REFERENDUM SULL’AUTONOMIA: TUTTO QUANTO FA SPETTACOLO

REFERENDUM SULL’AUTONOMIA: TUTTO QUANTO FA SPETTACOLO

immagine di Gian Boy Manetti

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale MovES

Questa grande kermesse dello showbiz della politica che sono diventati certi referendum, conferma quanto già si sa: da un lato si usa la demagogia con il popolo facendogli credere di contare qualcosa pur di favorire gli interessi dei soliti noti – anche se poi di fatto gli verranno date da leccare dal pavimento solo le briciole che cadono dal piatto del sistema – e dall’altro si propaga come una pestilenza l’idea che con le autonomie si risolvono i mali del mondo.
Ma intanto lo spettacolo va in scena…

Il voto di domenica è un voto che innanzitutto dichiara il successo delle politiche neoliberiste e la sconfitta della forma Stato proprio grazie ad esse.

Ci sono responsabilità precise in tutto questo, ovvio, e molte risiedono a sinistra, resta che questo genere di rappresentazioni non fanno che ledere il valore degli strumenti democratici perchè ne abusano fino a renderli vuoti di contenuto e significato.
Intanto, però, lunedì ci è toccato sentire Salvini dichiarare: “Evidentemente i veneti hanno un’identità di popolo più radicata”.

Ecco, questa mancava al novero delle assurdità.
Quale popolo veneto, caro Salvini? Quello che coltiva individualmente solo il suo campicello e che domenica ha rinnegato lo Stato – con Zaia che lunedì ha dichiarato che ci vuole meno Stato – mentre a fronte dell’alluvione di qualche anno fa, entrambi dicevano che si aspettavano che lo Stato facesse per loro quanto gli era dovuto?

E vogliamo parlare del MOSE pagato con soldi di TUTTI gli italiani?
O, meglio ancora, dei soldi usati per il salvataggio delle banche venete? Una bazzecola di qualche miliardo di soldi nostri e un indebitamento dello Stato che deve ripulire i titoli tossici che ricade su tutti gli italiani.

In più, quale popolo veneto se ancora non sappiamo essere popolo italiano, anche grazie a gente come Salvini e chi lo ha preceduto?

Insomma, uno Stato-vacca da mungere, a conti fatti.
Quando comoda, allora va bene che lo Stato faccia il suo dovere; quando invece si tratta di tasse e di ricchezze da trattenere in loco, allora lo Stato è di troppo, deve scansarsi a lato.

E che dire di quel popolo veneto che questa forma di furbo mercimonio verso lo Stato lo ha proprio imparato da 60 anni di dominio e strapotere clientelare democristiano che dice di voler superare attraverso il consenso alla Lega Nord?

Il bello è che oggi, come allora, quello che Salvini chiama popolo veneto, non vedrà neanche un centesimo in più di benefici economici tanto declamati perchè la borsa dei soldi, in tasca non ce l’avrà mai Pantalone ma qualcuno sta più a nord del nord padano.

Insomma, sono cambiati gli attori ma le dinamiche politiche sono sempre le stesse.
Il popolo, nel frattempo, si illude di contare qualcosa solo per aver detto Sì all’autonomia.

Ma l’autonomia di chi? L’autonomia di cosa?
Perchè a conti fatti se questa sceneggiata andrà avanti in più puntate come sembra, avremo modo di capire piuttosto presto e chiaramente che a beneficiarne sarà la borghesia imprenditoriale e non i cittadini a reddito fisso che vanno in fabbrica e in ufficio tutti i giorni e tirano la cinghia per la crisi.

Bisognerebbe che questi autonomisti si attrezzassero un po’ prima del voto, per capire a chi dicono sì.
Lo stesso vale per i lombardi che ci tengono a riaffermare la difesa della loro ricchezza che esiste solo nella misura in cui la povertà dilaga al centro ma soprattutto al sud.

Inoltre, dicono Sì ad una maggiore autonomia dallo Stato ma intanto TUTTI fanno finta di non sapere che quanto dichiarano non si avvererà mai perchè il sistema UE è colui il quale con cui i sindaci e i governatori, dovranno fare i conti per poter superare gli impedimenti che questa impone allo sviluppo economico ITALIANO.

Siamo infatti curiosi di vedere come gestirebbero/gestiranno la loro autonomia e gli statuti speciali, dovendo rispettare il Fiscal Compact.

Inoltre, che dire pure della velleità autonomo-secessionista dilagante nel nord Italia quando il sistema di potere è tale per cui persino l’indipendentismo catalano si è piegato?

Come si possa non capire che questo referendum altro non è stato che fumo in vendita, si stenta a comprenderlo.
Più ancora non risulta chiaro come non ci si accorga che questo di domenica è solo l’ennesimo spottone pre-elettorale di partiti che al nord hanno perso ogni credibilità.

Peccato che questo megaspot che precede le politiche è costato a TUTTI gli italiani, 50 milioni di euro, ma considerato il credito che viene dato a sedicenti formazioni di sinistra che stanno alleandosi con MDP, invece che invadere le strade dopo la farsa di ieri sulla legge elettorale, forse è vero, in fondo ce lo meritiamo.

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