TRE TEMI PER UN’ALTRA POLITICA

TRE TEMI PER UN’ALTRA POLITICA

di Stefano RODOTA’

E quali i temi con i quali cimentarsi per l’auspicato ritorno ad una seria elaborazione culturale, per mettere a punto programmi politici non raffazzonati?

Comincio con l’indicarne tre: i diritti fondamentali; i servizi pubblici; i limiti alla libertà d’iniziativa economica privata.

Non li scelgo a caso.

Dietro ciascuno di questi temi si trovano soggetti reali, iniziative concrete.

Molti comuni e gruppi si adoperano ogni giorno perché trovino effettivo riconoscimento i diritti degli immigrati, delle coppie di fatto, di quanti vogliono liberamente decidere sulla fine della loro vita.

La questione dei servizi è simboleggiata dal servizio idrico, dall’acqua come bene comune: l’Italia è l’epicentro di un largo movimento, che ha visto ventisette milioni di elettori votare contro la privatizzazione dell’acqua, che produce analisi sempre più accurate, che ha visto convenire a Napoli e Roma rappresentanti da molti Paesi, che è all’origine di una rete di comuni europei e di iniziative popolari rivolte alla Commissione di Bruxelles.

Altrettanto intensa è la discussione intorno ai limiti del mercato, accesissima intorno ai temi del lavoro e che vede l’inquietante tentativo di cancellare l’articolo 41 della Costituzione che congiunge il decreto berlusconiano di luglio e il decreto “Cresci Italia”, ponendo il problema se sia ancora possibile in economia una politica “costituzionale”.

Questa è l’altra politica.

E ciascuno di questi temi pone la questione di quale idea di società debba oggi sostenere l’azione politica.

EHILA’ BEPPE. VOLEVO DIRTI UNA COSA

EHILA’ BEPPE. VOLEVO DIRTI UNA COSA

Grillo cervello

di Massimo RIBAUDO

Beppe, Beppe Grillo, scusa.

Volevo dirti che quando hai affermato che “bisogna cambiare il cervello agli italiani”, facendo il gesto di staccargli la testa dal collo, hai dimostrato che sei di destra.

Credi che con la violenza (che nasce dalla paura, e tu hai paura del futuro) si ottenga tutto.

No. Se vuoi cambiare, con lentezza, i cervelli, gli devi far vedere un mondo diverso.

Ma non su internet.

Per le strade, le case, le piazze. Nella vita reale.

Una volta spiegato il mondo, si tratta di cambiarlo.

L’ha detto Carlo Marx, mi sembra.

QUANTE STELLE MI DAI? LA POLITICA AL TEMPO DI TRIPADVISOR

QUANTE STELLE MI DAI? LA POLITICA AL TEMPO DI TRIPADVISOR

La politica ai tempi di tripadvisor
 

di Antonio CAPUANO

C’era una volta la Politica, non parlo di Destra e Sinistra, ma della politica in sé e cioè della antica arte di accompagnare il popolo e a volte finanche “persuaderlo” al fine di fargli fare la cosa giusta e spingerlo ad acquisire la piena padronanza della ragione, quale unica fonte della vera libertà.

La figura del “Politico” ha acquisito svariate sfaccettature e definizioni nell’arco dei secoli, plasmandosi ed adeguandosi come giusto, alla mutevolezza dei tempi e dei contesti sociali.

Secoli dopo però, siamo sempre lì: hanno ragione Rousseau e Socrate, secondo i quali il vero uomo politico è “populista” e “legislatore”, termini che nell’accezione moderna sono purtroppo degenerati in “demagogo” ed “esecutore”.

Il Populista è colui che sa stare in mezzo al popolo, recepirne le istanze, dargli voce, interpretarlo e rappresentarlo al meglio, figura da non confondere con il demagogo moderno (come purtroppo accade oggi) che invece per raccattare voti, dice al popolo tutto ciò che vuole sentirsi dire, incurante delle conseguenze e senza programmi, ideali e visione futura. “Domani è un altro giorno”, come disse Rossella O’Hara in un famoso film, e il politico italiano moderno ne ha fatto uno stile di vita.

Allo stesso tempo ormai la politica e le istituzioni si sono svuotate di ogni valore, riducendosi a meri esecutori di direttive calate dall’alto o figlie degli interessi particolari dei pochi.

Dimenticandosi che le leggi, invece, dovrebbero servire a tracciare il sentiero ideale della civile convivenza e della libertà intesa nella sua accezione comunitaria e non certo individuale, favorendo così il passaggio dalla società naturale alla società civile, dato che altrimenti il diritto naturale prevale su quello positivo e un tale eccesso di libertà concretizza quel paradosso tale per cui “senza leggi l’uomo non è libero.”

Ed ecco che un essere umano non può più nemmeno decidere dove vivere, perché le istituzioni schiave del sentimento popolare più becero ed egoista si prendono la “libertà” di farlo al suo posto e quindi da un lato propagandano male, passando da “sono nostri fratelli” a “mandiamoli via” e dall’altro legiferano con un decreto in materia di immigrazione (cd.Decreto Minniti) che spazza via circa un secolo di lotta per l’integrazione e il multiculturalismo e ciononostante trova l’assenso e non i brividi di una buona parte della società.

Questo succede perché ormai la politica si è totalmente svilita del proprio valore di fondo: ossia perseguire con competenza, ideali, programmi e prospettiva un modello di “società ideale”, plasmato attraverso l’interpretazione delle istanze sociali.

Finendo invece col ridursi ad una fagocitante ed egoistica caccia al consenso da raggiungere ad ogni costo, senza curarsi delle conseguenze presenti e future.

Per cui se a Dicembre va di moda difendere i migranti, li difendo e se invece a Giugno va di moda cacciarli via, li caccio.

Perché?

Perché non si ha una visione d’insieme, serve solo approvazione e allora invece di cercare le cose giuste seppur impopolari, ci si butta su quelle dannose, ma facili.

La domanda che i nostri politici contemporanei si pongono a fine giornata non è più “ho fatto la cosa giusta per il bene e il futuro del popolo“?, bensì “quanti like, stelline o condivisioni ho preso oggi e cosa posso fare per incrementarli e trasformarli poi in voti domani?“.

Pochi giorni fa ricordavamo la nascita di Che Guevara e poco tempo fa quella di Enrico Berlinguer, due che di insulti, minacce e tentativi di ucciderli ne hanno collezionati tanti e che oggi non avrebbero certamente i “Like” di Matteo Salvini o di Virginia Raggi.

I primi due però hanno fatto la storia, aiutato milioni di persone e cambiato il mondo perché sapevano che bisognava avere il coraggio di fare la cosa giusta anche se pericolosa, difficile e impopolare e l’hanno sempre preferita a quella facile.

Gli altri due invece cambiano solo il loro “stato” sui social e fanno comunque più danni della grandine, non può essere un caso.

Facebook quando ho iniziato questo post, mi chiedeva come sempre “A cosa sto pensando”: sto pensando a quando non c’era Facebook e la politica si faceva davvero per vocazione e non solo per professione.

Perché c’è stato un tempo in cui un ideale valeva più di un “segui” e finanche di un seggio in Parlamento e dove si moriva pur di ottenere giustizia, anziché limitarsi a scriverlo in bacheca.

Più che Buonismo, Populismo, Benaltrismo etc, il vero problema di questo Paese è la Politica con la P maiuscola perché solo quando l’avremo riscoperta e torneremo a farla, potremo pensare di risollevare davvero la società in cui viviamo…

IL CAMBIAMENTO INIZIA DA NOI

IL CAMBIAMENTO INIZIA DA NOI

Italia

di Elena CARACOZZA

Abbandoniamo bambini in mezzo alla strada.

Travolgiamo con le auto persone fottendocene.
Uccidiamo donne perché ci hanno lasciato.
Abbiamo figli adolescenti che si sparano per liti da ragazzi.
Truffiamo la collettività rubando soldi pubblici destinati a persone in difficoltà.

Evadiamo le tasse alla grande appena possiamo.

Litighiamo per i vaccini creando quasi un caso mondiale.

Mettiamo tutta l’anima per il nostro eroe del calcio, ma non per i diritti violati, per i lavoro, per le ingiustizie commesse ai nostri connazionali.

Siamo razzisti, omofobi, sessisti.

E crediamo di essere meglio della classe politica che ci si presenta davanti?

Loro sono lo specchio nostro, sui nostri errori e sulle nostre debolezze COSTRUISCONO il consenso.

Pensiamoci popolo italiano, la nostra divisione fa comodo a tutti loro… immaginate invece la potenza di un popolo unito …che paura farebbe!

MA CHE SIGNIFICA, CENTROSINISTRA?

MA CHE SIGNIFICA, CENTROSINISTRA?

Renzi, Pisapia, D'Alema

di Francesco MAZZUCCOTELLI

Qualsiasi discorso sul “centrosinistra”, il “nuovo” centrosinistra, il centrosinistra “diverso”, il centrosinistra “allargato” rimane vacuo, retorico, inutile se non si chiariscono i due termini:

A. Cosa si intende per sinistra.

B. Cosa si intende per centro.

Sul primo termine qualche ragionamento si è provato a farlo. Il secondo mi pare rimanga una vaga entità metafisica. Di che stiamo parlando oggi? Dei cattolici, dei liberali, o delle cene del Rotary?

Se per centrosinistra si intende “il dialogo tra la sinistra e il mondo cattolico”, non vedo il bisogno di un nuovo soggetto politico.

La (presunta) unità politica dei cattolici italiani dentro un partito confessionale è finita da venticinque anni, e il mondo cattolico è plurale e variegato.

Ci sarebbe piuttosto bisogno di far finire la guerra tra guelfi e ghibellini che sfianca questo paese da ottocento anni e avviare un dialogo tra atei e credenti all’interno della cornice di uno stato sanamente laico.

Per tutto questo serve una vigorosa dialettica intellettuale, sociale e civile. È una dialettica che ritengo necessaria, ma che trascende i limiti partitici.

Se per centrosinistra si intende un’alleanza tra la sinistra e i liberisti, vedo ancor meno il bisogno di un nuovo soggetto politico.

Non si può essere d’accordo con le politiche economiche degli ultimi venticinque anni e allo stesso tempo contrari.

Non si può neanche dire una cosa e poi realizzare il suo contrario. È inevitabile che la gente si incazzi e ti mandi a pescare. Non importa quanto latinorum e quanti paroloni utilizzerai per infarcire i tuoi discorsi e impressionare i gonzi.

Se per centrosinistra, infine, si intende qualcosa di chic, spendibile in una cena elegante con la contessa o con l’avvocato, ecco: niente paura. Non ci sono i Khmer rossi all’orizzonte.

Ci sono parecchie persone che desiderano un paese solidale, moderno, efficiente, senza le arroganze renziane e le inconcludenti caciare pentastellate.