SOVRANISTA E PATRIOTTICO COME GRAMSCI

SOVRANISTA E PATRIOTTICO COME GRAMSCI

gramsci-sovranità

di Beppe SERRELLI

Sono diventato sovranista e patriottico…Come GRAMSCI…

Per riassumere: nel 2011 all’Italia viene intimato da francesi e inglesi di entrare in guerra contro Gheddafi, pena il bombardamento dei pozzi Eni in Libia.

Poco dopo l’Italia ha dovuto sborsare 60 miliardi di € in ‘aiuto’ della Grecia, soldi girati alle banche francesi e tedesche che avevano finanziato con una certa leggerezza uno stato già in bancarotta (per fargli comprare sommergibili tedeschi, per esempio)…

Nel 2015 Gentiloni firma, in gran segreto, con la Francia, una revisione dei confini marittimi concedendo alla Francia vaste zone pescose sotto la Liguria; in base a questo trattato, non convalidato, i francesi hanno sequestrato e multato almeno due pescherecci italiani (in un mare che non è il loro).

Nel 2017 Fincantieri ha tentato di acquisire la quota coreana della più importante industria cantieristica francese. Macron ha detto, no: i coreani sì, gli italiani no. È stato accettato un accordo in cui l’Italia ci mette i soldi e la Francia comanda.

Poi la tragicomica storia del contingente italiano in Niger, sotto comando francese…a difendere i giacimenti di uranio che la Francia usa per le sua centrali nucleari.
I Nigeriani hanno detto che non ne sapevano niente e che non ci vogliono…
(Ma i contingenti militari Italiani in Afganistan, Irak, Libano, ecc., perché ci stanno, ovviamente a nostre spese?)

Nel frattempo, il settore agro alimentare, la moda e la Telecom se li sono presi i francesi senza che un solo politico abbia fiatato.
Non è il caso di meravigliarsi se i poliziotti francesi sconfinano: c’è da supporre che lo ritengano un ‘diritto acquisito’…

Gramsci su l’Ordine Nuovo…

“L’Italia è diventata un mercato di sfruttamento coloniale, una sfera di influenza, un dominion, una terra di capitolazioni, tutto fuorchè uno stato indipendente e sovrano. … Quanto più la classe dirigente ha precipitato in basso la nazione italiana, tanto più aspro sacrificio deve sostenere il proletariato per ricreare alla nazione una personalità storica indipendente.”

Canaglie

Canaglie

di Turi COMITO

L’essere metà razzista e metà barbetta caprina, Matteo Salvini, dice che “i ministri turchi non sono benvenuti in Italia”.

È lo stesso essere che fino a qualche giorno fa invocava il fondamentale e costituzionalmente garantito diritto di parola per sé medesimo quando molti napoletani a lui dicevano le stesse identiche parole ” non sei benvenuto a Napoli”.

In queste poche parole, notiamo in Salvini l’essenza di due delle peggiori piaghe politiche dell’umanità.

Il nazionalismo e il fascismo (che non sono sinonimi ma circolano sempre appaiati).

Il fascismo è questo: invocare i liberali diritti per sé e negarli agli altri a seconda delle convenienze.
E’ la falsa tolleranza, completamente diversa dall’intolleranza verso gli intolleranti, perché mentre la prima è ipocrisia la seconda è legittima difesa.

E il nazionalismo è questo: invocare la presunta eterna identità del “popolo” quale valore universale di tutti i “popoli” salvo poi, all’occasione, accusare un “popolo” di essere peggiore del proprio (per esempio affermando che “la Turchia non è Europa né mai lo sarà”) e, a seguire, a seconda delle circostanze, dire anche che è inferiore o parassita ecc.

Non importa quanto siano fasulle, infondate nonché variabili nel tempo e nello spazio le idee di “nazione” e “popolo” (nell’accezione che fascio-nazionalisti gli danno comunemente) quello che conta, per loro, è affermare il primato della propria inventata “identità” che si definisce per differenza con altri gruppi sociali più che per caratteristiche intrinseche del gruppo (“popolo”) cui si afferma di appartenere.

È così ieri il “popolo padano”, laborioso e moderno, si definiva per differenza col “popolo meridionale” parassita e retrogrado e oggi il “popolo” europeo, cristiano e liberale, si differenzia dal “popolo turco” musulmano e autoritario.

Così come l’altro ieri il “popolo italiano” ariano e fascista si differenziava dalla “razza” ebraica demoplutomassonica e col naso adunco.

La cosa che dovrebbe dare da pensare a molti “nazionalisti” di nuovo conio è che, nella fattispecie turca, ci si trova davanti a un collega nazionalista di chiara fama.

Erdogan, molto più dei suoi predecessori, è uno che sull’autoritarismo e sul nazionalismo ha costruito le sue fortune politiche. Alla stessa identica maniera di tanti suoi pari francesi o olandesi o ungheresi o italiani. E’ uno di loro, per capirci. Salvo che è musulmano e, al momento, i musulmani sono il “popolo nemico” di turno.

Stando così le cose non ci vuole molto ad arrivare alla conclusione che se oggi “non sono benvenuti i ministri turchi” domani, se le circostanze lo richiedono, non saranno benvenuti quelli francesi o quelli tedeschi, o quelli americani. Di ragioni per odiare francesi (“si credono superiori”) o tedeschi (“si credono superiori”) o americani (“si credono superiori”) ce ne sono e se ne trovano sempre.

Perché l’idea sottesa al nazionalismo – altrimenti detto da qualche pensatore male informato, “patriottismo” – è quella del primato della propria “nazione” su ogni altra.

E, come noto, “il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”.

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