UN 25 APRILE TRA QUALUNQUISMO E POST IDEOLOGIA

UN 25 APRILE TRA QUALUNQUISMO E POST IDEOLOGIA

Tutto blue

 

di Antonio CAPUANO

Cosa diamine c’entra poi l’europeismo col 25 Aprile e quanto è stato triste e preoccupante lo spettacolo di ieri offerto dalla manifestazione “#TUTTOBLUE“?

Il 25 Aprile non è la festa della Libertà come valore assoluto, ma bensì quella della LIBERAZIONE come evento storico, con tutto il carico culturale, di ideali e valoriale che oggettivamente e profondamente la connota.

Queste semplificazioni, volte teoricamente ad unire, rappresentano il vero dramma del nostro tempo.

Se non conosci il nemico, non puoi combatterlo e così in una società dove non è più rosso e non è più nero e non è né più Destra né più Sinistra, il popolo si confonde e diviene facile preda del disegno Neoliberista che ci vuole esattamente così: svuotati, spaesati, controllabili.

Nell’era della post ideologia succede ad esempio che:

    • In Francia si sfidano due destre e una “certa” sinistra (le virgolette sono d’obbligo) si schiera con Macron perché almeno è apparentemente più moderato e europeista,
    • Di Maio ci augura l’ultimo 25 Aprile dei partiti, per fare cosa? Il CyberRegime? E nel farlo, riscuote approvazione anziché sgomento.

Insomma si vive una crisi di valori, visione e prospettive incredibile e il fatto che oggi quella sconcertante piazza tutta blu (blu, colore insipido e arido come i promotori di un iniziativa priva di senso) fosse piena di giovani, mette ancora più paura per il futuro.

Perché un Paese senza ideali e senza memoria non forma un popolo, ma bensì dei suddetti obbedienti e facilmente domabili. Lo stesso Altiero Spinelli, si sarebbe vergognato per patetico teatrino di ieri…

La foto che vedete in alto poi è un capolavoro e sintetizza perfettamente il dramma consumatosi ieri.

In primo luogo parlare di “patriottismo europeo” è un ossimoro palese e già il non coglierlo è un segnale preoccupante.

In secondo luogo, a detta di più fonti autorevoli (libri, documentari, etc.) la citata Coco Chanel era probabilmente una spia nazista, non esattamente il volto simbolo del 25 Aprile. Un dubbio me lo farei venire.

Vedete cosa succede a confondere libertà e LIBERAZIONE e più in generale nel preferire alla realtà la narrazione?

Succedono cose gravissime e dalle conseguenze inimmaginabili come questa.

Buon 25 Aprile ancora a tutti.

Abbiamo oggi e avremo sempre, il dovere di continuare a resistere anche contro chi vuole costruire le proprie fortune sulla perdita dei valori e la mistificazione storica.

Ieri. Oggi. Domani. Sempre. Resistenza!

Quella vera, però…

Veramente destra e sinistra non esistono più?

Veramente destra e sinistra non esistono più?

Parlamento

di Quarto Pensiero

La cosa che più fa girare le balle è sentire ripetere che destra e sinistra non esistono più. E si può avere un’idea di quanto girino, dalla frequenza con la quale viene ripetuta.

Da Grillo a Salvini, passando per Marchionne, Briatore a tanti altri politologi della domenica, sono tutti uniti nel sostenere che destra e sinistra sarebbero ormai categorie obsolete, ferri vecchi del Novecento, rottami ideologici.

Quelli che invece la parola “sinistra” riesumano solo in occasione di primarie ed elezioni fanno facce strane, come a dire “ancora con questa storia!”, e con moto di fastidio spiegano che i criteri vanno aggiornati, che siamo entrati in un’epoca nuova, e che ciò che poteva sembrare di destra può essere di sinistra e viceversa.

Insomma, il concetto è chiaro, si va a finire sempre lì, destra e sinistra come le conoscevamo non esistono più.

Quello che invece chiaro non è per niente riguarda le implicazioni che tale scomparsa dovrebbe comportare.

Sembra, infatti, che siccome destra e sinistra non esistono più, non si dovrebbe più lottare contro le diseguaglianze sociali, che invece ci sono ancora.

Chi osa farlo, a meno che non sia il papa, viene immediatamente accusato di resuscitare battaglie ideologiche dei tempi che furono.

In sostanza, difendere i diritti del lavoro denota una patologica incapacità di adattarsi al presente, mentre ridurli o toglierli del tutto significa essere già con un piede nel futuro.

Sono gli effetti della globalizzazione, ti dicono.

Bisogna accettare le sfide che essa pone, non ci puoi fare niente, nessuno può fermarla.

Dall’alto dei loro scranni, autorevoli commentatori e stimati economisti rovesciano dosi massicce di sarcasmo non dico su coloro che tale dogma contestano, ma anche contro quelli che osano soltanto dubitarne.

Ogni critica alla globalizzazione è per loro donchisciottismo di ritorno.

A sentir questi entusiasti del mondo unito in un unico meraviglioso mercato, si direbbe che la globalizzazione sia qualcosa nato fuori dalla storia, piovutoci addosso per volontà dell’Onnipotente, una specie di Pietra Nera della Mecca, verso la quale nessun’altra opzione è possibile se non quella di prostrarsi con religiosa devozione, e che sia finito per gli uomini il tempo in cui potevano lottare per modificare il corso degli eventi.

Siccome però nulla autorizza a credere di trovarci per la prima volta nella storia umana di fronte a un fenomeno che ha avuto un inizio ma non avrà una fine, nonché impossibile da correggere, sostenere che “destra e sinistra non esistono più” sembra piuttosto un refrain studiato per delegittimare – ridicolizzandolo come un soldato giapponese – chi lotta, pensando che per neutralizzarne le ragioni basti cancellare le parole.

fonte: http://www.quartopensiero.it/2017/04/veramente-destra-e-sinistra-non.html

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