REATO DI POVERTÀ, REATO DI INFAMITÀ

REATO DI POVERTÀ, REATO DI INFAMITÀ

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di Marta CONTINI – MovES

 

Reato di povertà, ossia l’infamia del sistema di potere, di un sistema che prende le classi più disagiate e le passa nel tritacarne del profitto più sfrenato.

Esaurite queste, passa al gradino subito superiore a quello dei poveri nella piramide sociale, cioè a quello del ceto medio, e trita i suoi appartenenti e va avanti così. Fino ad esaurimento scorte, verrebbe da dire, visto che si considera l’essere umano solo ed esclusivamente merce.

Scene che siamo abituati a vedere in Grecia, modello still life americano, adesso ci vengono proposte anche in Italia, solo che non è più fiction come non lo è per il popolo greco da ormai troppi anni.
E mentre assistiamo inebetiti a quanto accade, ecco il sistema, eccolo piombare come un colpo di scure sulle teste già indebolite di chi ha fame: ecco il reato di povertà.

Un po’ qui e là per tutta la penisola, infatti, oltre a disseminare marciapiedi e anfratti di dissuasori acuminati per impedire che i senzatetto vi dormano, si comincia a penalizzare chi fruga nei cassonetti dell’immondizia, chi preso dalla disperazione si accontenta di mangiare avanzi sporchi gettati nei cestini della spazzatura, chi si dà all’accattonaggio per poter sopravvivere.

Le amministrazioni comunali parlano di sanzioni amministrative che fa amaramente ridere solo all’idea di come nell’era del politically correct di stile orwelliano (pensa quanto è politically correct ‘sta robaccia, Orwell si farebbe delle grosse risate nel venirne a conoscenza) si definisce quella che è la colpa dell’essere alla fame più nera.
Di fatto, è furto, dice la legge, ed ecco spiegato l’aver sancito il reato di povertà.
Una legge esistente da un po’ ma che, guarda caso, giusto adesso gli amministratori locali applicano con solerzia.

Insomma, becchi e bastonati.
Ci hanno gabbato con la storiella della UE, della meravigliosa e lussureggiante Europa dei popoli, della fratellanza europea, dell’Eden di anglo-franco-tedeschi mentre il sud dell’Europa, confinato al suo inferno, poteva essere spolpato e razziato, dando corpo al razzismo millenario di quei paesi verso quelli del sud Europa.
Dominio e potere, potere e dominio. Null’altro che questo.

In fondo la storia è ancora la stessa, una storia fatta di sangue e morti durata un migliaio di anni nella lotta per la supremazia e il controllo delle ricchezze. Che diavolo è mai cambiato se non nei metodi? Nulla!

Predatori e imperialisti lo erano ieri, predatori e imperialisti lo sono oggi. Solo meglio vestiti e mascherati a danno dei poveri e degli sfruttati, anche grazie ai cosiddetti utili idioti della famosissima sinistra radicale che ancora tentano il più orrendo matrimonio anche nella storia postmoderna: lacchè che baciano i piedi dei potenti sperando in chissà quale beneficio.
La sinistra radicale pedissequamente ripete gli errori del passato: crede di ottenere una condivisione del potere quando invece sancisce e struttura la propria subalternità al potere stesso.
E il potere lo sa, lo sa fin troppo bene con che polli ha a che fare.

Quindi è così che la povertà dilaga mentre si istituisce il reato di povertà. Sei colpevole di essere povero! E si fa leva su un sentimento antico di subalternità, di impotenza, di assoggettamento, di sudditanza.
Si taglia tutto, si toglie ogni DIRITTO UMANO, ogni diritto all’esistenza in nome del neoliberalismo più sfrenato e fetido che, come un virus, fa marcire e morire tutto quello che di vivo tocca.

Troppe persone, ma troppe davvero, vengono immolate ogni giorno su quell’orrendo altare, ma siamo così imborghesiti e illusoriamente aggrappati alle nostre certezze, che in qualche misura oltre ad indignarci, in genere, non si fa nulla perlopiù, se non inseguire ancora le chimere delle varie dirigenze che nella sinistra vecchia e nuova, altro non fanno che uniformarsi al dettato neoliberista.

Penso che non capiti solo a me, di discutere, di confrontarsi con amici e parenti dichiaratamente di sinistra (sapessero più cosa significa), e di sentirsi dire che bisogna riformare la UE.
Beh, siamo praticamente dinnanzi al IV Reich e qui stiamo a parlare di riformare da dentro o di coinvolgere altri governi per farlo?
Delle volte pare di stare su Marte. Gente che dovrebbe ben sapere cosa significhi essere di sinistra e continua insistentemente a fare il favore delle destre più destre che esistano.

Sì, perchè è perfettamente inutile piagnucolare sulla vittoria della Lega di Matteo Salvini se si continua a far finta di non vedere IL DRAMMA di milioni di italiani e a dire che ci vuole più Europa.

Eppure, malgrado la drammaticità del momento avanzi velocissima, la dirigenza di una certa sinistra sta a fare il gioco dei quattro cantoni e, mentre prova a definire di quanti gradi vuole inclinarsi a sinistra, la destra occupa tutti gli spazi possibili.

Intanto però, come logico, insieme alla miseria cresce la barbarie. Il vuoto politico fa sì che il vuoto culturale progredisca e avanzi come un blob che fagocita tutto e noi continuiamo a non sentire le grida di una larga parte di paese allo stremo.

Non solo. Continuiamo anche ad assistere impotenti ad una violenza che cresce anche tra le nuove generazioni, figlie di altre generazioni che hanno conosciuto il tutto e subito, il comprare e consumare per essere; generazioni che non hanno mai conosciuto davvero il senso delle parole rispetto e solidarietà, fino al punto (notizia di oggi) di legare un’insegnante disabile alla sua sedia, di picchiarla e di filmarla per sbattere la sua umiliazione in prima pagina sul solito social.

Ecco fatto, cari compagni della sinistra radicale.
Ecco i risultati dell’aver rinunciato alla lotta di classe, ecco il risultato di avere pure distrutto la coscienza di tutta una classe, dell’aver rinnegato il proprio sè per poter leccare da terra le briciole del potere.

Complimenti vivissimi, ci siete riusciti, il disastro è quasi completo, ma sappiatelo, anche questa volta nella fiction che recitate, per voi non ci sarà nessuno spin-off.*
Siete e rimarrete sempre solo dei lacchè del sistema, non diventerete mai protagonisti della vostra fiction.
Il popolo italiano più sfruttato e disagiato, intanto, ringrazia.

 

 

 

*spin-off: in gergo televisivo è una serie di telefilm il cui protagonista appariva in precedenza come personaggio secondario in un’altra serie.

POVERTÀ: PADERNO DUGNANO, ITALIA

POVERTÀ: PADERNO DUGNANO, ITALIA

 

di Laura BASSANETTI

PADERNO DUGNANO HA UN CANCRO: SI CHIAMA POVERTÀ, EMARGINAZIONE, LAVORO SOMMERSO.
DOVE SONO GLI SBANDIERATORI DELLA “LEGALITA'”?
CHI TACE È COMPLICE.

I numeri del lavoro nero in Italia sono uno scandalo: 6,5% del PIL nazionale.
Ognuna delle città della provincia italiana ha diversi organi di informazione ufficiosi accanto a quelli accreditati come i bollettini, l’ANSA, la stampa e anche i social network.

Chi vuole sapere come sta il proprio comune, come vanno le cose può fare qualcosa di molto semplice: stare tra la gente.
Ecco perchè nei cortili delle scuole e fuori dai cancelli di queste le cose si sanno prima. O semplicemente SI SANNO.

Dobbiamo ritenere i discorsi, i commenti e i ragionamenti e le lamentele che qui si moltiplicano come attendibili?
O potremmo metterli nell’archivio delle “bufale”? Termine che sta diventando quasi di moda, e che come tale si presta a utilizzi anche di comodo.

Sono VERE come sono VERI molti volti.
I sorrisi di rassegnazione.
Gli abiti di modesta fattura.
Gli anziani stanchi, che sono costretti a ritirare e accompagnare i bambini, perchè oggi nessuna mamma osa richiedere al lavoro un orario compatibile con esigenze di famiglia: potrebbe ritrovarsi in un attimo disoccupata.
Le donne che arrivano dalle vicine case popolari costantemente in ansia di non essere anche qui discriminate, maltrattate, emarginate.

Magari dopo una vita di violenza, di urla lanciate senza che nessuno nel fatiscente palazzone si degnasse di chiedere: hai bisogno di aiuto?

Violenza sulle donne. Già. Eccola, nella porta accanto.
Ha un responsabile: la povertà, la madre dell’ignoranza, la CAUSA dell’ingiustizia.

I bambini che cercano con occhi curiosi la loro maestra di sostegno.
I genitori che si domandano in che mese dell’anno scolastico arriverà.
Le persone che ti si rivolgono e dicono: il sistema è sbagliato, ma ho paura.
I colori dei veli che ricoprono i capelli e le mani colorate che si stringono.
Gli idiomi che si mescolano all’italiano.

La ragazza che è un’insegnante amata da tutti e ridendo coi bambini si adombra di tanto in tanto forse chiedendosi se sarà confermata a scadenza di contratto.
Questa incertezza la chiamo VIOLENZA SU UNA DONNA.
Ma la violenza sulle donne è anche altro.

È l’esercito che parte ogni mattina, in sella alle biciclette, a piedi, in auto se hai studiato quel minimo e hai la patente e punta alle case dei benestanti.
Anziani i cui figli lavorano e sono impegnati.
Possidenti, proprietari di farmacie, di locali, imprenditori. Pedalano e salutano velocemente e intanto sorridendo si scambiano notizie: “Ho trovato un lavoro 3 ore di pulizie al pomeriggio”…”conosco una signora che cerca una stiratrice”.

C’è chi è stata insultata, aggredita, ingiuriata, umiliata, impiegata senza UNO STRACCIO DI ASSICURAZIONE, LASCIATA SOLA IN CASO DI INFORTUNIO DAGLI SFRUTTATORI, DAGLI ACQUIRENTI DI QUESTO MERCATO DEL LAVORO DI MADRI, DI DONNE.

PARLATE DI VIOLENZA SULLE DONNE?
QUESTA COS’E’?
Di questo mercato.

CI PIACEREBBE, TANTO, CONOSCERE LE STATISTICHE COMUNALI SULLE REGOLARIZZAZIONI TRAMITE VOUCHER…O CONTRATTI COLLETTIVI.

Queste cose SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. Non esclusi i fan della “legalità”.
Pronti a sbandierarla quando decidono loro.

Vi aspettiamo per difendere le donne, per denunciarne lo sfruttamento per rompere la catena dell’emarginazione.
Una delle tante occasioni è adesso: buona scuola piccolo A.

SOLO UN UOMO

SOLO UN UOMO

 

di Bruno DELL’ORTO

Siamo in tre, comodamente seduti al tavolo di un ristorante situato all’aperto, in prossimità della stazione Termini a Roma. L’aria settembrina dei colli stempera ulteriormente un caldo di per sé già sopportabilissimo, rendendo l’atmosfera davvero gradevole.

La compagnia è piacevole, il cibo ottimo e la conversazione scivola rapida, senza intoppi.
Presi dai discorsi, dal nostro reciproco dire ed ascoltare, allontaniamo tutto ciò che ci circonda relegandolo a sfondo, lasciando che assuma contorni sempre più sfumati.

Un richiamo improvviso, un suono leggero e sordo prodotto da una nocca che colpisce adagio il legno attraverso la tovaglia, ci riporta quello sfondo in primo piano: davanti a noi un uomo di mezza età, di aspetto mediorientale, decorosamente abbigliato, che ci chiede aiuto portandosi la mano alla bocca, mimando il gesto di mangiare.

Ha una grande tristezza negli occhi, quest’uomo, si muove lentamente, perfino la posizione delle spalle trasmette una sensazione di grande rassegnazione e dolore.

Immediatamente avvertiamo un leggero senso di colpa, sempre presente a ben guardare, ma accompagnato pure dalla soluzione più facile ed immediata per allontanarlo almeno in parte: una veloce esplorazione del contenuto delle tasche e qualche moneta cambia di mano.

Si riprende velocemente il filo dei discorsi, di nuovo calati in quel cerchio di attenzione quasi palpabile, come generato da un compasso immaginario che potrebbe essere stato puntato tra la bottiglia e la saliera.

Non dura molto però: l’uomo ripassa, si arresta di nuovo, tra le mani regge una vaschetta di alluminio, di quelle impiegate dalle rosticcerie per porzionare le vivande, contenente del cibo caldo.
Con un sorriso triste ci dice: “Grazie” e senz’altro aggiungere se ne va.

Rimaniamo di nuovo soli, seduti davanti ai nostri piatti di porcellana, coi nostri tovaglioli di cotone in grembo.
Il clima è sempre piacevole e la compagnia anche.
Solo il cibo, ora, ha un sapore diverso…

 

E’ DARWINISMO SOCIALE: OGGI I MIGRANTI, DOMANI I MALATI O I PENSIONATI

E’ DARWINISMO SOCIALE: OGGI I MIGRANTI, DOMANI I MALATI O I PENSIONATI

Migranti da salvare

di Jean DE MILLE

Finalmente! “Finalmente” il senatore della Repubblica Stefano Esposito ha frantumato una barriera, ha sbriciolato quell’argine che impediva di proclamare apertamente che i diritti umani sono merda.

Lo ha fatto pochi giorni fa ad Agorà, nel modo più cinico, dichiarando che “alcune ong ideologicamente pensano solo a salvare vite umane: noi non possiamo permettercelo”.

La gravità dell’affermazione è palese: il senatore pro-Tav, trasmigrato di maggioranza in maggioranza all’interno del Pd, brillante “giovane” in carriera, ha sfondato una breccia, nella quale dietro a lui si precipiteranno tutte le iene che rappresentano l’egoismo e la meschinità di questo paese putrescente.

Il darwinismo più feroce, prodotto di un liberismo che non conosce limiti etici, è “finalmente” sdoganato: oggi assume un carattere etnico, e si rivolge contro quei migranti ai quali si indirizza l’odio scomposto di larga parte della comunità nazionale.

Domani lo stesso darwinismo avrà un contenuto sociale, e con la stessa pragmatica violenza si riverserà sui vecchi, sui malati, sugli indigenti, su tutte quelle categorie improduttive che rappresentano un carico economico per i garantiti e per le classi dominanti.

Il senatore Esposito, per cui provo l’immensa vergogna di essere coetaneo, si qualifica come apripista di un “pragmatismo della morte”, di una società costruita sulla selezione spudorata e aperta dei più forti e sul sacrificio umano dei marginali, immolati sugli altari della razionalità economica, sullo scannatoio del dio-capitale.

Mi piacerebbe ora che l’infame partito di cui il senatore è dirigente non avesse mai più il coraggio di chiederci un solo voto in nome dell’antifascismo. Ma so bene che non accadrà: spero però che in tanti ce ne ricorderemo al momento di deporre la scheda nell’urna, e ancor più nella prassi quotidiana, nella costruzione di coalizioni elettorali e alleanze politiche.

I NEMICI CE LI ABBIAMO IN CASA

I NEMICI CE LI ABBIAMO IN CASA

MAKOKO FISHING SLUMS IN LAGOS, NIGERIA

di Turi COMITO

Se uno dà un’occhiata ad una cartina geografica del mondo dove sono indicati i confini degli Stati si accorge che mentre le frontiere dell’Europa sono complicatissime quelle africane (e del vicino oriente) sono quasi sempre disegnata a colpi di squadretta. Non è un caso, né una decisione delle genti che vivono in Africa e in Medio Oriente. E’ la scelta consapevole di una violenza. Una violenza fatta da chi quei territori li ha controllati tra la metà dell’800 e i gli anni ’60 del XX secolo.

I violentatori sono stati gli europei, in massima parte francesi e inglesi e poi belgi, tedeschi, portoghesi, italiani, spagnoli.

Chiamare “colonizzatori” questi popoli è un pessimo eufemismo.

Poiché nasconde la realtà dei fatti.

Specialmente per quanto concerne l’Africa.

Gli europei occidentali sono stati, e in parte continuano ad esserlo sotto altre forme, stupratori (anche nel senso letterale e non solo metaforico del termine), genocidi e rapinatori.

Tanto per dire: il primo genocidio del XX secolo non è quello armeno.

E’ quello portato, con successo, a termine dai tedeschi in Namibia agli inizi del ‘900 ai danni di una popolazione poco propensa a farsi schiavizzare, gli Herero.

Ma la lista è lunghissima. Dei genocidi e delle distruzioni di popoli, culture, economie, risorse naturali.

E il risultato di un secolo e passa di violenza nei confronti dell’Africa è quello che ci ritroviamo adesso.

Un continente senza controllo, senza equilibri (demografici, economici, politici), con identità “nazionali”, religiose e linguistiche imposte e senza anima, in preda alle guerre civili, alle siccità, alle devastazioni di territori con colture intensive insensate, alla desertificazione più spinta di intere regioni per mano umana e non naturale, infine, alle urbanizzazioni più oscene.

Lagos, tanto per fare un esempio, la capitale della Nigeria, conta 16 milioni di abitanti, di cui 14 vivono in baraccopoli molto somiglianti alle colonie di topi che vivono nelle fogne.

E in tutta l’Africa subsahariana è ben il 71% della popolazione urbana che (soprav)vive negli slums in queste condizioni di vita (dati 2003 delle Nazioni unite, vedi volume reperibile qui http://mirror.unhabitat.org/pmss/listItemDetails.aspx?publicationID=1156&AspxAutoDetectCookieSupport=1)

Una finta liberazione

La decolonizzazione africana degli anni 60 è stata una tragica farsa.

I francesi, ad esempio, continuano a determinare gli equilibri (instabilissimi) delle loro ex colonie con l’esercito (il recente caso del Mali sta lì a dimostrarlo) e con la moneta: in 14 paesi è il Franco africano la moneta corrente e il Franco africano è garantito nella convertibilità dal Tesoro francese, non da banche centrali nazionali.

Allo stesso tempo l’Africa, malgrado la rapina di uomini durata quattro secoli (tratta degli schiavi) e la rapina intensiva delle risorse naturali cominciata un secolo e mezzo fa e che dura tutt’ora (adesso anche con l’arrivo di cinesi e russi che si aggiungono ai vecchi padroni inglesi, francesi e americani), continua ad essere un continente ricchissimo e fornisce ai popoli occidentali che l’hanno violentata e devastata oltre l’80% dei diamanti che gli servono, il 70% del cobalto, il 50% dell’oro, il 40% del cromo, il 30% del platino e del manganese.
E poi cacao, caffè, arachidi, olio di palma, petrolio e mille altre cose in proporzioni enormi.

Questa rapina continuata – effettuata con ogni mezzo legale e illegale – spiega come mai 25 su 54 paesi africani siano in condizioni di estrema povertà e di sottosviluppo cronico e senza speranze.

La Convenzione di Lomé e quella di Cotonou

La debolezza politica ed economica di larga parte dei paesi africani è garanzia di benessere dei paesi occidentali. Uno dei pochi capi di stato africani, Thomas Sankara, che aveva ben chiaro il problema e che mise in moto un processo di decolonizzazione vero e non fasullo, fu ucciso (si mormora con l’assenso di quel padre dell’Europa moderna ex fascista della Cagoule diventato socialista non si capisce come, cioè Mitterand) pochi anni dopo avere preso il potere.

Cionondimeno non è vero che l’Europa comunitaria sta cominciando adesso ad occuparsi dell’Africa per quanto concerne il cosiddetto “sviluppo” locale.

Lo fa dal 1975, dai tempi della Convenzione di Lomè.

Accordi di partenariato, clausole di favore per le esportazioni, aiuti economici si sono susseguiti fino al 2000. Anno in cui, rispetto ad una moderatissima attenzione per le particolarità dei paesi africani, entra in vigore la Convenzione di Cotonou.

Questa ha effetti peggiorativi sui già banalotti effetti della convenzione precedente per il semplice fatto che ubbidisce ai dettami liberoscambisti del WTO cioè a quell’istituzione di crimine planetario in mano a quattro multinazionali che ha decretato la nascita della Globalizzazione contemporanea ovvero l’inizio della fine definitiva del pianeta.

Sono quindi 40 anni che l’Europa “aiuta a casa loro” gli africani.

E i risultati sono quelli sommariamente accennati prima con l’aggiunta, negli ultimi 15 anni dell’esplodere dei flussi migratori.

Migrazioni e demografia

L’Africa è una bomba demografica, una pentola a pressione sempre sul punto di saltare in aria. Malgrado le guerre e le malattie, ha un tasso di natalità del 40% e la maggior parte della popolazione è giovanissima. Una cosa abnorme per l’Europa dove la natalità è prossima allo zero e la popolazione invecchia sempre di più. Quasi logico quindi che un fiume di esseri umani autoespulsi dalle infami condizioni di vita delle baraccopoli africane ovvero espulsi dalle campagne comprate (si fa per dire) dalle multinazionali per farci piantagioni di cacao e caffè cerchino rifugio da qualche parte: prima nella stessa Africa (in Sudafrica ad esempio, unico paese “occidentale” in quel continente) e poi, per chi riesce a recuperare i danari per il viaggio e ha la forza fisica di affrontare viaggi inumani, l’Europa. In ispecie verso le loro ex madripatrie per ragioni linguistiche, culturali e anche, ma non principalmente, economiche.Cioè a dire Gran Bretagna, Francia e Belgio in primis.

Il porto di attracco e i paesi canaglia

Fino a che il nord Africa era sigillato questi flussi migratori erano più o meno sotto controllo. E, in qualche modo, gli europei potevano considerare il “problema Africa” alla stregua di uno dei tanti problemi che affliggono il mondo: cioè fottendosene allegramente.
Quando il tappo libico – grazie a due criminali di guerra ancora a piede libero come Sarkozy e Cameron, campioni del mondo di bugie, di ipocrisia, di ingordigia e di minorità mentale alla stessa stregua di altri loro pari come Blair, Bush, Kissinger e parecchi altri – è saltato (non riuscendo più a richiuderlo) il problema flussi migratori africano si è presentato in tutto il suo oscuro splendore.
Dapprima la civile Europa dello schiavismo e dello stupro (colonialismo) ha pronunciato le magiche paroline “accoglienza e solidarietà”, poi, visto che funzionava poco con una popolazione di consumisti individualisti incalliti dediti a ricaricare telefonini, è passata allo slogan: “gli immigrati sono una ricchezza”. E anche questa soluzione ha fatto cagare visto che si stanno infoltendo le fila di fascisti di ritorno dappertutto. Poi ha fatto la voce grossa con altri slogan del tipo: “sì ai profughi no ai migranti economici”.

Ma essendo la questione di lana caprina anche stavolta non se ne viene a capo. Infine, e siamo ad oggi, c’è il “rompete le righe”.

Ovvero ognuno faccia il cazzo che gli pare.

Soprattutto fa il cazzo che gli pare chi, in termini quantitativi (che in questo caso sono anche qualitativi), ha per secoli e fino a ora prodotto in massima parte quella immonda condizione umana che è l’Africa oggi (e anche il medio oriente).

Cioè, per non lasciare dubbi al lettore, la Francia e la Gran Bretagna.

I bombardatori di Gheddafi, i primi a darsela a gambe dopo averlo fatto massacrare, ovvero i responsabili dell’ultima porcata fatta in Africa (togliere il coperchio alla pentola a pressione), sono quelli che non vogliono sentire parlare di gestire i flussi migratori di concerto con gli altri paesi (cioè il minimo sindacale della questione), Italia in testa.

Il paese europeo storicamente più fesso e meno coinvolto nella devastazione del mondo che ci sia, porto d’attracco suo malgrado dei migranti, secondo questi campioni di civiltà dovrebbe fare fronte all’esodo biblico causato da loro come se il problema della migrazione fosse conseguenza delle sue azioni.

Una cosa da pazzi. Una perversione mentale infernale. Un indicatore di ridicoleria umana tra i incredibili mai visti.

La prima, la Francia, con quella faccia di legno che copre un cervello di segatura di Macron, rifiuta di accogliere migranti nei suoi porti per aiutare in qualche maniera l’Italia sottoposta ad una pressione impressionante in termini numerici (cosa che non mancherà di creare disastri sociali e politici se continua a questo ritmo).

La seconda, la Gran Bretagna, addirittura pur di non avere più nulla a che vedere con la questione s’è inventata un referendum per uscire dall’Unione.

I due paesi canaglia vogliono le mani libere.

Si pensano ancora come due paesi imperiali che decidono le sorti loro e dell’universo.

Non ancora soddisfatti delle ignobiltà inflitte per quattro secoli a tre quarti di mondo con la loro nefasta presenza sul pianeta continuano a negare l’odierna evidenza: e cioè che sono delle nullità. Pericolose però: per loro e per gli altri.

Ci resta, nell’Europa comunitaria, la Germania (campione del mondo in guerre di sterminio e di genocidi nell’ultimo secolo) che decide tutto per tutti con la faccia mite ma inflessibile della signora Merkel.

Il che lascia pensare che fra non molto, questione di qualche decennio, questa Europa sarà un altro ammasso di rovine. Stavolta definitivo.

I nemici dell’Europa non stanno in Africa, né nel Medio Oriente, né in Cina né in Russia.

I nemici dell’Europa ce li abbiamo in casa.
E non possiamo fare altro che inventarci palliativi (controllare le Ong) oppure fare finta di nulla, in attesa del botto finale.

 

Nella foto di copertina una bimba in uno dei sobborghi di Lagos. (Stephen Mudiari, https://www.flickr.com/photos/[email protected]/4507786711)
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