UNA SINISTRA CHE SIA RAPPRESENTANZA POPOLARE

UNA SINISTRA CHE SIA RAPPRESENTANZA POPOLARE

di Fiorenzo MEIOLI

Sono anni che a sinistra dovrebbe nascere un nuovo percorso.

Svariati anni che si annuncia, che si lavora per un cambio di rotta.

Basterebbe ricordarsi che la sinistra è nata due secoli fa per abolire il privilegio, per distribuire democraticamente potere e risorse.

Nel giro di alcuni decenni è stata trasformata, invece, in una forza restauratrice, nella testa d’ariete contro il lavoro, a sostegno delle lobbies finanziarie e imprenditoriali, una forza che ha avallato la sovranità del profitto e la deriva postdemocratica.

Quindi, servirebbe, a mio avviso, ricominciare a lavorare per una sinistra che viva nella società, nel mondo del lavoro, nei territori prima che nel palazzo e nei talk show, una sinistra che prima della governabilità pensi soprattutto alla rappresentanza.

Alla bandiera rossa

Alla bandiera rossa

Pier Paolo Pasolini

Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista:

chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano,

l’analfabeta una bufala o un cane. 

Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi:

tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.

La religione del mio tempo, 1961

Pier Paolo Pasolini

La scuola di Barbiana e la timidezza dei poveri

La scuola di Barbiana e la timidezza dei poveri

scuola di Barbiana

Inizia così, Lettera una professoressa, un testo, scritto da don Lorenzo MIlani e otto ragazzi della scuola di Barbiana che una testimonianza di amore per la scuola, l’insegnamento e gli studenti che avrà enormi influenze, spesso non comprendendo la natura del testo, sullo stesso Movimento del 1968.

Questa testimonianza, affidata ai genitori (ricordiamolo) dopo cinquanta anni dalla sua pubblicazione è ancora attuale, e lo è forse ancora di più vista la deriva autoritaria e neoliberista che sta avendo la scuola pubblica. Pensando di don Milani quello che Alberto Arbasino scriveva su Pier Paolo Pasolini in un articolo pubblicato su Il Giorno nel 1964: “Una larga sezione della nostra cultura gli ha deferito questo incarico, di rischiare a nome di tutti: perché è vero che chi scandalizza i puri di cuore va sacrificato a nome della collettività (che è rimasta a casa a godere a soffrire)”.

don Lorenzo MILANI

Cara signora, lei di me non si ricorderà nemmeno il nome: ne ha bocciati tanti!

Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che respingete.

Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

la timidezza

Due anni fa, in prima magistrale, lei mi intimidiva.

Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra.

Strisciavo alle pareti per non esser visto. Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di quelle che si intimidiscono davanti a un modulo di telegramma.

Il babbo osserva e ascolta, ma non parla. Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari.

I contadini del piano mi parevano sicuri di sé. Gli operai poi non se ne parla.

Ora ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.

Dunque son come noi. E la timidezza dei poveri è un mistero più antico. Non glielo so spiegare io che ci son dentro. Forse non è né viltà né eroismo. E’ solo mancanza di prepotenza.

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