANTISISMICO E IL CERTIFICATO DI AGIBILITÀ’ (ovvero del rispetto dei PARAMETRI DI SICUREZZA) degli edifici scolastici (DEVONO ESSERCI, PER LEGGE!)

E MO’ VOGLIO PROPRIO VEDERE…

Gli edifici scolastici devono possedere per legge il “Certificato di rispondenza alla normativa antisismica” (ai sensi dell’art. 28 L. 64/1974 e di eventuali leggi regionali)

Il certificato di agibilità, previsto dall’articolo 24 del Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001) “attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente.”

DEL RESTO…. LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, NO?

FAC SIMILE DOMANDA DA CHIEDERE VENGA MESSA A PROTOCOLLO IN SEGRETERIA, da presentarsi in contemporanea all’esibizione del certificato dei vaccini:

“Al Dirigente scolastico (nome e cognome) dell’Istituto….
OGGETTO: RICHIESTA CERTIFICAZIONI.
Il sottoscritto…. nato a…. il… residente a…. via…. genitore dell’alunno…. frequentante la classe…. dell’Istituto…..
CHIEDO
ai sensi dell’art. 28 L. 64/1974 e di eventuali leggi regionali e ai sensi dell’articolo 24 del Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001) che mi vengano consegnati il CERTIFICATO ANTISISMICO E IL CERTIFICATO DI AGIBILITÀ di codesto edificio scolastico, come previsto dalla normativa sopracitata.
Luogo, data, firma”

Che se tu esigi da me la documentazione dell’ottemperanza di un obbligo di legge, io da te PRETENDO altrettanto.

TARDA IL DECRETO SUGLI SSD: INTANTO IN RETE SI OFFRONO PACCHETTI SICURI AL 100%. SIAMO NEL PAESE DELL’ASSURDO

TARDA IL DECRETO SUGLI SSD: INTANTO IN RETE SI OFFRONO PACCHETTI SICURI AL 100%. SIAMO NEL PAESE DELL’ASSURDO

 

di Gloria VANNUCCI

In questa estate torrida, in cui ci si mette anche Lucifero a asfissiare i futuri docenti alle prese con le iscrizioni in seconda e terza fascia, un dubbio assilla gli aspiranti insegnanti neolaureati.

Gli ultimi sviluppi della famigerata legge della “Buona Scuola” prevedono che i neolaureati (categoria in cui si fanno i ricadere i non abilitati e senza i 36 mesi di servizio) debbano acquisire 24 CFU nei settori antropo-psico-pedagogici.

Si ripete come un mantra in tutte le assemblee sindacali, negli incontri informativi e nei gruppi Facebook che il ministero non ha ancora stabilito esattamente i codici precisi degli insegnamenti nell’ambito dei quali sarà possibile acquisire i crediti.

Tutto è immobile dunque: non ci si può portare avanti, studiando per questi esami famigerati, perché sembra di capire che siamo in attesa di un decreto attuativo con cui il ministero dovrà specificare tali codici.

In questa incertezza palpabile in rete in cui si inseguono informazioni le più disparate da blog e siti come Orizzonte Scuola, un dubbio giunge ad assillare l’insegnante: ma come mai, se tali codici non sono ancora stati precisati, enti accreditati presso il MIUR già da svariate settimane propongono “pacchetti” con cui assicurano che si acquisiranno questi benedetti CFU, validi per partecipare all’ipotetico concorso del 2018?

Ad esempio un articolo di Orizzonte Scuola del 7 luglio titola così: “News: per insegnare occorreranno 24 CFU specifici garantiti al 100% solo da Mnemosine (Ente Accreditato MIUR): Esami in un solo giorno in tutta Italia”.

Segue poi l’articolo, del quale vale la pena riportare un breve estratto:

Dopo l’approvazione de D.L. 59/17, l’Associazione Mnemosine Ente Accreditato M.I.U.R. con oltre 10 anni di esperienza Nazionale ed Internazionale regolarmente certificata, garantisce la possibilità di conseguire al 100% i 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche, nelle metodologie e tecnologie didattiche che consentiranno l’accesso al prossimo Concorso a Cattedra previsto nel 2018. Il nostro team di esperti ha predisposto i seguenti Corsi Singoli Universitari erogati dall’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria:
Didattica speciale (9 CFU) – M-PED/03
Psicologia dell’apprendimento (9 CFU) – M-PSI/04
Teoria e metodi di progettazione e valutazione didattica (9 CFU) – M-PED/04
Antropologia culturale (9 CFU) – M-DEA/01

Basta scegliere tre dei quattro suddetti corsi per accedere al Concorso. Gli Esami si svolgeranno in tantissime sedi di tutte le Regioni Italiane!”

L’iscrizione a tre corsi (necessari per ottenere i 24 CFU) costa 640 Euro.

Viene spontaneo chiedersi dunque come fa Mnemosine a sapere, in assenza di tale decreto attuativo, a garantire al 100% che gli insegnamenti proposti siano effettivamente validi per il concorso?

Ha delle notizie forse che al cittadino sono ignote? Non sarebbe il caso di informare anche i comuni mortali, di modo che possano portarsi avanti e iscriversi ai corsi singoli delle università statali, o, nel caso in cui si stia ancora studiando, conseguire i CFU nell’ambito del proprio percorso universitario?

Alle università statali di Milano, ad esempio, l’iscrizione ai tre esami proposti da Mnemosine costerebbe, come corsi singoli, 540 euro. Avremmo già un risparmio per lo studente, che spesso non naviga nell’oro, di circa 100 euro. Esistono poi altre università italiane che erogano i corsi singoli a prezzi ancora più bassi.

Ci sembra quindi che ci sia una precisa ragione dietro questi ritardi del ministero: la volontà di favorire enti privati?

In più, proprio in questi giorni, circola una notizia inquietante in rete per coloro i quali davvero avevano sperato che il concorso vedesse la luce nel 2018.

Se infatti continuerà a tardare il decreto con cui si specificano gli SSD, non sarà possibile acquisire tali crediti in tempo utile per l’autunno del 2018, in cui si prevede avrà luogo il concorso.

Le strade sono due: o parteciperanno al concorso soltanto coloro i quali, pagando un ente privato, sono in possesso dei CFU, o, forse più probabilmente, slitterà il concorso…

Chissà se tutti coloro che erano ottimisti su “Buona Scuola” e sul FIT continueranno ad esserlo.

MINISTRA FEDELI: LICEI BREVI, FUTURO SVENDUTO

MINISTRA FEDELI: LICEI BREVI, FUTURO SVENDUTO

 

di Jean DE MILLE

Mi è difficile, in questi giorni, non abusare del sarcasmo: quasi che la ragione, il discorso argomentato e razionale, rifiuti di piegarsi alla tristezza circostante, a un paese svuotato di umanità e di senso, dove salvare un migrante rappresenta un crimine, dove l’egoismo meschino conquista quotidianamente nuove fette del mercato politico, dove la miopia e la stupidità regnano incontrastate.

Oggi è la volta della sperimentazione di un percorso breve per i licei: una riduzione del ciclo di studi a quattro anni, che si affianca al degrado dell’alternanza scuola-lavoro.

La nostra deprecabile classe dirigente rimarca in questo modo quanto sia inutile la cultura in questo paese.

Un paese condannato dalle scelte politiche ed imprenditoriali ad occupare un posto di retroguardia nel mercato globale, a competere coi paesi emergenti contraendo salari e diritti sociali, a difendere la nicchia decrescente del proprio benessere con la più spietata guerra di classe condotta contro i poveri, non importa se indigeni o di altra provenienza.

La riduzione del percorso di studi, la decapitazione della scuola pubblica, segna ancora una volta il regresso complessivo del paese, e la sua consapevole rinuncia a investimenti culturali che nessuna politica indirizzata allo sviluppo economico sarebbe in grado di valorizzare. Siamo, e saremo sempre più, una nazione di analfabeti.

Con un lavoro da analfabeti, un futuro da analfabeti, e la prospettiva quasi certa di vivere una vita di merda!

SCUOLA SVIZZERA E DISCRIMINAZIONI CON LA S MAIUSCOLA

SCUOLA SVIZZERA E DISCRIMINAZIONI CON LA S MAIUSCOLA

Scuola svizzera via Appiani
Piccole storie ignobili (ma alquanto subdole e pericolose) di una scuola privata che si pregia di parlare di se stessa usando l’iniziale S in maiuscolo, salvo poi discriminare i bambini portatori di vari handicap.

Se questa è la scuola privata, è una ragione di più per proteggere e lottare in difesa della scuola pubblica.

Anzi, Scuola Pubblica.

La sola che per ciò che rappresenta può fregiarsi dell’iniziale in maiuscolo.

“Mia madre mi disse, non devi giocare con gli Svizzeri nel bosco…”

(semicitazione di Laura Bassanetti da Fabrizio De Andrè)

 

di Paolo LIMONTA

C’è una scuola (la minuscola non è casuale) in via Appiani a Milano che in un articolo del suo regolamento,approvato poco più di un mese fa, recita:

“Art. 2.5 – Disturbi del l’apprendimento e comportamentali, handicap motori.
Essendo la Scuola Svizzera impegnativa e multilingue, non è ottimale per studenti affetti da disturbi dell’apprendimento quali: dislessia, discalculia, ADHS, sindrome Asperger, autismo e disturbi comportamentali.

In caso di disturbi di lievi entità gli allievi vengono aiutati dagli insegnanti a progredire, ma devono comunque soddisfare i regolari criteri di promozione. Eventuali costi derivanti da conseguenti lezioni supplementari, assistenza psicologica o fisica saranno a carico dei genitori.

Essendo l’edificio su più livelli, privo di ascensore, non è altresì una Scuola adatta a studenti con gravi handicap motori.”

Loro, quelli della scuola svizzera, “Scuola” lo scrivono con la maiuscola perché la ritengono sicuramente una realtà di altissima eccellenza.

Io l’ho scritto con la minuscola perché una scuola che discrimina in modo così plateale, per me semplicemente non è una scuola.

E mi vergogno molto che sia una scuola della mia città…

 

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(grazie per la foto a Laura Bassanetti)

GLI INSEGNANTI E L’IMMANE STUPIDAGGINE DEI TRE MESI DI VACANZE

GLI INSEGNANTI E L’IMMANE STUPIDAGGINE DEI TRE MESI DI VACANZE

Gessetto spezzato

di Sandra ZINGARETTI

Dedicato a quelli che “avete 3 mesi di vacanze”, ” lavorate 18 ore”…

Prima di parlare a vanvera di ciò che non conoscete, trovatemi un altro lavoro in cui ci siano tutte, dico TUTTE, le seguenti caratteristiche.

TUTTE, non barate:

Una o più lauree;
Una o più specializzazioni;
Una o più abilitazioni;
Uno o più master di perfezionamento;
Uno o più corsi di aggiornamento;
Uno o più concorsi vinti o superati;
Un periodo di precariato di durata “media” tra i 3 e i 30 anni circa;
Un’alta probabilità di andare in pensione da precari (cioè disoccupati);
Uno stipendio tra i 400 e i 1350€ max;
Un Contratto collettivo nazionale scaduto da nove anni;
Il cambio della sede di lavoro ogni anno, (da precario e non solo);
Le sedi di lavoro lontane, o scomode o pericolose;
Il cambio di uno o più “datori di lavoro” ogni anno o più volte l’anno;
La variazione del “tipo” di lavoro, anche ogni anno (sostegno, discipline varie);
Il cambio di “clientela” ogni anno o più volte l’anno;
La “clientela” numerosa di quartieri difficili o di periferie pericolose;
Le aule – pollaio;
Il luogo di lavoro con ambienti talmente fatiscenti che a volte ti crollano sopra;
Nessun rimborso spese per benzina o buoni pasto;
Nessuna certezza di avere carta igienica, carta per le fotocopie, sapone per le mani sul luogo di lavoro, a meno che non te le porti da casa;
Il Wi-Fi assente nella maggior parte dei luoghi di lavoro, sostituito da chiavette personali a carico del lavoratore;
I tanti tipi di ‘handicap psico-fisico della “clientela”, da saper gestire (ADHD, DSA/BES…);
Gli straordinari h24 non retribuiti e le responsabilità penali, nelle uscite didattiche di un giorno o di una settimana;
Le spese non rimborsate, durante le uscite didattiche;
I rischi civili e penali (Culpa in vigilando, Culpa in educando);

Il lavoro A LUGLIO (per Esami di Stato, corsi di recupero, esami finali di recupero, scrutini giudizi sospesi ecc…) o A FINE AGOSTO in scuole dove si toccano i 43 gradi, e il rientro il 1 Settembre;

I 40° che si raggiungono in molte scuole già a fine maggio o gli spifferi ghiacciati in inverno;
Il pagamento dello stipendio per le supplenze che arriva anche dopo molti mesi;
L’incertezza assoluta di un nuovo lavoro a settembre (nel lungo precariato)
Nessun diritto a permessi retribuiti di alcun tipo (nel lungo precariato);
Nessun diritto a prendere ferie quando si vuole, se il Dirigente non le concede (precari e non);
La frequente necessità di trasferirsi in un’altra regione per trovare lavoro;
Il lavoro di correzione e preparazione (mappe concettuali, slide, ppt, riassunti, verifiche tradizionali, strutturate, semi-strutturate, miste, diversificate, differenziate, personalizzate e test) anche di domenica;
Il rischio di ricorsi al TAR da parte della “clientela”;
Il rischio di minacce, danneggiamenti all’autovettura e aggressioni fisiche;
Il riscaldamento spesso assente, aria condizionata, un’utopia;
I rischi legati al pendolarismo (incidenti, danni e/o usura mezzo, patologie cervicali, dorsali e lombari);
I rischi di patologie legate al lavoro usurante (burnout; noduli alle corde vocali; allergie al gesso o agli agenti chimici dei laboratori, disturbi alla vista);
I genitori abbienti che si presentano ai colloqui con gli avvocati e gli educatori privati;
Le famiglie che difendono i figli bulli anche se hanno picchiato un compagno disabile;
Un parte di opinione pubblica becera, sempre pronta ad insultare, aizzata dalla macchina del fango dei media;
Le conoscenze personali sempre approfondite ed aggiornate;
Le competenze relazionali, pedagogiche, didattiche, educative e giuridiche;

La consapevolezza che non si può “fare carriera”, perché l’unica “carriera” che un docente desidera è il rispetto da parte dell’opinione pubblica e della classe politica, la dignità delle condizioni di lavoro, il rinnovo del contratto e una riforma degna di questo nome.

Se poi siete riusciti ad arrivare in fondo alla lettura, potete fare gli insegnanti.
Sempre che vi sia rimasto del coraggio.

p.s.

(Astenersi miracolati dalle sanatorie della #buonascuola)