Peacekeeping operation. Le chiamano così, le guerre, adesso

Peacekeeping operation. Le chiamano così, le guerre, adesso

Attacco alla Siria

 

di Antonio CAPUANO

Una guerra seppur con un altro nome, mantiene lo stesso profumo di sangue.

E così, gli Stati Uniti d’America ci sono ricascati, hanno nuovamente “esportato la democrazia” a suon di missili e in questi casi guai a parlare di morti, la nomenclatura ufficiale li definisce “effetti collaterali” (si, formalmente decine di morti siriani tra cui 4 bambini, equivalgono al prurito che ti lascia la maglia di lana nuova).

Mentre si fanno proclami retorici contro l’Isis, si attaccano duramente i due paesi che più la combattono e si presta così il fianco alla sua avanzata. La famosa pace all’americana, insomma.

Nel frattempo quei cattivoni di Assad e Putin “osano” reagire all’attacco e ovviamente i Paesi NATO corrono prontamente sotto il gonnellino di mamma Usa, lanciandosi in difese improponibili.

A forza di giocare con il fuoco e fin quando non smetteremo di distinguere tra “guerre giuste” e “guerre sbagliate”, dicendo senza mezzi termini che la guerra va condannata a prescindere dai soggetti e dalle motivazioni, non solo questo circolo vizioso non avrà mai fine ma prima o poi salterà il banco geopolitico Internazionale.

Intanto le navi da Guerra russe sono giunte nel Mediterraneo. Occhio perché per passare dalla visita turistica alla nuova guerra fredda, è un attimo.

Dopodiché a quel punto non vi basterebbero nemmeno la diplomazia e la fine nomenclatura internazionale per limitare i danni.

Statene certi…

Siria. Vi lascio alle vostre certezze e mi tengo le mie domande

Siria. Vi lascio alle vostre certezze e mi tengo le mie domande

Putin e TRump

L’indignazione rimane come al solito superficiale se non diventa prima analisi e poi critica dei meccanismi anche economici dei conflitti.

 

di Francesco MAZZUCOTELLI – Esperto di studi internazionali e politica mediorientale

Mi scuso in anticipo se quello che sto per dire potrà urtare la sensibilità di qualcuno.

Le immagini di Idlib mi hanno turbato, come penso abbiano turbato qualsiasi essere umano con un minimo di decenza. Eppure mi chiedo: le persone che in questi giorni hanno parlato di “fine dell’umanità” dove hanno vissuto finora? È stata forse più umana la carneficina occorsa per responsabilità di molte parti, e non di solo di una, da ormai cinque anni?

È atroce morire a causa delle armi chimiche (comunque siano andate le cose a Idlib), ma è forse più umano, più delicato morire sotto un bombardamento convenzionale o il tiro dei cecchini?

È davvero possibile accettare frasi come quelle che mi è toccato leggere oggi, secondo cui le vittime dei bombardamenti convenzionali sono solo “effetti collaterali” e quindi, par di capire, contano meno dei morti in condizioni atroci?

Siamo davvero così assuefatti, così mitridatizzati da scandalizzarci della guerra solo se ogni tanto avvengono episodi particolarmente efferati?

Le gare del dolore (chi è più vittima?) mi hanno sempre disgustato, ma penso alle centinaia di persone atrocemente massacrate in queste ore nella regione congolese del Kasaï; una regione di cui ignoreremo persino l’esistenza, i traffici e i signori della guerra fino a che non vedremo file di cadaverini allineati in uno scatto d’effetto.

Le immagini sono terribili, la prima risposta è emotiva, ciascuna persona ha il suo modo di declinare e di esprimere queste emozioni.

Poi però deve subentrare il momento dell’analisi e del discernimento etico e politico.

Altrimenti, come spesso accade, l’indignazione è solo dichiarativa e dura lo spazio di una giornata.

Il tempo che basta per mettere la scritta “Save Syria” sulla propria immagine di profilo prima di tornare a parlare degli aperitivi al Salone del mobile.

Le reti della pace e i gruppi per il disarmo spiegano meglio di come potrei fare io chi ci guadagna dal gigantesco affare della guerra. Non sarebbe il caso di indignarsi su questo punto con assidua costanza?

Cosa si intende quando si dice che “bisogna fare qualcosa”?
Un conto è dire che bisogna intervenire sui governi per limitare i traffici di armi e le transazioni finanziarie che foraggiano l’economia di guerra di tutte le fazioni coinvolte.

Tutt’altra cosa è fare il tifo per un’operazione militare, magari a guida americana. Sento gente difendere oggi la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein nel 2003, anche sapendo cosa è successo dopo.

Qual è il prezzo di starsene inerti, con le mani in mano, mentre accadono atrocità di vario genere?

Ha moralmente, politicamente, umanamente senso che alcuni bambini muoiano in un bombardamento convenzionale (su Damasco, su Baghdad, su Belgrado) per evitare che altri bambini muoiano (a Idlib, a Halabja)?

Sono domande da rimanerci svegli la notte.

Vedo invece gente sicurissima delle proprie convinzioni, che usa Facebook per spandere le proprie sicurezze, senza nemmeno rendersi conto di essere il più delle volte manipolata dalle varie bande in circolazione.

Che dire? Tenetevi le vostre certezze (del cazzo), io mi tengo i miei interrogativi.

 

Siria. Si fa presto a dire: basta coi morti!

Siria. Si fa presto a dire: basta coi morti!

Strage Idlib

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

L’orrore per la strage avvenuta in Siria in queste ultime ore, è intollerabile e in ognidove tutti si scagliano con veemenza contro Assad e senza conoscenza approfondita della realtà della Siria e di cosa abbia generato questo genocidio.

OGNI GUERRA è profondamente SBAGLIATA perchè sappiamo tutti che essa nasca solo dall’interesse ECONOMICO o GEOPOLITICO il quale, comunque, è sempre finalizzato al controllo di una zona del mondo di particolare interesse legato ad un profitto, ma dire “Basta coi morti!” non solo non serve ma neanche genera quel movimento d’opinione necessario a portare milioni di persone nel mondo ad unirsi per opporsi alla guerra.

Ormai tutto si ferma al proclama.

Così come accade per le questioni di casa nostra, altrettanto pensiamo che non serva fare un’analisi seria per comprendere dove origini ciò che produce morte e distruzione, ma che basti poter genericamente gridare il nostro rammarico e il nostro rifiuto per aver fatto quanto serve per fermare gli assassini.

Ma una volta emesso quel grido, le bombe smettono di cadere e i bambini non vengono più massacrati? NO.
Come fu per il Vietnam, anche con la Siria e altri focolai di guerre nel mondo, serve SAPERE chi ha avuto interesse a far scoppiare simili atrocità.

Più ancora serve chiedersi perché, A DISTANZA DI 5 ANNI DI GUERRA, dopo anni di criminali SILENZI e con migliaia di bambini IMMOLATI in nome dell’interesse di qualcuno, proprio OGGI, i media diffondano video e notizie su questo massacro.

Serve chiedersi perché improvvisamente e dopo aver visto le strade siriane allagarsi di sangue innocente nel silenzio generale, SOLO OGGI ascoltiamo il clamore mediatico di notizie rimpallate da una parte all’altra del globo.
OGGI che dopo aver contribuito in modo saliente a sconfiggere l’ISIS e a liberare la Siria, Putin diventa ancora più temibile per l’occidente.

OGGI dopo il sanguinoso attentato di San Pietroburgo, dopo l’uccisione di due diplomatici russi avvenuti mesi fa, proprio oggi che Putin ha dimostrato di poter essere ancora un avversario temibile per i signori della guerra che stanno comodi nelle loro stanze dei bottoni a decidere quale fetta di umanità sterminare.

La vicenda siriana NON è come ce la stanno raccontando da tanto, troppo tempo, perché è stato dimostrato con documenti di cui è stata data notizia in sordina, che i primi attacchi con armi chimiche contro il popolo siriano, sono stati voluti da Arabia Saudita, Turchia e frange estremiste siriane al soldo delle intelligence straniere.

Non è nemmeno vero che gli U.S.A. sono intervenuti per debellare l’ISIS dopo averne provocato la stessa creazione e anche di questo esistono prove documentali, le stesse che esistono anche a dimostrazione che l’Olocausto siriano è stato VOLUTO dall’amministrazione OBAMA e da quella Hillary Clinton per cui in tanti si sono autoflagellati quando ha perso le elezioni americane

Il mondo è in ginocchio sempre e solo a causa dell’imperialismo americano, a causa delle oligarchie americane che affamano i popoli dell’America del Sud,  e anche del Sud Europeo, a causa di quel pugno di uomini che sottomettono miliardi di altri.

Ma intanto, dicono in molti, anche se si fa tutta l’analisi non cambia nulla, Assad, Netanyahu, Erdogan e compagnia cantante, sono tutti uguali, evitando di VOLER VEDERE che Assad si è difeso da un’aggressione decisa e organizzata a vari livelli, a tavolino nei centri di potere che comandando il mondo.

Dire che si è contro la guerra senza fare distinzioni, nel caso della Siria è fare la stessa operazione che le destre del mondo e i filosionisti fanno con i palestinesi che si stanno DIFENDENDO dall’attacco israeliano vecchio di 70 anni, ormai.

Chiunque veda il proprio paese sotto attacco e sappia di avere un alleato, normalmente vi ricorre, specie se quell’attacco è funzionale UNICAMENTE a favorire gli interessi dell’occidente alla balcanizzazione del proprio paese, come in questo caso, considerato che la Siria faceva la propria storia senza dare fastidio a nessuno, a parte il fatto di avere Putin come alleato.

Anche a causa di questo, i signori della guerra, un bel giorno si son detti che fosse il momento di smembrare la Siria e dividerla in tanti staterelli e di deporre un capo di Stato legittimamente eletto, per il loro laido interesse economico e politico e di farlo in modo che l’informazione globale provocasse nell’opinione pubblica occidentale la percezione che quello stesso capo di Stato sia un criminale feroce, così da poterlo combattere col placet di una massa sterminata di persone.

Alla luce dei fatti, cosa avrebbe dovuto fare Assad?

Ma più ancora, noi che SOLO OGGI ci stracciamo le vesti dopo ben SEI anni di indifferenza, cosa faremmo e cosa vorremmo se sotto quelle bombe ci fossimo noi?

Nel mondo che conosciamo, non esiste governo o capo di Stato che abbia le mani completamente pulite, questo lo sappiamo tutti, ma da qui a definire criminale chi si sta difendendo, chi si avvale di un alleato, chi lotta perché il suo paese non venga frazionato e il suo popolo decimato o disperso, ce ne passa.

Dovremmo ogni tanto ricorrere al ben dell’intelletto e all’onestà in questo senso e ricordarci che quando sotto le bombe ci siamo stati noi, non abbiamo visto i morti causati dalle forze alleate come ad un orrore ma come ad un LOGICO DANNO COLLATERALE che era tragicamente necessario.

Così come dovremmo ricordarci che la politica internazionale richiede documentazione e studio, più ancora della politica di casa nostra.
Perché poi si fa presto a gridare “Pace!” ma se non si va alla VERA RADICE DEI PROBLEMI e se non si individua realmente chi li genera, quella pace non esisterà MAI perché non solo non avremo saputo esattamente a chi chiederla, ma soprattutto avremo combattuto contro un falso nemico facendo più o meno inconsapevolmente, gli interessi di chi ha voluto tutti quei morti.

L’interesse sempre e solo dell’imperialismo e del capitalismo, tanto per cambiare.

 

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