Lo sfruttamento dei consumatori

Lo sfruttamento dei consumatori

Zygmunt

Se oggi il welfare state si vede tagliare i fondi, cade a pezzi o viene deliberatamente smantellato è perché le fonti di profitto del capitalismo si sono (o sono state) spostate dallo sfruttamento della manodopera operaia allo sfruttamento dei consumatori.

Zygmunt Bauman

MA ANCORA NON AVETE CAPITO CHI RAPPRESENTA MACRON?

MA ANCORA NON AVETE CAPITO CHI RAPPRESENTA MACRON?

Emmanuel Macron

Emmanuel Macron ha un programma politico euro-ortodosso, di pieno rispetto delle regole della UE.

È un uomo allevato nel nido delle élite finanziarie e di alto rango, quindi espressione DIRETTA della Troika in seno ad una democrazia.

Tutto quello che farà sarà né più né meno applicare il solito diktat: tagli su tagli al pubblico e austerità.

La famigerata Commissione Europea ha già dichiarato che anche la Francia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità.

Questa storia oltre a fare senso, fa anche schifo e non si capisce quale diritto abbiano per determinare che un paese viva al di sopra delle sue possibilità.
Rispetto a cosa? Rispetto a chi?
E come mai tutti stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità?

Il mantra è sempre lo stesso.
Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e adesso la Francia.
Uno ad uno vanno giù tutti.

E nessuno, NESSUNO, dice che la Finlandia sta diventando la Grecia del nord.

Ma non vi viene un dubbio?
Quindi, secondo logica, Macron sarà per la Francia quello che Renzi è stato per l’Italia: il liquidatore dello Stato in tutte le sue forme.

Continua, quindi, il saccheggio delle risorse dei paesi dell’eurozona da parte del neoliberismo.
Dove passa lascia solo fame e miseria.

Senza più potersi autodeterminare nelle scelte politiche, economiche e sociali, si decreta il danno strutturale delle economie, ma da far pagare unicamente ai lavoratori.

Si elimina definitivamente chi è già ai margini.

E c’è ancora chi nega che ci sia una guerra in atto solo perché non scorre il sangue per le strade.

Certo Macron non fa dichiarazioni violente, xenofobe e non è omofobo, ma quando poi non sarà garantito il diritto al lavoro, alla casa e all’assistenza sanitaria gratuita, conterà davvero qualcosa potersi sposare se si è gay?

Però Macron è il male minore e il pericolo è SOLO la Le Pen.

Ok, se lo dite voi…

P.S.: com’era la storia che il popolo francese non è il popolo italiano e che non sono pecoroni come noi?
A giudicare da questo voto non sembrano esserci granché differenze.

Ivana Fabris

Per la corsa alla privatizzazione di tutto, i soldi non mancano mai

Per la corsa alla privatizzazione di tutto, i soldi non mancano mai

 
Soldi buttati nelle privatizzazioni
 

di Ivana FABRIS

Il sistema impone che si incrementi incessantemente e progressivamente, ogni forma di privatizzazione.

Qualunque ambito riguardi il pubblico, viene svilito e reso incapace di competere e dare un servizio adeguato alle richieste del bacino di utenza relativa.

Il potere continua a colpire indistintamente quello che appartiene ai cittadini, quello che ogni italiano ha pagato e paga con quanto versa nelle casse dello Stato che, invece di essere reinvestito in servizi, viene subito reindirizzato al mantenimento del profitto di un nucleo ristretto di individui e all’arricchimento del sistema finanziario che ci sta opprimendo e lo fa col consenso della massa.

Tutto ciò che è pubblico viene ulteriormente disorganizzato e reso privo di mezzi economici per effettuare manutenzione e riparazione, per renderlo moderno ed efficiente, così da alimentare il mantra da tempo già presente in questo paese, che SOLO il privato funziona mentre il pubblico va sempre peggio, con un sistema propagandistico che “non fa prigionieri” ed è efficacissimo nel convincere la massa di persone che non conoscono la realtà oggettiva e che si informano solo attraverso i media ufficiali, che privatizzare i servizi sia la soluzione.

La cementificazione selvaggia, poi, la fa da padrona malgrado i territori italiani denuncino il grave stato di depredazione e di impoverimento dell’ambiente, del suo insulto continuativo e le recenti scelte del governo (non ultima l’aver eliminato il Corpo Forestale dello Stato, per giunta militarizzandolo con ciò che significa a livello della sua funzione e della catena di comando a cui rispondere) depongono tutte a SFAVORE dell’ambiente e dell’essere umano che lo abita.

Un caso recente è quello dell’inutile autostrada di 3 chilometri, nel tratto che va da Albano ad Ariccia, nel Lazio.

Costo: 220 milioni di euro.
Costo prelevato dalle tasche dei cittadini e finito in nulla, tra l’altro.

Potenziare invece la linea ferroviaria Roma-Velletri, con un immenso beneficio dell’ambiente e dell’intero quadrante dei Castelli Romani, sarebbe costato tra i 150 e i 180 milioni (dalle cifre stimate dal Comitato per il raddoppio della linea) e i vantaggi sarebbero stati molteplici, tra cui un importante servizio all’utenza oltre che all’ambiente.

Le lobby di costruttori che sono coinvolte, godono naturalmente dell’appoggio incondizionato del partito che siede al governo del Paese e dell’assenza di una risposta POLITICA che da troppo tempo, ormai, si limita ad enunciati e proclami, mancando però di organizzare la cittadinanza che vuole opporsi agli abusi del potere.

L’unica parte politica a farlo, purtroppo, è ancora e solo quella destra becera e xenofoba che non manca mai di essere opportunamente (e opportunisticamente) presente, mentre quella che continua impropriamente a definirsi sinistra, si limita a convegni o a contarsi, salvo poi stracciarsi le vesti per l’aumentato consenso di Lega e altre entità di destra, in molte realtà locali.

Di questo fattore, soprattutto, beneficia chi vuole svuotare di significato e di valore la parola PUBBLICO.

Ai cittadini, quindi, non resta che organizzarsi da sè sulla scorta di Comitati e Liste Civiche, ma al di là delle mere azioni locali mirate all’ottenimento di un dato risultato su un dato problema, poi di fatto nulla cambia e anche gli eventuali risultati raggiunti finiscono col fallire.

Da troppo tempo nascono Comitati e Liste Civiche, con una speranza che diviene subitaneamente illusione, di poter contare e di cambiare la realtà, ma non possiamo più continuare a tacere davanti all’evidenza che dove manca la politica con un programma serio e omnicompensivo di tutti gli ambiti che riguardino il governo di una città o di un territorio, alla fine non cambia mai nulla.

Quindi, di fatto, fa molto comodo al sistema che i cittadini si organizzino ma alla fine non contino.
La ragione è piuttosto semplice: questo modo di agire, restituisce loro la sensazione di essersi impegnati e parecchio e al tempo stesso li frustra e delude nel rendersi conto che il loro impegno non è praticamente servito a nulla, portandoli così ad essere rinunciatari verso qualsivoglia altra azione.

Fino a che tutto continuerà a seguire questo trend, il neoliberismo continuerà a spogliarci di ogni nostro diritto e di quanto, per definizione, ci appartiene.

Per questo noi del MovES non smetteremo MAI di dire e di dimostrare che se oggi non mobiliti e organizzi le persone che potrebbero fare davvero la differenza sull’esito di queste nefandezze, alla fine diventi funzionale al sistema stesso e che, per questa ragione, vogliamo essere e siamo al fianco dei cittadini per far sì che ogni protesta si traduca in un colpo messo a segno contro al sistema.

Padoan avvelena anche te. Digli di smettere

Padoan avvelena anche te. Digli di smettere

Pier Carlo Padoan

di Massimo RIBAUDO

Ci ricordiamo quale era l’UNICO obiettivo dichiarato del Governo Gentiloni al momento del suo insediamento?
Ma certo che ce lo ricordiamo.

Approvare in Parlamento una legge elettorale ed eliminare finalmente la situazione paradossale di rappresentanti del Popolo eletti con legge incostituzionale, come da sentenza 1/2014 della Suprema Corte, che approvano – contro la stessa sentenza –  norme che sconvolgono l’intero ordinamento statale, assoggettandolo sempre più alle imposizioni del modello ordoliberista europeo guidato dalla Germania e dai suoi stati-satellite.

Viviamo in un regime giuridicamente illegittimo. Va sempre ricordato.

Ma non si parla mai, seriamente, di legge elettorale (se non con spot degni dei promo dell’Isola dei Famosi).

Si continua invece a voler smembrare lo Stato e renderlo totalmente preda della finanza europea e internazionale, promettendo una ripresa economica che sono ormai nove anni che non arriva e non arriverà mai.

Intanto assistiamo al tragico rito della presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF) del Governo che come al solito verrà approvato grazie alla fiducia. Esso rappresenta la formulazione di tutte le linee guida della futura Legge di Stabilità.

Questa parola non è scelta a caso. Da quando si nomina “la stabilità” il Paese, in ogni suo settore, sia economico, politico, culturale, civile, non si muove. E’ morto.

Al di là della solita propaganda governativa i numeri positivi rappresentano un’entità marginale del quadro macroeconomico reale: i cittadini lo sanno benissimo e lo vivono nel loro quotidiano, mentre il numero delle persone che vivono un grave disagio economico e sociale continuano ad aumentare di anno in anno.

Il governo fa finta di credere, e soprattutto di far credere agli italiani, che una minima crescita del Pil nominale rappresenti un successo della sua politica completamente prona al modello imposto dalla Commissione Europea e dalla BCE. Un modello che, come ricordato da Mario Monti, vuole distruggere la domanda interna, per creare disoccupazione e quindi abbassare i salari. Lo ha detto pubblicamente. E questo Governo continua a rispettare questo principio criminale.

Intanto si stanno realizzando le condizioni perché il Meccanismo Europeo di Stabilità (il Fondo Salva Stati che salva solo le banche) diventi il nostro Fondo Monetario Europeo e istituzionalizzi la Troika come unico ente sovrano sui bilanci degli Stati.

Perché ho parlato di rito, quasi senza alcun senso, di tragedia della democrazia e della sovranità costituzionale dello Stato italiano?

Ce lo dice il Ministro proprio nella premessa del suo documento: “l’obiettivo prioritario del Governo – e della politica di bilancio delineata nel DEF – resta quello di innalzare stabilmente, la crescita e l’occupazione, nel rispetto della sostenibilità delle finanze pubbliche”.

E’ ovvio che premessa e conclusione si escludono a vicenda.

Come vorrebbe realizzare l’impossibile, il nostro Ministro dell’Economia?

Vediamo il primo elemento.

“Una Pubblica Amministrazione più efficiente, semplice e digitale, parsimoniosa e trasparente”.

“Parsimoniosa”.

Il Governo continua ad adottare il dogma della cosiddetta “austerità espansiva” che ha causato la più grande crisi del debito privato dai primi del ‘900 al oggi.

Lo ripeto: la crisi è determinata dal debito privato (esempio semplice: se non puoi curarti gratis, dovrai spendere il tuo reddito per farlo), dalla mancanza di risorse nelle famiglie, dalla scarsità di domanda, dalla disoccupazione endemica alla quale si vuole far fronte con piccoli oboli elettorali.

Cosa vuol fare questa “parsimoniosa” amministrazione a fronte di quanto ha scritto Claudia Marin su Quotidiano.net?
Oltre un milione di dipendenti pubblici andrà in pensione nei prossimi 9-10 anni. E se spostiamo l’orizzonte a 15 anni le uscite supereranno il milione e 600mila. In pratica, in assenza di adeguato ricambio, di cui questo Governo chiaramente non parla mai, assisteremo a un vero dimezzamento degli attuali organici della Pubblica amministrazione, che sono già fortemente sottodimensionati (significa che i cittadini devono pagare privatamente più assistenza, più consulenti, più medici, più avvocati, più commercialisti, e non potersi fornire dei servizi pubblici).

E questo è un altro grave motivo di crisi.

Ma per carità, lo Stato deve sparire, e non se ne parli più.

Secondo l’assurda narrazione dei teorici della bontà delle politiche di austerity, le politiche di taglio della spesa pubblica alimenterebbero la crescita.

Meno lavoro, meno soldi, più crescita!

Siamo proprio nella neolingua di Orwell.

Per arrivare a queste conclusioni si effettuano una serie di ipotesi irrealistiche sul comportamento dei consumatori e degli imprenditori secondo le quali una riduzione della spesa pubblica genererebbe aspettative di calo della pressione fiscale e dei tassi di interesse (questi sono già al minimo, voglio ricordarvi); e ciò, a sua volta, porterebbe a una revisione dei piani di spesa delle famiglie e delle imprese tale da imprimere un incremento alla spesa per beni di consumo e investimenti produttivi. Da qui l’aumento del Pil.

Tranquilli: non è mai avvenuto.

È sulla base di simili congetture che molti economisti e numerosi istituti di ricerca hanno effettuato previsioni di crescita anche in Paesi in cui erano in atto severe politiche di austerità, decretandone la completa rovina. Così in Grecia, come in Portogallo, in Finlandia e in Italia, appunto.

A cosa ha portato questa favola, questo falso storico?

Alla più grave crisi occidentale, dalla quale non possiamo uscire.
E cosa fa il Governo per uscirne? Inietta ancora più veleno nel sistema. Perché questi sono gli ordini.

Pier Carlo Padoan è felice di iniettare questo veleno.

Ecco le sue parole nell’audizione del 19 aprile al Senato: “Una inversione della politica di consolidamento sarebbe controproducente”, sarebbe “una scelta rovinosa per il Paese di cui pagherebbero le conseguenze soprattutto i ceti più deboli”.

A questo punto si deve citare uno degli autori che meglio ha illustrato la dinamica dello Stato consolidato alle quali queste linee guida governative aderiscono in modo totale e servile.

Mi riferisco al fondamentale saggio di Wolfgang Streeck, “Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico”.

Il noto e autorevole sociologo e storico dell’economia, Presidente emerito dell’Istituto Max Planck per le Scienze sociali di Colonia, sottolinea il passaggio dallo “stato fiscale”, dipendente e responsabile di fronte ai cittadini per il proprio finanziamento, allo “stato indebitato”, dipendente e responsabile di fronte ai propri potentissimi creditori (le banche d’affari internazionali e le loro “società di recupero crediti”), e infine allo “stato consolidato”, caratterizzato dal deficit democratico delle decisioni prese solo dall’Unione Europea e da soluzioni autoritarie per la repressione dei conflitti sociali.

Il potere dei possessori del debito, banche e fondi finanziari risulta proprio confermato dalla gestione della crisi del 2008, che è stata affrontata trasferendo risorse dei contribuenti a istituzioni finanziarie che avevano versato relativamente poco in termini di tasse e che avevano estratto consistenti rendite dalla proprietà di titoli di stato: se quindi c’è un problema di eccessiva spesa pubblica, essa è dovuta a un difetto di democrazia, non a un suo eccesso.

I costi della crisi sono stati scaricati sulla gran parte dei cittadini, in modo da evitare le ire dei “mercati”, ovvero degli stessi possessori del debito degli stati.

Ecco perchè “privatizzare” significa di fatto continuare a finanziarizzare il sistema pubblico, e creare ancora più deficit.

Per Streeck, in questo quadro, nella “diplomazia finanziaria internazionale”, il sostegno internazionale a uno stato debitore diventa un “atto di solidarietà” ai suoi creditori e al ceto superiore dello stato debitore (i maggiordomi governativi delle istituzioni europee), che trae anch’esso benefici dalle politiche di austerità.

Altro che tutelare “i ceti più deboli”.

E arriviamo, quindi, alla seconda “soluzione”, che è il secondo potentissimo veleno, che il Governo vuole propinare alla nostra economia e al sistema Paese.

LE PRIVATIZZAZIONI.

Non sono ancora sicuri di nulla, non dicono ancora qualcosa di chiaro sul futuro riassetto della Cassa Depositi e Prestiti e di Poste Italiane (le sedi più importanti degli investimenti pubblici e del risparmio degli italiani), ma il Governo lancia continui segnali di “amorosi sensi” al “business environment”, gli investitori esteri che potranno entrare direttamente nelle stanze dei bottoni degli ultimi promotori di politica economica pubblica che ancora non sono loro prede.

Coloro che stanno arricchendosi con il modello che sta strangolando ogni giorno di più la Grecia dovrebbero essere quelli che salveranno l’Italia?

Svendere quote azionarie, e quindi finanziarizzare, e quindi far entrare capitale privato estero nel nostro principale motore di controllo dello sviluppo economico pubblico significa soltanto assoggettarci in modo completo al volere di quelle istituzioni finanziarie e politiche che compongono il modello ordoliberista europeo che è l’esecutore materiale di un processo continuo di colonizzazione degli Stati del Sud Europa.

Quindi il Def e la futura Legge di Stabilità andrebbero letti esclusivamente come Decreti di Protettorato sull’Italia.

Sempre più italiani stanno comprendendo questo, nonostante il maquillage che subdolamente il Governo fornisce in qualche legge di sussidio temporaneo e insufficiente a riconsegnare fiducia ai cittadini e un orizzonte futuro a famiglie, lavoratori, disoccupati e giovani.

Quindi, credo che questa continua iniezione di veleno finirà. Sempre che ci facciano votare, un giorno.

“È il capitalismo bellezza”. Ma a che prezzo?

“È il capitalismo bellezza”. Ma a che prezzo?

Ponte crollato sulla A12. “Qualcosa è andato storto”. Storto?

 

di Antonio CAPUANO

Quando l’utilitarismo dei free rider privati, incontra l’immorale connivenza del settore pubblico, succede che si fanno gare d’appalto fasulle al ribasso e la pubblica utilità viene sacrificata sull’altare degli interessi particolari.

L’autoregolazione neoclassica del mercato è modello accademicamente​ efficiente e “la mano invisibile del mercato” teoria affascinante.

Il problema degli economisti neoclassici è che per loro il mondo finisce nei libri, gli manca la componente umana e se ti manca la componente umana magari succede che, mentre il punto​ di equilibrio è stabile, i ponti lo sono meno e la gente purtroppo muore.

È il Capitalismo bellezza” avrebbe detto qualcuno e se il profitto supera i costi, allora anche la vita e la morte possono ridursi a contabilizzabili fattori di rischio, pare. Viene confermato come sempre più evidente, che più che il modello keynesiano, a fallire sia stata l’umanità e il Capitalismo trionfante altro non è che un amara concretizzazione di questa deriva.

Non servono gli economisti a questo punto per capire che sarebbe necessario ravvedersi e tornare indietro, difficile? Si, ma non impossibile purché si inizi a volerlo nonché a lavorarci.

Come dicono gli inglesi “Business is Business”.

Ma pure la vita non mi pare un bene secondario, sarebbe il caso di iniziare a farsi qualche domanda e agire prontamente di conseguenza…

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