MOVIMENTO 5 STELLE: UN NUOVO CHE SA TANTO DI VECCHIO

MOVIMENTO 5 STELLE: UN NUOVO CHE SA TANTO DI VECCHIO

Grillo e Bossi

di Ivana FABRIS

L’astensione dei 5 stelle sullo Ius soli non è proprio bellissima, più che altro perchè conferma che per loro come per tutti, il tatticismo politico viene prima del diritto all’esistenza di altri esseri umani.

Poi che questa legge sia inadeguata non c’è dubbio, ma che la scelta del M5s sia stata un’apertura alla Lega in previsione delle politiche del 2018, appare abbastanza evidente.

In più va dato atto che il M5s sa sempre dove andare a pescare voti tra lo scontento degli elettori e nella Lega ce n’è più di qualcuno che non disdegnerebbe un’alternativa ad un leghismo che comincia a sapere di minestra riscaldata e neanche poche volte.

Il problema è che, anche i 5 stelle, con queste tecniche non è che sappiano poi tanto di novità della casa, visto che quello che hanno servito con l’astensione, sono addirittura piatti cotti, mangiati e digeriti da Prima Repubblica.

LO SBARRAMENTO DELLA DEMOCRAZIA

LO SBARRAMENTO DELLA DEMOCRAZIA

Aula_Camera

di Ruggero GIACOMINI

E’ noto che l’attuale maggioranza del parlamento italiano deve in gran parte la propria investitura ad una legge elettorale porcata, tale riconosciuta dagli stessi promotori e in quanto tale dichiarata anticostituzionale e abrogata con sentenza della Corte costituzionale.

Nonostante ciò, o forse proprio per ciò, la stessa maggioranza ha concepito un vero e proprio accanimento contro la Costituzione nata dalla Resistenza.

E’ stato appena respinto con il referendum un grave attacco distruttivo pilotato dal segretario del PD Renzi, e si poteva legittimamente sperare che si fosse aperta finalmente la via per l’attuazione dei principi costituzionali a partire dai diritti e dalla dignità del lavoro. E invece ecco che un nuovo attacco si profila su uno dei punti più sensibili della democrazia, quello della legge elettorale.

L’articolo 48 della Costituzione stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.

Voto “eguale” significa di uguale peso, cioè che concorre nella stessa proporzione alla rappresentanza, secondo la regola: una testa un voto.

Che cosa fa invece lo sbarramento, che si vuole introdurre al 5%?

Rende nullo il voto per tutti quegli elettori la cui preferenza vada alla forza politica che non supera la soglia di sbarramento.

Priva cioè della legittima rappresentanza parlamentare tale forza, e distribuisce i seggi che ad essa sarebbero spettati tra le altre forze politiche che hanno deciso lo sbarramento e che consumano in tal modo quella che in codice penale si chiamerebbe “appropriazione indebita”. Cioè ottengono seggi senza voti. In altre parole un vero e proprio furto.

I promotori ed acquiescenti di questo sbarramento della democrazia non si preoccupano neanche di trovare per esso una giustificazione plausibile.

La governabilità? Suvvia!

Con la governabilità potrebbe forse giustificarsi una certa quota di maggioritario, ma lo sbarramento non vi ha nessunissima incidenza. Esso impedisce puramente e semplicemente la rappresentanza agli sbarrati, a maggior beneficio e gloria degli sbarratori.

Il “modello tedesco”.

Chi non studia, si sa, tende a copiare.

Già i radicali volevano copiare il “modello anglosassone”. Tutti dimenticando che abbiamo una Costituzione che è italiana, frutto del sudore e dei sacrifici del popolo italiano, scaturita da una dura lotta di liberazione e un’insurrezione nazionale vittoriosa.

Come non è stato in Germania, nonostante i duri sacrifici e il grande prezzo di sangue pagato dagli antifascisti e specialmente dai militanti e dirigenti del partito comunista tedesco, il cui capo Thälmann fu anche lui assassinato dopo lunghi anni di prigione, come il nostro Gramsci.

Assumere il “modello tedesco” senza chiedersi come si è costruita la Repubblica federale di Germania che lo ha adottato, e cioè sotto l’egemonia degli Stati Uniti, lasciando nell’oblio la resistenza antinazista e recuperando la gran parte dei quadri dirigenti del nazismo, è subalternità alla potenza esterna egemone in Europa, dimenticanza della base antifascista della nostra Costituzione, puro servilismo.

Il partito comunista tedesco, nato dall’opposizione alla prima guerra mondiale con Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, bandito e perseguitato sotto il regime nazista, fu messo fuori legge nella “democratica” Germania nel 1956, militanti e simpatizzanti licenziati dagli uffici pubblici.

E lo sbarramento nella legge elettorale aveva il preciso scopo di impedire che esso od eventuali altre forze di sinistra alternativa potessero conquistare una visibilità sgradita e disturbante.

La stessa minoranza di sinistra uscita dal partito socialdemocratico, pur con un leader di prestigio come Oscar Lafontaine, ha potuto superare lo sbarramento con la Linke solo perché dopo l’unificazione delle due Germanie c’è stato l’apporto della socialdemocrazia dell’est col suo robusto insediamento.

Come ogni organismo vivente, anche una forza politica nuova ha bisogno di tempo per crescere e rafforzarsi.

Lo stesso partito comunista italiano, nato nel 1921 sull’onda della vittoria della grande Rivoluzione d’Ottobre, e che tanta parte ha avuto nella storia dell’Italia contemporanea, riportò nelle elezioni del 1921 il 4,6% dei voti e nel 1924 il 3,7%.

Ebbe allora rispettivamente 15 e 19 rappresentanti eletti, e Gramsci poté diventare deputato. Ciò che pure nell’80° della morte sinceramente o ipocritamente si ricorda.

Con una legge elettorale sbarratoria come quella che il parlamento prodotto della “porcata” sembra voler plebiscitare, il PCI non avrebbe avuto alcun rappresentante.

Né il vecchio liberalismo né il fascismo avevano concepito una misura così manifestamente truffaldina per alterare il risultato del voto e impedire o quanto meno fortemente ostacolare il crescer e il rafforzarsi di una forza politica anticapitalista, organizzatrice e rappresentante della classe proletaria.

Accettare supinamente o addirittura con entusiasmi gradassi una simile stortura è sintomo a sinistra di subalternità culturale e miopia politica.

Lo sbarramento della rappresentanza al 5% degli elettori va definito per quello che è, e cioè un attacco che limita la democrazia, e come tale va contrastato e denunciato.

fonte: http://www.marx21.it/index.php/italia/democrazia-e-stato/28112-lo-sbarramento-della-democrazia

Luca Lotti: il ministro furbo

Luca Lotti: il ministro furbo

Luca Lotti

di Turi COMITO

Il signor ministro Alopecia Ridens, al secolo Luca Lotti, come da facili previsioni, resterà al suo posto.

La mozione di sfiducia non è passata e, anzi, lui, lo sportivo portavoce di renzifonzi dentro il governo, contrattacca e ribatte agli estensori della mozione di sfiducia con tre argomenti. 
Uno più cretino dell’altro.
Il primo argomento cretino è che il Parlamento non si deve “trasformare in una gogna mediatica”. Il Parlamento però non è mai stato una “gogna mediatica”, lo sono i media e i social media, casomai.

E il confondere il Parlamento con Twitter è tipico di chi non ha la più pallida idea di cosa faccia e dove.

Il punto è la Consip

In definitiva, nel suo caso, si è discusso dell’opportunità – tutta politica, tutta democratica, tutta ragionevole – che un Ministro indagato per rivelazione di segreto d’ufficio (in relazione all’Affaire Consip) si togliesse dalle sue funzioni (volevo dire altro…) che ha espletato in modo non consono agli obblighi costituzionali e lasciasse il posto a qualcun altro che indagato non è. Giusto per una questione di forma visto che la forma, in democrazia, è importante tanto quanto la sostanza. Un “servitore dello Stato”, come lui asserisce di essere, queste cose dovrebbe saperle. E di sicuro le sa. Ma non le capisce. Sta in questo, come dovrebbe essere noto, i dire cretinate: nel sapere le cose ma non capirle.

Il secondo argomento cretino, nell’autodifesa del ministro Alopecia ridens, è quello che dice che la vera ragione della richiesta delle dimissioni è l’attacco politico alla “stagione riformista” renzifonziana di cui lui è uno dei massimi esponenti. 

Non possedere un vocabolario che spieghi cosa fa l’opposizione parlamentare.

L’argomento è idiota perché è di una ovvietà disarmante. E una verità lapalissiana, non si cita nemmeno per semplice buon gusto e per non passare per deficienti. Le opposizioni in uno Stato democratico degno di questo nome contestano – con argomenti fondati, infondati o per principio – quello che la maggioranza fa.

E’ evidente che qualunque opposizione usi ogni strumento in suo possesso per mettere in difficoltà un governo e le sue politiche.

Sarebbe strano, e preoccupante, il contrario. Questo vale in generale.

Nella fattispecie del governo renzifonzi 1 e renzifonzi 2 ( a.k.a. Gentiloni) vale ancora di più, perché il recente risultato del referendum dice proprio questo: la “stagione riformista” renzifonziana (tutta, non solo quella costituzionale) è considerata “una cagata pazzesca” da una sostanziosa maggioranza elettorale.

E’ quindi ancora più ovvio, naturale direi, che le opposizioni più agguerrite tentino ogni strada per liquidare tale “stagione riformista”.

La domanda (retorica) a questo punto è una: che argomento di difesa sarebbe questo se non un argomento idiota?

Il ministro minaccia

Il terzo argomento cretino tirato fuori da Luca Lotti è quello delle minacce.

Ci fa sapere, questo giovane cervello purtroppo non in fuga, che le accuse di rivelazione di segreto d’ufficio sono infondate e che lui querelerà chiunque dica il contrario. Insomma, lui non ha mai passato a nessuno nessun segreto. Bene, se è così la prima querela che dovrebbe presentare in un Tribunale è verso chi lo ha accusato e lo ha fatto indagare (tale Marroni, amministratore delegato della Consip).

Invece niente, querela o è pronto a querelare tutti e non querela il suo accusatore. Roba da pazzi. 
O da cretini.

Per chiudere un’ultima parola.
Benché le considerazioni prima esposte portino dritti verso un solo risultato (il ministro ha evidenti carenze intellettuali), io mi lascio prendere sempre dal dubbio e mi consento una ipotesi di riserva.

E cioè che il ministro sia furbo e non scemo.

E qui le cose peggiorano, perché mi viene in mente quell’episodio del film “Signore e signori, buonanotte” in cui un giornalista intervistando un ministro sotto inchiesta chiede a questi perché non si dimette ricevendo in risposta che lui non lo farà mai perché rimanendo al suo posto potrà difendersi da una posizione di forza.
Ecco, comunque si guardi la cosa il risultato è demoralizzante.

Questa classe politica di “rottamatori” al governo è fatta, nei suoi esponenti più rappresentativi, o da cretini o da furbi.
In entrambi in casi una disgrazia supplementare per questo paese.

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