TUTELARE LA SALUTE: IL DOVERE PRIMARIO DI UNO STATO

TUTELARE LA SALUTE: IL DOVERE PRIMARIO DI UNO STATO

Caos al pronto soccorso.

di Giovanni NUSCIS

La vita è tutto, e la tutela della salute non può che essere il massimo obiettivo, per ogni persona e per una società organizzata.

Il bilancio della regione Sardegna destina 3.5 miliardi l’anno al sistema sanitario.

Ma un sabato notte di luglio come ieri, a Sassari, ci sono solo due medici a presidiare un servizio vitale come il pronto soccorso.

Con una fila di ore per gli accidentati e per i loro congiunti, tra urla e sofferenze.

Siamo nelle mani di Dio, direbbe qualcuno.

No, dico io, siamo nelle mani di una dirigenza che fa scelte decisive per la salute di ognuno di noi; alla quale, non per pedanteria ma per stato di necessità, andrebbe una buona volta chiesto il conto.

Come? Spulciando bilanci e delibere, verificando e punendo eventuali sprechi; imponendo di investire sulle strutture pubbliche, dove si assume o si dovrebbe assumere con concorsi pubblici.

Nazionalizzando, magari, le imprese farmaceutiche, e quelle che producono materiali e attrezzature mediche.

Neutralizzando in questo modo le lobby vampire di denaro pubblico, il potere e l’avidità dei tanti Poggiolini…

MORIRE DI LAVORO: QUANDO UN LUOGO COMUNE DIVIENE SENTENZA

MORIRE DI LAVORO: QUANDO UN LUOGO COMUNE DIVIENE SENTENZA

infermiere-morto

La schiavitù legalizzata al tempo del Neoliberismo.

di Antonio CAPUANO

Di lavoro si può morire, lo sappiamo fin dalla notte dei tempi, il fatto è che in una società civile costruita sul passaggio da suddito a cittadino e da schiavo a lavoratore, nonché fondata sul Diritto, ciò dovrebbe essere impedito in ogni modo.

Invece, in un periodo storico nel quale realtà e paradosso si mischiano fino a sfumare i propri confini, accade che il sistema demolisca scientemente le tutele dei lavoratori e li renda automi da spremere senza controllo.

Quando questo poi succede nella pubblica amministrazione e in particolare nel Servizio Sanitario Nazionale, allora vuol dire che il suddetto sistema è al collasso e bisogna prontamente intervenire per riformarlo.

Emblematica quanto drammatica, appare in questo senso la recente sentenza della Cassazione la quale ha fatto letteralmente giurisprudenza, riconoscendo apertamente la “morte da superlavoro” condannando quindi l’ASP di Enna per la morte di un tecnico della Radiologia e attestando una correlazione forte tra la mole nonché la condizione di lavoro e lo stato psicofisico dei dipendenti, particolarmente soggetti a patologie di natura cardiovascolare.

Il caso rappresenta però solo la punta dell’iceberg in un settore che se nonostante la forte crisi, resta una gratuita eccellenza statale, lo deve fondamentalmente al superlavoro di uomini e donne che (statistiche alla mano) è praticamente come se lavorassero 14 mesi e che ha quindi urgente bisogno di una riforma che compatibilmente alla qualità e all’efficienza del servizio offerto al paziente, preservi in primo luogo integrità, dignità e salute di chi svolge lo stesso con diligenza, professionalità e passione.

Ecco perché si rende necessaria una riforma che riconosca ad esempio anche la piena autonomia della figura dell’OSS, la quale non può essere sostituita da un pluslavoro degli infermieri.

La risposta, in virtù dei nostri principi costituzionali e checché ne dica qualcuno non può risiedere certamente nella privatizzazione selvaggia o nei continui tagli ad un settore già irragionevolmente vessato. Urge un forte investimento strutturale e di capitale nel tema che ridefinisca le priorità statali in materia e permetta un pronto rilancio della Sanità.

Settore Sanitario in cui gli investimenti non sono mai a fondo perduto dato che un Paese che valorizza le proprie eccellenze mediche e garantisce il giusto stile di vita ai propri cittadini è un Paese in salute e quindi è anche un Paese produttivo. Laddove si rammenti ovviamente che, sotto il fumo dell’economia finanziaria fatta dal virtuale, si nasconde anche l’economia reale fatta di persone e si decida di rimettere al centro del sistema queste e non i loro soldi, al fine di rilanciare davvero un Italia ormai claudicante.

Perché un paese che non si cura e soprattutto non tutela chi ci cura, è inevitabilmente destinato a morire e se non reagiamo al più presto, non ci sarà da stupirsi se presto gli Italiani dovessero ritrovarsi a constatare che il loro Stato, gli ha brutalmente “staccato la spina”, chiedendogli eventualmente somme irreali per riattaccarla.

La salute è un Diritto, non un privilegio e tanto meno un bene di consumo ed è paradossale doverlo ribadire, ma del resto il Neoliberismo si forgia da sempre, in un inesorabile sonno della ragione.

E’ tempo di svegliarsi Popolo, prima che l’elettroencefalogramma divenga irreparabilmente piatto…

NEOLIBERALISMO, UNA SSTORIA DI MORTE E DISTRUZIONE

NEOLIBERALISMO, UNA SSTORIA DI MORTE E DISTRUZIONE

Charlie Gard

di Ivana FABRIS

Charlie Gard, un bambino inglese affetto da una patologia rara, DEVE MORIRE.

Una disoccupata si dà fuoco ieri, un altro si è impiccato pochi giorni fa.

Anch’essi non meritavano il diritto all’esistenza, esattamente come Charlie.

La corte inglese ha deciso che Charlie Gard non meriti di essere curato e che quindi non gli venga più prestata assistenza fino a che non sopraggiunga la morte.

La Commissione Europea decide quali investimenti possiamo fare e quelli in favore dell’occupazione non sono previsti.

I genitori sono ricorsi alla Corte di Strasburgo che ha confermato la decisione.

Benvenuti nell’Europa dei diritti e dei popoli, care signore e signori.

Questa è la vostra UE riformabile da dentro.

Questa è la UE che decide chi vive e chi muore, per una malattia rara o perchè troppo vecchio per aver diritto a cure che comportano dei costi.

La UE che è causa PRIMARIA della disoccupazione che genera una disperazione tale da costringere sempre più persone a togliersi quella vita che ormai per lo Stato non vale PIU’ NULLA.

Siamo al Nazismo conclamato: vivono solo i sani perchè tutti gli altri sono un costo per i bilanci degli stati dissanguati dal neoliberalismo.

Hanno diritto a campare solo i ricchi o i benestanti perchè il sistema neoliberalista ha deciso che tutti gli altri siano tranquillamente sacrificabili.

Discutiamo di diritti civili, giustissimo, ma lo facciamo senza renderci conto che sono negati i DIRITTI PRIMARI all’esistenza.

Non stiamo regredendo all’inizio del ‘900 ma prima ancora, ad un’epoca oscura quale il Medioevo e addirittura invocando di avere più aguzzini con la pia illusione di poter cambiare un sistema spietato e feroce da dentro.

A questo proposito gioverebbe che ci diceste anche COME, perchè al di là del proclama così romantico e visionario e troppo spesso anche ideologico, poi non c’è costrutto, neanche una parvenza.

Intanto la Ministra Lorenzin, già nel 2014, esaltava il sistema sanitario americano dicendo che deve essere il modello da seguire.

Quel sistema per cui se hai più di 75 anni e hai un bel cancro alla prostata decide che non sei meritevole di un certo percorso terapeutico ma ti obbliga ad un altro che comunque ti espone maggiormente a mettere a rischio la tua vita.

Quel sistema che decide chi ha i PARAMETRI che richiedono l’investimento di denaro da parte del Sistema Sanitario.

Complimenti a tutti quelli che “ci vuole più Europa”, a quelli che “soli non ce la possiamo fare”, a quelli che “bisogna lottare per un’Europa diversa” che ci consegnano inermi ad un sistema che farà una strage che i libri ricorderanno come peggiore persino della Shoah.

In Europa i poveri sono oggi oltre gli 85 MILIONI e sono destinati a crescere con una rapidità che fa orrore.

Spiacente, è per l’Italia che bisogna lottare.

E’ per la sua LIBERAZIONE dal colonialismo europeo e più specificatamente ordoliberista (è la Germania a dettare le regole) cui si deve mirare.

Prima pensiamo a liberare noi dal giogo che porterà a brevissimo a mietere altre nuove e continue vittime e DOPO ci preoccuperemo su che Europa dovremo essere.

Sostenere chi commette crimini contro l’Umanità è uguale ad essere complice del sistema e della propaganda del centrosinistra che ha manipolato profondamente le menti di troppe persone.

Non si può cambiare l’Europa se prima non si riafferma il diritto di OGNI POPOLO alla propria AUTODETERMINAZIONE proprio perchè senza poter decidere del NOSTRO FUTURO non potremo MAI PIU’ decidere del futuro di niente e di nessuno.

IL VIAGGIO DELLA SINISTRA

IL VIAGGIO DELLA SINISTRA

Navigare verso l'alba

di Ivana FABRIS
Mentre i notabili della sedicente sinistra decidono a tavolino con chi imbarcarsi per unirsi in base alla prossima convenienza elettorale, il vero soggetto di quella che dovrebbe essere una proposta politica di sinistra – proposta che in realtà NON c’è – cioè la giustizia sociale e quindi il popolo italiano, continuano a patire ogni genere di sopruso:

– la disoccupazione sempre più grave e grande;
– i giovani che se riescono a trovare un lavoro è solo a condizioni di VERA schiavitù oppure devono andarsene;
– la scuola declassata in ogni suo aspetto e il corpo docente ridotto al ruolo di badante;
– le cure sanitarie ormai non più accessibili a tutti;
– la Sanità pubblica SMANTELLATA nel suo corpo strutturale, il personale medico sfruttato al massimo come quello infermieristico, per giunta quest’ultimo anche demansionato;
– migliaia di persone dormono ormai nelle loro auto perché con il lavoro hanno perso anche la casa e sono FAMIGLIE INTERE, con bimbi piccoli o anziani;
– pensionati al minimo ridotti a vivere del cibo per cani e quelli “privilegiati” costretti ad erodere continuamente le loro piccole sicurezze economiche per fronteggiare ogni necessità legata all’assistenza;
– la condizione delle donne ormai conclamata al livello di schiavitù come mai prima d’ora in un clima di violenze e abusi fisici e psichici in ogni ambito;
– un ambiente deturpato, violentato e saccheggiato a spese di ogni vivente che lo popola;
– condizioni di degrado, disagio e ritiro sociale diffusi che generano sofferenza profonda fino alle estreme conseguenze, tanto che siamo già a 4000 casi di suicidio in pochi mesi;
– le popolazioni del centro Italia abbandonate a se stesse dopo il sisma cui si prospetta la stessa sorte toccata a l’Aquila e agli aquilani.

Tutto questo solo per fare qualche esempio ma ci sarebbe ben altro ancora da elencare.

Se fossero tutti davvero animati di buoni e sani principi, i nostri presunti Capitani Coraggiosi che parlano ai quattro venti di sinistra saprebbero cosa serva fare e la farebbero (!) mentre più che chiudersi nelle loro stanze per decidere chi appoggia chi e chi si unisce con chi, non fanno.

Altro che arrembare il sistema!

Eppure esiste una realtà politica francamente antiliberista che sta crescendo e vuole continuare a farlo stando solo proprio là dove il disagio e il conflitto urlano, cioè tra le persone che non hanno più voce.

Malgrado ciò, ancora troppi preferiscono soluzioni rapide pur di illudere se stessi di essere in salvo salendo precipitosamente su un mezzo tenuto insieme da improbabili coalizioni, inaffidabili personaggi e totale assenza di impegno politico e di programmi seri e chiari.

L’imbarcazione non regge ma ci si sale perchè siamo in pericolo e si vuole il partito unitario e pronto all’uso da VOTARE.

Ci sono voluti TRENT’ANNI per distruggere le conquiste di mezzo secolo e riparare e superare i danni richiede TEMPO ma soprattutto un GRANDE lavoro per portare la Politica ad essere ciò che è realmente e soprattutto a chi ne è il LEGITTIMO destinatario: ogni singolo italiano.

Siamo all’anno zero della politica ma si ragiona SOLO in termini di voto e NON di FARE politica come ha sempre fatto la sinistra che lottava e otteneva.

Ma appunto il pericolo incombe, la tempesta è in arrivo benché questi notabili della sinistra neanche dicono da DOVE arrivi e CHI e COSA l’abbiano generata.

Così, tutti corrono e fremono per imbarcarsi su questa presunta Arca dell’alleanza di sinistra.

Si sale alla rinfusa e senza sapere se effettivamente terrà il mare, senza chiedersi dove sia davvero diretta, convinti che anche senza mani solide al timone e rotte sicure tracciate, si arriverà a destinazione.

Lo scenario sconcerta perché nessuno vuole osservare che questa che appare come un’arca a ben vedere non ha motori, non ha remi e non ha vele.

È solo una zattera di salvataggio per i soliti pochi eletti e per gli amici degli amici che, una volta in mare aperto, alla prima tempesta vedrà quelli in più venire scaricati in mare come inutile zavorra.

Per tutti noi su quella zattera posto non ce ne sarà mai.

Se vogliamo salvarci davvero, dobbiamo occuparci NOI stessi di costruire con mani esperte, sapienti e pazienti come sono le nostre tutte insieme, unite dal progetto COMUNE, dalla volontà e dalla passione di realizzarlo, un’imbarcazione solida che ci permetta di attraversare la tempesta perfetta che la UE sta definendo per noi e di prendere una volta per tutte il mare aperto e navigare sicuri finalmente verso un nuovo orizzonte.

ASSISTENZA INFERMIERISTICA E SFRUTTAMENTO DELLE PROFESSIONALITÀ

ASSISTENZA INFERMIERISTICA E SFRUTTAMENTO DELLE PROFESSIONALITÀ

Infermiera in burnout

dal Coordinamento Nazionale MovES

Leggiamo che gli infermieri di una fascia della regione Friuli-Venezia Giulia, hanno indetto dal 4 giugno uno sciopero CONTRO IL DEMANSIONAMENTO che pian piano non solo si estenderà ad altre aree della stessa regione ma è anche destinato ad allargarsi anche sui compiti che impropriamente e inopinatamente, gli stessi infermieri sono obbligati a svolgere.

Turni massacranti, ruoli che non sono previsti, vicariamento di figure mancanti, rendono chi si è laureato o diplomato in Scienze Infermieristiche né più né meno che un manovale dell’assistenza ai malati.

Infermieri adibiti al ruolo di portantini, di amministrativi, di supplenza di ogni posto reso vacante da un sistema che sta ammazzando la sanità pubblica, dopo aver imposto la laurea agli operatori in questo ambito.

Se è vero che in ogni ambito lavorativo che richieda una laurea è in atto uno svilimento delle competenze e delle professionalità, lo è ancora di più se riguarda la salute delle persone, perchè ogni infermiere che venga sottoposto a simili trattamenti, inevitabilmente rischia di dare una peggior assistenza ai nostri congiunti o a ciascuno di noi e, peggio ancora, che sia esposto anche al rischio di errori che, inutile precisarlo, ricadono sulla vita delle persone.

Accade lo stesso anche ai medici, indubbiamente, ed è più che evidente che si miri al disfacimento di tutto ciò che è pubblico in favore del privato ma non si può non rilevare che tutto ciò accade perchè è calato un silenzio tombale da parte di chi dovrebbe difendere questi lavoratori, proprio per ciò che è il loro compito, persino più di come si dovrebbe.

Sindacati di categoria e partiti della sinistra, tacciono o danno risposte esigue ma nel caso dei sindacati di categoria, si assiste annichiliti ad un totale asservimento del sistema.

Il problema comunque non nasce oggi.

Già negli anni ’90, il personale infermieristico aveva rilevato l’estrema pericolosità della trasformazione delle Unità Sanitarie Locali in Aziende e, malgrado la mobilitazione contro il sistema manageriale che prevedeva di mettere al centro delle politiche ospedaliere i numeri anziché la salute, nessuna forza politica ha voluto cogliere l’importanza di questa battaglia fondamentale.

Quindi, allo stato attuale raccogliamo le scelte davvero scellerate di un passato recente da parte di una classe politica di sinistra (come tale si definiva circa 20 anni fa più di come fa oggi) che sin da allora ha abdicato al suo ruolo in virtù di una presunta governabilità che ha comportato solo compromessi al ribasso e su una categoria di lavoratori così essenziali.

Quello dell’infermiere è un lavoro estremamente duro e sacrificante, lo era sin da prima dell’avvento del sistema neoliberista in quanto mai adeguatamente riconosciuto sia in termini di importanza sia in termini economici, ma oggi sta scadendo a livelli intollerabili e nel silenzio generale soprattutto di una certa classe di dirigenti sindacali che continuano a non voler recepire seriamente le istanze dei lavoratori con un danno spaventoso proprio alla sanità pubblica.

Per la prima volta nella storia, dal ‘900 ad oggi, il sindacato, tranne rare eccezioni, continua ad essere la mancante chiave di volta per fermare questo disastro che ricade interamente solo sulle fasce più deboli della popolazione.

Non dobbiamo infatti MAI dimenticare che GIÀ OGGI, ci sono 11 MILIONI di italiani che non riescono ad accedere alle cure sia per i costi sia per le lunghe attese date proprio dal depotenziamento della sanità pubblica in termini di personale impiegato e di incremento delle prestazioni ambulatoriali o laboratoristico-strumentali e che tale situazione è destinata a peggiorare progressivamente.

Il quadro è esattamente sovrapponibile, in materia sanità come per altri settori riguardanti il welfare, a quello greco di prima dell’arrivo della Troika.

Si curerà SOLO chi potrà permettersi esami e visite in regime di libera professione o presso ambulatori e cliniche private convenzionati e non.

All’interno del welfare, come la scuola, anche la sanità è di VITALE importanza e tutto quanto accade ci porta inesorabilmente addosso ad un tempo che fa persino orrore per ciò che ci obbligherà a vedere se non cominciamo a reagire con forza e senza più indugiare su parole e azioni.

Ci preme pertanto dire che siamo al fianco di questi lavoratori e del NurSind, e che la loro lotta ci vedrà sempre e comunque dalla loro parte e al loro fianco nella difesa della tutela del lavoro e della sanità pubblica.

A questo proposito, invitiamo tutte le forze che oggi si dichiarano di sinistra, ad unirsi a noi nel sostegno di questi lavoratori, a mobilitarsi insieme a noi perchè questo e altri scioperi che verranno, non cadano nel nulla.

#IOINFERMIERENONCISTO

Dimensione carattere
Colors