BRASILE: IL GOLPISTA TEMER E’ AL CAPOLINEA?

BRASILE: IL GOLPISTA TEMER E’ AL CAPOLINEA?

Michel Temer, Brasile

di Luis CARAPINHA

Tra denunce e mandati di comparizione in tribunale, il tempo di Temer arranca verso la sua fine nella tormenta politica brasiliana.

Aggrappato come un mollusco ad un potere che sta dando mostra di un’accelerata disgregazione, la caduta del presidente illegittimo è data praticamente per scontata.

Si libra nell’aria lo spettro di Cunha, ex presidente della Camera dei Deputati, condannato per corruzione a 15 anni di prigione.

Un anno fa la collusione dei due politici del PMBD è stata determinate per il golpe istituzionale che ha imposto la rimozione della Presidente eletta, Dilma Rousseff. Fatto il lavoro sporco, sembra giunto il momento del classico sacrificio dei capri espiatori della cospirazione. A questo obbligano anche il larghissimo rigetto popolare di Temer e del suo governo (sono già necessarie le dita delle due mani per contare il numero dei ministri che hanno abbandonato il governo indiziati di corruzione), e le difficoltà a far passare le riforme del lavoro e della previdenza richieste con impazienza dal grande capitale.

In Brasile tutto è peggiorato dopo la scandalosa rimozione di Dilma Rousseff senza crimine di responsabilità.

Sono già oltre 14 milioni i lavoratori disoccupati e si diffonde la crisi sociale nel contesto dell’applicazione dell’inaudito pacchetto di austerità e del saccheggio dell’erario pubblico. Il gigante sudamericano si mantiene in una situazione di recessione economica, considerata la peggiore dal 1948.

Ma la logica del golpe non è quella del contro-golpe. Nel fango del clientelismo e della sistematica venalità dell’alta politica brasiliana, si assiste ad una guerra feroce tra istituzioni e fazioni della classe dominante. Aecio Neves, candidato del partito tutelare della destra brasiliana, il PSDB, sconfitto da Dilma nelle presidenziali del 2014, ha appena visto il suo mandato di Senatore sospeso nell’ambito del tentacolare processo lava-jato. La Procura Generale ha chiesto il suo arresto.

Tuttavia, tutti i grandi settori della borghesia – i partiti della coalizione golpista, il potere economico, giudiziario e l’oligopolio mediatico – convergono nei toni reazionari, neoliberisti e di infeudamento agli interessi dell’imperialismo statunitense e del capitale finanziario transnazionale.

Ventriloquo degli USA, il Brasile post golpe ha invertito il corso della cooperazione regionale e si è aggiunto alla campagna contro il Venezuela bolivariano.

Ci sono segnali contraddittori in merito alle relazioni con la Cina e i BRICS. Al culmine del riallineamento strategico arriva l’invito agli Stati Uniti per effettuare manovre militari multilaterali in Amazzonia, vecchia aspirazione del Pentagono.

Con la linea diretta di successione ad interim di Temer pure oscurata dall’ombra della corruzione, cresce la mobilitazione popolare nelle strade come hanno testimoniato la dimensione dello sciopero generale del 28 aprile e la richiesta di elezioni dirette.

Questo è l’elemento decisivo per rompere la tela machiavellica tessuta dietro il paravento della lotta alla corruzione e la sua strumentalizzazione, allo scopo di mettere sotto processo e e squalificare politicamente Lula, favorito nella vittoria nelle urne.

Per prevenire – come avverte il PCdoB – l’approfondimento del golpe antidemocratico, in questo momento di crisi strutturale del capitalismo nel mondo.

 

Fonte: http://www.marx21.it/index.php/internazionale/america-latina-e-caraibi/28086-brasile-il-golpista-temer-e-al-capolinea

VENEZUELA

VENEZUELA

Nicolas Maduro

 

di Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese (PCP)
Traduzione di Marx21.it

da avante.pt

La Repubblica Bolivariana del Venezuela è vittima di una brutale operazione di destabilizzazione e aggressione.

Nonostante si sia assistito alla sconfitta dei molti e diversi tentativi di golpe contro il processo rivoluzionario bolivariano dopo il 1999, gli Stati Uniti, con i settori più reazionari dell’opposizione venezuelana, compresi gruppi di natura fascista, decidono di attuare un nuovo tentativo eversivo violento e antidemocratico contro la Rivoluzione Bolivariana.

Appoggiati da una colossale e pianificata operazione di disinformazione e menzogna, i settori golpisti e antidemocratici del Venezuela promuovono criminali azioni di violenza – compresi assassinii –, la distruzione del patrimonio pubblico e privato – incluse le strutture ospedaliere –, saccheggi, tentando di imporre una situazione che diventi incontrollabile.

Questa violenta azione contro il Venezuela e il suo popolo è progettata e guidata dall’esterno, in particolare dagli Stati Uniti che, direttamente o indirettamente – recuperando l’OSA come mascheratura – hanno cercato fin dal primo momento di far retrocedere e di sconfiggere il processo di profonde trasformazioni sovrane e democratiche iniziato da Hugo Chavez 18 anni fa.

Gli Stati Uniti non hanno mai accettato il processo di trasformazioni che ha permesso a milioni di venezuelani di avere accesso, dopo il 1999, alla sanità, all’istruzione, all’acqua potabile, all’energia elettrica, all’abitazione, alla cultura, e che ha aperto la prospettiva di un vasto progetto sovrano e di emancipazione, progressista e antimperialista, strettamente legato alla liberazione dell’America Latina e dei Caraibi dalla tutela e dal dominio statunitense. E’ per questo che gli USA ipocritamente dichiarano il Venezuela come una minaccia alla loro sicurezza.

Dal primo momento gli Stati Uniti, con la connivenza dei grandi gruppi economici in Venezuela, hanno scatenato una permanente guerra economica, che ha assunto una nuova dimensione con la strumentalizzazione delle difficoltà momentaneamente avvertite dalla popolazione in conseguenza della caduta dei prezzi de petrolio e delle sue ricadute sull’economia venezuelana, attraverso l’intensificazione dell’azione di boicottaggio economico, di accaparramento e speculazione sui prezzi, per ostacolare in tal modo l’accesso regolare e adeguato ai beni essenziali. Va ricordata anche la sistematica strumentalizzazione del Parlamento dopo le elezioni del 2015, con l’obiettivo di destituire il presidente Nicolás Maduro, di paralizzare l’azione del suo governo, di disattendere la Costituzione venezuelana e attaccare il processo bolivariano e le sue realizzazioni.

Nel corso degli ultimi 18 anni, l’unità e la convergenza delle forze patriottiche, progressiste e rivoluzionarie venezuelane, insieme all’unione civico-militare, è stata determinante nell’avanzata e nella difesa del processo venezuelano, processo che assume un enorme significato per la lotta dei lavoratori e dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi e di tutto il mondo.

Di fronte all’intensificazione dell’azione di destabilizzazione golpista contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, che minaccia la sovranità e i diritti del popolo venezuelano, acquista ancora maggiore importanza l’affermazione della solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e il suo popolo.

fonte: http://www.marx21.it/index.php/internazionale/america-latina-e-caraibi/28033-venezuela

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