CHRISTIAN RAIMO E LA PROPAGANDA XENOFOBA DI BELPIETRO E SALLUSTI

CHRISTIAN RAIMO E LA PROPAGANDA XENOFOBA DI BELPIETRO E SALLUSTI

 

di Christian RAIMO

Ieri (28 agosto, ndr) sono andato come ospite in collegamento alla trasmissione “Dalla vostra parte” su Retequattro condotta da Maurizio Belpietro, insieme a me sempre in collegamento ma da Milano Alessandro Sallusti.

È una trasmissione orripilante, che si compone essenzialmente di servizi, girati con i piedi, su neri che stuprano, neri che rubano, neri che minacciano bambini, neri che occupano le case degli italiani, neri che sono troppi, neri che se ne dovrebbero andare, neri che è già tanto che li sopportiamo e non li facciamo affogare tutti.

Si può parlare di immigrati, di migranti, di rifugiati, di islamici, di terroristi, di maghrebini, di stranieri, ma in fondo si parla sempre di neri. Islamico uguale terrorista uguale rifugiato uguale potenziale stupratore uguale illegale uguale clandestino uguale nero. Non c’è un minuto a parte la pubblicità che non sia dedicato al racconto di un paese devastato dallo schifo prodotto dai neri.

Io ero invitato a dire che ne pensavo, la domanda che mi ha fatto Belpietro era: “Perché c’è tanta informazione politicamente corretta? Perché non si può dire che chi stupra è immigrato? Che chi delinque è nero?”

Io gli ho risposto che si può dire, anzi che mi sarei aspettato ancora altri servizi sui neri che torturano i bambini, che sputano sui preti, che fanno abigeato. Avrei voluto proprio una trasmissione che non si intitolasse “Dalla vostra parte” ma proprio “Negri cattivi” con solo servizi sulle malefatte vere e minacciate dai neri.

Ma il razzismo, il razzismo elementare, ottocentesco, di Belpietro e Sallusti, non è il solo problema di “Dalla vostra parte”, trasmissione serale di una rete nazionale. Il problema è l’assoluta incapacità giornalistica, la povertà assoluta dal punto di vista del mestiere.

A un certo, visto che si parlava di occupazioni, ho chiesto a Belpietro, se si era preparato qualche dato sull’emergenza abitativa. Ha balbettato che glieli fornissi io. Gli ho detto: “Ma come, hai fatto un pezzo di trasmissione su questo e non c’hai manco un dato?”, e poi glieli ho detti io.

Ho detto a Sallusti che tutto ciò che stava dicendo su immigrazione e occupazioni non aveva nessuna base dal punto di vista dell’informazione. Mi ha risposto che è vero è d’accordo anche lui che i giornali dovrebbero fare più inchieste; gli ho detto che gli basterebbe leggere mezzo libro, o qualche giornale fatto appena decentemente, e ripetere quello che c’è scritto lì.

Due giornalisti della redazione mi hanno telefonato poi complimentandosi con me e ridacchiando perché avevo sputtanato Belpietro in diretta. Mi dispiace per loro che certo devono lavorare e devono portare uno stipendio a casa, ma quello che stanno facendo è semplicemente manovalanza sottopagata per il peggiore megafono del razzismo, sono complici e omertosi, non ci trovo nessuna giustificazione.

Oggi (29 agosto, ndr) sulla mia bacheca ci sono commenti di insulti, minacce di stupro a donne che commentano, la feccia della feccia. Risponderò ad uno ad uno, appena avrò tempo.
Ma gli risponderò con la stessa franca risata con cui, prima di andarmene a metà, ho opposto ieri a Sallusti che affermava che nel Corano c’è scritto di fare attentati terroristici.

È una televisione che crea una paura che esiste solo nella loro pancia.
È ridicolo ciò che dicono, è imbecille, è la peggiore ignoranza storica e contemporanea, è una parodia. Il fascismo è sempre una parodia. Riempie un vuoto, e lo fa comodamente, prevedibilmente, stancamente, l’autobiografia infantile di una nazione.

Sta a noi di sinistra, semplicemente democratici, antifascisti, pensanti, fare argine a questo. Tocca a noi, in ogni momento, e sarà sempre peggio nei prossimi mesi.
Come scriveva In una delle ultime interviste prima di morire Roberto Bolaño, alla domanda su quali fossero le cose che lo annoiavano di più.
Il discorso vuoto della sinistra, il discorso vuoto della destra lo do per scontato”.

 

fonte: https://www.facebook.com/christian.raimo.7/posts/10155019559237831

NON C’È ALBA PER I RIFUGIATI A ROMA

NON C’È ALBA PER I RIFUGIATI A ROMA

di Roberto CICCARELLI*

Giovedì 24 agosto: un’altra giornata di vergogna per Roma, dove centinaia di rifugiati, in Italia da molto tempo, vengono aggrediti dalla forze dell’ordine. Un doppio prezioso racconto di Roberto Ciccarelli, il primo scritto alle ore 8, il secondo alle ore 13. Qui invece il messaggio diffuso da Medici per i diritti umani: La notte prima dello sgombero. In coda, infine, un reportage fotografico di Eliana Caramelli

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Giovedì 24 agosto, ore 6,45: nuovo sgombero del popolo dei rifugiati che resisteva da sabato a piazza indipendenza a Roma, dopo lo sgombero di un migliaio di persone dal palazzo dei rifugiati. Manganelli, idranti, drappelli armati hanno respinto le persone all’alba.

Un’occupazione scomoda quella di palazzo Curtatone, questo il nome comunemente attribuito all’immobile. Sul lato opposto di piazza Indipendenza (a due passi dalla Stazione Termini, ndr) sorge la sede del Consiglio Superiore della Magistratura, a trecento metri c’è il consolato tedesco, a pochi passi la redazione romana del Sole 24 Ore e il Corriere dello Sport. Finché ha resistito in questa zona centrale della città, il palazzo dei rifugiati è stato la denuncia vivente del mancato rispetto della Convenzione di Ginevra, del regolamento di Dublino e del malfunzionamento del sistema dell’accoglienza.

Gran parte degli occupanti erano legalmente residenti in Italia, con attività lavorative nella Capitale, per anni hanno mandato i bambini nelle scuole del quartiere. Al riconoscimento dello status di rifugiati non è seguita l’accoglienza in strutture che potevano garantire condizioni di vita dignitose. Mai, fino allo sgombero del 19 agosto, è stata offerta una soluzione alternativa realistica. Queste persone erano state messe in mezzo alla strada perché l’Italia non prevede per tutti l’accompagnamento fino alla reale autonomia delle persone.

Ora ci sono tornate, in strada.

“Dopo dieci anni dobbiamo ricominciare la nostra vita in un centro di accoglienza? – aggiunge una donna Eritrea – Noi avevamo la nostra vita là dentro, non possiamo ricominciare da zero“.

Contro uno sgombero senza alternative si è espresso l’Onu: “A monte è mancata una soluzione alternativa. Il palazzo è occupato dal 2013, quasi tutti sono rifugiati, alcuni dei quali residenti nel comune di Roma, ci si doveva organizzare diversamente”.

Ancora una volta a Roma ci sono sgomberi senza preavviso e senza alternativa – sottolinea Tommaso Fabbri, capo-missione in Italia di Medici Senza Frontiere – Senza una soluzione concreta, le persone hanno continuato in questi giorni a dormire in strada. Tra loro, ci sono donne, persone vulnerabili, casi medici, rifugiati che hanno bisogno di una presa in carico. Ora, senza un’alternativa, le persone si stanno agitando e protestano, ma questa è una violenza che colpisce tutti”.

“Stiamo rivelando il vero volto delle nostre intenzioni: liberarci di qualcosa, o forse di… qualcuno. Ma è pura illusione: quelle persone esistono, sono vive, in carne e ossa, respirano, mangiano: sono come noi, come me come tutti… L’unica differenza è che sono nate nel posto sbagliato, sono cresciute nel posto sbagliato e, purtroppo, non vorrei dirlo, sono arrivati nel posto sbagliato” ha detto monsignor Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma (che in questo articolo definisce Roma senza troppi giri di parole, la città degli sgomberi, ndr).

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L’urlo

Una manciata di rifugiati eritrei cerca di resistere ancora all’ultimo sgombero della piazza avvenuto all’alba. Nel gruppetto che va avanti e indietro, davanti a un cordone di carabinieri e un altro di polizia ci sono diverse donne, un uomo con le stampelle, solidali, giornalisti, videomaker e fotografi. Gli idranti sparano potentissimi getti d’acqua, una donna fa un salto di un paio di metri. Poi i ranghi si serrano e una cinquantina di persone è spinta lentamente all’imbocco di via Goito. A un gruppo di giornalisti e solidali che osservava la scena da un’aiuola ricolma di sacchi a pelo e cartoni un agente ha detto: “Signori, per cortesia, allontanatevi. La piazza è chiusa”.

“Siamo stati svegliati con l’acqua degli idranti. Hanno preso alcune di noi per i capelli colpendole anche con i manganelli. È assurdo: siamo rifugiati politici, abbiamo i documenti in regola”. A parlare è una delle donne sgomberate all’alba da piazza Indipendenza. “Ci hanno preso per i capelli – racconta un’altra – quella donna con il braccio fasciato è stata colpita con un manganello e ora sta andando in ospedale. Anche io ho i segni sul fianco. Non è giusto. Abbiamo dormito per strada per cinque notti. Vogliamo solo una casa”. “Questo è uno stato accogliente? No è un paese fascista, disumano”, urla una donna con la voce spezzata dal pianto.

“Questa mattina all’alba in piazza Indipendenza è avvenuto lo sgombero dei rifugiati che vivevano nel palazzo occupato di via Curtatone, sotto gli occhi terrorizzati dei bambini che erano stati lasciati al primo piano insieme alle loro famiglie dopo lo sgombero di sabato scorso”, sostiene Andrea Iacomini, Portavoce dell’Unicef Italia, in un comunicato. “Questi bambini, dopo aver assistito a scene di guerriglia urbana, sono stati caricati sui pullman delle forze dell’ordine e portati in Questura alcuni testimoni ci hanno raccontato che continuavano a gridare e battere le mani sui vetri durante tutto il tragitto, in preda al terrore. Sconvolti.

È una situazione molto triste: parliamo di ottocento persone con status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture che in alcuni casi hanno anche ottenuto la cittadinanza italiana, buttate in strada in condizioni disumane senza una alternativa sostenibile (non il meno peggio) da parte del Comune di Roma che abbiamo invano atteso in piazza”. “Malgrado le soluzioni offerte dal Comune, 80 posti sparsi in due strutture diverse, e dal privato, alcune villette in provincia di Rieti, ci sembra che nessuno abbia riflettuto sul destino di queste persone.

I bimbi vanno a scuola a Roma e molti degli adulti lavorano, segno di un percorso di integrazione ed emancipazione dal sistema di accoglienza che verrebbero interrotti di netto e non valorizzati, in particolare gli 80 posti sprar di cui si parla verrebbero sottratti ai nuovi arrivati titolari di protezione o in attesa di riconoscimento. Per quanto riguarda la proposta del privato di mettere a disposizione per quattr mesi alcune villette presenti in provincia di Rieti la distanza territoriale non garantirebbe continuità a scuola e lavoro e sradicherebbe queste persone dal tessuto sociale. La verità va detta tutta: questa situazione non è legata alla cosiddetta emergenza migratoria, è una situazione storica di Roma, sintomo dell’assenza di politiche adeguate e lungimiranti. Si continua con interventi emergenziali quando sarebbe stato possibile valutare soluzioni strutturali”, conclude Iacomini.

* Giornalista del manifesto, con Giuseppe Allegri è autore Il Quinto Stato (Ponte alle Grazie), vive a Roma

fonte: comune-info.net

 

 

 

La manna dal cielo

La manna dal cielo

di Franco CAMERINI

Forse Merkel e altri leader di paesi culturalmente poco inclini all’accoglienza avevano fatto il passo più lungo della gamba, aprendo le frontiere all’immigrazione.

L’intento palese era di ottenere due effetti: riconquistare credibilità e dignità verso i popoli europei dopo aver mostrato la loro spietata anima usuraia nell’affaire Tsipras e mostrare a Renzi e a Tsipras stesso quanto le richieste di collaborazione che Italia e Grecia insistentemente pretendevano in quanto Paesi più esposti al fenomeno fossero esagerate, accogliendo in pochi giorni migliaia di richiedenti e mostrando alle tv di tutto il mondo quanto fossero buone, organizzate e solidali le popolazioni del nord Europa.

Ora, senza entrare nei meriti di chi sia più bravo o più efficace o più solidale, soffermiamoci ad osservare la cronaca.
Negli ultimi giorni dell’anno iniziano a trapelare nelle notizie il malcontento generale e la consapevolezza dei suddetti Leaders Europei che non potranno continuare a questi ritmi di accoglienza.

Gettano il sasso e attendono le reazioni per misurare l’elettorato e la sua pancia e notano che prevale il sentimento più becero: quello disumano.
Ora, magicamente, in contemporanea in più città europee e non nei paesoni, lontano dai riflettori, in quelle importanti, un piccolo esercito di perfetti imbecilli organizza questa esibizione di machismo e disprezzo del genere femminile come se fossero colpiti da un virus, contemporaneamente, a centinaia di km. di distanza un gruppo dall’altro, Salisgurgo, Colonia, ecc.

E la tattica aggressiva è la medesima, come fosse scritta sul manuale del perfetto coglione.
Questa Manna dal cielo, che Merkel e soci hanno colto al volo paventando l’immediata chiusura delle frontiere, non è sicuramente un dono di Dio, forse (a pensar male ci si azzecca) a qualcuno è venuta l’idea di usare il sistema berlusconiano, quello per riempire di fans le sue piazze: una borsina di viveri, 50 euro, per venderti l’anima con la promessa che la punizione non sarà esemplare.

 

 

 

(immagine dal web)

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