PIÙ PIAZZA, MENO SOCIAL!

PIÙ PIAZZA, MENO SOCIAL!

 

di Franco DE IACOBIS

Il combinato disposto tra proposta di legge relativa al bavaglio alla rete, i recenti provvedimenti di Minniti-Kossiga e la fiducia posta alla Camera sulla legge elettorale fanno sì che si stia scoprendo il vero volto di questo regime sempre più sfrontato, debole e violento.

Eh sì, perché uno Stato forte non ha bisogno di misure repressive simili.
Né di tristi figuri ormai al tramonto come Fassino, mandato allo sbaraglio in tv dal suo capomanipolo, dopo una resistibilissima ascesa (per mancanza di leader migliori) nel PCI-PDS prima e nel PD poi.

Oggi va a spendere quel po’ di fiato che gli rimane perorando la causa di un indifendibile PD al soldo di Renzi e dei suoi referenti finanziari.

E’ ora di far riecheggiare vecchie/nuovissime parole d’ordine: “Ribellarsi è giusto“, “Ci volevate schiavi, ci avrete ribelli“.

NON E’ PiU’ PENSABILE RIMANERE DIETRO LO SCHERMO DI UN PC A DIGITARE SLOGAN.
E’ LA PIAZZA CHE CI ASPETTA.

Poi torneremo al pc, ma ora è la piazza il nostro cammino naturale: insieme con gli operai dell’ILVA, con i migranti “clandestini” (non si sa bene poi cosa intendano con questo termine), con gli ultimi della terra, con i diseredati, con le donne che hanno voglia di liberarsi da nuove catene che le assediano, con la middle class diventata categoria di nuovi poveri, buttata fuori dalle proprie case messe all’asta da banchieri avvoltoi, con i soldati morti di cancro da uranio impoverito, con i ragazzi che studiano in scuole fatiscenti, con i docenti che VOGLIONO rimanere a prestare il loro servizio in una scuola pubblica ormai indegna di questo nome, con i valligiani della Susa che si oppongono alla TAV, così come gli altri alla TAP.

MANIFESTIAMO in ogni occasione e modo possibili!
E’ tempo di tornare in piazza.
LETTERA APERTA A CHI BAZZICA LE STANZE DEL POTERE

LETTERA APERTA A CHI BAZZICA LE STANZE DEL POTERE

ribellarsi

 

Lettera firmata

Oggi, come tante mattine, mi sveglio alle sei dopo aver sognato una banconota da cinquanta euro passare di mano e andare via. I miei figli erano silenziosi e presenti, mia moglie nel sogno aveva consegnato quell’unica banconota a una gentile signora di uno sportello delle poste.

Ma, da sveglio, le cose non sono migliori.

Ditelo ai signori, incravattati in quel consesso, CHE COSA SIGNIFICA alzarsi al mattino per andare a lavorare dove sai che tra poco verrai lasciato a casa, lavorare gratis perché l’azienda non ti corrisponde lo stipendio da due mesi, ma andarci lo stesso perché non esistono più rappresentanze in grado di difenderti efficacemente, andare sapendo che tutte le ferie non godute (una quantità sterminata) non ti verranno corrisposte mai, andare sapendo che quando verrai lasciato a casa non percepirai gli stipendi arretrati e il TFR se non dopo molti mesi, senza il dovuto preavviso, andare perché l’etica del lavoro che ti hanno insegnato ti farebbe sentire un verme, se tu restassi a casa.

Ditelo, per piacere, che la misura è colma, e che non si dovranno stupire se presto questi milioni di concittadini armati solo della propria umanità si trasformeranno in altro.

Ditelo, che mentre loro discettano di leggi elettorali, dopo aver avuto per decenni le migliori possibilità, e stanno ancora truffaldinamente discutendone, il Paese sta affogando.

Ditelo che mentre qui si piange per mettere in tavola ai propri figli una sottile bistecca loro aumentano le vessazioni, le trappole, tasse, gabelle.

Ditelo che la pietà è morta, e che sono molto fortunati perché abbiamo troppi affetti a cui badare.

Si ricordino che il giorno stesso in cui sapremo che non ci sarà altro da fare che guardare gli occhi tristi dei propri figli di fronte al misero futuro, allora quel tempo lo troveremo.

Ditelo, perché è solo questione di tempo.

 

p.s. Chi scrive non è un sanculotto, né uno sgrammaticato, nemmeno un lanzichenecco al soldo di qualche papa-re

E’ un cittadino con la schiena diritta, che pone l’uomo al centro, e che è pronto a difendere il futuro dei propri figli.

A qualunque costo.

 

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