INGEGNERIA ELETTORALISTICA CONTRO DEMOCRAZIA

INGEGNERIA ELETTORALISTICA CONTRO DEMOCRAZIA

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

Mentre il Paese crolla sotto al peso della scure che taglia tutto ciò che è occupazione e tutto ciò che appartiene allo Stato, quindi tutto ciò che è pubblico, invece di tornare alla Politica, si continua a rivolgersi all’ingegneria elettoralistica, con l’idea che possa servire sia come calcolo strutturale sia come fonte di cambiamento strutturale.

Nel mentre, anche il governo compie lo stesso percorso di ingegneria. Politica questa volta, quindi ancora più perversa.
Così siamo davanti ad un altro atto di forza. Un altro attacco all’impianto democratico del Paese.
Questa la realtà, ovvero un sistema di potere che si trincera conscio di non poter più controllare a suo piacimento il consenso.

La violenza contenuta in questo insulto alla Costituzione e alla democrazia italiana, è immane.
La agisce un governo che sa di essere nel pieno solco del dettato delle oligarchie neoliberiste che vogliono che il potere si concentri in poche mani perfettamente gestibili dal sistema stesso.

A questo serve un governo farlocco di nominati. A questo serve devastare la Scuola Pubblica che rischia di essere troppo sapere e troppo pensiero critico destinato alla massa.
Questo è un sistema di potere che preferisce non rischiare, vista la Storia della sinistra italiana più di quella di altri paesi europei.

Eppure c’è ancora chi si definisce di sinistra, nelle nuove entità politiche di questa parte, che vagheggia improbabili coalizioni – scambiandola per unità della sinistra quando è tutt’altro – proprio con chi è completamente inginocchiato al sistema da anni, ormai, tanto aver consentito l’abolizione dell’art.18 e il Jobs Act o la riforma Fornero e tanto altro di peggio e innominabile.

Il tutto sempre e comunque nella logica dell’ingegneria elettoralistica come arma di distruzione di massa da parte del sistema.
Neanche che, 70 anni di Storia dal 19948 ad oggi, avessero mai dimostrato COSA REALMENTE necessiti per  dare realmente fastidio al potere.

Si chiama POLITICA, non governabilità e nemmeno ammucchiate elettorali che danno voti ma NON cambiamento, solo perchè gli spin doctor della comunicazione confermano il dato numerico.

E si chiama SINISTRA DI CLASSE, cioè una rappresentanza politica degna del suo nome verso tutte le masse che in questo momento sono sotto il tallone di ferro del neoliberismo, del capitalismo finanziario e delle élite che hanno in pugno la vita di miliardi di persone.

Questa che si definisce sinistra, mantenendo una posizione moderata e che per nulla preoccupa il sistema, dovrebbe però rileggersi quanto dichiarato da Matteo Renzi pochi giorni fa alla Direzione del PD, passata sotto silenzio anche nei social media:

“Nostro avversario non è chi se ne è andato”…

Compagni ma un DUBBIO non vi viene dinnanzi ad una simile dichiarazione?
Non nasce il sospetto che si stia verificando UN’ALTRA volta quello che abbiamo visto accadere di volta in volta?

Mesi fa il MovES ha affermato che la mossa di Bersani e D’Alema di uscire dal PD per fondare Art.1-MDP et similia, altro non era che quello che nella politica americana viene chiamato “TICKET”, ossia far credere di essersi smarcati da una certa compagine o da una certa area politica, unicamente per intercettare lo scontento, salvo poi prendere i voti che permetteranno a quella forza di entrare in Parlamento e usarli a beneficio dei soliti noti, con la solita argomentazione di rito per imbonire l’elettore ormai ulteriormente scornato dalle politiche del PD.
Possibile non capirlo?

Intanto ci troviamo messi così e in piazza, ieri, contro la fiducia sulla legge elettorale, da una parte Sinistra Italiana e altre forze, mentre dall’altra il M5s.
Ma almeno in difesa della democrazia non valeva la pena di fare, ieri in piazza, NOI, un’ammucchiata stile referendum del 4 dicembre, mirata alla causa che poi tanto male non avrebbe fatto?

Insomma, permetteteci – senza alcuna pretesa di superiorità da parte nostra – di dire che in una certa area della sinistra sedicente tale, il caos regna sovrano.

Eppure basterebbe tanto poco davvero per capire che definirsi sinistra è ben altro che formare improbabili coalizioni che operano solo della bassa ingegneria con chi ha tradito il mandato degli elettori, con chi ha generato la macelleria sociale e l’ha permessa.

Cari Compagni, Sinistra è andare CONTRO tutto questo, è tornare ad intepretare le istanze di chi non ha più nulla ed è solo contro al sistema, motivo per cui lo subisce e non si ribella, di chi ha perso il lavoro, di chi sta pagando il prezzo proprio a causa di quelli con cui vi alleerete.
Meditate, Compagni, meditate…

 

 

UNITÀ DELLA SINISTRA, TRA MITO E REALTÀ

UNITÀ DELLA SINISTRA, TRA MITO E REALTÀ

di Ivana FABRIS

Grande la confusione sotto al cielo dell’unità della sinistra e si resta sconcertati perchè proprio si comprende che si parla di sinistra ma si fa riferimento a forze politiche che di sinistra non hanno che il nome o che unicamente ne parlano come fosse un’entità astratta priva di fondamenti identitari.

Non si riesce neanche a capire, in fase di confronto, se sia una questione meramente legata al lessico ormai mistificato quando non addirittura perduto o se invece tutto nasca dalla consistente perdita di coscienza storica e politica di ciò che rappresenti, di come sia strutturata, a cosa tenda e come agisca una sinistra antisistema.

Ed è proprio sull’agire che vorrei porre uno spunto di riflessione.

La sconfitta della sinistra nasce UNICAMENTE dall’aver perso il contatto con i territori ossia con i BISOGNI delle persone.

Nella mutazione genetica subita a livello dirigenziale, si è scelto di abbandonare le sezioni e i circoli come centri di intensa attività che comportavano anche CRESCITA POLITICA E SAPERE POLITICO della base, al fine di trasformare TUTTO l’agire della sinistra, in attività pre-elettorale.
Quindi da centri di politica attiva, i presidi sul territorio sono diventati unicamente COMITATI ELETTORALI PERMANENTI che si attivano esclusivamente allo scopo.

Dovremmo ormai sapere tutti che la sinistra ha perso terreno così, andando incontro ad una sconfitta spaventosa che ha permesso al neoliberismo di infiltrare il sistema-paese, eppure si evince che si insiste con il voler basare tutta la ripartenza NON dal tornare a fare politica sul territorio, ma dalle famigerate fusioni a freddo basate solo su sondaggi e calcoli statistici.
Fusioni che sono ovviamente decise dai vertici dei partiti e a prescindere dalla volontà espressa dalla base di ciascuno di essi.
Spiace dirlo, ma questa non è sinistra, è un’altra cosa, è un pacchetto all-inclusive di tipo mercantilistico solo che non vogliamo ammetterlo.

Infatti, stante la realtà oggettiva, a questo punto è tragicamente vero che 30 anni di CENTRO sinistra hanno alienato il patrimonio storico di un secolo di lotte e di conquiste, portando molti a dimenticarsi che sinistra e centrosinistra hanno DIFFERENZE POLITICHE SOSTANZIALI e che volere un’autentica sinistra NON è vagheggiare la purezza ma ritornare a dare, in primis, RISPOSTE a chi vive ormai al margine.

Senza mai dimenticare, inoltre, che sia INDISPENSABILE ridare un assetto democratico a questo paese.
A meno che crediamo non ci riguardi il fatto che in Francia – ma anche in alcuni comuni italiani per le recenti amministrative – si son confrontate ai ballottaggi due DESTRE.

Voler creare una sinistra antiliberista, significa avviare la lotta di Liberazione del nostro tempo per sconfiggere il colonialismo ordoliberista tedesco che presto ci ridurrà come la Grecia e questo implica necessariamente una serie di prese di posizione coraggiose e l’ammissione di verità scomode.

Intanto, però, mentre il MovES non recede dalla sua volontà di fare del voto la FINE del percorso e non l’inizio e di riportare la politica della sinistra tra la gente che soffre la disperazione, da ogni parte ci giunge l’invocazione all’unità della sinistra quasi come se dovessero convincerci che ci voglia.

Ma chi lo ha mai negato?

Il punto però è un altro: COS’È L’UNITÀ della sinistra?
Su cosa si fonda?
Da che cosa deve partire?
Di cosa deve occuparsi sin dai primi incontri tra le varie parti in causa?

Si deve partire sapendo cosa si voglia e come ottenerlo, oppure si crede realmente che basti fare un cospicuo drappello di formazioni di sinistra?
Si crede davvero che basti questo acchè chi è nell’astensione torni a votare?
E perchè mai, di grazia, dovrebbe?

La visione sull’unità, però, attinge anche ad una discrepanza della conoscenza tra ciò che era ieri la politica e ciò che è oggi, da parte di chi era di sinistra ieri e continua a sentirsi tale pensando che anche le dirigenze ragionino come noi tutti comuni mortali.

NON È così.
La politica è cambiata radicalmente.
Alla platea, agli elettori, a chiunque ascolti, i vertici dicono esattamente tutte le cose che devono essere dette, quelle cioè che la base vuol sentir dire.
Pura demagogia ed è superfluo dire perché.

NESSUNO oggi, a certi livelli della politica, fonda un partito e si muove senza PRIMA sapere quali percentuali di voto potrebbe raggiungere.

NESSUNO oggi, a certi livelli della politica, andrebbe a coalizzarsi con altre formazioni se non sapesse che i sondaggi a monte delle elezioni politiche, danno esito insoddisfacente presentandosi da soli.

Ovvio, tra la base non si vuole mai credere a questo scenario e il primo pensiero è che noi che lo affermiamo ci riteniamo quelli con la verità in tasca, gli unici e i soli.
Sbagliato.
Semplicemente ci siamo passati e abbiamo già elaborato il nostro bel lutto accettando che quella che un tempo era l’etica della politica, oggi sono semplici regole d’ingaggio.

Inoltre è difficile accettare che i propri segretari non siano quell’esempio di appassionata partecipazione alla politica perché il fideismo nelle dirigenze gode ancora di ottima salute, perchè il culto della personalità ha ormai intaccato anche la sinistra.

Da che sono spariti i contenuti e l’azione politica, anche a sinistra le dirigenze hanno spinto sull’acceleratore del leaderismo: se non vinciamo perchè non abbiamo più contenuti e la prassi, facciamo in modo di vincere col carisma.
Questo è ciò che per anni si sono detti. Questa è ormai la regola.

Ma tornando all’unità. Per quanto riguarda noi come MovES, CERTO che siamo interessati ad unirci ad altri ma NON SIAMO INTERESSATI all’elettoralismo e a fare accordi al ribasso sulla pelle di chi sta pagando amaramente gli esiti di una crisi ormai senza fine.

Noi pensiamo che PRIMA debba venire l’impegno politico.
Voglio ribadirlo: strada per strada, casa per casa, per far sì che ogni persona che vive il dramma che il neoliberalismo sta progressivamente generando per milioni di esseri umani, sappia di non essere più isolato e lasciato da solo nella sua disperazione.

Il popolo errante della sinistra continua a non voler comprendere che la strada delle fusioni a freddo crea solo ulteriori sofferenze al paese.

Continua a non voler vedere che la politica dei numeri NON PORTA RISULTATI se non per un pugno di senatori e deputati che verranno eletti.

A nostro modo di vedere, dunque, il problema nasce a monte ma è anche vero (e lo diciamo con affetto) che a valle questo fiume in piena di residui tossici per la sinistra e per i bisogni del popolo italiano – che non sono certo il verticismo e il dirigismo, unitamente alle alchimie e le ingnegnerie elettoralistiche ma programmi e azioni – viene accolto in un bacino ancora troppo capiente, ancora troppo disponibile ad accoglierlo e finisce col permettergli di avvelenare ulteriormente, ogni possibile pozzo rimasto.

QUALCUNO È ANCORA COMUNISTA

QUALCUNO È ANCORA COMUNISTA

Folla per Berlinguer

di Ivana FABRIS

Così, a quanto pare, chi è stato comunista oggi dovrebbe aspirare a parlare solo di centrosinistra e impegnarsi a crearlo.

Curioso come i dirigenti ex PCI oggi invochino i sacri numi tutelari del centrismo.

Adesso a nessuno venga in mente di rispondere che quella era la vocazione del PCI se non vorrà essere seppellito da chilometri di argomentazioni a confutazione.

Troppo facile e troppo semplicistico liquidare il maggior partito comunista d’occidente con l’analisi tipica da veteroqualunquista di destra e di sinistra.

Per nulla a caso, è affatto chiaro come la dirigenza di quel partito si sia decolorata nel bagno chimico del centrismo e una larga fascia della base, invece, no.

Sono migliaia le persone in quella base che piuttosto di abiurare le proprie idee di giustizia sociale, nel tempo in cui sarebbe stato urgente addirittura rafforzarle, hanno preferito allontanarsi dalla politica e smettere persino di votare.

Tra noi ancora in TANTI sono comunisti e ancora vogliono pace, pane, lavoro e libertà.

Laddove, oggi, libertà significa unicamente diritto all’esistenza e rinnegamento e sconfitta dei mercati e del neoliberalismo.

Dalla piazza, quest’oggi, dirigenti che hanno fatto tutta la loro storia più importante proprio nel PCI, hanno invece nuovamente confermato che gli unici Apostoli là presenti non erano Pietro e Paolo, legittimi titolari della piazza, ma proprio gente come Bersani o Pisapia.

Sono loro i veri Apostoli. Gli Apostoli del PD.

Sinceramente devoti al PD, con un macchinoso comportamento tipico della politica dell’inganno, molto comune di questi tempi, hanno lasciato il PD per tornare al PD dopo esser stati eletti come dissidenti del PD.

Vedere un Bersani che lascia la Ditta non ha fondamento logico alcuno.

Dopo aver votato qualunque legge contro ai lavoratori e alle fasce deboli del paese, pur di non spaccare il partito, assistere al suo improvviso abbandono che tanti (troppi) vogliono credere che sia in nome di una ritrovata fede nel sol dell’avvenire, è qualcosa che non solo non ha senso logico ma neanche dignità.

Sperare nell’idea romantica del rinsavimento di quello che tanti vedono essere come un eroe buono che è caduto sotto al peso del renzismo, è a dir poco risibile.

Fa persino impressione che gente come lui e D’Alema, colpevoli della sconfitta della sinistra italiana nel corso degli ultimi 30 anni, possano avere ancora credito.

Una banda di traditori che sopravvive grazie al leaderismo, al divismo che ha infettato una parte della base della sinistra nostalgica e incapace di analisi e di verità.

Se Dante oggi fosse qui a scrivere la sua Commedia, questi li avrebbe destinati al IX cerchio dei dannati, proprio dove chi tradiva la più alta e nobile Istituzione – la Politica – finiva tra le fauci di Lucifero, il primo e più grande dei traditori.

Chi pensa a questi traditori, ancora come a qualcuno di sinistra, dovrebbe svegliarsi dal sonno della ragione e fare quel che abbiamo fatto noi che comunisti lo siamo ancora e che ha fatto anche Dante coi traditori politici del suo tempo: mandarli al diavolo.

QUELL’OSCURO OGGETTO DELLA SINISTRA DESIDERANTE

QUELL’OSCURO OGGETTO DELLA SINISTRA DESIDERANTE

Renzi-Bersani

di Ivana FABRIS

Questa é l’ultima trovata di Bersani che, a leggerlo nell’intervista a Left, pare di scorgerlo, in vari passaggi, munito della volontà di un comandante in campo pronto a compiere gesta epiche.

E quali dovrebbero essere? Ma le stesse di sempre, obviously, quelle che vanno nell’ordine prestabilito dal sistema e del reiterare l’idea ulivista neanche, questa, avesse poteri taumaturgici sul disastro in atto al netto dell’essere, fra le varie, una pianta completamente disseccata dal tempo storico.

Ma non solo. É proprio con l’Ulivo prodiano che siamo finiti tra le fauci del neoliberismo, pertanto, Bersani che nomina di continuo la parola sinistra lungo tutta la sua intervista, DI CHE PARLA?

Associa quindi la parola sinistra al neoliberismo che ha determinato il DNA dell’Ulivo consentendo al sistema di infiltrare la democrazia italiana e di ridurre alla miseria e alla disperazione milioni di italiani.

Peggio del peggio, poi, parla di giustizia sociale appropriandosi e infangando anch’essa con esiti che non è difficile intuire, sul piano della comunicazione.

Non pago, tuttavia, è alla fine dell’intervista che ci regala la perla della settimana: se esiste tra i federati qualcuno che abbia le sue idee sulla giustizia sociale ma abbia votato SÍ al referendum, lui non avrà nulla da obiettare.

Il caro Bersani, dunque, quello assurto come martire alla cronaca politica con l’attacco dei 101 agli occhi dei tanti militanti, si conferma perfettamente essere un fautore del sistema neoliberista.

Sa molto bene il ‘buon Pigi’ che la Costituzione è stata sbriciolata dall’aggressione ai diritti portata dal neoliberismo e se ne infischia bellamente – che tanto è lo stesso – perchè non è certo la Costituzione a stargli a cuore ma qualcosa di più terra-terra e per ottenerlo conta sulla sua massa adorante di fan e groupie, conta (e sfrutta) il bisogno di una discreta quantità di persone, di raggiungere il Nirvana dell’unità della sinistra con tanto di catarsi che solo la mistica dell’unitarietà riuscirà a generare.

La domanda, a questo punto, è di rito.

Compagni, svegliatevi dal condizionamento europeista degno di Arancia Meccanica che vi ha resi i tanti Drugo che servivano per annientare l’ideale di sinistra e chiedetevelo: che ci fate in mezzo a questa gente?

L’oggetto sarà anche oscuro, ma tra una sinistra neoliberista ed una desiderante, è la seconda soltanto che può davvero cambiare la realtà italiana.

Qualcuno avvisi Bersani che in Gran Bretagna il 40.8% dei votanti ha molto desiderato. E ottenuto.

LA SINISTRA NEL DESERTO

LA SINISTRA NEL DESERTO

di Ivana FABRIS

Dopo averne detto per anni ogni male possibile, dopo aver nutrito una profonda avversione per i sinistri di quella che era definita Sinistra Dem, dopo aver sparso quintali di sale sulle ceneri di D’Alema onde evitare che a qualcuno potesse venire in mente di farlo resuscitare, ecco che gli stessi che lo consideravano un untore della peste che ha colpito la sinistra, oggi lo riabilitano e con lui tutta la compagine di Art.1-MDP.

Li abbiamo ascoltati per anni dire che MAI! si sarebbe potuta fare una coalizione con D’Alema e Bersani.

Eppure oggi improvvisamente Sinistra Italiana, Possibile e PRC pensano si possa sotterrare l’ascia di guerra, brandita ad ogni piè sospinto, e unirsi a chi ha votato OGNI legge infame che ha ridotto alla disperazione e alla miseria milioni di italiani.

La cosa grottesca è che lo fanno in nome della sinistra.

La cosa ancor più tragica che grottesca, è che la base gli crede perché è davvero convinta che possa tutto – in politica e soprattutto in questo passaggio storico – finire a tarallucci e vino per il bene supremo.

Mah, se questa è la sinistra che tutti vogliono, facciano pure, ma ho come l’impressione che dopo tanto aver patito la sete e il deserto, i miraggi si sprechino.

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