LA NUOVA FRONTIERA DELLA LOTTA DI CLASSE

LA NUOVA FRONTIERA DELLA LOTTA DI CLASSE

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di Franco CAMERINI – MovES

 

Si profila un’ultima alba per i lavoratori o quella che dovremo affrontare sarà invece una nuova frontiera della lotta di classe?

Pochi giorni fa, durante una riunione politica, l’intervento di un vecchio militante di sinistra, grazie alla precisazione con la quale si è presentato, ha attirato particolarmente la mia attenzione: questo signore ha infatti esordito dicendo “sono un comunista con la c minuscola”.

Questa cosa mi è suonata sospetta poiché, se mi accingo a parlare ad un pubblico di Compagni e sminuisco la mia persona, probabilmente sto per dire qualche castroneria, e ne sono consapevole.
Così ho drizzato le orecchie ed ho ascoltato.

Una frase – nel suo breve e sinceramente troppo autoreferenziale oltre che noioso discorso mi ha colpito, quasi alla conclusione – ovvero, egli ha affermato che un progetto che vuole ricostruire una sinistra di classe, debba per forza dare priorità alla mission impossible: fermare il progresso tecnologico, che toglierà posti di lavoro sostituendo i lavoratori con macchine e tecnologie.

Ecco svelato il mistero, ecco perché i giovani si lasciano convincere dai propri aguzzini neoliberisti che non ha più senso avere ideologie, che la sinistra è fallimentare, che debbono arrendersi alle spietate leggi di sopravvivenza imposte dal capitale, alla cessione di diritti fondamentali, alla rinuncia alle garanzie, alla sicurezza, alla dignità di un lavoro garantito.

Ecco perché quando bonariamente cerchiamo di affrontare una discussione sul sociale e sul politico con un giovane, questi ci tronca dicendo: “siete un freno per il progresso, avete paura di essere inadatti, e volete cancellarci il futuro.”
Ci tappa la bocca con quegli slogan che un certo populismo e una certa demagogia, sparge come gramigna su terreni fin troppo fertili e che sono facilmente assimilabili, dai giovani, se a casa il nonno fa eco al nostro compagno con la c minuscola.

Nel frattempo, un Liberista con la L maiuscola, economista di alto livello, nonché Governatore della Banca di Inghilterra, tale Mark Carney, al simposio Canada Growth Summit, ghiaccia la sua platea citando Marx ed Engels, riconoscendo l’attualità ridondante del loro pensiero ed avvisando tutti quegli attenti capitalisti presenti, che l’impatto della tecnologia rischierà di massacrare il mondo del lavoro, sostituendo con percentuali inaccettabili con una sola macchina, la mano d’opera di 5 su 10 operai.

Attenzione però, non lo dice sorridendo e fregandosi le mani per miraggi di immenso business con buona pace di coloro che diverranno zombies della società, ma cercando di accendere la preoccupazione e la sensibilità della propria platea su questo problema, riflettendo sul fatto che se il capitale farà lavorare soprattutto le macchine, queste non mangeranno, non andranno al supermercato, non andranno in vacanza, non acquisteranno autoperciò, una massa di persone moriranno di fame e le merci prodotte marciranno sugli scaffali, le automobili andranno invendutee sarà la catastrofe di tutta l’umanità, non solo dei poveri.

E sta già accadendo. Anche a casa nostra.

Quindi l’offerta del lavoro dovrà adattarsi consapevolmente al progresso, creando un equilibrio di rendita tra lavoro meccanizzato ed ex operai.
Questo lo ha praticamente fatto intuire il nostro nemico, quindi una luce in fondo al tunnel, ci deve essere.

Io la vedo così: tecnologia, robotizzazione, potranno essere la rivoluzione globale della qualità della vita.

Ma solo ad una condizione: che si sposti anche l’ago della bilancia verso una nuova frontiera della lotta di classe in tema di vantaggi della fruizione di tecnologie dalla parte dei lavoratori piuttosto che dalla parte del padronato, del piccolo o del grande capitale.

Praticamente il mondo cambia, ma il pensiero Socialista, avrà sempre ragione di esistere.

Il capitalismo cercherà di convogliare i maggiori guadagni dati dalla robotizzazione nelle proprie tasche rendendosi completamente indipendente dalla forza-lavoro, completando così il progetto di annientare le classi lavoratrici iniziato col neoliberismo.
Invece no. Starà a noi tutti fare in modo che debba parallelamente garantire redditività ai lavoratori per i motivi descritti prima.

Per ottenere tutto questo, serve che un nuovo Stato nasca e che il suo compito sia quello di equilibrare la nuova frontiera del lavoro, garantendo redditività alla famiglia anche a fronte di un impegno lavorativo di poche ore al giorno.

Ogni macchina impiegata dovrà produrre reddito per i lavoratori, non contro di essi e la battaglia sarà sulla spartizione degli utili tra padrone ed operaio o lavoratore che sia.

Di conseguenza, se ne facciano una ragione gli interclassisti della prima o della seconda e della terza ora, insieme ai demagoghi e populisti odierni: per forza di cose ancora la politica, di destra o di sinistra, sarà arbitro della questione.

In pratica, non ci sarà niente di nuovo sotto il sole perchè questo è ciò che controlla la lotta tra capitale e lavoro: l’ideale socialista e la concezione di uno Stato che lo rappresenta ed esercita.

Quindi non cambierà nulla, in questa nuova frontiera, se non gli obiettivi per i quali lottare.

 

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