CARO PEPPINO

CARO PEPPINO

Peppino Impastato

di Paola RESCIGNO

Caro Peppino, ero alle medie, e quel giorno l’Italia si fermò, ma non per te, per Aldo Moro.

Non c’era Internet, le notizie viaggiavano lente, con le loro priorità…
E della mafia, si parlava poco, pochissimo.

Sono successe tante cose, dopo.

E come dice la mia amica Tiziana, mi sa che questo paese, se possibile, fa ancora più schifo.

Al tempo, ricordo, c’erano le BR, si moriva per strada, erano anni duri.

Però c’era la speranza, la passione, l’entusiasmo, ci si credeva che si potesse cambiare. In meglio.

E c’erano delle conquiste vere, sul lavoro, nella vita civile, la condizione delle donne.

Le persone parlavano, nei condomini, nelle piazze, nelle fabbriche, nelle scuole.

Molto si parlava, ricordo bene. E non ci si sentiva soli ed abbandonati, c’erano dei partiti, dei sindacati in cui ci si riconosceva, c’erano manifestazioni che diventavano fiumi e mari…

C’erano persone che parlavano di questione morale, di onestà, eguaglianza, diritti.

E facevano, anche.

E c’era un modo di vivere più umano, ci si sedeva a tavola a mangiare, si sorrideva, ci si preoccupava degli altri.

Non era certo un mondo perfetto, e chi meglio di te lo sa, Peppino.

Ma, se possibile, oggi stiamo ancora peggio.

Non si parla quasi più guardandosi negli occhi, si parla a distanza, e non è la stessa cosa: i ragazzi non ci riescono quasi più a farlo dal vivo.

Non c’è speranza, c’è cinismo, disillusione, e, alla fine, menefreghismo: tanto, a che serve?

Invece serve Peppino, ma non è mica facile convincere che serve lo stesso, anche se tutto ti rema contro, se gli spazi di relazione e libertà diventano sempre più stretti, se cresci vedendo i tuoi genitori distrutti da ritmi di lavoro inconcepibili trenta anni fa, poi presi e buttati fuori, senza pensione, senza niente, niente. E tu, che farai? E perchè? e te ne devi andare, intanto altri messi ancora peggio di te arrivano, e vengono trattati come dei delinquenti, anche se sono solo persone.

E i decisori ti dicono che va tutto bene, che siamo più efficienti, che lavoriamo per la qualità…

E per farci stare buoni, Peppino, ci rincoglioniscono con oggetti che ti fanno evadere da te stesso, così non ci pensi, consumi, produci, e via.

Ciao Peppino, grazie.

La bellezza

La bellezza

Peppino Impastato

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale,
e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre.

È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza:
perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Peppino Impastato

Dimensione carattere
Colors