FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA CON LA POLITICA DEI MEDIA…

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA CON LA POLITICA DEI MEDIA…

politica

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Responsabile Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

 

Ancora un morto sul lavoro, due giorni fa.
Era l’operaio di una cava a Carrara. Aveva 37 anni e un figlio piccolo. È rimasto schiacciato sotto ad un blocco di marmo.

Un operaio di quelli che fa il dato statistico della ripresa dell’occupazione con un contratto a tempo determinato di UNA SETTIMANA.
La politica del mainstream, proprio su questi dati ci dice infatti che va tutto alla grandissima…

 

La condizione del paese, invece, è sempre più drammatica.
A ben vedere ci sarebbe da lavorare politicamente senza sosta, giorno e notte, per mettere mano alle sempre più gravi emergenze ed urgenze, ma non lo si fa e tutto il mainstream è appiattito a parlare del pericolo Salvini, come se tutto il disastro attuale dipendesse solo da lui, come se lui solo avesse generato questo inferno dei viventi a firma PD.

Tra l’altro, con una tipica devianza che si è creata nella sedicente sinistra radicale e nel centrosinistra dal 1993 in poi, non si parla di Lega ma di Salvini, così come non si parlava di Forza Italia ma di Berlusconi e altrettanto non si è parlato di PD ma di Renzi. Non si parla e non si è parlato, dunque, di politica ma di PERSONAGGI della politica.
Anzi, i partiti che essi rappresentavano e rappresentano, sono sempre stati solo comparse su uno sfondo indistinto, comitati elettorali permanenti da muovere e nominare solo all’abbisogna.

 

Ed è così che ci troviamo, oggi, ad un totale svuotamento di ciò che invece è e DEVE essere la politica.
Ragione per la quale, man mano si è proceduto in questi ultimi 20 anni circa a destrutturarne il contenuto e il senso, si avanzava a dare forza al leaderismo.

La politica Pop, quella del gossip politico ma MAI della discussione, della crescita delle coscienze e del confronto, tantomeno della costruzione di un’alternativa seria a nessuno dei tre leader di cui sopra.

 

In virtù di quanto appena espresso, ecco che ci ritroviamo quindi dinnanzi ad un passaggio storico e politico importantissimo e, invece di occuparsene, le tifoserie si scannano sulla carta da indovinare nel solito gioco (truccato) delle tre carte messo in atto dal sistema propagandistico a reti unificate.

Peccato solo che, fuori dalla porta di casa nostra, accadano eventi che senza tema di smentita si possono definire epocali.
Il tutto nel silenzio generale dei media e inevitabilmente è proprio questo che orienta sia il dibattito sia la percezione dei reali pericoli che corriamo sia la scarsissima attenzione ai cambiamenti in atto.
Poi, però, a chiedere in giro nessuno più guarda talk-show politici e TG, salvo poi comportarsi pavlovianamente secondo ciò che questi diffondono: Salvini, Salvini, Salvini.

Infatti, proprio in queste ultime ore, Trump sta nientemeno che provocando l’Europa relativamente alla sua permanenza nella NATO e, poichè ha stabilito che questo organismo costa davvero troppo e serve davvero a poco, se intanto che sferra la mossa finale alla NATO, dà una spallata alla Germania e alla UE, si porta avanti col “lavoro” che ha in mente di fare riguardo al nostro futuro.
Il punto però è seguire attentamente quanto avviene per capire quali saranno le conseguenze e, inoltre, quali i passi successivi che Trump agirà contro la Germania e la UE.

 

La partita, quindi, si fa interessante.
Pare, però, che troppo pochi abbiano voglia di occuparsene (di questo come degli immani problemi di un popolo che sempre di più è stremato) e in generale per ciò che riguarda la discussione politica, si continua solo a farsi dettare l’agenda dei problemi di cui dibattere, dal mainstream.
Per forza poi Salvini stravince, eh?

 

 

politica

LA DISOCCUPAZIONE E’ UNA STALKER IMPIETOSA

LA DISOCCUPAZIONE E’ UNA STALKER IMPIETOSA

Stalker

In questi giorni sto leggendo un libro dove la protagonista è vittima di uno stalker impietoso e violento.

Al di là della trama a tratti prevedibile (nulla di aulico, è solo l’ultimo libro di Nicholas Sparks), ad un certo punto i comportamenti e la psicologia dello stalker che vengono descritti in alcuni passi mi hanno fatto suonare nella testa un campanello di riconoscimento.

Il parallelismo è giunto improvviso e inevitabile: la disoccupazione è come una stalker, impietosa, violenta e che non fa prigionieri, solo vittime.

Pensiamoci insieme:

La disoccupazione si innamora di te, e decide di non lasciarti mai più: nella sua mente malata, tu e lei siete destinati a restare insieme per sempre, fino a che morte non vi separi. Della disoccupazione, infatti, e in particolare dello stato mentale che essa porta e comporta, si finisce per non liberarsi mai. Anche nei periodi di “lavoricchi”, la disoccupazione è lo spettro, la compagna di vita che non ti abbandona neanche per un momento.

La disoccupazione ti isola: esattamente come uno stalker geloso (e come certi amanti/amori distruttivi), la disoccupazione ti isola, perché da solo sei più debole ed è più facile “nutrirsi di te”, delle tue paure, angosce, negatività, del tuo terrore, della tua impotenza e rassegnazione.

Da solo sei più controllabile, e ti viene meno voglia di rompere il circolo vizioso: se sai che devi farlo da solo, che nessuno ti aiuterà, finirai per non farlo mai, e convincerti di non averne le forze, le capacità, il coraggio.
La disoccupazione ti fa sentire impotente e inabile: la disoccupazione passa, ore, giorni, mesi, anni a sussurrarti all’orecchio che “non sei abbastanza, non vali niente”, nessuno ti vuole e ti vorrà mai, tranne lei. Alla lunga, la disoccupazione riesce a piegarti, a convincerti che davvero non vali nulla ed è per quello che ti trovi nella situazione in cui ti trovi. Anzi, è per quello che ti meriti la disoccupazione. E nessuno può aiutarti, una volta che ti ha preso/a di mira. Né le istituzioni, né la famiglia o gli amici… nessuno. Punto 2: sei solo, con la disoccupazione, ovviamente.
La disoccupazione ti affama: ecco, non arriva ad ammazzarti il cane e il gatto, ma ad affamarti, quello si. ogni giorno, tutti i giorni, psicologicamente e fisicamente, di affetti, speranze, sogni, possibilità, la disoccupazione ti affama e si nutre della tua fame, provando un piacere perverso nel vederti dibattere nella sua rete e soffrire.
La disoccupazione ti rovina la vita: in poche parole, è questo che fa. Nulla cresce, dopo la disoccupazione, se gliela lasciamo vinta. Nessuno esce dal tunnel se, dando retta alla disoccupazione, ci si sistema alla meglio e comincia ad arredarlo.
La disoccupazione quindi finisce per ammazzarti? Come quegli stalker che fanno fuori le loro vittime alla fine di una escalation di terrore e orrore? E non c’è soluzione?

In alcuni casi si, è la risposta alla prima domanda: di disoccupazione si può anche morire. E in alcuni casi no, la disoccupazione a volte è anche uno stalker paziente e terribilmente vizioso, capace di trascinare il proprio “gioco” per anni e anni e anni.

E non c’è soluzione? Alle volte credo di si, altre credo di no.

Il più delle volte penso che dipenda da ognuno di noi, ma che la chiave di volta per superare tutto, sia il classico “non mollare mai”.

Perché diciamolo, quali altre alternative abbiamo?

La disoccupazione è uno stalker dalla lunga memoria, e, come ho già detto, non si dimenticherà mai di noi.

fonte: https://giovanecarinaedisoccupata.wordpress.com/2016/03/24/la-disoccupazione-e-una-stalker-impietoso/

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