L’UOMO BIANCO NEL PENSIERO DI MALCOLM X

L’UOMO BIANCO NEL PENSIERO DI MALCOLM X

Fratelli e sorelle, sono qui per dirvi che accuso l’uomo bianco.
Accuso l’uomo bianco di essere il più grande assassino della Terra.
Accuso l’uomo bianco di essere il più feroce rapinatore della Terra. Non ci è luogo in questo mondo dove l’uomo bianco possa andare a dire di aver portato la pace e l’armonia. Ovunque è andato ha portato la rovina e la distruzione.

Per questo lo accuso. Lo accuso di essere il più ignobile carnefice della Terra.
Lo accuso di essere il più violento rapinatore e schiavista della Terra.
Lo accuso di essere il più ubriacone della Terra.

Egli non può negare le accuse. Voi non potete negare le accuse.
Noi siamo la prova vivente di tale accuse. Voi e io ne siamo la prova.
Voi non siete parte dell’America. Siete le vittime dell’America.

Non avete avuto scelta venendo qui.
Lui non ci ha detto: “Uomo nero, donna nera, viene con me, aiutami a costruire l’America”.
Ha detto: “Sporco negro, entra nella stiva di quella nave. Ti porto in America in catene, perche devi aitarmi a costruire l’America.
No non abbiamo visto mai la democrazia.
Abbiamo visto soltanto l’ipocrisia.
Noi non vediamo alcun Sogno Americano.
Abbiamo vissuto solo l’incubo Americano.

 

Malcolm X

IL PREZZO DI UNA SCHIAVITÙ

IL PREZZO DI UNA SCHIAVITÙ

 

Eccolo qui, l’800 del Terzo Millennio.
Mancava lo schiavismo conclamato per completare il quadro e adesso c’è di sicuro anche quello.
Il reportage della CNN ha davvero chiuso il cerchio sul tempo che stiamo vivendo a livello globale.
Naturalmente sappiamo che in Italia c’è chi probabilmente è indifferente perchè un simile evento in Africa è uno scampato pericolo d’invasione in Italia o chi addirittura gioisce.
Noi riteniamo invece che questo sistema di potere vada rovesciato al più presto se non vorremo vedere davvero il ritorno definitivo di una condizione umana, sociale e politica che non avremmo mai potuto nemmeno immaginare solo pochi anni fa.
Anche a questo proposito, ci teniamo a pubblicare questo testo scritto da una donna ghanese che vive in Italia con tanto di permesso di soggiorno che fa molto riflettere su ciò che siamo e sui pericoli che crediamo corrano solo gli altri mentre di fatto sono solo diverse le modalità ma schiavi lo siamo già tutti.

A questo abbiamo detto NO! sabato 11 novembre a Roma e a questo continueremo a dire NO! e a lottare affinchè NESSUN essere umano e vivente sia schiavo del profitto di altri.

Il Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra

 

di Djarah AKAN

Credo di essere una bella ragazza.
Attraente, slanciata, culo grosso, tette grosse, 1.77 di altezza, belle labbra carnose e, un’accozzaglia di caratteristiche fisiche che ti creano sempre il pubblico da Zoo intorno.
Sono la classica ragazza africana che la gente comune non si farebbe alcun problema a definire panterona, leonessa, tigre, secondo i dettami del lessico zoologico che si utilizza per definire la “bellezza selvaggia” delle donne nere.

Quanto paghereste per comprarmi?
Quanto spendereste per potermi avere in un qualunque momento della giornata, che io lo voglia o no?
Tu che leggi, che guardi le mie e foto, che mi mandi messaggi privati complimentandomi con me per la mia bellezza, a te chiedo, quanto andresti a prelevare dal bancomat per poter fare del mio corpo quello che vuoi senza che io possa dire una sola parola?
Quanti soldi mettereste sul tavolo per comprarvi una nera come me? Fisicamente resistente, piuttosto istruita, che parla bene l’italiano e se la cava con l’inglese?
Quanto?

Potreste picchiarmi, farmi preparare la cena, mandarmi a prendere i bambini a scuola o tenere in ordine la casa. Potreste violentarmi o chiedermi anche un massaggio ai piedi, o semplicemente un po’ di compagnia. Farei volentieri la badante ai vostri anziani, magari a quelli malati che sono soli e vorrebbero unicamente qualcuno che li accudisse.
Io, se qualcuno mi comprasse, lo farei perché non sarei più una donna ma una cosa per cui è stato stabilito un prezzo.
E le cose, quando le compri sono tue. Ci puoi fare quello che vuoi.

Se non vi viene in mente un prezzo, pensate che in Libia anche oggi, una ragazza come me, verrà venduta ad un prezzo che non supererà i mille euro.
Tanto costa la vita di un migrante, quando i barconi vengono respinti e si ritorna in Libia, non più come donne e uomini liberi, ma come schiavi.

Pensavo a questo ieri sera, a quanto costerebbe la mia vita e il mio corpo se un domani perdessi sulle coste libiche quel pezzettino di carta che mi hanno rilasciato in posta l’altro giorno e, che attesta il mio nome, cognome e luogo di nascita.
Ma sono sicura che, anche se avessi delle carte, qualcuno mi prenderebbe e mi venderebbe, semplicemente. E questo perché i neri in Libia valgono meno della lota che si azzecca a terra alla fine di un concerto.

E non lo dico perché sta mattina mi va di fare la vittima o di far incazzare qualcuno. Lo ha detto la CNN, con un reportage che denuncia la vendita di donne e uomini africani a Tripoli; che i migranti, gli africani in particolare, ogni giorno vengono venduti sulle coste Libiche, in una vera e propria asta di uomini a cielo aperto.

Mentre guardavo il video si riuscivano a distinguere le voci dei venditori, voci ferme di uomini d’affari che ti rassicuravano sulla qualità e la resistenza del corpo nero.
Può lavorare, guarda come è forte, non si stanca, ha braccia forti, è resistente…

Immaginavo me stessa in quell’asta. Cercavo di cacciare dalla testa quel pensiero ma era difficile guardarmi allo specchio senza riconoscermi in quegli uomini.

Cosa avrebbero detto di me per convincere qualcuno a comprarmi? Che cosa dicono Delle migliaia di ragazze giovanissime, delle bambine che ogni giorno, dopo essere state respinte in mare dalla nuova Italia di Minniti, spariscono tra i cunicoli le sabbie libiche?

Che se verranno stuprate non piangeranno perché sono abituate già alle carceri libiche, a uomini che ti stuprano per tutto il giorno finché non muori o ti ammazzi da sola?
Ho la nausea per quello che scrivo perché so che è vero, ed è difficile da digerire persino per me.

Dovevo immaginarmi nei loro panni per fissare meglio nella mente l’odio che provo per ciò che l’Italia sta facendo ai migranti, ma per me è facile perché come ho detto, quando mi guardo allo specchio mi chiedo se somiglio davvero a tutte quelle persone, a tutti quegli africani e quelle africane non raggiungeranno mai l’Italia, che verranno venduti e che spariranno nel circuito della tratta.
E voi, bianchi, italiani, quando vi guardate allo specchio cosa vedete riflesso davanti a voi?

Il volto di Minniti che si complimenta con se stesso per una politica dell’immigrazione che provoca assassini e stupri su larga scala? Osservate la pelle pallida e le mani, pensando che siano sporche di sangue quanto quello del Ministero degli Interni?
Che cosa vedete? Che cosa provate?

Io credo che le corrispondenze cromatiche non bastino a spiegare come stanno veramente le cose in Italia e, cosa pensino gli Italiani di tutta questa faccenda e del modo in cui stiamo creando l’ennesima pagina di Storia popolata di mostri ed incubi che attingono ad un passato fascista, schiavista, neocoloniale, criminale.

Minniti non rappresenta l’Italia, perché io la conosco bene ed è stato in questo paese che ho imparato cosa significhi essere solidali, rinunciando a riconoscersi solo attraverso quei privilegi di razza e classe che ti consentirebbero verosimilmente di comprare una persona come me.

Minniti con le sue politiche è riuscito a trasformare la lotta al traffico dei migranti in un traffico peggiore: quello degli schiavi.
I Barconi carichi di persone, dal momento esatto in cui vengono respinti diventano Navi Negriere, come quelle disegnate con inchiostro di china che abbiamo imparato a conoscere e dimenticare in quelle due misere pagine di Storia dedicate alla tratta degli schiavi africani.

Nessuno è al sicuro dai rigurgiti della Storia, non lo sono io e probabilmente non lo sarete nemmeno voi.

Ma di una cosa sono certa: 800 dinari libici è il prezzo che l’Europa e che, questa Italia del PD ha dato alla vita dei migranti.

Andate a convertirli in euro e conoscerete il prezzo della vita di migliaia di persone, il prezzo della mia stessa vita se dovessero espellermi in Ghana e decidessi di fare ritorno in Italia passando dalla Libia come migliaia di miei connazionali.
Ottocento dinari, il prezzo di una vita.
QUANDO GLI ALTRI NON SIAMO MAI NOI

QUANDO GLI ALTRI NON SIAMO MAI NOI

Il bambino e l'avvoltoio

del Coordinamento Nazionale del MovES

QUESTA IMMAGINE HA FATTO IL GIRO DEL MONDO e, in un solo scatto, ci ha sbattuto in faccia chi siamo, tutti, nessuno escluso, che per la vita che facciamo, DROGATA di iperconsumismo, ogni giorno MILIONI di bambini muoiono.

Siamo tutti noi, consumatori dell’inutile, a determinare più o meno inconsapevolmente chi vive e chi muore.

Il nostro benessere gronda del sangue di queste vite spezzate.

I nostri governi hanno sfruttato e sfruttano TUTTO il possibile.

Sono organismi rapaci come quell’avvoltoio che aspetta il suo pasto.

Noi che cosa abbiamo fatto per impedirlo?
Cosa facciamo QUOTIDIANAMENTE per essere responsabili di quelle vite?

A parte lo stracciarci le vesti o inveire contro i migranti, applicando una forma subdola di razzismo quando definiamo che i migranti economici non li vogliamo – come se non ne fossimo responsabili – che altro facciamo?

Il fotografo che scattò questa foto, Kevin Carter, morì suicida.

Non solo per l’orrore visto coi propri occhi ma anche per le pressioni ricevute da ognidove per come ci sbatteva in faccia la nostra avidità.

Il colonialismo non è MAI MORTO.

A noi piace raccontarci di non essere uguali a quegli schiavisti che sin dal 1700 deportarono in America i neri, ma di fatto non siamo diversi in nulla.

Oggi che i migranti economici siamo anche noi, dopo aver depredato e sfruttato tutto il possibile di molti paesi, dopo aver partecipato attivamente alle guerre che ne destabilizzano la vita nella sua essenza, ci sentiamo privati (giustamente) del diritto all’esistenza.

Ma quando siamo noi a toglierlo ad altri?

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