IL VENEZUELA E I DIRITTI SOCIALI

IL VENEZUELA E I DIRITTI SOCIALI

 

di Dario BIANZANI

Venezuela e diritti sociali: risorse per disabili, le “democrazie” tagliano, la “dittatura” tutela.

L’Assemblea Nazionale Costituente venezuelana che è stata eletta il 30 luglio scorso con un’elezione democratica popolare e con un’ampia partecipazione nonostante l’opposizione golpista abbia fatto di tutto per impedire il voto, sta affrontando in questi giorni il tema dell’ampiamento dei diritti e delle risorse a disposizione delle persone con disabilità.

Diritti peraltro già consistenti e garantiti da leggi che la Rivoluzione Bolivariana ha approvato negli anni scorsi come la legge del 2007 chiamata ‘Ley para Personas Con Discapacidad’. E successivamente alla creazione, su iniziativa di Chávez, della missione sociale José Gregorio Hernández, dedicata all’attenzione verso i cittadini venezuelani con disabilità.

Ora l’ANC, Assemblea Nazionale Costituente, sta discutendo un capitolo della nuova costituzione dedicato ai diritti delle persone con disabilità. Un capitolo che pone il Venezuela all’avanguardia del rispetto dei diritti umani fondamentali, come dice Delcy Rodriguez ex ministro degli esteri e ora presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente: «Oggi, nell’Assemblea Nazionale Costituente, dove stiamo studiando un nuovo capitolo per la Costituzione, che segnerà anche un nuovo percorso d’avanguardia per il Venezuela, siamo davvero onorati di avviare un ampio dibattito affinché tutta la società venezuelana, tutte le persone disabili, possano partecipare alla costruzione e alla redazione di questo nuovo capitolo dedicato ai diritti delle persone con disabilità».

All’apertura della sessione, il viceministro per la Suprema Felicità Sociale del Popolo, Carolina Cestari – esiste anche questa attenzione nel Venezuela bolivariano – ha segnalato che la redazione di questo capitolo ribadisce il ruolo da protagonista assunto dalle persone con disabilità negli ultimi 18 anni grazie alla Rivoluzione Bolivariana. «Questo è stato possibile solo grazie alla Rivoluzione. Siamo all’avanguardia nel campo della disabilità», ha spiegato Carolina Cestari.

Questa iniziativa rivoluzionaria che si sta attuando in Venezuela, innalza ancora di più il valore sociale e politico del socialismo bolivariano del XXI secolo, ma soprattutto assume ancora più valore se confrontata con il fatto che tutte le “democrazie” europee tagliano diritti e risorse destinate alle persone con disabilità.
ATTACCO ALLE URNE, MA LA COSTITUENTE NON SI FERMA

ATTACCO ALLE URNE, MA LA COSTITUENTE NON SI FERMA

Maduro con gli operai. Venezuela

di Geraldina COLOTTI – da Caracas

Un sistema elettorale a prova di frodi, certificato nel corso degli anni e di 20 elezioni (questa la 21ma), da centinaia e centinaia di osservatori internazionali.

Lo abbiamo visto da vicino partecipando alla messa a punto delle macchine e del sistema di sicurezza informatico gestito da server locali. Soprattutto, abbiamo toccato con mano quanto tutto questo sia vicino alle persone, qualcosa di tangibile che rende concreto e pieno il concetto di “democrazia partecipata e protagonista”.

Nelle numerose sale di controllo, il personale – specializzato e motivato – è composto soprattutto da giovani, che hanno studiato – del tutto gratuitamente – in questi 18 anni di “rivoluzione bolivariana”: nessun feticismo delle forme, per tutti la consapevolezza di essere “una rivoluzione pacifica ma anche armata”.

Negli occhi del ragazzo che ci spiega come funziona il meccanismo informatico e che dirige tutto questo, c’è una scintilla diversa da quella che brucia e devasta, al soldo dei grandi poteri internazionali, e che in tre mesi ha provocato 110 morti.

Qui c’è una nuova maniera di concepire le relazioni di lavoro.

I responsabili spiegano come sono disposti i turni di lavoro, le competenze, le rotazioni, concepite in modo che nessuno subisca il peso, nessuno ne ponga uno troppo grande sulle spalle e sulla mente del singolo o della squadra che deve reggere una situazione di stress e far fronte con prontezza all’imprevisto.

“Il personale è stato selezionato in base alla competenza e alla motivazione, sperimentato nelle situazioni che richiedono un apporto addizionale”, dice il giovanissimo dirigente, e poi aggiunge: “quando ho iniziato gli studi non pensavo potessi arrivare qui, ma abbiamo realizzato tutto questo, e dobbiamo esserne all’altezza”.

La partita, adesso, è ardita.

Si tratta di rimodellare, di mettere in forma, di liberare dalle scorie quel che si è ottenuto a vantaggio degli ultimi, dei settori popolari, ma anche delle cosiddette “classi medie” che sono diventate tali proprio grazie al chavismo e che ora gli voltano le spalle, come sempre avviene nella storia delle rivoluzioni.

Dall’Assemblea Nazionale Costituente, che verrà votata domani 30 luglio, emergeranno anche rappresentanti degli imprenditori, sui 537 costituenti, a cui vanno aggiunti gli 8 rappresentanti indigeni, che i nativi voteranno secondo i propri usi e costumi e che concluderanno le loro assemblee il 1 di agosto.

Si voteranno candidati territoriali (364) e settoriali (163).

Non vi sono candidature di partiti, tutti verranno espressi dalla società, dal ruolo che esercitano, sia nel territorio (consigli comunali, comunas) sia nei posti di lavoro (contadini, pescatori, lavoratori dei distinti settori, pensionati, studenti, sia delle scuole pubbliche che delle misiones che delle scuole private). Sono abilitati al voto 19.477.388 venezuelani, su oltre 30. 600.000 abitanti.

Le destre hanno respinto l’invito al dialogo, insistendo in una “presa del Venezuela” che finora non c’è stata, perché per dare l’assalto a un paese ci vuole per lo meno un sostegno di massa, ci vogliono le forze armate.

Elementi che mancano alla Mesa de la Unidad Democratica (Mud), che ha preferito affidare la destabilizzazione del paese ai “guarimberos” e alla “comunità internazionale” subalterna ai voleri degli Usa.

Qui non c’è una “guerra”, ma una prova di forza violenta organizzata da alcuni settori della borghesia legata agli interessi transnazionali.

Stanotte c’è stata una “camminata notturna” organizzata nella capitale dalle componenti libertarie e creative, dagli artisti, dai collettivi territoriali. La musica è risuonata dappertutto, salvo in alcuni quartieri devastati dalla “rivolta dei ricchi”.

Molti compagni che ci abitano, dopo aver concluso coraggiosamente la campagna elettorale nei quartieri dell’est della capitale, hanno dormito fuori per potersi recare alle urne senza incidenti.

Certo, dopo le sanzioni che gli Usa promettono di estendere, potrebbe anche esserci un’invasione armata.

In ogni caso, le destre contano su un “modello siriano”, con tanto di “governo parallelo” riconosciuto da fuori, illegittimo in loco. E la partita è aperta. L’isolamento del paese continua. Anche Air France ha deciso di interrompere i voli, lasciando nell’incertezza quelli che – come chi scrive – hanno il biglietto di ritorno con quella compagnia.

E domani non ci saranno voli da Madrid.

“L’opposizione ha deciso di segnare con la violenza questa giornata elettorale – ci spiega la vicepresidente del Cne, Sandra Oblitas – per questo il Cne, insieme ad altre istituzioni, ha previsto misure di sicurezza addizionali rispetto a un normale processo elettorale”.

Quali? “E’ stato ampliato a 500 metri il perimetro di sicurezza, lo stesso Cne è stato dichiarato obiettivo sensibile, dopo gli attacchi ricevuti in questi mesi. Inoltre sono stati istituiti centri di voto addizionali perché gli elettori che vivono nelle zone di violenza possono esercitare il proprio diritto in sicurezza. In Venezuela il voto è un diritto, non è obbligatorio, ma chi cerca di impedirlo commette un reato grave, attenta contro la libertà individuale”.

Molte famiglie sono state minacciate, in altre zone del paese gli è stata bruciata la casa, la macchina…

Ci sarà la “presa del Venezuela” annunciata dall’opposizione? “Le violenze sono forti ma molto circoscritte. Per avere un’idea: i focolai si verificano in 76 delle 114 circoscrizioni. Tuttavia, occorre combatterle con rigore e con misure adatte a una situazione inusuale”.

Arriva intanto la presidente del Cne, Tibisay Lucena, presa a bersaglio dalle destre che hanno tentato di bruciarla viva insieme alla sua famiglia al grido di :”Brucia, strega” e hanno speculato sulla sua malattia, un tumore da cui si sta riprendendo.

“Per tutto il 2016 – ci conferma Tibisay – sono stata oggetto di un attacco feroce, una campagna molto personalizzata contro di me e la mia famiglia. Questo non ha impedito al Cne di svolgere il suo lavoro di garanzia, e di esaminare la richiesta di referendum revocatorio presentata dall’opposizione contro il presidente Maduro.

Una violazione dei miei diritti umani che ha avuto un carattere di genere: un gran disprezzo per la donna, per la malattia, che non si sarebbe presentato in quei termini se vi fosse stato un uomo al mio posto. La violenza politica è stata brutale, barbarica contro il Cne.

Una campagna orchestrata dai media privati, che mi hanno data per morta almeno tre volte, si sono insinuati nella mia vita personale, e così è avvenuto con le reti sociali. Non posso dire che mi sono abituata alla violenza perché non ci deve abituare, ma ora sono preparata, siamo preparati”.

La presidenta del Cne è una delle venezuelane sanzionate dagli Stati uniti. Come l’ha presa?

“Si tratta di misure finanziarie contro le mie presunte proprietà negli Stati uniti, che non ho, il blocco dei miei conti, ma io non possiedo conti. In realtà sono sanzioni che, colpendo la mia persona, mirano a screditare l’autorità che presiedo. Ma noi continuiamo a lavorare, non ci fermeranno. Se mi sanzionano per garantire i diritti dei venezuelani, ben venga”.

Sono misure finanziarie contro proprietà conti, non ne ho, non ho la visa, non mi colpiscono però più di tutto è diretta a demoralizzare

Non posso entrare negli Usa perché non ho Visa, ma se è visita di carattere ufficiale non possono, sono sanzioni che cercano di demoralizzare, non a titolo personale, è contro l’istituzione e contro l’Anc e continuiamo a lavorare, questo non ci colpisce né morale né etica, se ci sanzionano per garantire i diritti dei venezuelani, ben venga.

Intanto, contro l’Assemblea Costituente, piovono minacce e ingiunzioni a livello internazionale.

Il governo colombiano ha anticipato che non riconoscerà comunque i risultati del voto per l’Anc.

Anche quello svizzero ha chiesto a Maduro di recedere dal voto.

Il capo dei mediatori, l’ex presidente spagnolo Zapatero, ha invece chiesto il rispetto del voto. E così ha fatto l’Onu a Ginevra. La Mud ha confermato blocchi stradali in ogni Stato e una manifestazione a Caracas, che partirà da sei punti della capitale.

Nel Merida, un centinaio di incappucciati ha fatto irruzione in un centro di votazione del Cne sequestrando i presenti e ha bruciato le urne per le schede.

PASTA, OLIO E MANDOLINO CONTRO DIRITTI, SALARIO E PATRIA LIBERA E GRANDE

PASTA, OLIO E MANDOLINO CONTRO DIRITTI, SALARIO E PATRIA LIBERA E GRANDE

Il racconto di Sandro, ospite in Venezuela della comunità italiana

Sandro Pescopagano, Venezuela

di Sandro PESCOPAGANO

Altro che dittatura in Venezuela, altro che regime.

L’opposizione comanda interi stati e municipi e ha uomini inseriti nei corpi dello Stato, come la polizia municipale, che è avversa al popolo. Da non confondere con la GUARDIA NACIONAL, L’ESERCITO BOLIVARIANO, fedeli alla causa della pace e del progetto di inclusione sociale contro decenni di miseria, di abbandono.

La comunità libanese e siriana che ho frequentato mi spiegava come gli autoctoni venezuelani e indios, prima dell’esperienza socialista bolivariana, fossero carne da macello: senza un minimo salariale, senza tutele, senza acqua potabile, senza possibilità di una casa degna.

Abbandonati selvaggiamente alle regole dello schiavismo dei ricchi possidenti e dei neoimmigrati senza scrupoli alla ricerca di facili guadagni sulla pelle dei più poveri.

I miei parenti, che sono venuto a trovare, mi hanno tolto il saluto: avevo “sgarrato” parteggiando apertamente per gli sfruttati, per le leggi di minima tutela sociale, per l’appoggio alla medicina gratuita e alla istruzione bolivariana.

Loro vanno dai privati, non si mischiano con chi come me stava col popolo rozzo, gretto, povero, che grazie a Chavez e Maduro aveva osato alzare la testa, chiedendo dignita’.

Per gli italiani e la borghesia, nel quartiere dove vivevo accanto al noto Hotel Hilton, espropriato da Hugo Chavez ai tempi dell’alluvione, ero un traditore, un autentico nemico dei loro interessi di coloni, padroni, abbienti conquistatori del suolo venezuelano.

Ho chiesto come mai questo odio feroce verso Chavez. Tutti o quasi gli italiani benestanti hanno risposto con questa frase: “da quando è iniziato il potere bolivariano gli indigeni hanno alzato la testa e parlano di salario, di diritti, prima li pagavamo come decidevamo noi.

Odiamo Chavez e Maduro perché sono dei poveracci, dei nessuno che sono arrivati al potere, che paese schifoso è un Venezuela dove dei poveri possono comandare!!!”

E poi arriva il classico :”io ho fatto la mia fortuna facendo arrivare pasta, olio, vino e mozzarelle dall’Italia, poi arrivano ‘sti socialisti indigeni a comandare.”

Io invece lo trovo fantastico, e vedo razzismo e classismo nei discorsi di questi italonegrieri.
Avrei molte altre cose da raccontare dei tre mesi che ho passato lì, ma per ora mi fermo.

VAMOS PA’LANTE, VENEZUELA PATRIA DI PACE E SOCIALISMO BOLIVARIANO PARA TODOS!

 

(Grazie alla pagina: Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana)

VENEZUELA

VENEZUELA

Nicolas Maduro

 

di Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese (PCP)
Traduzione di Marx21.it

da avante.pt

La Repubblica Bolivariana del Venezuela è vittima di una brutale operazione di destabilizzazione e aggressione.

Nonostante si sia assistito alla sconfitta dei molti e diversi tentativi di golpe contro il processo rivoluzionario bolivariano dopo il 1999, gli Stati Uniti, con i settori più reazionari dell’opposizione venezuelana, compresi gruppi di natura fascista, decidono di attuare un nuovo tentativo eversivo violento e antidemocratico contro la Rivoluzione Bolivariana.

Appoggiati da una colossale e pianificata operazione di disinformazione e menzogna, i settori golpisti e antidemocratici del Venezuela promuovono criminali azioni di violenza – compresi assassinii –, la distruzione del patrimonio pubblico e privato – incluse le strutture ospedaliere –, saccheggi, tentando di imporre una situazione che diventi incontrollabile.

Questa violenta azione contro il Venezuela e il suo popolo è progettata e guidata dall’esterno, in particolare dagli Stati Uniti che, direttamente o indirettamente – recuperando l’OSA come mascheratura – hanno cercato fin dal primo momento di far retrocedere e di sconfiggere il processo di profonde trasformazioni sovrane e democratiche iniziato da Hugo Chavez 18 anni fa.

Gli Stati Uniti non hanno mai accettato il processo di trasformazioni che ha permesso a milioni di venezuelani di avere accesso, dopo il 1999, alla sanità, all’istruzione, all’acqua potabile, all’energia elettrica, all’abitazione, alla cultura, e che ha aperto la prospettiva di un vasto progetto sovrano e di emancipazione, progressista e antimperialista, strettamente legato alla liberazione dell’America Latina e dei Caraibi dalla tutela e dal dominio statunitense. E’ per questo che gli USA ipocritamente dichiarano il Venezuela come una minaccia alla loro sicurezza.

Dal primo momento gli Stati Uniti, con la connivenza dei grandi gruppi economici in Venezuela, hanno scatenato una permanente guerra economica, che ha assunto una nuova dimensione con la strumentalizzazione delle difficoltà momentaneamente avvertite dalla popolazione in conseguenza della caduta dei prezzi de petrolio e delle sue ricadute sull’economia venezuelana, attraverso l’intensificazione dell’azione di boicottaggio economico, di accaparramento e speculazione sui prezzi, per ostacolare in tal modo l’accesso regolare e adeguato ai beni essenziali. Va ricordata anche la sistematica strumentalizzazione del Parlamento dopo le elezioni del 2015, con l’obiettivo di destituire il presidente Nicolás Maduro, di paralizzare l’azione del suo governo, di disattendere la Costituzione venezuelana e attaccare il processo bolivariano e le sue realizzazioni.

Nel corso degli ultimi 18 anni, l’unità e la convergenza delle forze patriottiche, progressiste e rivoluzionarie venezuelane, insieme all’unione civico-militare, è stata determinante nell’avanzata e nella difesa del processo venezuelano, processo che assume un enorme significato per la lotta dei lavoratori e dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi e di tutto il mondo.

Di fronte all’intensificazione dell’azione di destabilizzazione golpista contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, che minaccia la sovranità e i diritti del popolo venezuelano, acquista ancora maggiore importanza l’affermazione della solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e il suo popolo.

fonte: http://www.marx21.it/index.php/internazionale/america-latina-e-caraibi/28033-venezuela

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