MELENDUGNO, TERRITORIO DI UNA BATTAGLIA DI TUTTI NOI

MELENDUGNO, TERRITORIO DI UNA BATTAGLIA DI TUTTI NOI

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di Massimiliano De Angelis – Coordinatore Nazionale MovES

TAP, una questione che riguarda tutti noi e il nostro territorio, da Nord a Sud.
Lo asseriamo oggi più che mai con forza, nella consapevolezza di ciò che abbiamo visto coi nostri occhi e di ciò che abbiamo toccato con mano visitando Melendugno.

TAP, il maledetto gasdotto che parte dall’Azerbaijan, percorre sventrando il territorio dei paesi che attraversa e arriva sulle coste salentine incuneandosi con rovinosa invadenza nell’entroterra melendugnese distruggendo le sue risorse naturali e le proprie peculiarità e ricchezze per rifornire l’Europa di gas naturale.

Una opera che ci viene a costare miliardi di euro in termini economici che niente sono al confronto dei danni procurati alla qualità della vita dei melendugnesi e dei salentini, delle peculiarità del territorio che ne fanno una ambita località turistica, delle loro risorse agricole olearie dove vengono espiantati e distrutti un numero ingente di ulivi, dove ai residenti viene impedito anche con violenza, di vivere dei loro raccolti.

Un territorio che viene privato delle proprie ricchezze, dove anche le attività ittiche stanno sparendo del tutto in conseguenza alla messa in opera del gasdotto.

È un sopruso dei diritti all’abitare, al continuare a vivere in serenità nel loro territorio di quelle genti.
In nome e per conto del neoliberismo e dove tutto deve rimanere circoscritto in segreto attorno a Melendugno e dove si deve solo far sapere – un clichè già visto in altri ambiti del genere – che chi non vuole questo stato di cose deve essere etichettato come esagitato, terrorista, cattivo elemento.

Dove nell’opinione pubblica deve radicarsi la convinzione che opere del genere servono per la nostra indipendenza energetica,  sterilizzando e impedendo ad arte, la costruzione di una coscienza comune del ricorrere a risorse energetiche naturali, benchè ancora sia vigente il luogo comune dell’Italia “paese del sole”.

Paghiamo noi cittadini e pagheremo ancora e non si tratta solo di risorse e di salute: vengono negati con violenza il nostro diritto all’abitare, al vivere, alla nostra salute in nome e per conto degli interessi del Neoliberismo.

I mezzi adottati che ne giustificano il fine, quello di una oligarchia che sta riuscendo ad superare in negativo persino il concetto che avevamo del capitalismo.

A Melendugno e a San Foca si travalica persino il concetto della proprietà privata, alla stessa stregua di quei popoli e genti che sono stati privati delle loro terre per poi essere deportati altrove nel mondo.

Infatti siamo ben oltre il concetto del capitalismo che conoscevamo e dei suoi guasti; quanto avviene con la TAP è ben peggiore e ancora non ne siamo completamente coscenti.

Questo è il neoliberismo e i melendugnesi ne sono vittime ma non rassegnate perchè Melendugno e il suo territorio sono anche nostri, perchè melendugnesi lo siamo tutti e perchè la “loro” TAP, di fatto, è anche la nostra.
NO TAP: A MELENDUGNO SI È VINTA LA PRIMA BATTAGLIA!

NO TAP: A MELENDUGNO SI È VINTA LA PRIMA BATTAGLIA!

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

Sì, proprio il giorno che la nostra delegazione si è incontrata con il portavoce del Movimento No Tap due buone notizie sono arrivate a Melendugno confermando che la prima importante battaglia era vinta.

La Banca Europea per gli Investimenti, infatti, non ha autorizzato, per ora, il finanziamento al megaprogetto del gasdotto TAP e, nel frattempo, da Roma non è stata autorizzata la proseguzione del mantenimento della cosiddetta “zona rossa” di due chilometri con divieto di accesso intorno al cantiere.

Siamo stati informati di questi eventi direttamente dalla voce di Gianluca Maggiore, preparatissimo e impetuoso portavoce del movimento, un vero folletto che conosce alla perfezione il territorio in cui vive con cui avevamo appuntamento proprio quel mattino.

Da qui, veloce passaggio in Comune e poi via per visitare insieme a due giornalisti davvero preparati in merito a questa vicenda, come Chiara Spagnolo e Gabriele De Giorgi, quella che fino a poche ore prima era terra vietata ai civili.
Un’area che era completamente militarizzata e dove i pochi residenti vivevano con delle regole ferree, divieto di ricevere ospiti, rientro obbligato a casa entro le 20 etc..

C’era in noi, e soprattutto era palpabile nelle parole di Gianluca Maggiore e dei due giornalisti che lavorano in quel territorio, l’entusiasmo di poter rivedere quelle terre abbandonate da un mese, dove nemmeno è stato possibile raccogliere le olive maturate proprio nei giorni in cui quella zona rossa fu istituita.

Abbiamo percorso a piedi il territorio che circonda il cantiere della TAP, sì, proprio quel megagasdotto che dovrebbe portare il gas dall’Azerbaijan fino appunto a San Foca di Melendugno nel Salento, e abbiamo camminato tra olive a terra, alberi abbattuti e buona parte di muretti a secco danneggiati dalle ruspe, fino a quello che era il presidio No TAP fino al momento dello sgombero e all’istituzione della zona interdetta.

Abbiamo passato una giornata entusiasmante in un territorio bellissimo e con una popolazione compatta e convinta nel sostenere le ragioni di chi conosce il suo territorio e lo vuole difendere dalla distruzione e dalla speculazione di potentissimi gruppi nazionali ed internazionali.

Tutti sono consapevoli che la loro è una lotta come quella di Davide contro Golia, e noi pensiamo che la loro battaglia vada sostenuta e soprattutto fatta conoscere in tutto il paese perchè tutti si sia preparati a difendere il territorio dall’attacco del sistema speculativo, specialmente viste le ricadute che avrebbe non solo sul territorio stesso ma anche sulla salute umana.

Perchè quello che succede a Melendugno potrebbe succedere in qualsiasi altro posto se qualcuno di particolarmente potente pensasse che proprio da lì debba passare una opera faraonica e sicuramente inutile negli scopi che vengono sbandierati dalle multinazionali coinvolte.

 

 

(foto di proprietà del MovES)

FERMATE IL GASDOTTO TRANS-ADRIATICO! UNA LETTERA APERTA

FERMATE IL GASDOTTO TRANS-ADRIATICO! UNA LETTERA APERTA

Pubblichiamo e diffondiamo questo testo prelevato dal sito “www.https: 350.org/no-tap.letter.it” – affinchè TUTTI si attivino per raccogliere le firme ma anche e soprattutto per far comprendere a quante più persone possibili le ragioni per le quali il Gasdotto Trans-Adriatico denominato TAP non s’ha da fare!
Il Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

Il Gasdotto Trans-Adriatico fa parte del “Corridoio Meridionale del Gas” — una catena di enormi gasdotti di cui è stata proposta la costruzione, che trasporterebbero ogni anno miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaigian all’Europa.

Ora che Trump sta ritirando gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, è di fondamentale importanza che sia l’Europa a dare prova di autentica leadership climatica. Inoltre questo gasdotto distruggerebbe gli obiettivi climatici dell’Europa, sottraendo miliardi di euro in finanziamenti alle energie rinnovabili e incrementando la dipendenza da combustibili fossili nei confronti dell’Azerbaigian – un regime repressivo. Per non parlare degli impatti distruttivi e profondamente ingiusti sulle comunità che si trovano lungo il suo tracciato.

Ma senza il sostegno e gli investimenti europei, il progetto di questo gasdotto non può proseguire

 

Firma la lettera aperta cliccando qui!

indirizzata alla Commissione Europea e alle banche pubbliche europee (la BEI e la BERS):

“Noi sottoscritti chiediamo l’immediata sospensione di tutti i lavori relativi al TAP e al Corridoio sud del gas. Sollecitiamo la Commissione Europea a riconsiderare il proprio supporto al gasdotto, e facciamo appello alla BEI e alla BERS affinché non investano fondi pubblici in questo progetto superfluo, ingiusto e finanziariamente imprudente.”

 

PER APPROFONDIRE:

Perché l’Europa deve chiudere il rubinetto del TAP

All’attenzione di Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario europeo per l’unione energetica. Werner Hoyer, Presidente della Banca europea per gli investimenti, e Suma Chakrabarti, Presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

Facciamo appello alla Commissione Europea affinché’ ritiri il proprio supporto al Trans Adriatic Pipeline (TAP), il mega-gasdotto che si estenderà per 878 km, e alle banche pubbliche europee affinché si rifiutino di finanziare il progetto.

Il TAP e’ la parte occidentale del prospettato sistema di gasdotti conosciuto come il Corridoio sud del gas. Secondo i piani, la rete di gasdotti sarebbe operativa dal 2020 e trasporterebbe 10 miliardi m³ di gas dall’Azerbaigian all’Europa, e 6 miliardi m³ di gas in Turchia all’anno. Questo gasdotto manderebbe a monte gli obiettivi climatici dell’Europa, aumenterebbe la nostra dipendenza energetica da regimi politici autoritari1, sottraendo miliardi in finanziamenti pubblici a soluzioni più democratiche basate su fonti rinnovabili, oltre ad avere un impatto intollerabile sulle comunità attraversate dal progetto.

Basta considerare il suo impatto sul clima  perché sia chiaro che il TAP non può’ andare avanti. Il progetto del gasdotto è’ stato delineato prima che fosse firmato l’accordo di Parigi. Invece di ridurre le emissioni al più presto, come previsto dall’accordo, il TAP rischia di imprigionare  l’Europa in un sistema energetico basato sui combustibili fossili per i prossimi decenni. Considerato che l’uso dei combustibili fossili attuale già supera2 il limite di consumo di carbonio fissato per evitare cambiamenti climatici irreversibili, non c’è alcuna ragione di costruire nuove infrastrutture per il trasporto e l’utilizzo di combustibili fossili, specialmente della portata del Corridoio sud del gas.

La stessa Commissione Europea ha ammesso3 che non e’ stata condotta nessuna valutazione dell’impatto climatico del gasdotto, dunque l’unica soluzione ragionevole sarebbe congelare immediatamente il supporto della Commissione Europea al Trans Adriatic Pipeline (TAP) e alle altre sezioni del Corridoio sud del gas. È ora che i funzionari pubblici onorino le loro promesse sul clima tramite iniziative giuste e appropriate in linea con l’accordo di Parigi.

Questo gasdotto non può essere costruito senza il supporto finanziario pubblico, per cui ci appelliamo anche alle banche finanziate con il denaro dei cittadini europei che stanno considerando di investire nel progetto – la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) – affinché non prendano parte a questo progetto. E’ chiaro che questo gasdotto  non serve per far fronte ai nostri bisogni  energetici, come emerge da un’analisi della stessa Commissione Europea che prevede un generale declino della domanda di gas nella regione4. Investire nel Corridoio sud del gas non solo va contro l’interesse pubblico, ma rischia di rivelarsi presto un inutile spreco di denaro in una risorsa inutilizzata che sarà solo fonte di debiti.

La BEI e la BERS sono inoltre partner ufficiali della ‘’Extractive Industries Transparency Initiative’’ (Iniziativa di trasparenza dell’Industria Estrattiva), fondata per promuovere trasparenza e buona governance nell’industria del petrolio, del gas e del carbone. A Marzo l’Azerbaigian ha abbandonato questa iniziativa di trasparenza dopo esserne stato sospeso a causa delle preoccupazioni in merito alle libertà garantite alla società civile e al rispetto dei diritti umani nel paese – un ulteriore motivo per cui finanziare questo progetto sarebbe inappropriato per la BEI e la BERS.

Il TAP comporterebbe infine un pesante impatto per le molte comunità’ attraversate dal progetto in Albania, Grecia e Italia, tra le altre. A Melendugno, il punto di approdo del gasdotto in Italia, il “Comitato No TAP” è convinto che questo sia un progetto non democratico, imposto dal governo nazionale, e che causerà vasti danni economici ed ambientali irreparabili nell’area. I cittadini temono giustamente l’impatto sul turismo, sulla qualità dell’acqua e sulle fonti di sostentamento legate all’industria agricola degli ulivi. Quando sono cominciati i lavori di sradicamento di centinaia di antichi ulivi per far spazio al gasdotto, un movimento popolare ha visto migliaia di persone organizzarsi in una protesta non violenta per bloccare i lavori, attirando l’attenzione dei media. La sola portata della protesta, insieme alle barricate erette per bloccare l’accesso al cantiere, sono riuscite a causare la sospensione dei lavori. Se i lavori di costruzione continueranno, è probabile che si verifichino di nuovo simili azioni di resistenza da parte delle comunità, poiché la gente difende i propri diritti, le fonti di sostentamento e il paesaggio locale.

Noi sottoscritti chiediamo l’immediata sospensione di tutti i lavori relativi al TAP e al Corridoio sud del gas. Sollecitiamo la Commissione Europea a riconsiderare il proprio supporto al gasdotto, e facciamo appello alla BEI e alla BERS affinché non investano fondi pubblici in questo progetto superfluo, ingiusto e finanziariamente imprudente.

 

Fatti principali

Impatti climatici

Basta considerare il suo impatto sul clima  perché sia chiaro che il TAP non può’ andare avanti. Il progetto del gasdotto è’ stato delineato prima che fosse firmato l’accordo di Parigi. Invece di ridurre le emissioni al più presto, come previsto dall’accordo, il TAP rischia di imprigionare  l’Europa in un sistema energetico basato sui combustibili fossili per i prossimi decenni. Considerato che l’uso dei combustibili fossili attuale già supera2 il limite di consumo di carbonio fissato per evitare cambiamenti climatici irreversibili, non c’è alcuna ragione di costruire nuove infrastrutture per il trasporto e l’utilizzo di combustibili fossili, specialmente della portata del Corridoio sud del gas.

La stessa Commissione Europea ha ammesso che non è stata condotta nessuna valutazione dell’impatto climatico del gasdotto, dunque l’unica soluzione ragionevole sarebbe congelare immediatamente il supporto della Commissione Europea al Trans Adriatic Pipeline (TAP) e alle altre sezioni del Corridoio sud del gas. È ora che i funzionari pubblici onorino le loro promesse sul clima tramite iniziative giuste e appropriate in linea con l’accordo di Parigi.

Impatti locali

Il TAP comporterebbe infine un pesante impatto per le molte comunità attraversate dal progetto in Albania, Grecia e Italia, tra le altre. A Melendugno, il punto di approdo del gasdotto in Italia, il “Comitato No TAP” è convinto che questo sia un progetto non democratico, imposto dal governo nazionale, e che causerà vasti danni economici ed ambientali irreparabili nell’area. I cittadini temono giustamente l’impatto sul turismo, sulla qualità dell’acqua e sulle fonti di sostentamento legate all’industria agricola degli ulivi.

Quando sono cominciati i lavori di sradicamento di centinaia di antichi ulivi per far spazio al gasdotto, un movimento popolare ha visto migliaia di persone organizzarsi in una protesta non violenta per bloccare i lavori, attirando l’attenzione dei media. La sola portata della protesta, insieme alle barricate erette per bloccare l’accesso al cantiere, sono riuscite a causare la sospensione dei lavori. Se i lavori di costruzione continueranno, è probabile che si verifichino di nuovo simili azioni di resistenza da parte delle comunità, poiché la gente difende i propri diritti, le fonti di sostentamento e il paesaggio locale.

Intere comunità in Grecia e in Albania stanno già subendo l’impatto negativo della costruzione del gasdotto. In Grecia, i subappaltatori del gasdotto sono stati accusati di avere effettuato l’accesso ad aree municipali o private per installare segmenti del gasdotto senza aver ottenuto alcuna autorizzazione o aver dato alcun preavviso. In Albania, famiglie che si sono sostentate sull’agricoltura per intere generazioni stanno perdendo la propria terra e venendo compensate con cifre irrisorie.

 

Un investimento superfluo e rischioso

Questo gasdotto non può essere costruito senza il supporto finanziario pubblico, per cui ci appelliamo anche alle banche finanziate con il denaro dei cittadini europei che stanno considerando di investire nel progetto – la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) – affinché non prendano parte a questo progetto. E’ chiaro che questo gasdotto  non serve per far fronte ai nostri bisogni  energetici, come emerge da un’analisi della stessa Commissione Europea che prevede un generale declino della domanda di gas nella regione4. Investire nel Corridoio sud del gas non solo va contro l’interesse pubblico, ma rischia di rivelarsi presto un inutile spreco di denaro in una risorsa inutilizzata che sarà solo fonte di debiti.

 

Dipendenza energetica dall’Azerbaigian

La BEI e la BERS sono inoltre partner ufficiali della ‘’Extractive Industries Transparency Initiative’’ (Iniziativa di trasparenza dell’Industria Estrattiva), fondata per promuovere trasparenza e buona governance nell’industria del petrolio, del gas e del carbone. A Marzo l’Azerbaigian ha abbandonato questa iniziativa di trasparenza dopo esserne stato sospeso a causa delle preoccupazioni in merito alle libertà garantite alla società civile e al rispetto dei diritti umani nel paese – un ulteriore motivo per cui finanziare questo progetto sarebbe inappropriato per la BEI e la BERS.

 

Resistenza comunitaria in Salento

I paesi di Melendugno e San Foca in Salento, il “tacco” meridionale d’Italia, sono in prima linea nella battaglia per fermare il Gasdotto Trans-Adriatico (TAP).

Questa primavera, a Meledugno, centinaia di persone hanno manifestato pacificamente per impedire che boschi interi di antichi ulivi venissero sradicati per far posto al gasdotto. Gli alberi hanno centinaia (c’è chi dice migliaia) di anni e sono le fondamenta della cultura e dell’economia locale. Quando il governo nazionale ha schierato centinaia di poliziotti per costringere la folla a retrocedere, la gente ha costruito sbarramenti stradali nel corso della notte. Questi sbarramenti hanno bloccato la rimozione degli ulivi fino alle due del mattino, quando macchinari pesanti e un’ imponente scorta di polizia sono state impiegate per disfare i blocchi.

Ci sono state adunanze a cadenza regolare anche nel vicino paese marittimo di San Foca, dove la gente è preoccupata che la costruzione inquini le acque pure e azzurre del loro mare, e danneggi il passaggio e l’industria del turismo.

E’ previsto che la costruzione del gasdotto riprenda il prossimo autunno. Le comunità locali si sentono tradite dal proprio governo, che sta imponendo questo progetto contro la loro volontà, e stanno continuando ad organizzarsi.

Il loro messaggio è:

“No alla TAP, né qui né altrove”.

Photos by Alessandra Tommasi
 

Puoi seguire il comitato locale NoTAP su facebook e twitter, e usare l’hashtag #NoTAP

 

Pensavo fosse xylella, invece era un gasdotto

Pensavo fosse xylella, invece era un gasdotto

Espianto ulivo

di Massimo RIBAUDO

Come inizia una speculazione

Ricordo bene quando, sul blog Essere Sinistra, scrivemmo, tra i primi, che non ci convincevano affatto le modalità di allarme sull’epidemia di xylella fastidiosa per gli ulivi del Salento. Vi furono alcuni commentatori che ci accusarono di complottismo, di scarsa cura nel dare notizie che solo la scienza poteva confermare. E il sapere scientifico è importantissimo, ma mai come oggi è stato reso strumento della propaganda politica e degli interessi economici.

Il Ministro Federica Guidi, proprio nel maggio 2015, poneva la propria firma sul Decreto di autorizzazione unica del metanodotto di interconnessione per la realizzazione della Trans Adriatic Pipeline (Tap). Parte dal confine tra Grecia e Turchia, dove si collega al Trans Anatolian Pipeline (Tanap). Si snoda quindi in tre paesi, Grecia, Albania e Italia, per oltre 800 chilometri, (di cui un centinaio nell’Adriatico): in Italia, Tap si radica in Salento, nel comune di Melendugno, con un tratto di 8 chilometri sulla terra ferma, mentre la condotta sottomarina nelle acque territoriali italiane misurerà 25 chilometri, secondo quanto si legge nel sito del progetto.

Il decreto fissava l’inizio dei lavori entro il 16 maggio 2016 e l’operatività dell’infrastruttura entro il 31 dicembre 2020.

E nella zona dove deve passare il metanodotto ci sono uliveti secolari di importanza fondamentale per la produzione olearia pugliese.

Ma al modello colonialista europeo cosa importa degli ulivi?
E cosa importa del turismo pugliese?
Il gasdotto transadriatico Tap è solo uno dei progetti energetici che rientrano nel cosiddetto Corridoio meridionale del gas, definito dalla Commissione Ue “un’iniziativa importante per portare le risorse di gas del Mar Caspio e dell’Asia centrale sui mercati europei”.

Mentre il governo italiano per bocca del Ministro Calenda afferma che il governo vede nel completamento del gasdotto un altro mezzo per rafforzare il rapporto “con l’Azerbaijan in settori fondamentali per i due Paesi, prima tra tutti quello energetico”.

Tutti interessi privati, della Snam, della Saipem e di altre multinazionali, che non si curano affatto di quelli della popolazione salentina e dell’impatto ambientale sconvolgente che l’opera potrà avere su una delle più belle coste italiane.

La Tap è un’opera inutile e dannosa

Il gasdotto creerà manufatti e cimiere altamente inquinanti proprio a San Foca, che nel 2016 ha ricevuto la “bandiera blu” il riconoscimento della conferito dalla Foundation for Environmental Education (Fee) per le migliori spiagge italiane.

Agricoltura, turismo, salubrità dell’aria: tutto da mettere in secondo piano rispetto a cosa? Agli interessi di approvvigionamento energetico degli italiani?
Macché.

Al momento abbiamo già una capacità di importazione di gas doppia rispetto ai consumi, scesi ai livelli di 10 anni fa e per i quali non si prevede una ripresa significativa.

Poi c’è la transizione energetica: ha senso pianificare un’infrastruttura dalla vita utile di almeno 30 anni, senza pensare a come cambierà il mondo dell’energia in questo lasso di tempo?

La riposta più razionale è “no”. Anche alla luce della velocità della rivoluzione che stiamo vivendo, centrata su rinnovabili, efficienza energetica, sistemi di accumulo, reti intelligenti e generazione distribuita.

Infine i conti: ai prezzi del gas attuali e prevedibili, c’è qualche dubbio che il mega-investimento sia sostenibile economicamente.

Questo, oltre a porre in forse un possibile impatto positivo sui prezzi del gas in Italia, dovrebbe metterci in guardia sul rischio che i soldi per questa iniziativa privata prima o dopo vengano presi dalle bollette. E quindi rappresentino un costo ulteriore per i cittadini.

Non sarebbe la prima volta che succede, come ci insegna la storia del rigassificatore Olt di Livorno, altra infrastruttura “strategica” per l’approvvigionamento del metano rimasta poi completamente inutilizzata e di cui si è dovuto fare carico il pubblico.

Come sarà il sistema energetico nel 2046 quando il TAP sarà solo a circa la metà della sua vita utile? Questa domanda dovrebbero porsela in molti. Soprattutto coloro che manganellano la popolazione e gli amministratori che giustamente si oppongono a questa nuova speculazione sulla pelle dei pugliesi e della loro terra.

Ecco perché i NO-Tap, come i NOTAV, hanno ragione. Qui non si tratta di frenare lo sviluppo e l’economia, ma di bloccare un’opera inutile e altamente dannosa per l’ambiente.

La violenza dello Stato contro lo Stato

Intanto, come testimonia Leccecronaca.it il livello di repressione della Polizia è altissimo.

Ecco la telefonata con il consigliere regionale Casili. Ferito dalla Polizia.

– Pronto? Consigliere, mi sente? Che cosa è successo?

– Sì, l’ ira di Dio…Che cosa è successo? L’ ira di Dio è successo!

Lei, come sta?

– Male. Ho una contusione sul braccio sinistro e un’ altra sulla schiena, ci han preso a manganellate, e ci han colpito con gli scudi.

Ma come è successo?

– Eravamo davanti in prima linea, cercavamo di tenere calmi gli animi. Chiedevamo al Questore e al responsabile sul posto di sospendere i lavori di espianto proprio in virtù della criticità della situazione E invece hanno usato la forza, lo Stato contro i rappresentanti dello Stato.

Chi c’era con lei?

– C’ erano altri due consiglieri regionali, Antonio Trevisi e Cosimo Borracino, poi i sindaci del territorio…

Chi?

– Io adesso ricordo solo il sindaco di Melendugno, Marco Potì, che è stato sempre al mio fianco… I cittadini, la gente…Almeno tre o quattrocento persone. Hanno cominciato a spingere la gente, forte, ci hanno distrutto. Perché poi? Per difendere gli interessi dei privati, calpestando le istituzioni locali. Oggi è una pagina tristissima per le istituzioni, e per chi non ci rappresenta.

Che fate ora?

– I sindaci stanno valutando di andare dal Prefetto a restituire la fascia tricolore, e stanno decidendo il da farsi nelle prossime ore. Noi comunque saremo con loro”.

Scontri a Melendugno

Cronache di un Paese assediato e colonizzato.
Sapremo liberarci da tutto questo?

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